sabato 28 agosto 2010

Vita da negro

Non tutti possono permettersi di ricordare l'infanzia come un età dell'oro.

Iniziò male sin da subito,infatti,io,beh,sono nato...

negro,Negro,capite!?.

Cosa che mi mette al riparo dalle accuse di razzismo,ma creò un certo imbarazzo in sala parto,quando naqui.

I miei genitori infatti mancano di questa caratteristica.
Non sono negri.
Mio padre guardò mia madre con il suo tipico sguardo da alcolizzato e disse,solennemente.

Babbo: "Ehi,quello non può essere mio figlio,"
Mia madre aveva la coda di paglia,
Mamma: "Non è colpa mia se è negro,ti avevo detto che il vibratore di liquirizia non era una buona idea"

In ogni caso i miei genitori avevano dei pregiudizi nei miei confronti.
Al primo compleanno mi regalarono una parrucca rasta,al quinto un completo da centometrista,fino a quando non misi un freno a questa follia.

Mamma,papà,ho deciso che non diventerò mai un cantante reggae,non mi piacciono i bonghetti.

Ma è sempre stato il tuo sogno,Bob!

Non mi chiamo bob,mamma.

Oh scusa peter!

.........

Nel frattempo iniziarono a nascere i miei fratelli,ad un ritmo sincopato di 1 ogni anno e mezzo,con un computo totale di 4 sorelle ed un fratello.

Ed erano tutti perfettamente bianchi e sorridenti,mentre io ero negro e con la faccia da tossicomane.
Divenni così il capro espiatorio ufficiale della famiglia,qualsiasi ragione era buona per fracassarmi di legnate.

Ehi,non mi piace il tuo sorriso,bob.

Non mi chiamo bob,pap..

SCHIAFF!

ABBI RISPETTO,peter,o come cazzo ti fai chiamare.

In famiglia mio padre era il duro,ha sempre comunicato con me tramite  borbottii gutturali,che durante l'infanzia ho pazientemete tradotto.

C'era il borbottio "si";il "no" e il "ti ammazzo e mangio le tue tenere gambine" che statisticamente era il più frequente.

Mia madre invece era una donna dolce,mi insegnò a leggere a tre anni.
Comprava così tanti libri che la gente credeva si scopasse il commesso viaggiatore.

Poi era vero,per carità,ma che bastardi,i vicini.

Insomma vivevo diviso tra questi due mondi , quello degli sguardi assassini senza parole,duri,taglienti,e quello delle parole,meravigliose,significanti,rotonde.

Ora,lo so che potrebbe suonare come la storiella del povero genio un pò ritardato che durante la sua infanzie deve affrontare prove dure,le nevrosi,l'autismo di passaggio,e poi,alla fine ,ma solo alla fine, l'esplosione del genio che frantuma i nemici che si scoprono essere  solo delle sue controfigure  atte a rendere la sua vittoria più clamorosa.

Il problema è che la mia vita,nella precedente forma sintattica,finisce con :

                                                   "Ritardato"