domenica 19 dicembre 2010

Qualcuno era comunista




Anch'io facevo parte di quell'armata di persone che si dichiaravano “comunisti” e che mettevano in pratica la parola di Marx nelle chiese di partito.

Quando avevo 16 anni avevamo aperto un “centro giovanile” a spoleto, intitolato a “Bobby sands”*(1), eravamo una trentina di persone, tutti dichiaratamente di sinistra, con una stragrande maggioranza di “comunisti” nel computo totale.

Era tutta gente che ci credeva, nella “rivoluzione”, nella “lotta dura senza paura” e in tutta quella serie di stilemi che avevamo mandato a memoria a furia di manifestazioni di piazza.

Eravamo bravi ragazzi.

Quel genere di bravi ragazzi che non volete incontrare per strada, peró.

Senza nessuna particolare ragione, a parte il fatto che eravamo tutti degli esiliati, ogniuno di noi era stato esiliato dalla comunitá di appartenenza per qualche ragione stupida

C'era la rockettina troia cacciata di casa dal padre e  alcoolizzata a 17 anni, il genietto della matematica che contava di teorizzare l'avanzata delle giubbe rosse, c'era quella che la mollava a tutti I compagni perchè era socialista, e c'ero  io.

Credevamo di essere uniti da qualcosa che ci superava, da qualcosa al di sopra di noi, qualcosa di grande che ci rendeva un unica, gigantesca, cosa a forma di falce e martello, in forte e risoluta marcia verso il sol dell'avvenire.

Nel nome di quella cosa avremmo potuto farci tranquillamente ammazzare o arrestare, o entrambe, e ad alcuni andó proprio cosí.

Quanto eravamo stupidi.

Avevamo confuso uno stato d'animo con una forma di burocrazia, credevamo che una senzazione privata potesse essere condivisa ed imposta dal ed AL resto del mondo., e molti di noi non erano nemmeno in buona fede, mentre alcuni di noi volevano abbattere il potere ed evitare che ne nascesse un altro, spargendo sale sulle macerie e bruciando le fondamenta; altri, e solo adesso mi rendo conto di QUANTI fossero, volevano solo sostituire il “vecchio” potere , con quello “nuovo”.

Peccato che quello nuovo fossero loro, e l'unica novitá che volevano apportare erano I LORO nomi sulle targhette commemorative e sulle fascie inaugurali che avrebbero tagliato.

Li vedo adesso e capisco che erano corrotti dal principio, non è stato il mondo a cambiarli, erano sempre stati cosí; ed erano la maggioranza, solo non mi ero accorto della ragione per cui lottavano.

Il comunismo come sistema sociale massivo non puó funzionare in alcun modo per molteplici ragioni

  1. La scontata e ovvia bramosia umana per il potere.
    Il potere condiviso non vale nulla, se il potere è nelle mani di tutti, significa che non è nelle mani di nessuno, e a chi cazzo frega qualcosa, di qualcosa che non è di nessuno?

  2. Se qualcosa è di tutti, non è di nessuno, a questo riguardo si potrebbe pensare alla bellissima ricerca di Jarrett intitolata “la tragedia dei commons” nella quale analizza nel particolare, la ragione del ipersfruttamento di quelli che sono un esempio perfetto di “bene comune” ovvero I pascoli pubblici inglesi dell'800, chiamati anche “Commons”.
  3. Il piacere della condivisione non può essere imposto, è una decisione personale. Cosi come non si può essere buoni per legge, posso magari decidere che tutti I pastori debbano consegnare il 50% della loro produzione al mio faccendiere statale, *(2) ma non posso fare in modo che quei contadini lo facciano con piacere.
  4. Il sistema comunista è fatto per funzionare al meglio in un sistema in cui le risorse sono poche e devono essere attentamente sfruttate, *(3) mal si adatta al secolo XIX durante il quale la crescita è stata continua e irrefrenabile.


Questo perchè come ho detto, il comunismo è un emozione personale, che posso condividere con quelli che mi stanno attorno, ma non posso fare diventare un bene comune a tutti.

Posso essere comunista nella mia vita quotidiana, offrendo casa mia a gente che non sa dove dormire per qualche giorno, prestando soldi anche se so che forse non torneranno, aiutando gratis qualcuno, cercando di essere io, quel cambiamento che vorrei vedere nel mondo, come diceva quel morto di fame di Ghandi.

Esiste ad esempio una comunità rurale nella Papua Nuova Guinea, nella quale I componenti non hanno un capo, ma eleggono ogni giorno un “Grande Uomo” che si è distinto facendo qualcosa di notevole, come pescare più pesce per tutti, o ammazzare un cinghiale che sfamerà tutte le famiglie.

Questo moderno Stachanov ovviamente ha dei vantaggi dal suo essere utile alla comunità, vantaggi tangibili ed immediati, come minimo tromberà più degli altri, o avrà il grande onore di mangiare le palle del cinghiale, o ancora tromberà di più.

TROMBERA' DI PIU'.

Il comunismo su larga scala è un sistema disumano, perchè dimentica quelle che sono le esigenze emotive dei suoi singoli componenti, ma forse, nel vostro piccolo, potete essere un pò comunisti, e chissà, forse, in un futuro, tanti piccoli gruppetti comunisti che non sanno di esserlo, s'incontreranno, senza sapere di essere qualcosa, e fonderanno una federazione, che non si chiamerà comunista-

O forse dovremmo mangiare le palle del cinghiale.

Kurdt

1)Si esiste veramente
2) Faccendiere statale che ruberà una gallina e si tromberà tua moglie, e non potrai farci niente, è l'umanità, amico.
3) Questo non è per forza un male, diciamo che il sistema comunista era poco adatto ad una sistema ipertrofico in risorse e ipotrofico in strutture produttive, strutture di cui ora siamo saturi, scarseggiando in risorse




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