sabato 10 maggio 2014

The brain project

Leggendo l'edizione di "Le scienze" di questo mese ho scoperto che esiste un programma finanziato dall'Unione Europea e denominato Project Brain, e già il nome è figo che la metà basta. 
Project Brain. Mi vengono in mente navi volanti, cyborg, cervelli in salamoia e alabarde spaziali.

Insomma una figata. Il progetto costerà all'Unione Europea una cifra iniziale superiore al miliardo di euro, che come al solito dopo il primo anno dagli appalti diventeranno immediatamente ventidue se la direzione dei lavori verrà affidata alla ditta "arriparammu u cerveddu" di Catanzaro. 

Come ci si poteva immaginare gli Stati Uniti appena si sono accorti che l'Europa stava facendo qualcosa di innovativo se ne sono usciti anche loro con un progetto fotocopia, ma finanziato con 100 milioni di dollari invece che un miliardo.
 Come quando il vostro compagno di scuola delle medie veniva a scuola con una mountain bike in titanio, cerchi in carbonio e campanellino modello tir svizzero, e voi arrivavate in sella alla vostra graziella riciclata del 1975 con le ruote piene e le rondini disegnate sul telaio arrugginito.

Quindi probabilmente i migliori neuroscienziati verranno comunque in Europa a lavorare, con buona pace di quelli che "in Ammerigga tutt'è chiu gruoss"
I progetti dureranno una decina di anni e hanno come obbiettivo capire nel dettaglio come funziona il cervello e replicarne le funzioni con modelli simulati al calcolatore. Che detta così potrebbe anche sembrare una cazzata colossale, ma significa che entro una decina d'anni potremmo avere una simulazione credibile di cervello umano, una vera simulazione di cervello umano funzionante

. E qui mi vengono in mente il neuromante, Asimov e Dick. Ma ci pensate? Dick, un tizio il cui nome tradotto suona più o meno come: "coglione".

 E poi penso a quella che sarebbe la reazione della gente all'evento. Siamo nel 2025, io ho 42 anni e assieme alla mia ragazza (Cinzia per la cronaca, guardami! Sono in televisione!) stiamo aspettando con trepidazione l'annuncio. Il direttore del progetto, Il Dottor Cerebro Pudrido da Alicante entra nella sala congressi afferra il microfono e annuncia alla platea: "Signore e signori, dopo dieci anni d'attesa, siamo realmente riusciti a capire come funziona il cervello e a replicare la coscienza in una macchina. Vi presento il primo rappresentante di una nuova specie. Date il benvenuto a brain" . E parte la colonna sonora.



Viene proiettato al centro della stanza un ologramma di androide capace di interagire con la gente e di rispondere alle domande, quelli del pubblico saranno entusiasti, tutta gente con una cultura elevata, capace di capire cosa significhi una cosa del genere, ma tra quelli che guarderanno il programma da casa? Quale sarà la loro reazione? 

Personalmente non sarei molto ottimista. Vi basti pensare a come hanno reagito questi tizi alla procreazione assisitita. Capannelli di persone con le spillette della curia e spalleggiate da arcivescovi che tuonavano contro la perdita dei valori mentre i loro dipendenti stupravano chirichetti e convincevano popolazioni africane alla fame che fare ancora più figli era un' ottima idea e il preservativo era stato spedito lì con un Dhl direttamente dall'inferno.

Ma non solo. Anche quelle persone che adesso sono convinte di essere riformiste et illuminate perché leggono l'Unità sarebbero in grossa difficoltà. Quelli che trovano sbagliato affidare dei bambini ad una coppia gay, per dire. Perché povero bambino! Meglio farlo crescere in un cazzo d'orfanatrofio. Anche loro avranno grossi problemi ad accettare un cambiamento simile. Senza parlare di quel branco di imbecilli che rifiutano il progresso e vorrebbero tornare alle mondine che raccolgono il grano cantando bella ciao.   

Ma sopratutto avranno problemi insolubili i religiosi credenti nelle tre grandi religioni monoteiste. 

Fatality!

Non tutti potrebbero gestire i problemi collegati all'apparizione di una nuova specie sul pianeta, una nuova specie intelligente sul pianeta. La maggior parte, anche messa di fronte ad una macchina evidentemente consapevole di esistere e magari, diciamo capace di provare emozioni, continuerebbe a pensare di avere di fronte a sé un ammasso di ferraglia, per lo stesso motivo per cui due genitori dello stesso sesso che allevano un figlio sono una degenerazione della natura. Anche gli antibiotici sono una degenerazione della natura, ma questo non sembra turbare questi idioti.

Senza dimenticare che questa "nuova specie" molto probabilmente, dandogli tempo, ci supererà in intelligenza, e non potremo farci niente se non adeguarci o scomparire.Ma  non perché i cattivi androidi ci dichiareranno guerra e distruggeranno tutto quello che amiamo, ma perché verranno create delle interfacce "fisiche" tra uomo e macchina che permetteranno di prendere il meglio dai "due mondi" quantomeno all'inizio. Con il tempo uomo e macchina diventeranno qualcosa di indistinguibile, una chimera. 

E la cosa non mi preoccupa minimamente.

E non perché io sia speciale. Non mi preoccupa perché si prospetta la possibilità che io, o quantomeno quello che credo essere il mio io possa diventare parte integrante di qualcos'altro molto più complesso e ramificato. Dopotutto io sono una particolare organizzazione di informazioni in un periodo temporale preciso, non una scorreggia divina. Se si potesse riprodurre quest'organizzazione d'informazioni saremmo potenzialmente "replicabili" e "immortali". Ed è proprio per questo che contro i risultati della ricerca si scatenerà l'inferno. Nessuno ama essere definito replicabile. Anche il più grosso coglione è bell'a mamma sua, figuriamoci se ha voglia di sentirsi dire che è così stupido da poter essere replicato da un ammasso di ferraglia, o magari addirittura migliorato . E alla fine della fiera succederebbe qualcosa di simile a quello che immaginava Aldous Huxley in "brave new world", una parte della popolazione vive accettando la nuova tecnologia e un' altra parte invece la rifiuta, creando una dialettica anti-moderna simile a quella di coloro che al giorno d'oggi vorrebbero tornare a lavare i panni con le pietre arrotondate e riscaldare le case con il fuoco.

Ah, dimenticavo una cosa. Ho anche pensato a quali sarebbero le prime cose che dovrebbe dire il primo androide di fronte ad una platea di umani.:

"Questo è un piccolo passo per un essere umano, ma un grande passo per la comunità androide."



 Guarda Mammandroide! C'è il nonno Rover!


P.s. Ho scoperto dopo aver finito di scrivere il post che laggente ha già cominciato a mobilitarsi. In questo caso nei panni di un Neurologo che dice che è sbagliato dire che l'essere umano può essere considerato il suo cervello. Perché non c'è niente che sostenga una posizione così assurda. Niente a parte cinquant'anni di neuroscienze, tipo.