domenica 31 luglio 2011

La banalità della follia




E ditemi che "My funny valentine" non mette quel pizzico di melanconia.


Io sono folle.

Anche voi.

Solo che siamo folli alla stessa maniera, siamo folli noiosi.

Possiamo descrivere un orchestra come un gran numero di pazzi che si sono messi d'accordo.

Quando uno è matto, generalmente i segni sono evidenti ai più, eppure sono convinto che se potessi esportare qui ed ora un cittadino romano del 100Dc, quello lo considereste matto, voi.

Mentre per i suoi concittadini e contemporanei quello era un buon cittadino, checchè ne dica il senatore Lucio.

Insomma sappiamo che la follia è legata agli usi del tempo e al contesto, per quanto disturbi come la schizofrenia siano stati riconosciuti nelle varie epoche, e chiamati con nomi diversi, "Dementia Praecox","mania", "follia" o "possessione demoniaca".

Sappiamo anche che alcuni comportamenti abituali da una parte, sono considerati follia da un altra, basti pensare a come vi guarderebbe vostra sorella se di punto in bianco vi mangiaste il cane, o come vi guarda il vostro collega indiano mentre azzannate una fettina di vitello alla mensa aziendale.

Quindi siamo d'accordo che la follia è l'incapacità di mediare tra ambiente e bisogni?

No.


 Non è vero un cazzo, o almeno è incompleto, e ora, se avete la gentilezza di seguirmi nei miei parapendii logici sarete certamente d'accordo con me.

Il fatto è che l'unica differenza che vedo tra i matti e i sani è che i matti dicono esattamente quello che pensano, "brutto stronzo" al tuo capo quante volte l'hai detto? Mai? mica sei matto tu.

E quante volte hai pensato di urlare in piazza alla gente che erano solo delle merde? Mai? Ecchemmica siamo scemi qua.

La follia  è non sapere mediare con l'ambiente, ma il problema è che i matti parlano troppo, se fossero un pelino furbi, quanto me almeno, semplicemente non direbbero di vedere verdi dragoni sul muro di casa, ma bensì giocherebbero in borsa.

E non mi dite che giocare in borsa sia più intelligente che girare in tondo attorno ad un palo e gridare "Orcamadonna" ad ogni giro.

La follia è solo rendere pubblico ciò che è privato.

Una volta finiì all'ospedale di pisa, intossicato da molteplici cose, mi aveva portato la polizia, mi mollarono li urlante, la mattina dopo mi svegliai in un letto d'ospedale bianchissimo.

Mi volevano internare per una settimana, dicendo che ero pazzo, Tso di una settimana, sembrava essere la condanna, terribile.

Si narra che durante i Tso gli psichiatri abusino fisicamente e sessualmente dei loro pazienti, io avevo già adocchiato la psicologa tettona.

La psicologa tettona che tralaltro era la mia ultima opportunità per uscire indenne da li, una sua parola e le porte mi si sarebbero aperte.
Vado a chiedere agli infermieri come parlare con la psicologa, stavano intenti a giocare a schacchi:

Io: "Scusate ragazzi, come posso parlare con la psicologa?"

Infermiere I : "E perchè vorresti parlare con la psicologa?"

Io: "Per dirle che non sono pazzo"

Infermiere II : " E certo, non sei pazzo, tutti lo stesso dite, ma il tso te lo puppi lo stesso."

Io : "..."


Rimasi li a guardarli giocare per una mezz'oretta, fino a quando uno dei due venne sconfitto, allora m'inserii :

"Posso fare una partita? solo una"

Infermiere I " Ecchè i matti mò giocano pure a scacchi? Evvai, siediti, ti do tre pedoni di vantaggio"

Io:  " Non mi serve nessun vantaggio"

Infermiere II: "E sentilo li Kasparov! Vediamo un po' che sa fare, boia deh"

Iniziammo a giocare e spaccai il culo al tizio, che povero lui non poteva sapere che sono un giocatore di scacchi affamato.
Spacco il culo con slancio anche al secondo, i due si guardano, pensano che forse matto matto non sono, e mi permettono di parlare con la psicologa, che mi lascia libero.

Gli scacchi in questo caso sono stati solo una "lingua", con la quale ho comunicato agl' infermieri che non ero pazzo, se loro avessero  voluto comunque considerarmi pazzo, avrebbero dovuto anche accettare la ferita derivata al proprio ego di un pazzo che li spacca a scacchi,  gioco che viene definito "intelligente" per eccellenza.

Voglio dire, sono l'unico che a casa parla da solo con gli oggetti, balla, canta sotto la doccia?

Perchè cazzo, se solo fischietto per strada già mi guardano male.


Se siamo seri diciamo che la pazzia è l'incapacita di raccontare al mondo perchè fate quello che fate.
Noi siamo considerati sani solo perchè siamo capiti dal resto della gente che ci circonda, che pensa e agisce come noi, da qui anche il senso di estraniamento che si prova a stare in mezzo a gente di cultura ed usi diversi dai nostri.


Quindi il pazzo siete anche voi, cazzo, e non solo i poveri stronzi che parlano da soli per strada, anche voi siete pazzi, ma siete bravi a nascondervi.


Così bravi che a volte non vi prendono mai, e passate una bella vita media, con emozioni sostenute e dolori calcolati.


Bella vita di merda.


                                                                     Kurdt


La schizofrenia colpisce in media più frequentemente soggetti nella tarda adolescenza e nella prima fase dell'età adulta, ma alcune forme colpiscono prevalentemente persone adulte o di mezza età. I sintomi si manifestano generalmente prima negli uomini che nelle donne, anche se vi sono anche qui specifiche casistiche di incidenza femminile, ad esempio la schizofrenia catatonica "post-partum".
Il decorso della schizofrenia è considerato dalla maggior parte degli studiosi tendenzialmente cronico, con l'alternanza di periodi di acuzie e di remissione dei sintomi. Solo in rari casi è stata osservata la scomparsa dei sintomi; la frequenza e la durata delle esacerbazioni acute successive al primo episodio non sono prevedibili. Le situazioni di stress o l’abuso di sostanze possono causare la riacutizzazione (Linszen, 1994). I sintomi che precedono la riacutizzazione includono: disforia, isolamento, disturbi del sonno, ansia, idee di riferimento (Herz, 1985). Va pur detto che in molti casi la cronicità della malattia è solo presunta, essendo basata su dati clinici ed epidemiologici parziali. In assenza di una periodica catamnesi, i casi di guarigione sfuggono all’osservazione.
Decorso favorevole, remissioni più frequenti e prognosi migliore sono più probabili negli esordi acuti e floridi; scadenti capacità intellettive e livello socio-ambientale basso, sono elementi prognostici sfavorevoli; ogni qualsivoglia elemento deficitario significa decorso sfavorevole, remissioni meno probabili e prognosi peggiore.
  • La maggior parte dei soggetti che sviluppano il Disturbo perdono il posto di lavoro, oppure interrompono gli studi e riducono al minimo i contatti sociali
  • I soggetti che sviluppano il Disturbo provano livelli molto alti di sofferenza
  • Il 10% circa di loro si suicida
  • Il 75% circa di coloro che sviluppano il Disturbo viene preso in carico in maniera pressoché definitiva dai Servizi Psichiatrici nel giro di pochi anni dopo l’esordio
Inoltre il decorso della malattia è influenzato dalla scarsa flessibilità delle risposte terapeutiche e dalla ardua integrazione relazionale e sociale in conseguenza dello stigma. Le associazioni ideiche di alcune persone sono diverse dall’ordinario, tendono alla ‘divergenza’, alla estensione interpretativa e fantastica, piuttosto che alla convergenza del pensiero logico ‘adulto’, ma sono potenzialmente generatrici di espressioni creative. Queste funzioni mentali ‘speciali’, in situazioni esistenziali ad alto livello di stress e di spiacevolezza affettiva, favoriscono l’insorgenza della malattia. Esse richiederebbero risposte ‘straordinarie’ come la sperimentazione guidata di nuovi orizzonti ‘operativi’ piuttosto che la chiusura di porte e finestre

giovedì 28 luglio 2011

La mamma è sempre la mamma


L'altra sera la mamma mi telefona, è un evento che capita una volta ogni due settimane, piú o meno,
quando non sono in Europa pure meno.

Insomma ieri mi chiama, e succede piú o meno così.

Mamma: “Moriremo tutti! Lo sento, sono vicini! Il mondo andra in rovina, ma tu non ti preoccupare, che per voi abbiamo giá pronti dei finanziamenti europei che levati! 80% a fondo perduto! Non so se mi spiego.”

Io: Certo che ti spieghi mamma, ma non ho capito quale sarebbe la mia parte in tutto questo”

Mamma: “Il tuo ruolo è “Moriremo tutti

Io: “ O beh, spero di esserne capace, non si muore mica tutti i giorni, e poi io in realtá non te l'ho mai detto, ma sono gay

Mamma : “Oddio! Sei gay! Ommioddio! Ho un gay in casa! Fuori casa! MORIREMO TUTTI!
Ma cosa vuol dire Gay?”

“Io :Vuol dire frocio, mamma”

Mamma: “Ommioddio, vuoi dire che devo chiamare lo psicologo?”

Io: “Ma vedi che non sono matto”

Mamma: “Eh, ma io si”

Io : “In ogni caso stavo solo scherzando, volevo vedere come reagivi, ero indeciso tra questo e raccontarti di avere appena bruciato una bibbia”

Mamma: “Vabbè, ma dove sarebbe il problema?”

Io: “ Perchè ho bruciato per par condicio anche un bambino Kamikaze mussulmano, un bonzo Buddista e ho staccato la spina a Sharon.
Ma a parte le stronzate, perché mi hai chiamato?”

Mamma: “Ho letto il tuo blog, o come cazzo si chiama”

Io: ”Oddio! MORIREMO TUTTI! Gettate le scialuppe a mare! Prima le scrofe e i tacchini! 
Come hai letto il mio blog?
E chi ti ha dato l'indirizzo? Avevo vietato a chicchessia di dartelo “

Mamma: “Qual'è il problema? Tuo fratello è stato”

Io: “Almeno adesso non `potrá piú ricattarmi, mi chiedeva soldi in cambio del silenzio-”

Mamma: “Ma quale sarebbe il problema poi? Ho letto tutto, e mi è piaciuto, sono orgogliosa di te”

Io: “ E le parolacce? Le bestemmie? Gli insulti a tutti, e pure a voi ?

Mamma : Agli insulti c'eravamo abituati, sapevo che eri uno stronzetto egocentrico, ma
per quale ragione credi che ti abbia comprato tutti quei libri quando eri piccolo?

Io: “Per farmi soffrire? Perchè credevi che non mi piacesse leggere? Perchè avevi scoperto che leggere rende infelici?
mamma: “No, perché ho sempre creduto nel potere della lettura.
Ecco perchè ho deciso di regalarti questa copia autografata del Mein Kampf. Per ricordarti che non devi mai arrenderti alle avversitá”

Io: “ Grazie mamma, sapevo che in fondo mi volevi bene”

Mamma : “ Il libro sono Cinque euro e novantanove, se vuoi l'edizione in pelle umana l'ho trovata nella libreria davanti casa, ma è un pó cara”



Dedicato alla mamma, che mi ha insegnato a leggere e scrivere eoni prima degli altri stupidissimi bambini che passavano tutto il loro inutile tempo a pisciarsi addosso e rompere i coglioni ai genitori.

L'unica cosa che ho imparato prima degli altri.

Non era difficile in un paese dove la percentuale bestie selvatiche/Persone era di dieci ad uno.

Il secondo bambino piú intelligente della mia classe aveva la spina bifida.

                                                                            La mamma
Kurdt.

mercoledì 27 luglio 2011

Amy Cantina Norvegese

Ho scritto un articolo su Amy Winehouse, i Norvegesi e i miei problemi mentali, lo trovate su "Sturmo&Drango" il blog degli sturmi.

                                        I bookmakers la davano vincente nella corsa, quel giorno.




In ogni caso mi spiace che sia morta quella povera ragazza.
Mi dispiace che non sia morta prima.
                                                                L'articolo è qui                                                                              

domenica 24 luglio 2011

London 1997 Intro


Nota dell'autore: Tutti i nomi del racconto sono inventati, se qualcuno dovesse riconoscersi in qualcuno o in tutti i personaggi della novella, da modo al qui presente, per ora, kurdt, di procedere legalmente contro di voi e condannarvi ai lavori forzati nella pizzeria di Buckingam Palace.

Un grazie particolare va a Longinous Aka Spammon Saleri, che ha dato una prima ripulita, a cui è seguita una violenta potatura e rifacitura del racconto stesso, che tuttora è al vaglio dei censori.
Ma almeno la prima parte eccola qua.

                                                                           Incipit





Eravamo atterrati a Stansted in due, io e mia sorella Stella, e ci eravamo ricongiunti a Calogero, arrivato poche ore prima , a Liverpool Sation.
Calogero lo avevo conosciuto nel convitto dove studiavo, tre anni prima.
Eravamo diventati amici inseparabili, tanto che, per qualche tempo, erano girate persino delle voci su una nostra presunta liaison omosessuale, prontamente rigettate indietro dai sottoscritti.

Lui era siciliano, di un piccolo paese di nome Campobello di Licata, un inutile villaggetto da cui era scappato il prima possibile, lasciandosi alle spalle un padre alcolizzato e una madre rompicoglioni.

Niente da rimpiangere insomma.

Ci stava aspettando sulla banchina del treno, in piedi, minuto, e con un sorriso a trentadue denti che mi faceva capire quanto aspettasse di ritrovarsi li con noi

Come Ftate, ragazzi?”
Ftiamo bene, CaloCero, ma tu ancora non hai imparato a parlare?” mi divertivo da impazzire a romperli i coglioni.
Non è colpa mia se ho la Egrgre moscia”
Ma é colpa tua essere un frocio di merda”

E scoppiammo a ridere, insieme, ancora una volta.

Aveva fatto praticamente tutto lui, trovando la casa e contattando l’agenzia che aveva promesso di trovarci lavoro.

Il tizio che ci avrebbe affittava l’appartamento si chiamava Hamid, e affermava di essere pakistano, ed effettivamente ne aveva tutto l’aspetto, puzza di fritto compresa.
L’appartamento di merda che ci affittava era composto di una doppia ed una tripla; nella tripla ci piazzammo noi tre, nella doppia stavano Riccardo e Maurizio.

Maurizio era un ragazzo tranquillo; 23 anni,capelli neri e faccia da istrice occhialuto, che era venuto a trovare fortuna nella ricca e mirabolante Inghilterra. Era una di quelle persone che quando gli pesti un piede, ti chiedono “potresti mica togliere i tuoi 120 chili dal mio, piede, per favore?”, rimase solo una settimana, a casa nostra, e questo, lo capii dopo, era collegato alla narcolessia di Riccardo l'altro coinquilino.

Riccardo era invece esattamente l'opposto, capelli castani lunghi e ricci, rideva in continuazione, e si grattava in continuazione, come se avesse un battaglione di pulci dispiegato dappertutto.

Avevamo fatto amicizia in fretta-

Ve qui, Kurdt, facemose 'na bomba”

Ok.”

Ma cosa cazzo ci fai a Londra ?”

Bah, in realtà non lo so”

E tu che ci fai qui in questo postaccio?”

Bah, io so scappato da 'na storiaccia, senti un pò che te la racconto..

Nzomma stavo con sta regazza lì, ad Atri,e questa qua, aoh, gli regalavo di tutto, perchè all'epoca spacciavo ad alti livelli e i dindi ce li avevo, pure la moto per il compleanno! Sta troia

 Insomma sta stronza non m'ha messo le corna con un coglione?

"Ma no! "

"questo le aveva messo in testa un sacco di scemenze, faceva tanto il filosofo, lei diceva che era solo il suo confidente speciale ” parlava rapido, mitragliandomi addosso la sua storia.

Poi l'ho incontrata in un bar. Stava seduta con lui. “

Ma no” Dico io.

“Senti Kurdt, non ho mai pestato un cristiano a quella maniera. L'hanno rilasciato dopo un mese, dall'ospedale” gettai un occhio sulle mani, tremavano, la voce era  bassa.

E poi?” Chiesi
E poi so scappato qua!” Sghignazzò tutto contento.

Fantastico, un pazzo maniaco in casa, nientemeno” pensai, e pensai anche  ad una scusa efficace per lasciare il disturbo, ma Riccardo  non me ne diede il tempo e si abbioccò alla velocità della luce, permettendomi di defilarmi alla ben e meglio.

Le nostre conversazioni duravano più o meno cinque minuti, poi lui ineluttabilmente si addormentava.

Avrei scoperto in seguito la ragione profonda di questa narcolessia.
Nel complesso però, ci mescolammo bene, e, mentre io e Calogero discutevamo di stronzate, Riccardo ci provava con mia sorella, che gli dava buca a ripetizione, frustrando le sue avance con frasi mozze e perentorie, di cui la mia preferita era: “sei troppo stupido per me”

Dopo una settimana di fancazzismo, e un paio di centinaia di sterline spese in maniera stupida, aquistando quelle tipiche puttanate da turisti usciti per la prima volta dalla periferia italiana, torri di londra in miniatura,il libro delle creature di Doungeons&Dragons e molteplici bustine di carte Magic, a prezzi al pacchetto giustificabili solo se imbustate in pelle umana.

Finalmente ci chiamarono dall’agenzia, dovevamo presentarci la mattina seguente.

PRIME ROSE - You think, we do!” stava scritto ironicamente sulla porta, in un vicolo di una via stretta e piena di scritte, che cercavo di collegare al significato italiano.
Non avevo problemi con "Office"-"Ufficio" ne con "Bicycle" bicicletta. Facile.
Ma ad esempio con "bicyclestore" erano cazzi amari. "Storie di biciclette" era la traduzione ufficiale dei primi giorni, fino a quando capii entrando in quel "negozio" che, cazzo, non vendevano storie, ma proprio biciclette .

Salite le scale ci ritrovammo in una sala piena di gente, la maggior parte in uniforme da lavoro, che aspettava il proprio turno per parlare con un tizio grasso seduto ad una scrivania, alla fine della sala.

Dobbiamo parlare con quello, Ste'?” e indico il lardoso bastardo.
Credo proprio di si, Kurdt...”
Io non parlo inglese, Ste'”
Manco lui, secondo me”

Il posto era una sorta di agenzia di collocamento per disperati italiani che cercavano lavoro li in Inghilterra, lui li faceva arrivare a mo' di bestiame dall'Italia, e poi li offriva al miglior offerente.

Arrivo il mio turno, e mi chiamarono a sedermi di fronte al pachiderma.

E tu saresti Kurdt, GIUSTO?” e “GIUSTO” suonava come una sputo in faccia.
Proprio io”
E saresti sardo?”
Sono sardo”
Ok, ho un posto perfetto per te”
Afferra il telefono,digita velocemente un numero e inizia a parlare, accendendosi una sigaretta nella sala che accumulava decine di persone nervose, di cui almeno la metà stava cercando di
battere il record mondiale di sigarette fumate/Minuto, creando il tipico effetto “nebbia di Londra Indoor.


Ehi, ho un ragazzo per te, è SARDO, e tu lo sai come sono i sardi!
Questo gli dai la carica e parte fino a sera, senza fermarsi!". Piccola pausa, la mano con la sigaretta bloccata a mezz'aria fra la bocca e la cornetta.
" NnooooO, noooO...”
E mi guarda come per valutare l’infossatura delle mie occhiaie.

Tranquilla, non si droga, te l’assicuro, è robusto, e poi lo sai come sono i sardi, lavorano tutto il giorno, e non rompono i coglioni ”

Mentre diceva questo, azzannava affannando un panino sputacchiando brandelli di pane tutt’attorno, mentre un rivoletto di maionese e succo di pomodoro si faceva strada lungo le sue labbra, precipitando sulla camicia .

Ok, perfetto, allora domani te lo mando..Non ti preoccupare! ti ho mai fregata? a parte quel pusher turco che smerciava dentro la cucina chiaro. Ecco, perfetto, domani te lo faccio trovare li, impacchettato e pronto a lavorare”

E riattaccò.

Perfetto, comehaidetto che ti chiami?

"Herman Hesse " Dico io

"Beh, Ermanesse, devi stare domani a banks, black line, Bow Churchyard, la taverna etrusca, ti aspettano per le nove. Hai afferrato?”
Sicuro”.
Non avevo la minima idea di cosa fosse la black line ne cosa fosse la taverna etrusca, ma contavo di trovarle vagando per qualche ora e chiedendo a tutti i bobbies della città.

Mi aspettano per fare cosa?”

Lavapiatti, chiaro, non parli inglese”

E quanto mi pagano?”

450 pound al mese "

"Ed è molto?" 

"Abbastanza, se sei un immigrato e non conosci ancora il lavoro.” e per una volta il suo tono rasentava l'umano. Evidentemente era stato dall'altra parte della scrivania, un tempo.

Calogero ottenne un posto migliore, a 600 pounds al mese, mentre per mia sorella ancora non era venuto fuori niente.

Eravamo a Londra.

Avevamo un lavoro.

La conquista del mondo era ad un passo.




sabato 23 luglio 2011

Resilienza alla felicità


Non esiste nessuna veritá permanente, nessuna felicitá, niente di niente, solo fame e rabbia, e lotta, e fango.

Ogni tanto si riesce a levare la testa da questo pantano che chiamiamo vita, si solleva la testa e si riesce a vedere un pó piú lontano del solito pantano, sono momenti di vacanza, meravigliosi, in cui ci si sente graziati da una qualche divinitá.

Più di una cosa è capace di renderci felici momentaneamente. L'amore, la droga (la differenza è poca), arricchirci, un libro che ci apra la testa, e molte altre esperienze piacevoli.

Ma temporaneamente.

Purtroppo siamo resistenti alla felicitá, anzi, a dirla tutta, siamo “resilienti” alla felicitá.

La resilenza è la dote di un materiale di tornare allo stato precedente, esistono alcune leghe metalliche che si comportano in questo modo, potete darle qualsiasi forma, infilarlo nei peggiori buchi, compresi i vostri, che son lunghi ventidue metri di curve e avallamenti che il san gottardo a paragone è un modellino Bburago.

Io invece no, le mie spelonche sono composte solo da tubi in linea retta, ed io sono alto sedici metri.

Cosa cazzo sto cercando di dire, a parte le puttanate?

Che se nemmeno l'evento piú bello della vostra vita è eterno, quelli negativi sono indistruttibili, scolpiti nel metallo .

Il fatto è che evolutivamente è piú importante che non facciate due volte la stessa stronzata, perchè le stronzate in natura costano molto care, e dovreste essere felici di ricordare così bene le stronzate fatte, così imparate a non commetterle ancora, o al limite, ad evitare qualcosa di doloroso.

Oh certo, potete sempre con voi il “bel ricordo”, ma quello che ha significato per voi è diventato solo un ombra, quello che è stato smosso da quel ricordo oramai è andato, nessuno psicanalista riuscirá mai a liberarvi da un trauma, con i propri fantasmi bisogna imparare a convivere.

Mentre le cose belle spariscono in una nuvola di vapore.
Tutte le cose terribili che vi sono successe non possono venire eliminate, in nessun modo.

Terribile no?

Voi non siete esattamente come un pezzo di metallo. Siete un pezzetto di metallo molto facile da plasmare durante i primi anni di vita, quando ancora i neuroni sono una esplosione di sinapsi, dagli zero agli 8 anni siete potenzialmente capaci di apprendere qualsiasi cosa.

Un bambino adeguatamente stimolato è l'arma piú potente del mondo, un bambino impara TUTTO quello che c'è da sapere di veramente importante durante i primi dieci anni di vita, il resto di cose abbastanza importanti  fino ai trenta. 

Tutto il resto sono stronzate messe li a corollario.

Io ormai imparo quasi solo stronzate, ma ricordo bene quando qualsiasi cosa era un universo da scoprire, e quando ogni cosa mi stupiva, feriva, eccitava, e ad essere sincero non ho tutta questa nostalgia.

La mia infanzia è stata un inferno, faceva schifo al cazzo, ma ho imparato qualcosa, ovviamente.

Ho imparato che l'infanzia è la fase piú merdosa di tutta l'esistenza, e che, se fossimo un minimo intelligenti non ci lamenteremmo di crescere e diventare più forti.

Insomma, crescere è bello, peccato che prima o poi si muore.

Punkt.

P.s. Se lo psicanalista è abbastanza bravo puó portarvi ad accettare il trauma, ma se avete visto vostra madre stuprata da un prete ortodosso e poi sgozzata, potete anche avere come terapeuta Jung o Ferenczi, non servirá ad un cazzo di niente, perchè da passato non si scappa, al massimo lo si rincorre.

P.s.: potete vedere che ho aggiunto un banner chiamato “I miei racconti”, il motivo principale è
la mia egopatia, ma in questo modo posso ANCHE tenere raccolte le stronzate che scrivo.

mercoledì 6 luglio 2011

London 1997

C'era una volta, tanto tempo fa un ragazzo di povere origini, sua madre gli aveva lasciato in eredità un paio di converse rosse, dicendogli solo :

"Figliuolo, ti lascio queste scarpe, sono nuove"

E il padre, per non essere da meno si era avvicinato e aveva detto:

"Ehi, ma cosa stai regalando a tuo figlio, non vedi che è un drogato?"

E la mamma, aggrottando le sopracciglia aveva inveito per difendere il figlio:

"Cazzo dici, quello è TUO figlio!"

"Mio figlio una sega, guardalo, non mi assomiglia per niente! e poi quando ti ho chiesto di fare il test del dna mi hai detto che sei allergica!"

"Beh, lo sai che non sopporto gli aghi"

"Poi è negro, nato  proprio nove mesi dopo il ritorno dalla vacanza a Marrakesh"

"Ma no, è solo abbronzato. Gli pago la sessione di lampade ogni mese, da quando aveva sei mesi"

"E perchè non mi hai mai detto niente?"


"Non volevo pesare sul bilancio familiare, era una spesa futile, e io volevo che il mio bambino fosse il più COOL dell'asilo.

"Ah cara, come ho fatto a non crederti? mi dispiace, ti amo sai? scusami ancora"

"Non ti preoccupare, Ackmed, ti perdono, come sempre"

"Ma io non mi chiamo achmed, io sono paolo"

"Oh si, scusa, mi stavo confondendo con il proprietario della lavanderia "Fresc'è pulit" , lui è pakistano comunque."

"Ok, non ti preoccupare. Lasciami regalare al tuo figliuolo un paio di pantaloni strappati, giusto per ricordargli che  gran pezzo  di troia sei"

"Come pezzo di troia! io mi chiamo Elisabetta"

"Ah si scusa, volevo dire "che gran pezzo di buona mamma". Mi confondo con quella vacca della commercialista Porconi, quella si che è una gran troia"


Il ragazzo aveva afferrato al volo i jeans strappati e le converse comprate al mercato per dieci mila lire, ed aveva abbandonato l'uscio materno, pisciando un ultima volta sullo stipite della porta, per lasciare un ultimo ricordo di se, quindi aveva afferrato il suo zaino militare ed era partito alla volta della perfida Albione, dove lo attendevano nell'ordine:

1) Magici venditori di molecole
2) Perfidi affittacamere Pakistani
3)Un coinquilino eroinomane che diventerà il tuo migliore amico.
4) Venditori di carte Magic di contrabbando
5) Capi al lavoro a cui non piaceva il tuo stile Punk-Pezzente-sardo .

Però era un figo della madonna.

Il freak


Ho scritto un racconto sulla vicenda, se volete lo pubblico, sono venti pagine di avventura e disastri.
Individualismi II




Prima la musica, miles davis al suo meglio.

Continuiamo nella nostra analisi del fenomeno.

Nella seconda parte volevo concentrarmi un pó di piú su quella che è la visione “globale” del fenomeno, piuttosto che su casi particolari, (sui quali si potrebbero scrivere decine di saggi, e non si scalfirebbe minimamente la strabordante complessitá di ogni singolo personaggio storico).

Mi interessava farvi notare, ad esempio come, la nostra societá, pur essendo profondamente individualistica, pur motivando fin dall'infanzia i suoi membri a “sconfiggere” i propri “compagni” non sia una societá nel complesso individualistica.

Ogni giorno utilizzate, consapevolmente o no, il lavoro di altre decine di persone, qualsiasi cosa facciate, qualsiasi oggetto usiate, qualsiasi mezzo prendiate, qualsiasi cosa vi mettiate addosso, starete sfruttando il lavoro di qualcun altro, un qualcun altro che non conoscete.

Siamo capaci di catalogare la nostra societá come “individualistica” solo a costo di dimenticare completamente la catena produttiva che ci permette di restare in vita. Senza di essa, non mangeremmo, non avremmo case, non potremmo muoverci, e saremmo, alla fin dei conti, tornati all'etá della pietra.

Andare al supermercato, se ci pensate bene, è un supremo atto di fede.

Fede nel fatto che la merce sia stata trasportata fino al supermercato, spesso da posti lontanissimi, fede nel fatto che non si usino sostanze tossiche nella produzione dei cibi, e fede infine, nel fatto che il commerciante accetterá la vostra moneta ( anche se, per legge lo DEVE fare, ma nessuno ci assicura che rispetti la legge).

E compiamo azioni simili ogni giorno, diamo fiducia ad alcuni individui singoli o gruppi sociali che
consideriamo affidabili, tipicamente Lo stato e tutte le sue emanazioni, Le banche, la famiglia, le fabbriche, sono enti destinatari di “fiducia”.

Possiamo quindi definire la nostra societá come “individualistica”?

Evidentemente no, possiamo peró definire la nostra societá come “Oggettivistica” o “spogliante” per il fatto che faccia sparire i numerosi passaggi che qualsiasi oggetto passa prima di arrivare nelle vostre mani.

La mitologia della “Mano invisibile” di smithiana memoria ha imperato nell'ultimo secolo, sopratutto nel mondo anglosassone, convincendo un buon numero di persone che, se ci si fosse comportati da brave monadi solitarie, decidendo solo secondo la nostra convenienza individuale, il mondo sarebbe diventato un mondo migliore, guidato dalle stupefacenti e progressive “Leggi del Mercato”.

Una visione del mondo simile nasce da un pensiero debole, un pensiero che volutamente dimentica vari concetti basilari quali:

  1. Il pianeta non puó essere considerato come un sistema aperto. In un sistema aperto con risorse illimitate possono essere anche valide, ma in un sistema chiuso dove le risorse sono limitate, la tendenza all'ipersfruttamento ( Garrett jardin “The tragedy of the commons” 1977) conduce ad uno svantaggio di tutti.
    Se ad esempio vivo in una palazzina insieme ad altri 10 affittuari, probabilmente, se non consideró gli altri, la mia convenienza è evitare di fare qualsiasi tipo di pulizia, o lavoro migliorativo al giardino comune, perchè significherebbe spendere energie e soldi per offrire un “servizio” gratuito e non pagato. E significa anche che rimarremo tutti senza giardino.( a meno di non metterci d'accordo, che è la soluzione migliore).

  1. L'individuo non si comporta sempre seguendo il proprio individuale interesse, ne esiste tale “interesse”, come potrebbe ?
  2. La convenienza individuale è imprescindibilmente legata a quella sociale, l'uomo è sociale, il proprio benessere è legato a quello del proprio gruppo sociale.
  3. Si è sopravvalutata la capacitá di agire razionalmente dell'individuo. Se chiedete ad un bambino cosa preferisce tra un chupa chupa ora e una scatola di chupa chupa domani, sorprendentemente vi dirá :
    “Dammi il chupa Chupa adesso pezzo di stronzo”.
    Socialmente l'uomo adulto si comporta nella stessa maniera, un retraggio del nostro passato di cacciatori raccoglitori, periodo in cui non esistevano “frigoriferi” ne la sicurezza di essere ancora vivi il giorno successivo.


America e Giappone sono delle eccezioni?



America e Giappone sono le due societá in cui il presunto “Individualismo” ha preso la strada piú radicale per quanto culturalmente opposta.

Ha il mercato ottenuto un miglioramento nella vita degli individui?

Definiamo come miglioramento nello stile di vita come : ”qualcosa che aumenti la felicitá” e consideriamo come metro della felicitá la famosissima piramide di Maslow.



Dobbiamo riconoscere alle societá giapponese e americana una discreta capacitá di produzione materiale, superiore certamente a qualsiasi altra societá, e quindi una capacità di sovvenire ai bisogni basici 
Eppure questa produzione non si traduce in un miglioramento sociale, ne di conseguenza, individuale.



Per essere felici occorre soddisfare i propri bisogni primari, di sicurezza e stima, e di autorealizzazione, riescono queste societá ad aiutare l'individuo, o almeno una maggior parte degli stessi?

No

Basti pensare all'inefficientissimo sistema sanitario americano, che fornisce un servizio, a paritá di costi, decine di volte peggiore rispetto ai nostri tanto vituperati ospedali.
Un sistema sanitario inefficiente, affiancato da un sistema di assicurazioni sanitarie che puntano solo al risparmio sul cliente, dimenticandosi qualsiasi tipo di dovere sociale, beh, un sistema sanitario simile è inutile.

Distrugge sicurezza invece che crearla.

Il possesso di un arma da fuoco per chiunque lo desideri è un altro segno evidente di mancanza di fiducia negli altri, chiunque siano questi “altri”.
Possiamo ben dire che la presenza di armi da fuoco e il presunto “individualismo” americano sono collegati a doppio filo.
La gente americana è stata convinta che la popolazione è solo un accumulo di monadi pronte a fare il proprio interesse economico, qualsiasi esso sia.
Sono riusciti a convincerli così bene di questa stronzata che, ancora adesso, la maggior parte della popolazione è contraria alla creazione di una sanitá pubblica decente.
La riforma sanitaria di Obama (Una riforma all'acqua di rose) è stata bollata come “comunista” giusto per farvi capire l'aria che tira.

Ed ecco che la nazione piú ricca del pianeta è popolata da scimmie che credono veramente che la democrazia sia la cura di tutti i mali e che il mercato sia veramente intoccabile e perfetto (anche se “il mercato” ha ricevuto migliaia di miliardi di dollari per non affondare, prova evidente che il mercato esiste solo se esiste uno stato a mantenerlo in piedi).

Ma sul fatto che gli americani fossero stupide scimmie non avevamo dubbi, che dire invece dei giapponesi?

A parte il fatto che vivono dentro dei loculi, voglio dire.

Niente.

E adesso venite a dirmi che siete degli individualisti.