sabato 12 novembre 2011

Il fantasma di Berlinguer





Si aprono i tendoni del teatro, di fronte al pubblico comodamente seduto a casa, il parlamento italiano in seduta plenaria. Un confuso borbottio si solleva dagli scranni.

Schifani : Signori, in qualità di presidente della camera apro questa seduta con l'ordine del giorno, ovveriosia, miei stimatissimi colleghi, il famoso “passo indietro”.

La camera in plenaria (ala sinistra) : Olèèè Ohhh ohhhh Olèèèèè Ohhh Ohhhh
La camera in seduta plenaria (ala destra) : Chi non salta balotelli è! È! Chi non salta Mario Monti è! È!
Schifani: Capisco che ci possano essere dei punti di disaccordo, ma vi prego, moderatevi.

Bossi (La metà destra) : Mostra un cappio alla platea-
Bossi (La metà sinistra) : Riflette immobile-

Schifani : Ma è giunta l'ora che parli, finalmente, colui che attendete, colui per cui, nel bene e nel male, siamo qui riuniti. Signori e signori, Il cavaliere.

(Entra un ometto molto basso, con scarpe molto alte, cammina all'indietro, sale le scale dell'ala destra, sempre all'indietro, fino a raggiungere la sua postazione)

Il Cavaliere : Prendo la parola, miei sinceri e cari colleghi, per l'ultima volta. Per l'ultima volta sarò oggetto di scherno e sberleffo, per l'ultima volta dovrò vedervi (indica l'ala sinistra con la mano) digrignare i denti e sputarmi addosso.

Ammetto di avere, in alcuni circostanziati e necessari casi, utilizzato questa conclave per proteggere i miei sacrosanti interessi, economici, sociale, e sessuali. Ammetto anche di avere a volte dimenticato quello che volgarmente chiamate “l'interesse comune”.
Ma come avrei potuto fare altrimenti, preso com'ero a difendermi dagli attacchi di magistrati bavosi, cadaveri comunisti e vecchi democristiani passati all'ala sinistra?

Ditemi voi se avreste saputo fare meglio!

(Urla dagli spalti, sputi e una copia della costituzione vengono gettati contro di lui, uno sputo lo raggiunge dritto in faccia, lui si ripulisce con la manica e fa per continuare.)

Quindi ammetto le mie colpe, si, per una volta mi dichiaro colpevole, e lo faccio di fronte a tutti voi, onorevoli colleghi, e mi costringo a fare un passo indietro, che, vista la mia entrata, sarà un passo avanti.

Ora fate il cazzo che vi pare. Arrivederci.

(Un silenzio di tomba piomba sull'ala sinistra, la bindi, seduta alla sinistra di D'Alema e alla destra di PierLuigiBersani  si strappa il cilicio dalla coscia e lo getta verso il cavaliere, mancandolo. Poi estrae dalla borsetta una frusta a sette code e si avventa contro Vendola che attende prono e compiaciuto)

Schifani: Signori composti! SIGNORI! Onorevole Di Pietro, non si avvicini al cavaliere! cosa fa, piange?  ONOREVOLE DI PIETRO! 

(Il cavaliere, stavolta camminando dritto si avvicina allo scranno di di pietro, che continua a piangere, squassato da singhiozzi che fanno vibrare tutto il tavolo)

Il Cavaliere : "Mi consenta" (Gli passa un fazzoletto con le iniziali  S.B filigranate)

Di Pietro : "Non mi lasciare. Cosa farò adesso, da solo? 

Il Cavaliere : Non so, potresti fare l'agricoltore, ti ci vedo bene, magari te lo trovo io un posto carino, vicino al mare, a Pescara.

Di Pietro : No, ti prego, non dire così, non mi lasciare, non abbandonarmi a me stesso, sono così indifeso!  Sotto questi rotoli di ciccia batte un cuore, e se tu vai via, che senso avrà avuto tutto questo? tutte queste discussioni, lotte, incartamenti, denuncie? 
E chi sono io se tu non sei più?

 Il cavaliere : Non lo so figliuolo, ma devo andare, tieni pure il fazzoletto. 

(Il cavaliere si allontana mestamente verso l'uscita del palazzo, le due guardie, vestite di tutto punto si scostano al suo passaggio, lasciandolo svanire nella penombra del sottopassaggio.)

Schifani : Bene signori, ora che questa piccola formalità è stata espletata, credo che sia giunto il momento di far entrare il nuovo duce di questa assemblea, ora che il vecchio e partito.
 Prego tutti i presenti qui riuniti di concedere un caldo applauso al  nuovo arrivato, il senatore a vita l'onorevole, eccellente, Monti.

(Dal sottopassaggio esce un ometto brizzolato con addosso una maglietta a maniche corte di stampo calcistico a righe argento e oro , sul davanti, in nero risaltano gli sponsor G&s e Fmi)
L'ometto esce dalla penombra e si avvicina al microfono da cui poco prima aveva parlato il cavaliere, lo aggiusta alla sua altezza e lo accende.

Monti: "Gentili Compatrioti, onorati colleghi. (Pausa) sono stato chiamato qui per risolvere i problemi da cui la nostra nazione, come ben sapete, è afflitta.

Problemi come la statalizzazione delle imprese, l'immobilità lavorativa, lo spread alle stelle e i bonus troppo bassi per i buoni lavoratori.
Giuro di fronte a voi, onorevoli colleghi, che m'impegnerò anima e corpo per modificare quest'avvilente situazione, e per dare in pasto alle banche quel poco di stato sociale rimasto in piedi.
Grazie.  Ho concluso.
Monti scende dallo scranno e si dirige nuovamente verso il sottopassaggio, omaggiato da applausi scroscianti bipartisan.

(Di Pietro smette di singhiozzare, solleva la testa ed esclama "Apperò, come parla bene questo! ")

 In alto, sul loggione del parlamento lo spirito di Berlinguer osserva, le rughe sulla fronte contratte, e piange.


Si chiude il sipario.