lunedì 17 maggio 2010

Avventura alla previdenza sociale:Stefano Mattei inedito.

Pubblico un racconto del caro vecchio ste,giusto perchè mi piace.


 E poi non ho voglia di scrivere un cazzo sui militari che schiattano in Rapunzistan.







La prima volta che entri all'IMPS capisci un sacco di cose. Entri e vedi tanta gente in silenzio che fa la fila. Vicino al primo sportello c'è una televisione senza volume sintonizzata su “Forum”. Due persone in silenzio, attori pagati dall'emittente televisiva si stanno scannando per un problema futile, che il giudice nella sua immensa saggezza risolve rimettendo le cose a posto e rassicurando tutti. Automaticamente mi metto nella fila per lo sportello, per chiedere informazioni. Dalla potente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, mi hanno mandato a registrare certe autocertificazioni di invalidità, ma non ho assolutamente idea di dove cazzo devo andare. Guardo Forum, in silenzio e sto in fila. Vecchie parlano con altre vecchie dei loro problemi, artriti leggendarie, tumori parlanti, ricoveri eterni. Tutti stanno in fila e aspettano da decenni la pensione, o la grazia.
Ogni tanto il numero luminoso che definisce e regola le file suona con un ronzio fastidioso lampeggiamdo. Finalmente riesco ad arrivare allo sportello. C'è un impiegato sulla cinquantina, brizzolato e sorridente. Sta a due metri da me. A terra c'è una riga bianca e la scritta. “Non superare la riga”. Appena arrivo alla riga bianca l'impiegato si alza e comincia a telefonare ridendo esageratamente. Riesco solo a capire.. “..ma davvero??? ahahaha” “Non mi prendi in giro...ahahaha”..”..Che troia”..Rimango fermo sulla riga. Guardo “Forum” sulla televisione in alto a destra. Il pubblico, anch'esso pagato, ride. Fisso le loro facce, le loro bocche che si aprono, col volume abbassato mi mettono quasi paura. Mi viene da fissargli le orecchie. Sembrano gli orchi del Signore degli Anelli in cerca di sangue di Hobbit. L'impiegato ritorna si mette seduto e improvvisamente diventa serio. Il cambiamento della sua espressione è immediato.
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L'impiegato serissimo mi interrompe.
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Si rialza riprende il telefono..”.. quella zoccola di Luana.. ma insomma te la sei fatta l'altra sera..ahahahah.. un grande..”
Esco prendo il biglietto e mi metto a fare la seconda fila. Non parla nessuno. Tutti fissano il alto il numero rosso che cambia con un fischio insopportabile come in attesa del giudizio universale. Un mamma sta seduta su una sedia di plastica giallina cacchetta. Allatta un bambino direttamente dal seno. La madre guarda il bambino con dolcezza, alza lo sguardo ai numeri rossi sconsolata. Poi di nuovo verso il bambino.
Fuori piove. Non lo so con certezza, ma sicuramente fuori piove. Nel silenzio sento un brusio. Le persone si avvicinano alla guardia giurata vicino all'ingresso, gli dicono alcune cose sottovoce e sorridono. Accanto a lui c'è una strana folla. Non ne capisco il motivo. La guardia ha circa 60 anni, la pistola in vista l'uniforme in ordine e la faccia sofferente. “162.. 163..164.. 165”.. I numeri rossi scorrono sul segnalatore. Guardo il bambino che ad occhi chiusi succhia la tetta della mamma. Darei via un braccio per stare al suo posto. “166..”. Tocca a me. Con uno scatto rapido vado verso la porta a vetri scorrevole che porta agli uffici interni. Una signora sui cinquanta anni mi si avvicina. <>. Faccio il servizio civile. Cazzo.
Devo mettere in circolo il mio fottuto amore. <<..Prego signora>>. Passa un altra mezzora, il bambino si stacca dal seno della mamma. Apre gli occhi, si guarda intorno e piange. <<..Su tesoro.. tra poco andiamo>>.
Dopo mezzora suona nuovamente il cartello.. “167”.. Tocca a me. Supero la porta a vetri scorrevole. Vado nell'ufficio sulla sinistra. Un uomo con gli occhiali mi guarda.
Ha un difetto alla mano destra. Le dita poco sviluppate sono attaccate al palmo della mano. Non posso fare a meno di fissarle.
<> <>. Loccioni batte sulla tastiera del computer con la mano sinistra, un tasto alla volta. Nemmeno mi guarda.
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<> Dice sempre senza staccare gli occhi dalla tastiera. <>.
<>. Gli passo i fogli che avevo in mano e lui li guarda. Nel secondo manca la data di nascita e nella terza non capisco è Gemma Consalvi a richiederla o il suo coniuge Matteo Merisi, perché qui a me lui risulta deceduto..>>. <>..

<>. Esco dagli uffici che continua a piovere. Telefono all'Unione. <>. Enza la segretaria, parla velocemente.. <<>. Faccio la fila davanti a un vecchio telefono utilizzato per le chiamate interne. Dopo mezzora tocca a me. Digito 3..2..1.. Improvvisamente una voce dietro di me dice: “Mi scusi signore non deve superare la riga bianca”. A quel punto spontaneamente arretro tendendo il filo del telefono. Poi penso “Come cazzo facevo a telefonare stando a due metri?”. Ma subito risponde una voce al di la del filo. <>. <>.. sono dell'Unione Italiana Ciechi..>>. <> <>. <>. Sempre rimanendo dietro la riga bianca da due metri lancio la cornetta del telefono per rimetterlo a posto. La cornetta rimbalza due volte e il filo si avvolge automaticamente, rimettendosi a posto.
“Fico”. Penso. Sconsolato mi guardo intorno. Non so che cazzo fare. “Forum” alla televisione senza volume continua da ore. Forse è un maratona su qualche canale satellitare o usano una cassetta con il “rewind”. Mi accorgo che una signora sui settanta seduta su una delle solite sedie giallo cacarella in plastica, sta li a fissarlo da quando sono entrato. <<..Magari ci viene apposta>>. Per un attimo penso di rifare la fila allo sportello di “ingresso”, ma l'impiegato sta ancora al telefono e la fila ha raggiunto il chilometro. Poi vengo nuovamente colpito dallo strano brusio e dalla folla che circonda la guardia giurata all'ingresso. Tutti si avvicinano a quell'uomo gli sussurrandogli delle cose all'orecchio e se ne vanno sorridendo. Fermo un signore traccagnotto che ha appena sorriso e con lo stesso tono furtivo gli chiedo <>. Il signore traccagnotto guarda l'impiegato all'ingresso per paura di non essere spiato e mi fa cenno di seguirlo dietro l'angolo. Dietro il muro mi dice <>. A quel punto facendo finta di niente mi accosto alla guardia giurata e sottovoce dico.. <> La guardia nemmeno mi guarda, ma velocemente mi sussurra.. <<..dica che sono da confermare non da registrare..>>. Poi sempre con lo sguardo altrove, un fare palesemente forzato e la voce troppo alta la guardia dice
<>. L'impiegato all'ingresso lo guarda compiaciuto, mentre continua la sua eterna telefonata extralavorativa su Luana. Involontariamente mi esce un sorriso dalle viscere e un soave “grazie” pieno di gratitudine, ma la guardia già sta bisbigliando ad altre orecchie. Faccio una nuova fila. Esce il mio nuovo numero sul tabellone luminoso.. “535”. Esattamente come i miei minuti di permanenza all'Imps, la durata della puntata di Forum e ai minuti di imbattibilità di Sebastiano Rossi, quando nella difesa del Milan giocava Baresi. Torno da Loccioni che continua a battere un tasto alla volta senza guardare.
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Prende i fogli, con l'unica mano disponibile soleva un timbro e senza guardare dà tre colpi, uno per foglio. SBAM! SBAM! SBAM!. <> <<..Ngiorno..>>. Esco dall'Imps, sulla porta la guardia giurata fuma una sigaretta, con il solito gruppo di discepoli attorno. Prendo una caramella Club dalla tasca e butto la carta a terra. Ha smesso di piovere. Dicono che un tizio traformò l'acqua in vino e che quando mori il giudice Santi Lichieri molte persone piansero.

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