martedì 28 aprile 2015

Per un pugno di autobus in più




L'anno scorso ho capito che stupidità è non chiamare un autobus in più, per risparmiare. 

Ogni tanto mi capita d'incontrare della gente che spreca un sacco di tempo per spiegare a qualcun altro concetti estremamente semplici, gente che tenta di frantumare la conoscenza in particelle abbastanza piccole da essere tragugiate dall'interlocutore del momento. Ecco, generalmente quando vedo una scena del genere sono quasi sicuro di aver trovato una persona intelligente. O una grossa testa di cazzo.

Perché ci sono anche quelli che tentano di spiegarti in ogni modo che il mondo è piatto, ma tu non riesci a capirlo perché secondo loro, sei stupido.

Purtroppo, organizzato com'è adesso il mondo, la vita per le persone particolarmente intelligenti è, diciamolo, una bella merda.

Intanto vengono trattate come delle comuni teste di cazzo, perché se quello che dici viene capito solo da una persona su cento, ehi, diventa necessario ridurre la platea di persone con cui ti rapporti, oppure devi iniziare a spiegarti come se trattassi con dei bambini. E se lo fai vieni considerato un classista, uno che se la tira, uno che si crede meglio degli altri.

E allora l'unica soluzione è quella di far finta di essere stupidi con la maggioranza delle persone che incrociamo durante la giornata, si, proprio così. Da stupidi si vive meglio. Da stupidi si evitano buona parte dei problemi.

Intanto, al lavoro, se credono tu sia stupido non cercheranno di appiopparti anche il loro lavoro, ti rideranno dietro, magari. Lasciali fare, possono sentirsi superiori quanto vogliono, l'importante è che non rompano i coglioni.

Anche perché, se non si sentono migliori, se hanno anche solo il dubbio che il tuo QI sia più alto del loro di cinquanta punti, bene, preparatevi a subire tutte le angherie del caso (se sono i vostri capi) oppure le peggiori storie dell'orrore sulla vostra vita privata (se sono colleghi).

La vostra intelligenza tenetevela per una ristretta cerchia di persone capace di comprenderla, generalmente altra gente intelligente che, ohibò! avrà i vostri stessi problemi.

Perché il problema della nazione dove viviamo non è certo la carenza di materia intellettuale finissima. Abbiamo uno storico di scienziati fantastici, eroi nazionali, intellettuali affilati da fare invidia a qualunque società organizzata.

Peccato che abbiamo anche una struttura sociale fatta in modo tale che le persone più capaci sono anche le uniche che lavorano per davvero. E voi penserete che sono anche quelle che guadagnano più delle altre, no? Dopotutto si sciroppano tutto il lavoro difficile, senza di loro la baracca crollerebbe, no?

SBAGLIATO.

In Italia la gente lavora più degli altri per amor di conoscenza, provate a chiedere ai ricercatori universitari. Qui da noi un musicista, anche internazionale, dovrebbe lavorare gratis, sai com'è, la visibilità.

Ma sopratutto, in Italia, si preoccupano di lavorare bene solo quelli che capiscono che lavorare di merda avrà delle conseguenze,e quelle conseguenze saranno dannose anche per loro.

La scena ricorda un po' un gruppetto di persone appollaiate su un ramo, la maggioranza cerca di tagliarlo «possiamo farci un sacco di legna per l'inverno». Una piccola minoranza invece cerca di impedirlo, magari cercando di rafforzare l'albero, non sia mai che il ramo si secchi e si finisca tutti venti metri più in basso a schiantarsi.

E non importa che ci siano esempi storici di persone che tagliando il ramo si sono ammazzate, sarete sempre voi i portarogne, se per caso la faccenda si rivelasse un casino colossale.

Essere intelligenti, ora come ora, in questo paese, è una colpa da nascondere.

Vi porterò un esempio pratico. L'anno scorso, lavorando per un «famoso gruppo turistico» in Inghilterra, avevo bisogno di 4 autobus che facessero la tratta «posto in culo al mondo» -- Aeroporti di Londra.

Servivano esattamente quattro autobus da 50 posti, le persone erano 161, rimaneva ancora un po' di posto. Dai piani alti arrivò la notizia che sarebbero bastati tre autobus, «ci si stringe un po' e andrà tutto a meraviglia». Ovviamente arrivano gli autobus e gli autisti, ligi alle regole, si rifiutano di fare un po' di spazio in più per nessuna ragione. Bisogna discutere per un ora circa.

«Oh oh oh» molto divertente. Morale? I ragazzi arrivano in ritardo per il volo, che parte, ma con un ritardo di 1 ora e mezzo.
Tutti gli incroci tra i voli vanno a puttane e bisogna comprare una quarantina di nuovi biglietti.

Non conveniva prendere un autobus in più, teste di cazzo? 

Kurdt.