mercoledì 30 novembre 2011

Gli occhi del gatto

Illustrazione di Francesco Deidda.


Avevo undici anni e stavo uscendo dal portone di casa, ppena fuori dal vialetto di terra stava la nuova piazzetta.

Sorgeva dove c'era stato il vecchio cimitero del paese, le ossa erano state lasciate la sotto, nessuno le aveva reclamate, prima che iniziassero i lavori arrivò una ruspa per spianare il terreno, la ruspa trasportò tutta la terra, ossa comprese, nel nostro giardino, scardinando il portone principale.

Così capitava spesso che tra un albero di limoni e uno di pesche spuntasse un giorno una tibia, un giorno un femore. "La terra è maledetta" dicevo alle mie sorelle ancora troppo piccole per capire cosa significasse quella parola, e ogni tanto portavamo a mò di trofei qualcuna di quelle ossa polverose e la mettevamo sul comodino, aspettando che ci colpisse la maledizione. Non succedeva mai niente.

I limoni invece crescevano rigogliosi grazie ai sali minerali e i fosfati rilasciati dalle ossa.

Avevo dieci anni una mattina di primavera e stavo giocando con mia sorella Anna fuori dal portone scardinato, quando vediamo avvicinarci alla piazzetta tre ragazzi più grandi , uno di loro portava un pezzo di pelliccia arrotolato attorno al braccio.

Mia sorella scappa verso casa, io scavalco il portone e rimango a guardare un po' distante.

Loro lasciano cadere il pezzo di pelliccia per terra appoggiato al muro della vecchia casa coloniale e formano un semicerchio attorno. Iuri, il figlio del panettiere gli da un calcio e la pelliccia prende vita, si arruffa e soffia. Un gatto.

Un piccolo gatto tigrato cenere e nero, piccolo come una scarpa.

"Finalmente ti sei svegliato gatto di merda" dice Mauro, il figlio del Fabbro, soprannominato "ratto" per la faccia appuntita e il corpo ingobbito.
"Dagliene un altro, così capisce meglio" dice Iuri.
Il terzo non mi ricordo come si chiama, si preoccupa solo di non fare scappare il gatto, chiudendogli ogni via di fuga. Ma quello non ci pensa neanche a scappare, terrorizzato.

Fulvio mi guarda di sguincio per un istante, poi torna al gatto, più piccolo di qualche anno e magrolino, niente di preoccupante.

Bam.

Un altro calcio prende il gatto dritto sui denti, il musetto bianco s'imporpora. Il gatto si gonfia,una palla di pelo gonfiata come un palloncino.

Bam 

Un altro calcio.

Un calcio, un altro un altro e un altro ancora, il gatto passa da un piede all'altro assaggiando tutte e sei le scarpe.

"Smettetela" dico a mezza voce voglio salvare il gatto, ma anche me stesso. Nessuno risponde.

"Smettetela pezzi di merda" Dico. Stavolta quasi urlando, la voce bassa e rotta.

Si girano tutti e tre, stupiti che un ragazzino rachitico osi mettersi in mezzo con il loro passatempo.

"Il figlio della segretara sei! e vieni ad aiutarlo se sei capace" mi dice Iuri, lanciandomi una pietra che si polverizza sul metallo nero alle mie spalle.

"Ohhh! attenti al gatto, non lasciarlo scappare! puttana eva, ". Il gatto s'era intrufolato tra le gambe del terzo pezzo di merda non-mi-ricordo il -nome e stava scappando ondeggiando come una barca nella marea, aveva sicuramente qualcosa di rotto, dentro di me faccio il tifo per lui.

Iuri mi si piazza davanti, gli arrivo al collo, alza il pugno e me lo lascia cadere dritto in testa, come si picchia un cane stupido.

"Hai fatto scappare il gatto, coglione" sputava mentre parlava, non sento nulla vedevo solo la sua bocca contorcersi e sputare proiettili di saliva. A causa del cazzotto, mi ronzano le orecchie,  mi prende per un braccio e mi sbatte a terra.

Bam

Un calcio sullo stomaco mi fa piegare come se mi avessero attaccato una molla tra la testa e i piedi, rotolo un po' sul cemento e mi fermo pancia all'aria.

Bam 

Un calcio sulle costole. Gemo un po' per finta, per fare contento il sadico bastardo che non capisce la mia finta e mi lascia in pace. Nel frattempo il suo compare ha ripreso il gatto e lo porta tutto esultante verso di noi.

Lo tiene a distanza per la collottola, il gatto soffia, incazzato per essere stato ripreso proprio sulla linea. "Ci aveva sperato, povero bastardo" penso.

Lo rimettono in mezzo, ma stavolta il gatto rimane li, non reagisce, bam,bam,bam,bam, oramai il gatto s'è arreso, è un pugile suonato,  "potreste ammazzarlo e non gli fregherebbe un cazzo, merde, ha vinto lui"rantolo.

Mauro che fino ad ora era stato zitto tira fuori dalla tasca una miccetta gialla, di quelle chiamate raudi, la soppesa sulla mano e poi sorride; un sorriso da maniaco sessuale, da pedofilo, gli fiorisce in quella sua schifosa faccia da ratto.

"Proviamo con questo. Tenetelo fermo voi due, vedete come si corre adesso questo stronzo"

Iuri e l'altro stronzo tengono il gatto ben appiattito al suolo, lui non oppone molta resistenza, è esausto, una zampa rotta, qualche dente scheggiato e il muso frantumato.Solo gli occhi si muovono, guizzando a destra e a sinistra come pesci, occhi giallastri come monete d'oro, occhi terrorizzati che guardavano  i suoi carnefici .

"Infilaglielo nel culo"

"Si dai, vediamo cosa succede"

"Cosacazzo credete succeda stronzi, mettetelo nel culo a vostra madre quel raudo"  stavolta Mauro mi ha sentito e torna per la seconda spazzolata. BamBamBam. Ero a terra, rimango a terra, ma non parlo più, guardo e basta.

La coda del gatto si agita come una frusta, poi Iuri l'afferra e anche quella piccola rivolta è sedata, Mauro s'inginocchia di fronte al gatto, "tieni la coda su" dice, e poi infila il Raudo nel buco del culo del gatto fino a che spunta solo per metà. La cappella marrone del raudo bene in vista.


Il gatto tenta di cagare via il petardo,  Mauro lo infila di nuovo ancora più a fondo, "Meowww" il verso è basso e costante. La pallottola di pelo appiattita al suolo come un tappeto, tre grossi pezzi di merda sopra di lui, un petardo nel culo.

"Accendilo dai" 

E il senzanome lo accende, poi scatta in piedi per primo e scappa, seguito dagli altri, uno zampillo incandescente esce dal culo del gatto che si alza barcollante, si guarda dietro con gli occhi spalancati a studiare i suoi aguzzini, e tenta per la seconda volta la fuga,saltellando a passo di danza.

Plim plim plim crock. Plim Plim Plim Crock (ripetere).

Un due tre, zampa rotta, un due tre, zampa rotta, un due tre, zampa rotta.

Quando il gatto è quasi fuori dalla piazza il fuoco diventa fumo, "cagalo, stupido bastardo" spero.

Il raudo esplode, il gatto viene sparato in avanti come un razzo con uno sbuffo di fumo azzurro, le gambe strappate come petali d'un fiore con un abisso rosso al centro, le budella sparse , nessun rumore, le faccie di merda, una pioggerellina di sangue cade tut'attorno.
mi metto a sedere. Il mezzo gatto non si muove più.

"Se dici qualcosa a qualcuno ti spacchiamo il culo anche a te, domani a scuola" dice nonsocomesichiama.

"Vaffanculo stronzidimmerda" dico, poi mi alzo e me ne vado verso casa barcollando.
Se ne vanno anche loro.
Il gatto li, sul cemento.


venerdì 18 novembre 2011

Gamberi Arrosto

                                                             PREMESSA

Già in passato ho scritto qualcosa riguardo cosa credo che sia la letteratura e come credo sia giusto scrivere. Riassumendo dicevo che per scrivere è necessario partire dalla realtà che si conosce per essere credibile.

Poi guarda un po' cosa mi trovo a leggere in un commento ad un post di Gamberetta su gamberi fantasy?

Gamberetta :"La narrativa non ha bisogno d’imitare la Realtà, può farlo, ma questo non è un merito, è un altro pasticciare da bambini stupidotti, è ancora un rifiuto del gioco per disegnare invece faccine carine. La narrativa deve ampliare la Realtà, generare nuove Realtà, allargare i confini dell’immaginazione della nostra specie.
Nessuno mi vieta di scrivere un saggio sul problema del razzismo nell’Europa del XXI secolo, e ne può venire un ottimo saggio, ma non sarà buona narrativa. La narrativa che si ferma a rielaborare la Realtà, senza andare oltre, senza aggiungere altro, è solo una perdita di tempo.
Ci sono autori che si compiacciono d’immergere le loro opere in un bagno di Angosciosi Problemi del Nostro Tempo; costoro credono che così facendo le loro opere di narrativa acquistino significato, invece succede l’opposto, ne vengono svilite. Questi autori rientrano anche loro nel calderone dei buffoni
"

Rimango sempre stupito di fronte alla stupidità, ma stavolta lo sono di più, perchè la qui presente gamberetta si propone come l'ultimo baluardo della letteratura fantasy, pronta a difenderla dai cattivoni pelosi che la vogliono insozzare e riempire di luoghi comuni tipo vampiri, zombie, maghi e questa robaccia mainstream.


La narrativa che si ferma a rielaborare la Realtà, senza andare oltre, senza aggiungere altro, è solo una perdita di tempo.


Ricordo che la stessa persona scrisse che Dostoevskij è una merda, cosa pienamente accettabile se si trattasse di un opinione.
Peccato che questa tipa consideri 3/4 della narrativa moderna da buttare solo perchè "non va oltre" rielaborare la realtà.

E peccato che non puoi descrivere un cazzo di niente senza partire da quella cosa stupida e noiosa che si chiama "realtà",.
Senza la realtà non esisterebbe nessun tipo di letteratura, perchè qualsiasi tipo di letteratura non è nient'altro che una rielaborazione della realtà, in maniera più o meno evidente.

Anche il fantasy parte da esperienze fatte nella realtà, le cose che succedono ai personaggi sono prese di peso dalla realtà ordinaria, anche se stai parlando di cazzabubboli fluorescenti, se vuoi una storia interessante devi metterci elementi classici come i personaggi di Propp. Potete anche provare a creare un universo dove i cazzabubboli interagiscono tra di loro senza inserire nessuna emozione umana, nessuno scontro umano, niente che il lettore possa ricollegare a se stesso, vediamo che merda immonda ne può venire fuori.

Aggiungo solo che la Gamberetta ha deciso che la regola aurea dello "show don't tell" dev'essere sempre rispettata, e quindi si propone di togliere quasi tutte le descrizioni dai suoi scritti, cosa rispettabilissima e giusta, se solo ci riuscisse.

Ma non mi addentrerò troppo nello spiegare il Gamberetta-pensiero, se lo volete conoscere per bene, andate a leggervi il suo blog, vi basti sapere che passa buona parte del tempo a giudicare quello che scrivono altri.

E io odio i critici.

"Ma chissà che robe fighe che scrive lei!" penso.

, tutto contento di aver finalmente trovato qualcosa da leggere vado a cercare la sua ultima opera, che s'intitola "Fatine d'assalto" e ve la presento come ve la presenterebbe lei :

Assault Fairies potrebbe rientrare nel sottogenere dello steampunk del vaporteppa, e non mi offenderò se qualcuno lo catalogherà così, tuttavia penso che sia limitativo. Assault Fairies è abbastanza originale da meritarsi il proprio sottogenere. Assault Fairies è il primo (e che io sappia l’unico) romanzo esponente del military aetheric fairypunk!
Sì, ho appena fondato un nuovo sottogenere della narrativa fantastica, bando alla modestia!


Capito stronzi?  ha inventato un nuovo genere, lo steampunk militare eterico! Eh, ma così siamo bravi tutti. Io per esempio sono il fondatore del "Zombie freak rabbit slashers"  Che poi sono solo zombie vestiti male che squartano coniglietti .


Ma quali sono i punti salienti delle fatine d'assalto ?


 Fairy. La presenza di fatine è fondamentale. Non può esistere MAFp senza fatine! Inoltre le fatine devono essere protagoniste o comunque devono essere elemento centrale della narrazione. Infine devono essere vere fatine, non le versioni edulcorate della Disney o dei libri per bambini.


Capito merde? VERE FATINE! quelle che incontrate quando andate al supermarket, immagino. Tenete a mente questa cosa, che sarà importante, quando dissezionerò il romanzo.


 Military. Combattimenti ed eventi bellici devono essere presenti e ed essere significativi per la trama. In rispetto dell’intima natura delle fatine, che le spinge alla carriera militare.


Com'è noto, le VERE fatine vanno in giro con la lupara.


Aetheric. Il riferimento all’etere è simbolico: indica la necessità per chi vuole scrivere MAFp di inserire elementi scientifici/tecnologici. Il MAFp non è puro fantasy, è science-fantasy.


Etere, quello che si sniffa.
punk. L’ho messo solo perché se no il nome suonava male! L’elemento “punk” può esserci come può non esserci, non è importante.
Non è importante. Creo un genere e ci aggiungo parole a cazzo solo perchè mi piace il nome, però se si chiamava Fairy cocksucking punk" era uguale. Cosa vuol dire? non lo so, però suona da dio.

Se mescoli merda, avrai solo merda di diversa qualità.

Ma gamberetta è anche contro il "Mainstream" quindi gli stanno sul cazzo tutte quelle figure fantasy banali, come vampiri, zombies, elfi, etcetc sentite che dice :

Il futuro del fantasy in Italia lo vedo grigio: secondo me il boom si esaurirà, per certi versi credo siamo già nella china discendente, e non rimarrà nulla o quasi. Un po’ come la fantascienza italiana che in pratica non esiste. E invito chi non la pensa così a leggersi i vincitori del Premio Urania negli ultimi anni: non è neanche un problema di “fantascienza”, quella roba in fondo non è narrativa, è solo carta straccia.(MERDA! è MERDA!quanto mi piace quando fa così, ci sarebbe da sculacciarla)
Il futuro del fantasy in generale invece non ho idea di quale sarà. Probabilmente ancora elfi in salsa yaoi, vampiri, licantropi, angeli e paranormal romance fino alla morte termica dell’Universo.(Le fatine però vanno bene  sopratutto le fatine cattive  GROAR! mica sono mainstream come gli zombie).

E ora basta con le cazzate, volevo giusto educarvi un minimo sul gamberetta-pensiero, ma senza spingervi al suicidio di massa. 

                        Fine della premessa.



                           Passiamo alla recensione del romanzo delle fatine.


Io prima di Gamberetta, felice, come sempre.




Il romanzo, ambientato in un ipotetica inghilterra steampunk del diciottesimo secolo, si apre con una fatina alta quanto una scarpa che accoglie in malo modo un giornalista, cacciandolo fuori dalla stanza, perchè deve cambiarsi. 
Uscito il giornalista la fatina decide di andare a prendersi una birra, e iniziano i problemi, leggete con me :


 "Volo al frigorifero. La maniglia è fasciata di gomma screpolata dall’uso. Una 
bella scorza ruvida sulla quale  strusciare la schiena fino a farmi passare il 
solletico.
Ah, molto meglio!
Mi volto con una piroetta. Afferro la maniglia con entrambe le manine e 
puntello i piedini contro il telaio del frigo. Tiro la maniglia e spingo con le 
gambe. Lo sportello si spalanca con uno schiocco. Aprire il frigo è 
un’impresa ogni volta.  Una penserebbe che con tutte le fatine,  i folletti,  le 
ondine,  gli omuncoli e i kappa che abitano a Londra ci sia mercato per 
mobilio a misura di Piccolo Popolo. Invece no. Dannato capitalismo"


Intanto l'uso del termine "manine" da parte di una fata è assurdo, per lei quelle sono MANI, non manine, a meno che il punto di vista non sia quello di una ragazzina viziata.


"Una penserebbe che con tutte le fatine,  i folletti,  le 
ondine,  gli omuncoli e i kappa che abitano a Londra ci sia mercato per 
mobilio a misura di Piccolo Popolo. Invece no. Dannato capitalismo"

Fatine,folletti,ondine, omuncoli e kappa (!) vivono e lavorano a Londra, quanto è credibile secondo voi che non esista, in un sistema capitalista un azienda che produca cessi per elfi e nani del cazzo (se quelli hanno i soldi?) Nessuno, ma comunque l'autrice se ne fotte e non approfondisce sta cosa del capitalismo, semplicemente dobbiamo tenercela così, per quanto irrealistica.


Non ci sarà nessuna descrizione esplicativa, nessuna descrizione di cosa cazzo sia un "Kappa" (oh, io lo so, a me piacciono le leggende giapponesi, ma se scrivi in italiano devi pensare al tuo pubblico). 
Senza aggiungere quanto poco sono mainstream ondine, fatine e folletti. 
Ma continuiamo. Poi la fatina prende la birra, che immagino debba pesare parecchio, perchè lei dice : 


Volare abbracciata alla lattina di birra mi mozza il fiato.


Deduco che la fatina è alta più o meno come una lattina di birra, visto che vola abbracciata con essa, quindi rapportando la birra ad un umano, e come se voi aveste una tinozza di birra da cinquanta litri, ricordatevi, una tinozza di birra da 50 litri.


La fatina smette di bere e va a farsi la doccia preparandosi per l'intervista: 



Mi stacco dalla cannuccia e volo a zigzag fino al bagno. Entro nella 
doccia, giro la manopola dell’acqua fredda e mi accuccio sulle piastrelle, 
sotto il getto(sotto il getto, non si accuccia sulla finestra ad esempio, d'altro canto vuole farsi la doccia, ma allora cosa cazzo lo scrive a fare "sotto il getto?".

 L’acqua martella le spalle (Che acqua pesante a londra nel 1800, consiglio di non berla)

Poi la fatina fa sta cazzo d'intervista e caccia definitivamente il giornalista, ma il giorno dopo dice : 
Domani mi licenziano.
Ho bisogno di una birra.


Anche supponendo che bevano molto, ste fatine, immaginate quanto potreste desiderare un "altra birra" dopo averne bevuto cinquanta litri il giorno prima, e da come sono descritte queste fatine, hanno una fisiologia e delle reazioni all'alcool identiche a quelle degli esseri umani infatti :


"La birra  gelata mi invade la gola. Al terzo sorso mi gira la testa e 
sprofondo nella bambagia. Un altro sorso. Le pareti della stanza si incurvano, 
arazzi di piume ricoprono i muri. Sul soffitto, i battenti del cancello dorato si 
socchiudono. Ancora poco e l’alcool mi condurrà nel Regno della Gioia."


Al terzo sorso gli gira la testa, un sorso di fatina dev'essere proprio piccolo. Immagino dopo tutta la lattina.
E non oso immaginare che doposbornia . Miracolo fosse ancora viva. 

E questo è solo il primo straordinario capitolo di questa meravigliosa storia, ed è appena esemplificativo della coerenza interna al romanzo, ora passiamo invece alla ...

                                                      STRUTTURA
Con "struttura" intendo la capacità dell'autore d'intrecciare i vari fili del romanzo in modo da ottenere un amalgama organica e piacevole da leggere senza intoppi.
Magari.

Più d'una volta leggendo mi sono trovato completamente disorientato, tanto da dover rileggere un intero capitolo per capire dove s ctesse cercando di arrivare, principalmente perchè l'autrice, fedele al suo dogma "show, don't tell" evita qualsiasi descrizione, tanto che fino a metà del libro non so come cazzo si chiami la protagonista.

Ci sono intere scene sparate a casaccio. Ad esempio, a pagina 41 viene rapito uno Gnomo, il gruppo di fatine vuole interrogarlo, quello giustamente le manda a cagare e offre la sua verga da suggere. Vediamo che succede :


«Fatina verde, credo che il soggetto si rifiuti di collaborare. Propongo 
un’esplorazione diretta.»
Anemone posa il blocchetto per gli appunti e offre la manina ad  Azalea. 
Le dita si intrecciano.  Azalea porge a me la manina. Volo a stringergliela. 
Anemone sfiora la tempia di Ginpur con il palmo della manina libera.
«Che cazzo state facendo?» Lo gnomo si dibatte,  struscia i gomiti sul 
fondo del furgoncino, cerca di tenersi lontano dal tocco di Anemone.
I granelli di polvere fatata brillano nello spazio angusto. Splendono di 
bagliori  blu, si gonfiano e scoppiano come bolle di sapone. L’acqua 
sommerge il mondo (Sommerge il mondo?). Sprofondiamo. Lo gnomo spalanca la bocca e una scia di bollicine gli sfugge dalla gola.
Anemone preme la manina. La pelle verde si squama. Zucchero filato 
serpeggia da sotto la cute e si avvolge intorno al braccino della fatina. La 
matassa dolce si ingrossa, ingloba Anemone, si avviluppa alle gambe di 
Azalea, risale fino a lambire la mia manina.
L’universo implode in un batuffolo di zucchero filato (Dal mondo allagato passiamo all'universo dolcificato, stanno impastando, non recitando un incantesimo).


Chissà cosa cazzo è l'esplorazione diretta. Non lo capirò fino alla pagina 46.
Ecco, vedete voi se posso leggere una roba del genere, queste dovrebbero essere fate assassine. E cosa cazzo vuol dire l'universo implode in un batuffolo di zucchero filato?

Ma il seguito è peggiore. 


«Non è che avete una sigaretta?» Il coniglietto si alza sulle zampette 
posteriori e mima il gesto di accendere una cicca. «No, eh?»
«Guardiano, portaci da lui» dice Anemone.
Le zampette del coniglietto ricadono sul pavimento di marmo che copre il 
ponte. L’animaletto scatta in avanti. Si blocca e annusa una piastrella nera, 
gratta via i funghetti cresciuti negli interstizi tra la piastrella e la successiva. 
Gira il musino coperto di pelo bianco, le lunghe orecchie pendono flaccide. 
«Non ho chiesto tabacco da masticare. Solo una sigaretta, una sigaretta e 
basta.» Riparte di corsa, si ferma di nuovo. «Perché capisco quando i conigli 
chiedono soldi per il tabacco da masticare. Quello è sbagliato, me ne rendo 
conto. Ma io volevo solo una sigaretta, non tabacco da masticare.»
Seguiamo il coniglietto

Perchè dovrebbe essere sbagliato per un coniglietto chiedere una sigaretta e non tabacco da masticare? boh non lo saprete mai, è solo una delle tante puttanate messe li per fare scena, per fare "strano". Nel frattempo però dovete affrontare un problema più grande, non sapete dove cazzo siete capitati. Avete varie possibilità.

1) L'universo è imploso in un batuffolo di zucchero filato e voi ci siete dentro
2) Siete nel cervello di gamberetta che stenta a dare un ordine logico alla storia
3)Siete nel culo dello gnomo. (che è l'opzione più probabile, "esplorazione diretta" la chiamano oggigiorno)


"Seguiamo il coniglietto.
Il ponte supera il vuoto (ah! c'era un ponte? dove?), si fonde con una piattaforma circolare, sorretta da una colonna di pietra che sparisce nella nebbia sotto di noi.(Un ponte che si fonde con una piattaforma circolare, ma da dove partiva il ponte?) Un giardino 
occupa il centro della  piattaforma. Funghetti  – gambo esile, cappello 
maculato di rosso  – crescono rigogliosi. Numerosi coniglietti  guardiani (Guardiani di che cosa?)
saltellano tra i funghi. Altri giocano a carte e chiacchierano a bassa voce.
«Siamo arrivati» dice il coniglietto bianco. Zampetta da un  suo collega 
con il pelo cinerino. Il coniglietto grigio gli offre una sigaretta.
Un uomo di pan di zenzero viene verso di noi. Strascica i piedi, ondeggia 
la testa tonda. Si stacca dal petto un bottone gommoso verde pistacchio e lo 
lecca. Quando lo ingoia, un altro bottone ricresce a occupare lo spazio 
lasciato libero.
«Sei tu, Ginpur?» chiedo.
Il coniglietto bianco soffia un cerchio di fumo. «Ti sembra uno gnomo?»
L’uomo di pan di zenzero si morde una mano senza dita.
«In effetti no.» (La fatina è ritardata, come potete vedere, persino un coniglio è più sveglio di lei)
«Prima che lui appaia, dovete superare una prova» dice il coniglietto. 
«Una prova di empatia. Vi farò una domanda, se saprete dare la giusta 
risposta, incontrerete chi volete incontrare. E io mi scorderò della vostra 
maleducazione. Perché ho chiesto solo una sigaretta,  non tabacco da 
masticare.»
Sbuffo. «Sentiamo questa domanda.»
Il coniglietto disegna nell’aria con la sigaretta. La cenere traccia il profilo 
ondulato di valli e colline.  Sbocciano alberi e casette. Un castello sorge 
all’orizzonte. «Immaginate un mondo fatato. In quel mondo,  gli Dei hanno 
incaricato uno gnomo di dispensare gioia e felicità, esaudendo i desideri degli 
abitanti.»
Il coniglietto  delinea un pentacolo. Seduto nel mezzo,  uno gnomo 
stilizzato recita formule magiche. Lingotti d’oro, dobloni, pietre preziose, 
collane e anelli si materializzano intorno al simbolo magico. Figurine umane 
tuffano le mani nel tesoro. Il sole sorride alto nel cielo.
«Adesso è il vostro turno.» La cenere disegna il profilo di tre fatine. «Cosa 
chiedete allo gnomo? Qual è il vostro desiderio?»
Azalea alza le manine in segno di resa. «Io non ci provo neanche, sono 
una frana con gli indovinelli.»
«Empatia giusto?»
Il coniglietto annuisce.
Empatia con lo gnomo. Mi fa schifo il solo pensiero.
«Chiedo una torta di canfora grande quanto un palazzo?»
Il musino del coniglietto si contrae in una smorfia di disapprovazione. 
«Non è sufficiente.»
«È molto semplice» dice Anemone. «Come mio desiderio io chiederei allo 
gnomo di annullare tutti gli altri desideri. Gli gnomi godono della sofferenza 
altrui.»
Il coniglietto indica Anemone con la punta della cicca. «Ben detto, 
ragazza. Questo significa avere a cuore i sentimenti di uno gnomo.» Dà un 
tiro. «Congratulazioni, avete superato la prova!»
Evviva.
(Ma guarda che bravi custodi questi conigli del cazzo, sembrano messi apposta per aiutare le fatine, EVVIVA. che felicità-)

Lo gnomo scende dal cielo.
Lo gnomo scende dal cielo.
Rampini penetrano nella carne della creatura. Nuca, gomiti, polsi, incavo 
delle ginocchia, caviglie. Fili di rame tengono appeso lo gnomo alla sfera di 
canfora che galleggia tra le nuvole disegnate sul soffitto a volta.
Lo gnomo si muove a scatti, come una marionetta. «Eccomi, belle fatine.» 
Un coniglio rosa gli si avvicina. «Hai una sigaretta?» Lo gnomo balza sopra 
il coniglietto e atterra di fronte a noi.
«Però non dovreste essere qui. Questa è la mia mente. Andatevene.»


Finalmente a questo punto ho capito che le fatine stavano dentro la mente dello gnomo, e i coniglietti sono gli guardiani della mente dello gnomo, che propongono una prova di "empatia" per far entrare le fatine, senza mettere nessuna regola, senza dire ad esempio : "potrete provare tre volte e se sbagliate vi divoreremo il culo!"  niente, le fatine sono entrate, hanno fatto una noiosissima "prova" e sono arrivate al loro obbiettivo. 

Evviva.

ho fatto una fatica bestiale, e ho dovuto rileggere tre volte, perchè è scritto di merda. Ed è tutto così. 

Ma continuiamo con : 

                                                        L'USO DEI DIMINUTIVI


Il prurito alla schiena mi sveglia. Ho l’impressione che rivoli caldi mi 
scorrano sulla pelle. Il liquido misterioso goccia dalla spalla, cola sulla 
guancia e mi bagna le labbra. Ancora assonnata, sfioro la bocca con le dita 
piccine. Le labbra scottano, non sono umide di saliva. Spalanco gli occhietti
il cuoricino mi balza in gola: ho le manine imbrattate di linfa. Distendo le 
gambe, inclino la testolina. Non solo le manine! La linfa mi sporca le braccia, 
il pancino, persino i piedini. Sanguino! (Scusate, mi son confuso pure io, con tutti sti diminutivi). E da chissà quanto tempo(...)


Devo aggiungere qualcosa? queste fatine dovrebbero essere pericolose assassine, e parlano di se stesse sempre utilizzando questi stronzissimi diminutivi, ma se tu sei piccolo, se la tua razza è piccola, le dimensioni non sono tarate su quelle degli umani (capito, scrittrice?) e nessuna fatina del cazzo parlando di se stessa, direbbe : "manine" ma il più ovvio e banale "mani".

                             I personaggi

I personaggi di "fatine d'assalto" sono irriconoscibili l'uno dall'altro e caratterizzati malissimo, le fatine non hanno nessun background degno di nota, l'autrice, fedele al suo credo dello "show don't tell" cerca di evitare qualsiasi informazione non sia strettamente necessaria al progredire della storia, regalandoci, a parte la protagonista, personaggi piatti e noiosi, leggete pure il romanzo, arrivati a metà posso garantirvi che non avrete la più pallida idea di chi sia chi, e le scene, per quanto "mostrate" saranno incomprensibili. 

Giusto per rendere ancora più incasinato il riconoscimento, le fatine si chiamano tutte con la stessa iniziale : 
Fico eh? . 


Queste fatine poi si comportano esattamente come delle ragazzine ventenni, come avete visto dall'ampio uso di diminutivi, bevono birra, s'incazzano, hanno una struttura gerarchica, fanno tutto quello che fanno gli umani, solo che sono fatine e fanno magie 
Quanta maestria nella costruzione dei personaggi.


Mostrare senza raccontare è uno splendido concetto, perfetto, peccato che vengo subito dopo la coerenza interna della storia. Il lettore deve sapere quello che sta accadendo, e se non lo vuoi raccontare, devi mostrarlo efficacemente, senza annoiarlo, quindi senza aggiungere particolari inutili, e spesso "non mostrare particolari inutili" significa proprio 
raccontare.



                                                              CONCLUSIONE
Dopo la recensione: " Ho bisogno di una birra! da cinquanta litri se possibile."


Di esempi ne potrei portare ancora decine e decine, ma a che pro? La merda più la pesti e più puzza (cit).
mi basta aver scoperto che gente che ha il coraggio di dire che Tolkien era " noioso e ingenuo nel world building" e Douglas Adams fosse uno che scrive romanzi che "lasciano il tempo che trovano" sia poi assolutamente e lapalissianamente incapace di avvicinarsi anche solo a baciargli il culo.

Kurdt.

P.s. il mio amico Crotalo Albino ha qualcosa da dirvi al riguardo
 E pure qualcun'altro.
Edit del primo gennaio 2012 : Il duca sparla di me, così gli ho risposto.- Qui

mercoledì 16 novembre 2011

E all'improvviso arriva Monti.

Tutti a dire Monti di qua, Monti di la, monti su, Monti giù, e nel frattempo i ristoranti sono pieni, e anche i dormitori per barboni.

 Arrivati a questo punto della storia arriva Monti.

  Cosa dire, a parte :"porca madonna"?

Anticipo che anch'io sono felice che il Berlusconi se ne sia andato, ero pronto ad uscire in strada completamente nudo per Lanzarote, con una bandiera tricolore allacciata al collo, urlando "evviva l'Italia!" ma poi quel grido me l'avete strozzato in gola.

Me l'avete strozzato quando ho visto chi avevate eletto come degno successore del Silvione.

"EVVIVA L'ITAAAALIAAA!! BERLUSCONI FUORI DAI COGLIONI!" e correvo per le vie di Lanzarote, nudo come un verme,  inseguito dalla guardia Civil che non capiva, non poteva comprendere cosa vuol dire aver passato vent'anni sperando in un ricambio generazionale.

"EVVIVA L'ITALIA! BERLUSCONI A CASA DIOPORCO! YEEEEEAAAAHHHHH"

Poi vedo alla televisione il nostro grandioso parlamento ITALIANO, in seduta plenaria che applaude un tipo che non conoscevo, dicono che si chiami Monti.

MONTI? COME MONTI? E come l'hanno eletto senatore a vita? e perchè?"

E il grido era già morto, puff, sparito. Libero per pochi attimi, già era di nuovo incubo. Sentivo lentamente una nerchia straniera risalire la mia spina dorsale, raggiungendo lentamente il cervello, poi cerco di capire chi cazzo sia sto Monti, e ora sono a casa, sdraiato sul divano, ancora nudo, ma zitto, muto. Ammuntolito.

Si, sono AMMUNTOLITO dalla stupidità dei miei connazionali che festeggiano per l'arrivo di questo tizio, che ha sempre lavorato per banche d'affari, tra cui proprio la Goldman Sachs che è la maggior colpevole del disastro in cui ci troviamo.

Possibile che noi si debba sempre scegliere tra la merda e la merda condita? e possibile si scelga sempre quella condita?

Ero nudo a casa, sdraiato sul divano, e pensavo "Cazzo devo emigrare" poi ho pensato "Ehi l'ho già fatto!" e allora sapete che vi dico? (faccio un ruttino)

VAFFANCULO. Io voglio bene al mio paese, e sono italiano fino al midollo, ma visto che (parlo con quelli che chiedevano a Monti "ci pensi lei!" all'uscita da Montecitorio) siete delle inutili bamboline del cazzo, non ho più niente a che spartire con voi, spero che affondiate.

E quando vi lamenterete perchè stanno tagliando la sanità, il welfare, le pensioni, i posti di lavoro, liberalizzando il liberalizzabile, svendendo i pezzi pregiati dello stato, e, in definitiva, inculandoVI, io risponderò così : 

Si ringrazia la gentilissima Lady Barnacle di London Alcatraz per la splendida immagine.
P.s. All'epoca avevo tradotto l'atto d'accusa contro la Goldman da parte della Sec, l'ente americano che dovrebbe controllare le transazioni finanziarie, lo trovate qui tanto per capire in che mani state ora.

P.p.s (pipì esse) Pensate un pò, anche Warren Buffett difendeva la G&S pensate un pò che bello, come il mostro di Firenze che spreca due parole in difesa di Al Capone.

sabato 12 novembre 2011

Il fantasma di Berlinguer





Si aprono i tendoni del teatro, di fronte al pubblico comodamente seduto a casa, il parlamento italiano in seduta plenaria. Un confuso borbottio si solleva dagli scranni.

Schifani : Signori, in qualità di presidente della camera apro questa seduta con l'ordine del giorno, ovveriosia, miei stimatissimi colleghi, il famoso “passo indietro”.

La camera in plenaria (ala sinistra) : Olèèè Ohhh ohhhh Olèèèèè Ohhh Ohhhh
La camera in seduta plenaria (ala destra) : Chi non salta balotelli è! È! Chi non salta Mario Monti è! È!
Schifani: Capisco che ci possano essere dei punti di disaccordo, ma vi prego, moderatevi.

Bossi (La metà destra) : Mostra un cappio alla platea-
Bossi (La metà sinistra) : Riflette immobile-

Schifani : Ma è giunta l'ora che parli, finalmente, colui che attendete, colui per cui, nel bene e nel male, siamo qui riuniti. Signori e signori, Il cavaliere.

(Entra un ometto molto basso, con scarpe molto alte, cammina all'indietro, sale le scale dell'ala destra, sempre all'indietro, fino a raggiungere la sua postazione)

Il Cavaliere : Prendo la parola, miei sinceri e cari colleghi, per l'ultima volta. Per l'ultima volta sarò oggetto di scherno e sberleffo, per l'ultima volta dovrò vedervi (indica l'ala sinistra con la mano) digrignare i denti e sputarmi addosso.

Ammetto di avere, in alcuni circostanziati e necessari casi, utilizzato questa conclave per proteggere i miei sacrosanti interessi, economici, sociale, e sessuali. Ammetto anche di avere a volte dimenticato quello che volgarmente chiamate “l'interesse comune”.
Ma come avrei potuto fare altrimenti, preso com'ero a difendermi dagli attacchi di magistrati bavosi, cadaveri comunisti e vecchi democristiani passati all'ala sinistra?

Ditemi voi se avreste saputo fare meglio!

(Urla dagli spalti, sputi e una copia della costituzione vengono gettati contro di lui, uno sputo lo raggiunge dritto in faccia, lui si ripulisce con la manica e fa per continuare.)

Quindi ammetto le mie colpe, si, per una volta mi dichiaro colpevole, e lo faccio di fronte a tutti voi, onorevoli colleghi, e mi costringo a fare un passo indietro, che, vista la mia entrata, sarà un passo avanti.

Ora fate il cazzo che vi pare. Arrivederci.

(Un silenzio di tomba piomba sull'ala sinistra, la bindi, seduta alla sinistra di D'Alema e alla destra di PierLuigiBersani  si strappa il cilicio dalla coscia e lo getta verso il cavaliere, mancandolo. Poi estrae dalla borsetta una frusta a sette code e si avventa contro Vendola che attende prono e compiaciuto)

Schifani: Signori composti! SIGNORI! Onorevole Di Pietro, non si avvicini al cavaliere! cosa fa, piange?  ONOREVOLE DI PIETRO! 

(Il cavaliere, stavolta camminando dritto si avvicina allo scranno di di pietro, che continua a piangere, squassato da singhiozzi che fanno vibrare tutto il tavolo)

Il Cavaliere : "Mi consenta" (Gli passa un fazzoletto con le iniziali  S.B filigranate)

Di Pietro : "Non mi lasciare. Cosa farò adesso, da solo? 

Il Cavaliere : Non so, potresti fare l'agricoltore, ti ci vedo bene, magari te lo trovo io un posto carino, vicino al mare, a Pescara.

Di Pietro : No, ti prego, non dire così, non mi lasciare, non abbandonarmi a me stesso, sono così indifeso!  Sotto questi rotoli di ciccia batte un cuore, e se tu vai via, che senso avrà avuto tutto questo? tutte queste discussioni, lotte, incartamenti, denuncie? 
E chi sono io se tu non sei più?

 Il cavaliere : Non lo so figliuolo, ma devo andare, tieni pure il fazzoletto. 

(Il cavaliere si allontana mestamente verso l'uscita del palazzo, le due guardie, vestite di tutto punto si scostano al suo passaggio, lasciandolo svanire nella penombra del sottopassaggio.)

Schifani : Bene signori, ora che questa piccola formalità è stata espletata, credo che sia giunto il momento di far entrare il nuovo duce di questa assemblea, ora che il vecchio e partito.
 Prego tutti i presenti qui riuniti di concedere un caldo applauso al  nuovo arrivato, il senatore a vita l'onorevole, eccellente, Monti.

(Dal sottopassaggio esce un ometto brizzolato con addosso una maglietta a maniche corte di stampo calcistico a righe argento e oro , sul davanti, in nero risaltano gli sponsor G&s e Fmi)
L'ometto esce dalla penombra e si avvicina al microfono da cui poco prima aveva parlato il cavaliere, lo aggiusta alla sua altezza e lo accende.

Monti: "Gentili Compatrioti, onorati colleghi. (Pausa) sono stato chiamato qui per risolvere i problemi da cui la nostra nazione, come ben sapete, è afflitta.

Problemi come la statalizzazione delle imprese, l'immobilità lavorativa, lo spread alle stelle e i bonus troppo bassi per i buoni lavoratori.
Giuro di fronte a voi, onorevoli colleghi, che m'impegnerò anima e corpo per modificare quest'avvilente situazione, e per dare in pasto alle banche quel poco di stato sociale rimasto in piedi.
Grazie.  Ho concluso.
Monti scende dallo scranno e si dirige nuovamente verso il sottopassaggio, omaggiato da applausi scroscianti bipartisan.

(Di Pietro smette di singhiozzare, solleva la testa ed esclama "Apperò, come parla bene questo! ")

 In alto, sul loggione del parlamento lo spirito di Berlinguer osserva, le rughe sulla fronte contratte, e piange.


Si chiude il sipario.