Ecco a voi la terza parte del racconto
che sto scrivendo, the underdog. Devo ammettere che all'inizio credevo sarebbe durato
molto meno, e che mi sarei divertito molto di meno. Invece è un piacere.
Bon,
premete play e buona lettura ragazzi.
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Decise però di dirigere la macchina
verso Daegan Expy per attraversare lo Hudson sul Washington bridge, il traffico era soffocante tutti cercavano di arrivare da qualche parte, .
Costeggiando Harlem ripensò
a quando aveva conosciuto Marco. Aveva iniziato ad allenarsi a sedici anni nella palestra di "Boom boom" Mike, un pomeriggio stava in palestra a picchiare il sacco da solo,
quando un tizio con i capelli brizzolati gli si era piazzato di lato.
“Ehi campione” erano state le prime parole che gli aveva detto.
“Hey Campione
ti va di fare un po' di guanti?”.
All'epoca lui era solo un
ragazzino che si allenava al sacco, mentre Marco era un pugile famoso alla
fine di una luminosa carriera che lo aveva portato a combattere per
il titolo dei mediomassimi. Marco
Benvenuti. Non poteva rifiutare
l'offerta, e non lo fece.
Si aspettava di
venire ribattuto per benino, o che perlomeno “il signor Benvenuti”
(come lo chiamava all'epoca) gli dimostrasse com'era essere un pugile
vero, e questo il signor Benvenuti
in qualche modo lo fece.
Gli diede una lezione di boxe di un ora, ma non tentò mai d'impressionarlo, “fai piano” gli disse -“ancora non sai tirare uno swing e cerchi di colpire con tutta quella foga? La boxe si fa con questo” gli disse picchiettando con l'indice destro sulla tempia. “I pugili senza cervello durano pochissimo nel quadrato, ricordatelo bene”.
“Ci vediamo domani, campione” lo aveva salutato quella sera.Poi mentre scendeva dal ring aveva aggiunto : “ Bernard senti, volevo chiederti una cosa.. ti va se ti alleno io eh?Secondo me ha talento, se ti alleno bene scommetto che possiamo combattere il torneo provinciale” aveva aggiunto sorridendo.
Gli diede una lezione di boxe di un ora, ma non tentò mai d'impressionarlo, “fai piano” gli disse -“ancora non sai tirare uno swing e cerchi di colpire con tutta quella foga? La boxe si fa con questo” gli disse picchiettando con l'indice destro sulla tempia. “I pugili senza cervello durano pochissimo nel quadrato, ricordatelo bene”.
“Ci vediamo domani, campione” lo aveva salutato quella sera.Poi mentre scendeva dal ring aveva aggiunto : “ Bernard senti, volevo chiederti una cosa.. ti va se ti alleno io eh?Secondo me ha talento, se ti alleno bene scommetto che possiamo combattere il torneo provinciale” aveva aggiunto sorridendo.
“Certo
signor Benvenuti” aveva risposto, sentendosi come uno che ha vinto alla
lotteria di capodanno. “E smettila di chiamarmi “signor
Benvenuti", sono vecchio, ma non così tanto. chiamami solo Marco, ok? bene, allora ci vediamo domani, campione”.
Quella sera quando uscì
dalla palestra Bernard aveva imparato come si tirava uno swing
perfetto, ma aveva ricevuto un regalo ancora più importante. Per la
prima volta in sedici anni di vita aveva un obbiettivo, sarebbe diventato un pugile. E aveva anche incontrato qualcuno
che l'avrebbe aiutato a raggiungerlo.
Marco era stato l'unico ad aspettarlo all'uscita di Auburn quando aveva finito di scontare i cinque anni di pena per detenzione e spaccio di stupefacenti. Ne sua madre, ne sua sorella si erano presentate ad quando era uscito da quel posto di merda con un sacco sulle spalle, solo lui. Al ricordo diede un pugno al volante della Mustang, facendola sbandare fino a sfiorare il margine destro della careggiata.
Aveva solo diciotto anni quando lo arrestarono a casa di bill "il magro" durante una retata.
Trovarono mezzo chilo di Marjiuana accatastata sul tavolo della cucina di Bill, e una decina di chili di coca ben nascosti dentro il divano, ragione più che sufficiente per sbattere in gattabuia tutti i presenti. A nulla valsero le sue dichiarazioni d'innocenza, visto che tanto tutti si dichiaravano innocenti, si decise di considerare tutti colpevoli, per non sbagliare.
Trovarono mezzo chilo di Marjiuana accatastata sul tavolo della cucina di Bill, e una decina di chili di coca ben nascosti dentro il divano, ragione più che sufficiente per sbattere in gattabuia tutti i presenti. A nulla valsero le sue dichiarazioni d'innocenza, visto che tanto tutti si dichiaravano innocenti, si decise di considerare tutti colpevoli, per non sbagliare.
Lo stato di New york non è tenero con gli spacciatori, ma lo è ancora meno con gli spacciatori neri. Il giudice Mitchell, un vecchio repubblicano di settant'anni, aveva letto la sentenza di fronte a
una platea deserta. Solo
gli avvocati presenziavano alla lettura, Bernard sedeva sul tavolo degli imputati,
dietro di lui le panche dedicate ai familiari erano vuote, sua madre non aveva più voluto parlargli da quando era entrato in carcere. Nessuno lo
avrebbe consolato, nessuno gli avrebbe mentito dicendogli che cinque
anni sarebbero passati in fretta, che presto sarebbe tornato a casa.
Per lui ormai non c'era più una
“casa”.
Marco aveva continuato a fargli visita durante tutti i cinque anni del suo soggiorno a Auburn. Per cinque anni era stato il suo unico contatto con il mondo esterno, tutti i giovedì gli portava riviste di boxe e stava con lui per le due ore concesse, chiaccherando di donne e boxe.
Marco aveva continuato a fargli visita durante tutti i cinque anni del suo soggiorno a Auburn. Per cinque anni era stato il suo unico contatto con il mondo esterno, tutti i giovedì gli portava riviste di boxe e stava con lui per le due ore concesse, chiaccherando di donne e boxe.
Aveva anche fatto richiesta di dare lezioni di pugilato nella prigione, ma la sua amicizia con Bernard era già nota e la lettera che scrisse al direttore della prigione non ricevette nessuna risposta, forse avevano pensato avrebbe scatenato una rivolta dei detenuti, come un moderno Spartaco.
C'era una palestra con un
piccolo ring dove i detenuti potevano allenarsi, c'erano corde,
sacchi e dei guantoni che venivano utilizzati a turno da tutti quelli
che si alternavano sul ring. Nessuno metteva mai il casco protettivo,
bisognava dimostrare di essere duri là dentro, e il caschetto era
considerato una roba da froci.
Aveva continuato ad allenarsi la dentro ogni giorno, facendo sparring contro stupratori, assassini, pedofili, ladri e spacciatori.
Per cinque anni.
“Ci vediamo alla
prossima” aveva detto sghignazzando l'ufficiale carcerario che gli aprì
il portone l'ultimo giorno di Auburn.
“Io qui non ci tornerò
mai più” aveva risposto Bernard guardando il secondino negli occhi,trattenendosi dallo sputargli in faccia, mentre aspettava che aprisse l'enorme portone che lo aveva tenuto lontano dal
mondo per tutto quel tempo .
Fuori, appoggiato al
suo vecchio maggiolone giallo stava Marco.
“Ciao campione” disse, spalancando le braccia “ hai visto che è finita? Ora andiamo a mangiarci una pizza, scegli tu dove”
“Ciao campione” disse, spalancando le braccia “ hai visto che è finita? Ora andiamo a mangiarci una pizza, scegli tu dove”
Bernard lo abbracciò e
pianse. Pianse un pianto liberatorio rotto da singhiozzi e rantoli, in prigione non aveva mai pianto, nemmeno quando lo avevano quasi affogato i primi giorni, nemmeno quando aveva visto sgozzare il suo compagno di stanza. In prigione aveva cancellato tutto ciò che di umano gli batteva dentro, e lo aveva conservato con cautela, come chi tenga una palla di neve camminando dentro una fogna.
Era stato a lungo sospeso
nel baratro aggrappandosi a qualsiasi appiglio pur di non impazzire,
quando dall'oscurità era apparsa una mano che aveva afferrato la sua
e lo aveva trascinato in salvo.
Quell'uomo grassottello
era stato la sua unica famiglia, pensò Hopkins mentre guidava, e
avrebbe fatto qualsiasi cosa per fargli vincere quella scommessa,
aveva in mente un buon piano, ma per
realizzarlo aveva bisogno
che i tasselli andassero tutti al loro posto, e per farlo aveva
bisogno dell'aiuto di una persona, e quella persona era Jamie Reed e lavorava al New York news.
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Capitolo 2
Good news
Continuò a guidare verso
sud lungo la Roosvelt Drive, gli ci volle un ora per arrivare
finalmente al “palazzo delle notizie” come lo chiamavano quelli
che ci lavoravano, posteggiò nei posti riservati al personale e mise sul
parabrezza il permesso speciale che gli aveva regalato Jamie in casi
di bisogno, c'era scritto : “Ny news special guest”.
Il palazzo era costruito completamente di vetro. Di vetro erano anche le ampie porte a scorrimento
automatico all'entrata, raggiunse la reception dove stava un ragazzo
biondo, dai lineamenti irlandesi, era la prima volta che lo vedeva da quelle parti, doveva essere nuovo.
“Salve con chi ho il piacere di parlare?” disse il ragazzo, continuando a scrivere su un pezzo di carta che aveva sotto gli occhi. i ragazzi della reception venivano assunti dall'esercito di tirocinanti che si riversava presso il daily news ogni anno come uno stormo di cavallette, nella speranza di essere i nuovi vincitori del pulitzer.
“Salve,mi chiamo Bernard Hopkins, e mi piacerebbe parlare con Jamie Reed, dovrebbe stare in ufficio, puoi avvisarlo che sto salendo?”
“Salve con chi ho il piacere di parlare?” disse il ragazzo, continuando a scrivere su un pezzo di carta che aveva sotto gli occhi. i ragazzi della reception venivano assunti dall'esercito di tirocinanti che si riversava presso il daily news ogni anno come uno stormo di cavallette, nella speranza di essere i nuovi vincitori del pulitzer.
“Salve,mi chiamo Bernard Hopkins, e mi piacerebbe parlare con Jamie Reed, dovrebbe stare in ufficio, puoi avvisarlo che sto salendo?”
Il ragazzo sollevò gli
occhi da quello che stava facendo e li inchiodò su di lui. “Bernard
Hopkins..quel Bernard Hopkins? il pugile?” Il ragazzo sgranò gli occhi e allungo la mano nella sua direzione, poi
afferrò il telefono e
compose il numero interno “1119”, che corrispondeva
all'interno di Jamie.
“Pronto sig.Reed? si, c'è
qui il signor Hopkins che chiede di poter salire, cosa devo dirgli? Ah bene! Cioè
meglio, ora lo avverto. Arrivederci sig Reed” e riattaccò.
"Sig Hopkins può salire,
il sig. reed la sta aspettando di sopra, prenda l'ascensore,sa è
l'undicesimo piano ” “Grazie ragazzo” disse Bernard e si
allontanò in direzione dell'ascensore.
“Jamie Reed Sport
Director” diceva la targhetta dorata fuori dalla porta dell'ufficio
di Jamie. La porta era di legno e non fece nessun rumore quando la
spinse. Il pavimento era una morbida moquette verde, un piccolo
corridoio con una segretaria bionda con gambe lunghe come autostrade
conduceva all'ufficio vero e proprio dove jamie stava seduto dietro
uno scrittorio largo come un transatlantico.
Jamie era sposato, ma non aveva mai disdegnato le belle donne e se ne circondava ogni volta che poteva, con sommo disappunto di sua moglie Sally.
“come stai vecchio
bastardo?è un piacere vederti” salutò jamie “Ciao jamie, sto benone”rispose Bernard.
Jamie aveva cinquant'anni e i tratti del viso squadrati di un pitbull, solcati da rughe profonde e simmetriche, stava spaparanzato
su una poltrona di pelle. Era a capo di una decina di reporter che
sguinzagliava per la città tutte le mattine; Marc di maggio era
dedicato al baseball, Jules Buckowski alle corse dei cavalli, Smith
patkins al football e Pat Gasol per il Basket, oltre a parecchi altri che Bernard non conosceva personalmente. Della boxe si occupava
direttamente , senza intermediari. aveva fatto carriera ottenendo
interviste con i pugili più in vista del mondo nel loro momento migliore, era stato anche l'unico
americano ad ottenere di intervistare i pugili Cubani durante la
guerra fredda. L'ufficio era tappezzato di sue foto con grandi
pugili, sul tetto svettava una gigantografia di Sam Langford, “il
più grande degli sconosciuti” diceva la scritta , Sam langford detto “lo
spaccaossa di Boston” non era mai riuscito a vincere il campionato
mondiale, perchè il campione dell'epoca, Jack Johnson rifiutò di
concedergli la rivincita.
“Non credo tu sia venuto
fin qui per concedermi l'ultima intervista prima dell'incontro, anche
se devo ammettere che mi piacerebbe”,disse Jamie appoggiando i gomiti sulla
scrivania e accarezzandosi la barba. “Quindi sputa il rospo
e dimmi per quale ragione ti trovi qui invece che in quel buco di
palestra che Marco si ostina a tenere aperta. Un giorno mi spiegherai
anche perchè non mette un po' della valanga di soldi
che gli hai fatto vincere per costruirne una decente”
“Credo che abbia a che
fare con l'amore. Quella palestra è come la sua prima fidanzata, non è facile
mollarla. Marco è un tipo fedele, a differenza di te. e
per l'intervista, beh, te la concederò sicuramente, ma prima
dovresti farmi un favore”. “Fedele uh, buon per lui, non sa cosa
si perde, dal canto mio farò qualsiasi cosa in mio potere per
aiutarti, anche se non riesco ad immaginare cosa”. Jamie era un pò scocciato dalla frecciata di Bernard, ma al momento quello non era un problema.
Bernard fece cenno con la
testa alla segretaria seduta nel corridio. “Tranquillo Bernard,
Magdalene è una ragazza magnifica, sa farsi i fatti suoi” disse
jamie. “No jamie, è una cosa personale” disse bernard
incrociando le braccia.
Jamie si alzò a chiudere
la porta che separava l'ufficio dal corridoio e attaccò : “ Ok
ragazzo, ora dimmi cosa c'è di così segreto che non possa sentire
anche quella sventola bionda che chiamo segretaria, hai ucciso
qualcuno? rapinato una banca? Cristo ragazzo non mi fare
preoccupare” disse Jamie guardando fuori dalla finestra “E dimmi
cosa cazzo ti serve”.


Son venuto sul blog colmo di risentimento, come una sposa lasciata all'altare, pronto a farti una tirata epica perché ieri avevi mancato di pubblicare la terza parte(come avevi promesso) e invece cosa trovo?
RispondiEliminaLa terza parte.
E' roba forte quella che spacci, cerca solo di non farci andare in astinenza.
Non ti preoccupare, questo racconto ha la mia massima attenzione, te lo posso garantire ne andasse della mia vita.
RispondiElimina:)
We
RispondiEliminaWant
More.
:)
Nema problema, solo il tempo di scriverlo, due tre giorni e arriva.Diciamo mercoledì?
EliminaMercoledì va benissimo.
Elimina:D
Sono già al lavoro.
Eliminafratellone!!!! bravo!!!
RispondiEliminaEhi ^^ Ciao sorellina!
EliminaFratellone!mi piace!bravo <3
RispondiElimina