martedì 14 ottobre 2014

(Non) è un paese per vecchi.

Ahahahahahaha, che ridere, ahahahahahah, che ridere. Natale in Polonia 2015. Per vedere un dentista però. 



In quest'ultima settimana ho scoperto che esistono adulti che non sanno che l'inserimento di un compressore nel culo di un altro essere vivente può provocare danni permanenti e pensa un po', potenzialmente ammazzarlo spappolandogli l'intestino.

E la cosa non mi sorprende per niente. Nel posto dove sono cresciuto, l'ignoranza era la norma, la stupidità un vanto, la violenza uno status symbol. Potevano tranquillamente nascere conversazioni di questo tenore.

«Ehi, hai presente Tommaso, quello con gli occhiali?»
«Eh, sì, e quindi?»
«L'abbiamo preso per le gambe e buttato in un pozzo, l'abbiamo tirato fuori la sera, dopo sei ore» 
«Apperò, bravi eh»
«Che c'é, non ti fa ridere? A me faceva ridere un sacco» 

E per loro era, chiaramente, uno scherzetto da nulla. Non si erano neppure chiesti se la persona in questione fosse capace di nuotare, e se sarebbe riuscita a rimanere a galla per tutto quel tempo. Uno scherzo, niente di più.
Se la famiglia di Tommaso si fosse lamentata, beh, stiamo parlando di uno scherzo, no? Mica è morto nessuno. Non mi stupiscono per niente le esternazioni della famiglia del ventiquattrenne che chiama «scherzo» infilare un compressore nel culo di un altro essere umano, non mi stupiscono perché sono storia nota. Niente da segnalare agente, solo uno scherzetto fra amici.

Ma si sa, l'italiano è un professionista nel dar la colpa a qualcun altro, fateci caso, ascoltate la voce della madre e del padre di quel ceffo(tradotti dalla lingua che usano per comunicare)

ma che violenza! Non è violenza questa! Era solo nu scherz' finito male! La colpa è di chill' u strunz dell'autolavaggio che lo hanno lasciato a prendere il combressore, che lui mica lo sapeva che era pericoloso!  Se lo voleva ammazzare andava li con una pistola o con un coltello! La polizia perché non va davvero a cercare quelli che fanno violenza sui bambini? Ai pedofili eh? Perché?" 

C'è tutta l'Italia in queste affermazioni. Tutta la parte negativa.

1) Non è mica successo niente, era uno scherzo. 
2) In ogni caso non è colpa mia, è stato qualcun altro.
3)Okay, sono stato io, però non volevo mica fare quello che ho fatto, non sapevo cosa stavo facendo!
4) Okay, sapevo cosa stavo facendo, ma ci sono persone peggiori di me, perché non prendete loro eh? I pedofili cazzo! Loro dovete prendere, lasciate in pace me e il mio compressore.

Così come non mi stupisce per niente che qualche idiota abbia deciso che visto che il colpevole era in carcere, allora bisognava prendersela con la moglie, picchiandola fuori dal carcere. Vendetta tribale, perfettamente riuscita.

I veri cattivi sono sempre «altri» e fino a qualche anno fa avevo ancora la speranza che fosse tutta una questione generazionale, che insomma, il vero problema dell'Italia fosse lo scarsissimo ricambio generazionale ai vertici, il fatto che a comandare siano, da quarant'anni, sempre le stesse persone che muoiono passando il testimone a persone vecchie quanto loro. Quando nel 2008 ho visto nascere il movimento 5 Stelle devo ammettere di aver sperato in un cambiamento vero. Dopotutto le parole d'ordine mi piacevano, competenza, merito, sostenibilità e progresso.

Certo, c'erano anche delle cose che non capivo, ad esempio non riuscivo a capire perché in un movimento «dal basso» l'unico a parlare fosse sempre e solo Beppe Grillo, cassa di risonanza o no. Non mi piaceva l'avversione verso la tecnologia e gli ogm, in particolare.

Mi ricordo di quando Grillo sfasciava i computer in diretta, vent'anni fa. Magari tra vent'anni, in letto di morte, dirà che gli ogm salveranno il mondo.

In ogni caso ero ancora uno che ci credeva, perché l'Italia ce l'ha nel Dna questa cosa di partire malissimo e rendersi conto a metà strada che forse aveva sbagliato strada, quindi tornare sulla retta via e con un' accelerazione pazzesca, arrivare giusto giusto in tempo per salvarsi.


Poi sono spuntati quelli che credevano alle scie chimiche, le manifestazioni contro tutto quello che aveva meno di 200 anni di tradizione e lì ho capito che il movimento non era nient'altro che una vecchia merda ricoperta di borotalco e infiocchettata.

Perché noi abbiamo le tradizioni. Abbiamo il pomodoro Pachino, che se chiedi in giro pare che lo coltiviamo da quando ancora andavano di moda le pellicce di Yak, mentre è un ogm, al pari del Grano Creso, che abbiamo ottenuto bombardandolo di raggi X e vedendo cosa spuntava fuori. E ora lo mangiamo tutti, il 75% del grano che usiamo per la pasta ha la stessa origine.

Ma provate a discutere con qualcuno sugli Ogm, provate a spiegargli che è meno pericoloso modificare uno o due geni alla volta rispetto al modificare centinaia di migliaia di geni a casaccio (incrocio) o bombardare delle sementi con radiazioni nucleari sperando che il risultato sia infine qualcosa di utile.

Vi diranno che il Pachino e il grano Creso sono «tradizionali».  E che i prodotti Ogm suonano male, non ci piace quello che fanno. Abbiamo migliaia di biotecnologi costretti a scappare all'estero per lavorare, perché in Italia non si può far ricerca come cristo comanda, sono vietati gli Ogm. Non sono tradizionali.

Suonava male anche la tecnologia informatica fino a vent'anni fa, eri un nerd se t'interessavano certe cose. Adesso sei cool.

Tra vent'anni in Italia sarà cool coltivare verdure resistenti all'inverno artico che producono elettricità e metano. Saranno diventate finalmente tradizionali.  Nel frattempo nel resto del mondo l'intelligenza artificiale avrà modificato il modo in cui si fanno le cose. Macchine a guida automatica andranno da Berlino a Parigi, ma non potranno andare a Roma, perché mancheranno le infrastrutture, Beppe Grillo, ormai presidente della repubblica annuncerà esultante che ora tutto il parco macchine Italiano è formato da auto «Eolo» alimentate a gazzosa e pomodori Pachino geneticamente modificati.

 L'energia elettrica verrà però prodotta con lo sterco di vacca, ma Chianina. Che non si pensi che non difendiamo L'igp.

Il ministro Franceschini, rispondendo ad Eric Schmidt, dice che la nostra specialità non è l'informatica, ma la storia medievale. La cosa è anche vera, ma Franceschini la utilizza come una difesa dell'onore, gli era stato infatti detto che i nostri studenti sono digitalmente  quasi analfabeti. E cosa ti tira fuori il buon Franceschini?

«Saranno anche digitalmente analfabeti, però quando si parla di sant'Agostino sanno tutto eh!» 

Che tutti noi sappiamo quanto sia utile Sant'Agostino sul posto di lavoro. Altro che Java. E se qualcuno ha l'ardore di chiedere perché le due cose non possano andare d'accordo assieme, ti rispondono che non s'è mai visto Sant'Agostino che si smandruppa la papera su Youporn.

La tradizione. 
Quella roba che sta uccidendo il nostro paese.

Quella roba che, quando la Olivetti aveva presentato per la prima volta un computer funzionante all'esposizione mondiale del 1965, i vertici decisero che, anche se aveva venduto 44.000 pezzi (un' enormità per l'epoca) dopotutto questa cosa dei computer non avrebbe reso mica così tanto. E avevano mollato il colpo, per ritrovarsi poi ad inseguire, qualche anno più tardi. E morire, nell'abbraccio di De Benedetti, uno a cui piace molto la modernità, ma con un ritardo minimo di cinquant'anni.  Perché in fondo la tradizione è la cosa che conta veramente. Quella che porta i soldi veri.

Quando penso a un'azienda che mi piacerebbe avere in Italia penso a Ibm, nata più di cento anni fa, oggi produce know-how e sistemi informatici capaci di spostare un gradino più in là le aspettative di tutti. Invece ci ritroviamo con aziende che considerano "evoluzione" cambiare la forma ad un biscotto e cambiare la forma di un occhiale da sole.

E mentre scrivevo mi son reso conto di avere persino sbagliato il titolo.
Perché l'Italia non è un paese per vecchi.
L'Italia è un paese di vecchi.




Non c'è niente da inventare, solo tradizione. Guardate le immagini. Guardate il messaggio. 

Vecchio è bello. 
Vecchio è okay. 
Vecchio è il nuovo cool.
Vecchio, in fondo, è il nuovo. Ma tradizionale. 


Kurdt.



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