venerdì 5 ottobre 2012

La risposta alla domanda fondamentale sulla vita l'universo e tutto quanto

-->
Ogni giorno nel mondo migliaia di persone ci lasciano le penne, tumori, infarto, vecchiaia e cadute divertenti sfoltiscono la strabordante massa umana, poco alla volta.
Eppure, quando schiatta qualcuno vicino a voi la vostra reazione è stupita, come se non ve l'aspettaste, come se quella persona lì non sarebbe potuta morire mica, non così.

Morire è naturale! Dicono.

Naturale un cazzo, dico io. Morire è la cosa più aliena che esista, per un essere come me, che esiste nella sua forma attuale solo grazie a qualche manciata di sinapsi (5.000.000.000.000.000 circa, in un cervello normale) costruite in decenni di faticosa comprensione, etichettazione e analisi del mondo esterno.
Morire è alieno perchè è totalmente al di fuori della nostra capacità d'immaginazione. Come potrei immaginare qualcosa dove non esisto?
Posso arrivare persino ad immaginare qualcosa come “il nulla” piazzando il mio (sconfinato) ego nello spazio e lasciandolo là a fluttuare, ma non posso raffigurarmi la morte, così come non posso immaginare come fosse prima della mia nascita.

Eppure l'universo ha fatto a meno di me per miliardi di anni, e presumibilmente non collassera su se stesso quando morirò. Forse.

Eppure quello stesso universo ha deciso d'investire una microscopica parte della sua energia nella creazione di una bizzarra e inutile creatura. Voi.

Dico voi, perchè io non sono bizzarro,almeno secondo i canoni di Alpha Centauri. Ricordo mia madre che mentre m'inseguiva con in mano uno di quegli zoccoli di legno durissimo e gridava :

Come t'ho fatto io ti disfo!"

Che se avete una vaga idea della durezza degli zoccoli di mia madre, saprete che la minaccia era credibile. Ora li usano per costruire bunker sotterranei. 

Ma torniamo al punto principale del discorso.Io non sono religioso e credo nelle tre leggi della termodinamica piuttosto che alla santissima trinità (che dio mi fulmini!Non mi fulmini eh schiappa?) eppure quando mi capita di guardare il cielo di notte rimango sopraffatto da un sentimento che sfiora il mistico. Vedo Gesù, la Madonna e Chtulu tutti assieme che banchettano con le nostre carni per l'eternità.

Sopratutto Chtulu, devo ammettere.

Eppure le domande che mi faccio non hanno niente a che vedere con occhi nei triangoli o stronzate del genere. Io mi chiedo robe più interessanti.

Se potessero copiare il mio cervello in maniera esattamente identica infilandolo dentro un supercomputer, simulando in maniera identica ogni singola sinapsi, quel supercomputer sarei “io”?
Se la risposta che diamo è “si” questo significa che possono esistere due “io” in un momento dato. Non sto a spiegarvi che una cosa del genere sarebbe catastrofica per la religione, cancellando completamente il concetto di “anima” e mandando il papa a raccogliere zucchine per campare.

E possibile tuttavia affermare che già il momento immediatamente successivo alla sua creazione, quell' “io” non sarebbe più “me” ma già “altro”. Un altro che condivide con me moltissime cose, ma che da quel momento in poi si svilupperà in maniera autonoma, con tanti saluti alla vita eterna.

E già, perchè l'io virtuale non sostituirebbe mica voi, si sommerebbe a voi, aggiungendo ulteriore rovina ad un pianeta già in bilico tra dolore e disperazione.  Sarebbe tutta colpa vostra.

Insomma lasciate ogni speranza o voi che vi sdoppiate, direbbe il poeta. 

La vita eterna non è insomma a portata di tecnologia?

Possiamo immaginare di connettere (molto tempo prima della vostra dipartita) dispositivi elettronici al vostro cervello, in modo da rendere il vostro cervello Bioelettronico, e non solo biologico, e possibilmente capace di fare le divisioni senza calcolatrice.
 Una progressiva migrazione delle vostre funzioni cerebrali alla macchina renderebbe voi praticamente immortali, la “morte” sarebbe un trauma più simile ad una lobotomia (perdereste comunque una bella parte del vostro ego) ma rimarreste “vivi” se mi concedete il termine.

Esistono già tentativi di connettere il cervello umano a dispositivi elettronici, siamo ancora agli esordi, ma alcune tecnologie sono già molto interessanti, ad esempio, qui tentano di simulare il sistema nervoso, in modo da ridare la possibilità di camminare a chi ha subito lesioni.


Si tratta a tutti gli effetti di un'interfaccia uomo macchina, dove la macchina reagirà agli stimoli cerebrali, ma ci sono anche progetti più avanzati, tentativi di fondere neuroni e chip MA ancora manca la capacità di mescolare un cervello umano ad un calcolatore. Per ora. Questo ne è un esempio.


Nel momento in cui raggiungessimo una capacità tecnologica simile, assisteremmo alla nascita di una nuova religione e alla sparizione delle vecchie, troppo legate all'inviolabilità del corpo e al concetto di “anima”. Forse solo il Buddhismo sarebbe dotato della plasticità necessaria per sopravvivere allo shock .

Spingendoci ancora più avanti con questo ragionamento, ipotizzando di poter trasportare delle intelligenze biologiche su basi diverse, niente ci vieta di ipotizzare grandi network cerebrali che mescolerebbero diversi individui per crearne uno più potente.

E niente ci vieta di creare nel 2061 un supercomputer a cui chiedere la soluzione alla morte termica dell'universo.

Stavolta la risposta non sarà però “Fiat Lux”. Stavolta la risposta sarà, come è giusto :



E se non vi piace la risposta, compratevi anche voi un supercomputer quantistico e non rompetemi i coglioni.

Kurdt.