sabato 4 giugno 2011

Manifesto del partito ecologista

La maggior parte di voi crede che ecologista sia sinonimo di persona

  1. Vegetariana
  2. Che quando entra da Ikea scoppia a piangere gridando : “poveri alberi” e abbraccia amorevolmente un tavolo da cucina in mogano.
  3. Che odia il progresso e lo sviluppo, preferendo vivere in una casa scavata all'interno di un tronco di un abete morto di vecchiaia.
  4. Un rompicoglioni.

Non è così, e per dimostrarlo scriveró un testo esplicativo e esemplificativo delle posizioni dell'ecologismo moderno.


Ebbene, amici miei, scrivendo questo testo conto di diffondere in voi il germe di un ecologismo nuovo e coraggioso, questo testo sará il manifesto che permetterá la nascita e il fiorire di centinaia di nuovi coraggiosi anarco ecologisti che combatteranno al mio seguito armati di cannoni alle arance, che manco ad ivrea si vede una roba così.

MANIFESTO DEL PARTITO ECOLOGISTA MONDIALE

  1. Il partito ecologista nasce come forma di legittima difesa contro i Suv e contro i tubi di scarico e financo le lambrette.
  2. Ci accordiamo qui per creare un esercito di protezione permanente per la flora e la fauna, e il
    leone giacerá finalmente con l'agnello e verrá costretto a cibarsi di pomodorini maturi o in alternativa, peperoncino di Chayenna.
  3. L'esercito per la protezione della flora e la fauna avrá il principale compito nel dividere gli antagonisti, separare la mucca dal povero filo d'erba e il lupo dalla vacca , in modo da creare un mondo dove nessuno sia prepotente con nessun altro.
  4. La morte per inedia dev'essere accettata con orgoglio, ma se per caso si desiderasse procastinare la propria riunione con la grande madre terra, l'unico cibo consentito sono le patate di cellulosa, i peperoncini piccanti e volendo anche i cadaveri degli animali morti di morte naturale.
  5. I miei soldati saranno protetti da armature di gusci di noce geneticamente modificati, guideranno macchine alimentate a biodisel e vaffanculo ai bambini africani che muoiono di fame.
  6. La vita umana non ha diritto di continuare ad esistere, quindi indiciamo a partire da oggi una taglia sulla testa di ogni essere umano, chiunque ci riporti la testa di un bipede riceverá il peso dello stesso in zucchine, patate e meloni, per un valore netto di 20 Euro a testa.
  7. Sferreremo così l'attacco finale alle armate del male asserragliate nelle fabbriche, bruceremo le loro macchine e le faremo diventare degli ammassi inutilizzabili, fusi e incapaci, finalmente, di diventare culla e crogiuolo di sostanze tossiche e mortali.
  8. Ah, dimenticavo, stupreremo anche le loro donne, che tanto sono solo degli esseri umani, mica degli splendidi cuccioli di foca.
  9. Noi aborriamo il progresso e l'evoluzione delle pratiche non esiste, l'unico rimedio alle malattie infettive, miei cari, è la morte, e la pennicilina è un caso eclatante di sfruttamento della prostituzione bacillare.
  10. Il destino ultimo dell'universo è la morte termica, noi portiamo solo avanti il lavoro.


Purtroppo esistono persone perfettamente d'accordo con quello che ho scritto, utilizzano avverbi diversi, parlano di cose diverse, ma sarebbero capaci di cavare gli occhi a vostra madre se la vedessero cucinare una cotoletta d'agnello.
Ma chiaramente non esistono solo quel tipo di ecologisti.

Con una metafora posso dire che la categoria umana del “manifesto” è simile a qualcuno che, vivendo in una casa scomoda non voglia metterci mano e renderla piú comoda in nessun modo, temendo di rovinarla, rimanendo costretto a subire il freddo e le intemperie d'inverno e l'afa spossante l'estate.

Esiste anche un altro tipo di ambientalista peró, quello che non pensa che sia una buona idea dare fuoco ai muri portanti di legno, per scaldarsi d'inverno, perchè sa che i costi di un azione simile sarebbero comunque da pagare, non subito magari, ma il conto sarebbe salato.

Stavo chiaccherando l'altra sera con due persone che considero intelligenti e scopro che stavano sparlando di quella che viene volgarmente chiamata decrescita.
Chiaramente mi sono intromesso per offrire il mio punto di vista, solo per venire spernacchiato dagl i stessi, convinti che “decrescita” sia un concetto da disprezzare in toto, ebbene, questo post è scritto
per spiegare ai due miei amici stronzi (per avermi spernacchiato) il mio punto di vista.

Personalmente mi considero un ecologista, e con questo termine mi riferisco al fatto che ho a cuore non solo il mio personale interesse qui e ora, ma anche quello degli altri esponenti delle altre specie in un periodo sufficientemente lungo.

Ho a cuore l'ambiente che mi circonda, perchè senza di lui, io non ci sarei, come riflesso di questo comportamento non rompo i coglioni alla gente che mi circonda e rifiuto l'atteggiamento delle cavallette che sfruttano un terreno fino al limite e poi, semplicemente si spostano.

Lo rifiuto perchè c'è un limite a quello che puó essere sfruttato e no, non perchè esista una qualche questione morale, ma perchè, fisicamente, non si prescinde dai limiti fisici.

Uno dei libri piú incompresi e meno letti dai suoi detrattori è certamente l'universalmente noto :

“The limits to the growth” tradotto in italia con il titolo “I limiti della crescita”.
Il libro, risalente al 1972 è il sunto di una ricerca condotta dal gruppo di scienziati chiamato “club di roma” per conto di Aurelio Peccei, imprenditore italiano legato a doppio filo alla Olivetti, ed era volta a creare un modello di mondo su cui inserire dei feedback e delle variabili.

Vennero inseriti fra le variabili principali:

  1. Le scorte di risorse disponibili all'epoca (Petrolio, rame, oro, argento, carbone etc etc)
  2. La crescita prevista della popolazione e lo sfruttamento delle risorse previsto
  3. La velocitá di depauperamento delle risorse prevista nell'arco di circa un secolo, fino al 2100

Tutte queste informazioni vennero collegate schematicamente da un sistema di feedback per cui, ad esempio, se il modello prevedeva un aumento della popolazione, si modificava ovviamente anche l'uso delle risorse idrogeologiche e fossili, attraverso un complesso schema di feedback qui esemplificato.
(IMAGE)

Ora se voi cercate con google la chiave “Club di roma rapporto sui limiti dello sviluppo” troverete decine di migliaia di voci, che, incredibilmente, sia che ne parlino bene sia che ne parlino male, ignorano evidentemente quello di cui parlano.

Oddio, niente di nuovo sotto il sole, gente che parla senza sapere ció che dice è pieno il mondo, ma c'è una particolare foga nel demolire questo libro che mi spinge a pensare che il problema non sia la “falsitá” o la “correttezza” di quello che c'è scritto su, ma semplicemente il fatto che questo libro parli di qualcosa che non siamo fatti per comprendere-

I limiti, appunto.


Nella seconda parte descriverò invece il testo "i limiti dello sviluppo" e ne divilupperò la matassa contorta di conseguenze.

Oltre chiaramente ad analizzarne la vericidità.