giovedì 16 dicembre 2010

La sottile leggerezza dell' avere.




Naturalmente nella vita ci sono un mucchio di cose più importanti del denaro: ma   costano un mucchio di soldi!
 
Groucho Marx

                                                   


                                                            L'abito non fà il monaco!


                                                        Le mele bacate son le migliori!



Ormai sono circondato da frasi di circostanza simili, tutte che esaltano un ipotetica "profondità morale" che dovrebbe essere degna di essere venerata e protetta, contro una altrettanto irreale superficie immorale e pleonastica*(1) delle cose.

 Io invece voglio difendere la banalità e la superficialità, apologizzare la scontatezza e il tedio, e massacrare la massa di monaci rompicoglioni che ancora non hanno capito che a nessuno frega un cazzo, di come si vestono.

Mia madre mi ha cresciuto a pane e carne di spartano, la tipica conversazione era questa:

"Mamma ! voglio le scarpe con le lucette che hanno tutti gli altri ragazzini"

"Tu non sei tutti gli altri ragazzini" (E la discussione era chiusa)

Il problema è che lei considerava più meritevole regalarmi un libro, o l'enciclopedia dell'astronomia, rispetto alle scarpe nuove, ottenendo come risultato un figlio che andava in giro come un barbone, ma con una cultura pazzesca (cit).

Quindi la faccenda dell'abito del monaco mi rimbomba nella testa da decenni.

E mi ha rotto i coglioni.

Mi ha rotto i coglioni perchè la maggior parte della gente che dice cose del genere è la stessa che dice che i soldi non fanno la felicità,  tutta la stessa gente che difende questa mitologica "Profondità ontologica"*(2) del brutto e dello scomodo.

La stessa gente che crede che Allevi sia un genio solo perchè coincide con la loro idea di artista semi autistico e ritardato ,che vuole l'artista morto di fame "perchè l'artista si ciba della sua arte"; La gente che insultava Dalì per strada, dandogli del venduto, solo perchè vendeva le sue tele.

 Io difendo il bello ed il comodo, sopravvivo e resisto alla scomodità, ma non la eleggo a ragione di vita e stile, quelli che lo fanno, hanno solo deciso di adattarsi allo stereotipo dell'artista morto di fame.

La cosa interessante da notare, è che questi geni della profondità, questi cultori della metafisica, sono generalmente persone che hanno sia soldi che vestiti, e che ti giudicano a seconda dei vestiti che porti.

Quando ero comunista praticante, e mi recavo diariamente nella sede rivoluzionaria della mia zona, era pieno di ragazzi che cianciavano di "rivoluzione armata", di "lotta di classe" ,  e di " scontro generazionale".
Venivano in sede vestiti nello stesso modo, con una camicia verde militare e i jeans, tutti uguali nella loro divisa di rivoluzionari.

"Ehi dov'è la tua giacchetta verde rivoluzionaria con la bandiera della germania appiccicata?"

"Eh, non c'è l'ho"

"COME NON HAI LA CAMICIA VERDE RIVOLUZIONARIA!!!????"

"Eh no, non la ho"

"Sporco borghese!".

La cosa bella era che quelli che mi davano del borghese, sono sempre stati individui mantenuti dai genitori, che in quinto superiore avevano già la macchina, e che non hanno mai avuto bisogno di sporcarsi le mani.

Tutta gente che si scandalizzava quando gli offrivo uno spuntino a base di neonato, gente che rifiutava le proprie radici.

La stessa gente che "Lenin! Marx! Mao tze tung! " ma compra tutta la roba dai cinesi, e che non gli frega una sega che i Cinesi siano degli sfruttati del cazzo, l'importante è che non smettano di fabbricargli l'ipod.

Sono tutti poveri con la fame degli altri.

Io difendo il benessere, la felicità dell'avere una casa calda d'inverno, un pasto caldo quando si ha voglia, difendo la banalità dell'avere, che pare sempre la sorella stronza della profondità dell'essere.

                                                              Es:

"Ti amo"  (Persona banale) = Ti amo

"Ti amo" (Persona profonda)   Voglio che tu sia mio/a e voglio rendere la TUA vita noiosa e un inferno in terra.

(1)* Lo so che hai cliccato il link
(2)* Lo hai fatto di nuovo.


Kurdt













                       
 
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