domenica 19 febbraio 2012

The underdog Part III



Ecco a voi la terza parte del racconto che sto scrivendo, the underdog. Devo ammettere che all'inizio credevo sarebbe durato molto meno, e che mi sarei divertito molto di meno.  Invece è un piacere.

                                                      Bon, premete play e buona lettura ragazzi.

                                                                        Underdog Part I 


                                          

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Decise però di dirigere la macchina verso Daegan Expy per attraversare lo Hudson sul Washington bridge, il traffico era soffocante tutti cercavano di arrivare da qualche parte, .
 
Costeggiando Harlem ripensò a quando aveva conosciuto Marco. Aveva iniziato ad allenarsi a sedici anni nella palestra di "Boom boom" Mike, un pomeriggio stava in palestra a picchiare il sacco da solo, quando un tizio con i capelli brizzolati gli si era piazzato di lato. “Ehi campione” erano state le prime parole che gli aveva detto. “Hey Campione ti va di fare un po' di guanti?”. 
All'epoca lui era solo un ragazzino che si allenava al sacco, mentre Marco era un pugile famoso alla fine di una luminosa carriera che lo aveva portato a combattere per il titolo dei mediomassimi. Marco Benvenuti. Non poteva rifiutare l'offerta, e non lo fece.
Si aspettava di venire ribattuto per benino, o che perlomeno “il signor Benvenuti” (come lo chiamava all'epoca) gli dimostrasse com'era essere un pugile vero, e questo il signor Benvenuti in qualche modo lo fece.
Gli diede una lezione di boxe di un ora, ma non tentò mai d'impressionarlo, “fai piano” gli disse -“ancora non sai tirare uno swing e cerchi di colpire con tutta quella foga? La boxe si fa con questo” gli disse picchiettando con l'indice destro sulla tempia. “I pugili senza cervello durano pochissimo nel quadrato, ricordatelo bene”.
“Ci vediamo domani,
campione” lo aveva salutato quella sera.Poi mentre scendeva dal ring aveva aggiunto : “ Bernard senti, volevo chiederti una cosa.. ti va se ti alleno io eh?Secondo me ha talento, se ti alleno bene scommetto che possiamo combattere il torneo provinciale” aveva aggiunto sorridendo. 

“Certo signor Benvenuti” aveva risposto, sentendosi come uno che ha vinto alla lotteria di capodanno. “E smettila di chiamarmi “signor Benvenuti", sono vecchio, ma non così tanto. chiamami solo Marco, ok? bene, allora ci vediamo domani, campione”.
Quella sera quando uscì dalla palestra Bernard aveva imparato come si tirava uno swing perfetto, ma aveva ricevuto un regalo ancora più importante. Per la prima volta in sedici anni di vita aveva un obbiettivo, sarebbe diventato un pugile. E aveva anche incontrato qualcuno che l'avrebbe aiutato a raggiungerlo.

Marco era stato l'unico ad aspettarlo all'uscita di Auburn quando aveva finito di scontare i cinque anni di pena per detenzione e spaccio di stupefacenti. Ne sua madre, ne sua sorella si erano presentate ad quando era uscito da quel posto di merda con un sacco sulle spalle, solo lui. Al ricordo diede un pugno al volante della Mustang, facendola sbandare fino a sfiorare il margine destro della careggiata. 
Aveva solo diciotto anni quando  lo arrestarono a casa di bill "il magro" durante una retata.
Trovarono mezzo chilo di Marjiuana accatastata sul tavolo della cucina di Bill, e una decina di chili di coca ben nascosti dentro il divano, ragione più che sufficiente per sbattere in gattabuia tutti i presenti. A nulla valsero le sue dichiarazioni d'innocenza, visto che tanto tutti si dichiaravano innocenti, si decise di considerare tutti colpevoli, per non sbagliare.

Lo stato di New york non è tenero con gli spacciatori, ma lo è ancora meno con gli spacciatori neri. Il giudice Mitchell, un vecchio repubblicano di settant'anni, aveva letto la sentenza di fronte a
una platea deserta. Solo gli avvocati presenziavano alla lettura,  Bernard sedeva sul tavolo degli imputati, dietro di lui le panche dedicate ai familiari erano vuote, sua madre non aveva più voluto parlargli da quando era entrato in carcere.  Nessuno lo avrebbe consolato, nessuno gli avrebbe mentito dicendogli che cinque anni sarebbero passati in fretta, che presto sarebbe tornato a casa.

Per lui ormai non c'era più una “casa”.

Marco aveva continuato a fargli visita durante tutti i cinque anni del suo soggiorno a Auburn. Per cinque anni era stato il suo unico contatto con il mondo esterno, tutti i giovedì gli portava riviste di boxe e stava con lui per le due ore concesse, chiaccherando di donne e boxe.

Aveva anche fatto richiesta di dare lezioni di pugilato nella prigione, ma la sua amicizia con Bernard era già nota e la lettera che scrisse al direttore della prigione non ricevette nessuna risposta, forse avevano pensato avrebbe scatenato una rivolta dei detenuti, come un moderno Spartaco.
C'era una palestra con un piccolo ring dove i detenuti potevano allenarsi, c'erano corde, sacchi e dei guantoni che venivano utilizzati a turno da tutti quelli che si alternavano sul ring. Nessuno metteva mai il casco protettivo, bisognava dimostrare di essere duri là dentro, e il caschetto era considerato una roba da froci.
Aveva continuato ad allenarsi la dentro ogni giorno, facendo sparring contro stupratori, assassini, pedofili, ladri e spacciatori.

Per cinque anni.

“Ci vediamo alla prossima” aveva detto sghignazzando l'ufficiale carcerario che gli aprì il portone l'ultimo giorno di Auburn.
“Io qui non ci tornerò mai più” aveva risposto Bernard guardando il secondino negli occhi,trattenendosi dallo sputargli in faccia, mentre aspettava che aprisse l'enorme portone che lo aveva tenuto lontano dal mondo per tutto quel tempo .
Fuori, appoggiato al suo vecchio maggiolone giallo stava Marco.
“Ciao
campione” disse, spalancando le braccia “ hai visto che è finita? Ora andiamo a mangiarci una pizza, scegli tu dove”
Bernard lo abbracciò e pianse. Pianse un pianto liberatorio rotto da singhiozzi e rantoli, in prigione non aveva mai pianto, nemmeno quando lo avevano quasi affogato i primi giorni, nemmeno quando aveva visto sgozzare il suo compagno di stanza. In prigione aveva cancellato tutto ciò che di umano gli batteva dentro, e lo aveva conservato con cautela, come chi tenga una palla di neve camminando dentro una fogna.
Era stato a lungo sospeso nel baratro aggrappandosi a qualsiasi appiglio pur di non impazzire, quando dall'oscurità era apparsa una mano che aveva afferrato la sua e lo aveva trascinato in salvo.
Quell'uomo grassottello era stato la sua unica famiglia, pensò Hopkins mentre guidava, e avrebbe fatto qualsiasi cosa per fargli vincere quella scommessa, aveva in mente un buon piano, ma per
realizzarlo aveva bisogno che i tasselli andassero tutti al loro posto, e per farlo aveva bisogno dell'aiuto di una persona, e quella persona era Jamie Reed e lavorava al New York news.
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                                         Capitolo 2
                                        Good news

Continuò a guidare verso sud lungo la Roosvelt Drive, gli ci volle un ora per arrivare finalmente al “palazzo delle notizie” come lo chiamavano quelli che ci lavoravano, posteggiò nei posti riservati al personale e mise sul parabrezza il permesso speciale che gli aveva regalato Jamie in casi di bisogno, c'era scritto : “Ny news special guest”.
Il palazzo era costruito completamente di vetro. Di vetro erano anche le ampie porte a scorrimento automatico all'entrata, raggiunse la reception dove stava un ragazzo biondo, dai lineamenti irlandesi, era la prima volta che lo vedeva da quelle parti, doveva essere nuovo.

“Salve con chi ho il piacere di parlare?” disse il ragazzo, continuando a scrivere su un pezzo di carta che aveva sotto gli occhi. i ragazzi della reception venivano assunti dall'esercito di tirocinanti che si riversava presso il daily news ogni anno come uno stormo di cavallette, nella speranza di essere i nuovi vincitori del pulitzer.

“Salve,mi chiamo Bernard Hopkins, e mi piacerebbe parlare con Jamie Reed, dovrebbe stare in ufficio, puoi avvisarlo che sto salendo?”

Il ragazzo sollevò gli occhi da quello che stava facendo e li inchiodò su di lui. “Bernard Hopkins..quel Bernard Hopkins? il pugile?” Il ragazzo sgranò gli occhi e allungo la mano nella sua direzione, poi
afferrò il telefono e compose il numero interno “1119”, che corrispondeva all'interno di Jamie.
“Pronto sig.Reed? si, c'è qui il signor Hopkins che chiede di poter salire, cosa devo dirgli? Ah bene! Cioè meglio, ora lo avverto. Arrivederci sig Reed” e riattaccò.
"Sig Hopkins può salire, il sig. reed la sta aspettando di sopra, prenda l'ascensore,sa è l'undicesimo piano ” “Grazie ragazzo” disse Bernard e si allontanò in direzione dell'ascensore.

“Jamie Reed Sport Director” diceva la targhetta dorata fuori dalla porta dell'ufficio di Jamie. La porta era di legno e non fece nessun rumore quando la spinse. Il pavimento era una morbida moquette verde, un piccolo corridoio con una segretaria bionda con gambe lunghe come autostrade conduceva all'ufficio vero e proprio dove jamie stava seduto dietro uno scrittorio largo come un transatlantico.
Jamie era sposato, ma non aveva mai disdegnato le belle donne e se ne circondava ogni volta che poteva, con sommo disappunto di sua moglie Sally.
“come stai vecchio bastardo?è un piacere vederti” salutò jamie “Ciao jamie, sto benone”rispose Bernard.
Jamie aveva cinquant'anni e i tratti del viso squadrati di un pitbull, solcati da rughe profonde e simmetriche,  stava spaparanzato su una poltrona di pelle. Era a capo di una decina di reporter che sguinzagliava per la città tutte le mattine; Marc di maggio era dedicato al baseball, Jules Buckowski alle corse dei cavalli, Smith patkins al football e Pat Gasol per il Basket, oltre a parecchi altri che Bernard non conosceva personalmente. Della boxe si occupava direttamente , senza intermediari. aveva fatto carriera ottenendo interviste con i pugili più in vista del mondo nel loro momento migliore, era stato anche l'unico americano ad ottenere di intervistare i pugili Cubani durante la guerra fredda. L'ufficio era tappezzato di sue foto con grandi pugili, sul tetto svettava una gigantografia di Sam Langford, “il più grande degli sconosciuti” diceva la scritta , Sam langford detto “lo spaccaossa di Boston” non era mai riuscito a vincere il campionato mondiale, perchè il campione dell'epoca, Jack Johnson rifiutò di concedergli la rivincita.
“Non credo tu sia venuto fin qui per concedermi l'ultima intervista prima dell'incontro, anche se devo ammettere che mi piacerebbe”,disse Jamie appoggiando i gomiti sulla scrivania e accarezzandosi la barba. “Quindi sputa il rospo e dimmi per quale ragione ti trovi qui invece che in quel buco di palestra che Marco si ostina a tenere aperta. Un giorno mi spiegherai anche perchè non mette un po' della valanga di soldi che gli hai fatto vincere per costruirne una decente” 
“Credo che abbia a che fare con l'amore. Quella palestra è come la sua prima fidanzata, non è facile mollarla. Marco è un tipo fedele, a differenza di te. e per l'intervista, beh, te la concederò sicuramente, ma prima dovresti farmi un favore”. “Fedele uh, buon per lui, non sa cosa si perde, dal canto mio farò qualsiasi cosa in mio potere per aiutarti, anche se non riesco ad immaginare cosa”. Jamie era un pò scocciato dalla frecciata di Bernard, ma al momento quello non era un problema.
Bernard fece cenno con la testa alla segretaria seduta nel corridio. “Tranquillo Bernard, Magdalene è una ragazza magnifica, sa farsi i fatti suoi” disse jamie. “No jamie, è una cosa personale” disse bernard incrociando le braccia.
Jamie si alzò a chiudere la porta che separava l'ufficio dal corridoio e attaccò : “ Ok ragazzo, ora dimmi cosa c'è di così segreto che non possa sentire anche quella sventola bionda che chiamo segretaria, hai ucciso qualcuno? rapinato una banca? Cristo ragazzo non mi fare preoccupare” disse Jamie guardando fuori dalla finestra “E dimmi cosa cazzo ti serve”.

Continua...

                                                               PART IV


9 commenti:

  1. Son venuto sul blog colmo di risentimento, come una sposa lasciata all'altare, pronto a farti una tirata epica perché ieri avevi mancato di pubblicare la terza parte(come avevi promesso) e invece cosa trovo?
    La terza parte.
    E' roba forte quella che spacci, cerca solo di non farci andare in astinenza.

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  2. Non ti preoccupare, questo racconto ha la mia massima attenzione, te lo posso garantire ne andasse della mia vita.

    :)

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  3. Risposte
    1. Nema problema, solo il tempo di scriverlo, due tre giorni e arriva.Diciamo mercoledì?

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Di un pò quel cazzo che ti pare. Ma ricordati che ti osservo.