lunedì 23 settembre 2013

La generazione decontrattualizzata





Il futuro dei giovani italiani è stato spazzato via da un ondata di contratti CoCo Qualcosa, subordinati, a progetto (di staminchia) e addirittura, gli ultimi arrivati, i contratti a chiamata.

Ora, se in Italia si rispettassero le leggi, questi contratti avrebbero anche la loro utilità, verrebbero usati per lavori brevi, a progetto, permettendo a chi lo desidera, di avere una certa libertà lavorativa e un rendiconto economico maggiore rispetto ad un normale contratto determinato/indeterminato.

Da quando sono tornato dalla terra dei canguri (e degli obesi) ho iniziato a lavorare per una ditta che offre servizi di portierato e sicurezza, dopo tutti i soldi che avevo sputtanato dovevo rimettermi in careggiata. Mi propongono un contratto a chiamata, dove tralaltro, per risparmiare, decidono di non includere la clausola che dovrebbe imporre a me di rispondere alla chiamata.

Ora, questi contratti vengono stipulati, per la maggior parte delle volte, senza venire neppure letti, e utilizzati come se fossero dei normali contratti a tempo determinato, ma a tassazione ridotta. Qualche giorno fa uno dei ragazzi che lavorava con me decide di non presentarsi, perché (a detta sua) stava male, arrivo al lavoro, e mi sento dire dal responsabile:

Responsabile:  “Ah! Quello stronzo di Battista c’ha dato buca e non s’è presentato! Ma come, prima mi da la parola e poi così, decide di non presentarsi più? Ma ti sembra un comportamento morale giusto? Adesso ci toccherà fare doppi turni per coprire il suo!”

Io: “Ma vedi che la colpa è vostra, che fate dei contratti che permettono questo genere di scappatoie. Se aveste fatto un contratto decente, non avrebbe potuto farlo.”

Responsabile (con espressione stupita) :  “Eh, ma che discorso è? E dov’è il rispetto dei lavoratori che stanno assieme a te? In questo modo li lasci con il culo per terra, e non potranno avere il giorno libero!”

Io: “No. La colpa non è sua, lui sta rispettando perfettamente il contratto che ha con te, non può pensare anche al “rispetto dei lavoratori” quello è un obbligo tuo, che li hai assunti. Sei TU, che dovresti pensare a quello che consegue dalle tue azioni, non il lavoratore a doversi sobbarcare anche i tuoi problemi di manager.

Responsabile : “Puoi dire quello che vuoi, ma secondo me è immorale

Io: “Senti, puoi metterla come  preferisci, ma la moralità non centra nulla, si tratta semplicemente di un accordo fra le parti, tu hai scelto un tipo d’accordo che si applica malissimo alla situazione perché vuoi risparmiare, quello che vuoi però, è che i lavoratori si assumano il peso delle tue scelte.
Detto questo, ovviamente io il giorno libero me lo sono preso lo stesso, e di certo non mi sono messo a denigrare un ragazzo che non ha fatto nient’altro che far rispettare il contratto che aveva firmato, purtroppo tutti gli altri (imbecilli) al lavoro, hanno continuato ad accusarlo. Secondo loro il colpevole dei loro turni di 12 ore era quel ragazzo, e non quello che li aveva assunti con un contratto che non garantiva né straordinari ne ferie pagate.

Sbagliavano completamente bersaglio.

Per paura di perdere quel lavoretto, rinunciavano completamente anche alla dignità minima, e si sfogavano dando addosso a chi? Alla vittima. Come tanti topi che, messi in una vasca con un serpente, diano addosso l’uno a l’altro.

Secondo me siamo abituati troppo bene, molti di noi sono stati cresciuti in famiglie di dimensioni ridotte e con addosso il peso di speranze grandissime. Quindi il “lavoretto” non è mai il “lavoro che farò da grande” ma è sempre un qualcosa di passaggio, come un lavoretto estivo, per cui si può anche rinunciare ai diritti, tanto, mica lo farò per sempre! Con questa logica si lascia fare sempre al datore quello che preferisce, e anzi, lo si aiuta.
Un po’ come un asino che si frusta da solo.
Siamo anche stati allevati (per la maggior parte) con uno spirito terribilmente individualista, per il quale, “l’importante è che riesca io, poi se gli altri la prendono nel culo, fatti loro, al massimo gli regalo la vasellina”. Quasi tutti quelli che incontro ragionano nello stesso modo, vedono il futuro come qualcosa che sorriderà solo a loro, e al massimo alla loro famiglia, i “diritti” sono importanti solo fino a quando sono “nostri”, se vengono tolti ad una categoria a cui non apparteniamo, eccoci esultare. E così ho visto gente esultare quando Marchionne teneva in bilico il contratto dei metalmeccanici fiat, e altra che faceva festa quando venivano annunciati licenziamenti nella pubblica amministrazione, per finire con quelli che stappavano champagne quando gli esodati venivano presi a calci nel culo.

Tutte queste categorie, prese singolarmente, sono state afferrate e sgozzate. Prima è toccato agli esodati, poi ai metalmeccanici, infine agli statali. Come pecore in un ovile, non hanno battuto ciglio quando ad essere afferrata era una loro vicina, si sono preoccupati solo quando è toccato a loro.
I nostri nonni hanno combattuto per dei diritti, ed erano dei morti di fame, non avevano certo paura di morire di fame “ un po’ di più” noi invece, che nella maggior parte dei casi abbiamo il culo parato (cibo e tetto), siamo letteralmente terrorizzati dal rischio di perdere qualcosa.

In un ipotetica protesta, se la nostra controparte minacciasse di toglierci la connessione ad internet, ci arrenderemmo subito.
E questo è quanto, almeno per quanto riguarda la nostra scarsa capacità contrattuale.
L’altra questione, che rimane aperta è

Cosa stiamo perdendo?”

Stiamo perdendo il futuro, o almeno la possibilità di programmarlo. Una persona che non possiede nessun diritto, può venir costretta a fare quello che preferisce il datore di lavoro, anche se questo fosse umiliante, mangiare bisogna pur mangiare, giusto? Ma se il datore di lavoro si trova di fronte un gruppo ben organizzato di lavoratori, potrà minacciarli di licenziamento. Ma cosa succede se le altre persone che vengono chiamate non accettano di andare in culo al primo gruppo di lavoratori? Succede che l’impresario deve trattare, è costretto a trattare ma sognatevi che lo faccia di propria volontà, deve venire costretto.
Possibile che, nel periodo dei “social networkz” le uniche cose che vengano condivise siano foto di gatti e frasi d’amore fuori contesto. E probabilmente la stupidità degli utenti è anche il motivo per cui questi strumenti vengono lasciati alla libera fruizione, se incominciassimo ad essere meno attendisti e sperare meno in un cambiamento “dall’alto”,  facendo qualcosa in prima persona, potete scommetterci che la prima cosa che verrebbe silurata sarebbero proprio Fb e Twitter, alla faccia della democrazia.

Pensateci la prossima volta che vi viene chiesto di accettare un contratto a chiamata, parlatene, perché vi stanno prendendo a calci nel culo, e dopo avervi lasciato il segno dei caterpillar sulla chiappa destra, di solito, dovete anche inginocchiarvi e succhiare. Cominciate a prendere coscienze che no, dai, adesso, anche succhiare, no, è fuori discussione. Almeno questo.

Sarebbe almeno un punto di partenza.

Kurdt.






          


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