sabato 3 settembre 2016

Una serie di sfortunati eventi



Una legge della vita afferma che qualunque cosa tu faccia, alla fine perderai. E con fine intendo proprio fine, game over, kaputt, muort'.

Voglio dire, posso diventare presidente degli Stati Uniti, conquistare la Mongolia e i dintorni come Gengis Khan, scrivere la divina commedia, ma c'é poco da fare, finirò divorato dai vermi, se va male. Se va bene invece bruciato e gettato in mare da uno dei miei centotrenta nipoti.

Bukowski la morte se la portava nel taschino, le diceva: «ciao bella, come va? Quand'é che vieni a prendermi? Sono pronto» ma mica perché voleva crepare, era un modo per tenersela buona, quella stronza. E non è che i greci avessero inventato la tragedia per divertirsi. Avevano osservato accuratamente gli eventi che li circondavano e capito che di solito andava male. E lo raccontavano sul palco, esorcizzandolo. Avevano copiato dalla realtà.
La nostra generazione dovrebbe ricordarselo bene, dopotutto le bambine della mia generazione guardavano Candy Candy, dove la protagonista è una portasfiga tale che quando la incrocia pure il nonno si tocca i coglioni. E per i maschi c'erano Kenshiro e Rocky Joe, al primo crepavano tutti gli amici in maniera orrenda (di solito spappolati o esplosi) il secondo crepa giovanissimo e dopo aver fatto una vita da pezzente.
E questo senza nemmeno toccare le favole classiche, che i fratelli Grimm se fossero nati oggi, sarebbero considerati peggio di Tarantino.

Se ricordi che l'esito di tutte le tue azioni è comunque lo stesso, ti toglie parecchia pressione. Al massimo, la cosa peggiore che possa capitarti è morire. Morire male magari, ma niente può essere peggio di quello. Tenendo conto che poi manco sappiamo come sia, visto che nessuno è tornato a raccontarlo...

Se te lo ricordi spesso ti migliora la giornata.

Immaginate di aver passato una giornata terribile, avete pestato tutte le merde di cane che avete incontrato andando verso il lavoro, poi siete scivolati sull'ultima e siete finiti col grugno contro un muro, spaccandovi i denti. Verso l'ospedale, sanguinando copiosamente dalle gengive, avete incontrato la vostra ragazza che si faceva scopare contro un muro da un muratore slavo.

La vostra ragazza vi aveva informato giusto ieri di essere incinta. Come lo volevi chiamare il bambino? Dalla regia suggeriscono: "Granfigliodiputtana".

Insomma una vera giornata di merda. Certo, l'istinto sarà quello di dare una craniata allo slavo e schiaffeggiare la vostra (ormai ex) ragazza usando un cartello stradale.Eppure tra un anno tutto questo non avrà lo stesso significato. In più adesso il bambino se lo dovrà puppare lo slavo, 1-1 per voi al novantaduesimo minuto.

Successi e sconfitte si sono susseguiti nella mia vita come in quella di tutti, ho festeggiato i successi e maledetto le sconfitte, ma in realtà molte delle cose che ho guadagnato non è che siano state proprio merito mio, diciamo che spesso sono stato fortunato a capitare nel posto giusto al momento giusto. A volte sono sopravvissuto solo perché ero nel punto giusto al momento giusto. A volte perché non lo ero. Una volta, per dire, ho deciso di infilarmi in un tunnel giusto il giorno prima che lo bombardassero, ero convinto di essere un furbacchione. Fossi entrato il giorno, beh, ammassi di carne sanguinolenta difficilmente scrivono post.

Ed è proprio così che vanno le cose. Ci sorprendiamo quando ci vanno male, dopo che magari abbiamo dato il massimo, speso ogni stilla di energia. Fatto tutto il possibile per arrivare nel posto giusto al momento giusto. 

Eppure i nostri sforzi non vengono premiati dai risultati. Poveri cocchi.

Divertente come ci ricordiamo solo le ingiustizie della vita che ci hanno sfavorito. Non mi sono mai lamentato di essere nato in una famiglia "ricca" e con una madre illuminata che ha deciso di insegnarmi a leggere e scrivere subito, mettendo le basi per quello che sono ora (E regalandomi un vantaggio colossale). Eppure ricordo spesso di avere un padre stronzo.

E tutte le cazzo di volte che ho rischiato di lasciarci le penne? Anche quelle sono ingiustizie. Tanta gente, in condizioni molto simili a quelle in cui mi trovavo io, spesso senza nemmeno averlo scelto, ci ha lasciato le penne. Io no.

Non è un'ingiustizia anche questa?

Sono sicuro che la ragazzina che si trovava sull'aereoAsiana Airlines Flight 214 al posto 13A avrà pensato di essere veramente sfigato a salvarsi nell'atterraggio di fortuna e finire investita da un mezzo dei soccorsi. Morta ammazzata dai soccorsi, fossero tutti così potremmo fare a meno degli ospedali.

"No, no! Non chiamare l'ambulanza o mi butto dalla finestra!"

La quantità di sfiga che può colpire una singola persona può essere letteralmente infinita, il problema è che non passiamo il tempo a pensare a quello che non ci è capitato, quello lo diamo per assodato. Non sono nato in Africa? Bon, fottiamocene degli africani morti di fame. Sono ricco? Fottiamocene degli Europei morti di fame. Ho una malattia rara? Doniamo alle associazioni sulle malattie rare.

Costruiamo la nostra personalità come se tutto quello che abbiamo ottenuto fosse merito nostro e tutto quello che abbiamo perso fosse merito degli altri. La verità è che la nostra influenza sulla nostra vita è molto meno importante di quello che ci piace pensare.
Non possiamo nemmeno decidere quando ammalarci. Al massimo come curarci. Ma se foste nati nel 1300, beh buona fortuna con le infezioni.

Motivo per cui, quando pensate di avere un problema serio, ricordatevi che prima o poi sarete allegramente diventati concime per piante in qualche cimitero.

L'importante, brutti stronzi, è fare qualcosa di sensato nel periodo di tempo che ci separa da qui al Compost.



Kurdt