martedì 20 gennaio 2015

Il barbone bussa sempre due volte



Leggevo oggi la notizia che, a quanto pare, l'1% della popolazione possiede circa il 50% delle risorse complessive del pianeta.

Non è che sia una cosa che mi stupisce poi tanto, dopotutto siamo sempre stati una razza che ha tentato di togliere, dividere, eliminare la competizione.
Settanta milioni di persone possiedono quanto i restanti sei miliardi e novecentotrenta milioni. Una cosa che, se non vi fa salire il sangue al cervello vi qualifica immediatamente come rettili.

Ma la verità è che, anche noi, insomma, quando mai ci siamo preoccupati di sconfiggere la povertà in Africa? Quanto ci è veramente importato di quello che succedeva in Africa, se non aveva niente a che vedere con il nostro portafoglio?

Sti negri che vogliono mangiare, bah, andassero a lavorare, sti terroni. E poi arrivano con i barconi. E sono tutti incinti, anche i maschi, vengono a sgravare nei nostri porti. Maledetti.

Immagino che nel nostro piccolo questa meschinità sia la stessa che ci permette di guardare i barboni con calma. In fondo se la sono cercata, o no? Se volessero avrebbero già trovato lavoro e sarebbero una parte funzionante della nostra società, un ingranaggio ben oliato.

Invece sono barboni morti di fame. Qualcosa avranno fatto, quei pezzenti.

Non riesco a guardarli in faccia, quei pezzenti, perché quando li guardo penso che potrei esserci io, li.

L'altra sera stavo andando a mangiare un hamburger con gli amici qui a Milano, per strada faceva un freddo becco, una roba che vi faceva ghiacciare le palle sotto i pantaloni e insomma, camminavamo sotto i portici e c'era un tizio che suonava il sax.

Suonava bene e mentre lo ascoltavo pensavo che un tizio che suonava così doveva per forza aver imparato a suonare da qualche parte. Perché i barboni mica spuntano fuori così, come i fiori, che tu un giorno passi e lo vedì li, toh, un barbone, che sfortuna ehi.

Magari ha avuto una moglie, una famiglia, forse anche un cane. Magari un cane no, forse non ha avuto nemmeno una famiglia, però sicuramente uno che suonava il sax in quella maniera almeno una volta si dev'essere innamorato, perché altrimenti molte cose non si spiegano. E deve avere avuto un insegnante di musica, quel pezzente.

Ci passo accanto e lo guardo, teneva lo sguardo serio e suonava indossando dei guanti con le punte bucate. Le dita che tendevano pericolosamente al viola, lo sguardo era quello di uno che è finito li per caso, come se un giorno fosse arrivato a casa sua un commando dell'Isis, avesse fatto fuori tutta la sua famiglia e l'avesse trascinato in via Montenapoleone.

"Adesso vivi qui, capito? E se non ti piace, prova pure a cercare lavoro.Pezzente"

E allora, se nessuna di quelle persone si preoccupa del povero pezzente che siede al lato della strada, perché il ricco figlio di puttana dovrebbe preoccuparsi di voi che comunque, in un modo o nell'altro, una casa ce l'avete? Quando sento gli indignados che si lamentano dei super-ricchi mi viene sempre da pensare a come si comportano quando vedono un barbone. Un sacco di gente pensa che:

Noi non dobbiamo fare niente, lo stato dovrebbe fare qualcosa.  (ma a noi, che una casa ce l'abbiamo, non ci frega un cazzo del povero pezzente)

Lo stato dovrebbe fare qualcosa, capito? Nel frattempo però, il tizio sta ancora li. E oggi la minima e sotto zero.

Kurdt.




Nessun commento: