Ogni giorno nel mondo migliaia di
persone ci lasciano le penne, tumori, infarto, vecchiaia e cadute
divertenti sfoltiscono la strabordante massa umana, poco alla volta.
Eppure, quando schiatta qualcuno vicino
a voi la vostra reazione è stupita, come se non ve l'aspettaste,
come se quella persona lì non sarebbe potuta morire mica, non così.
Morire è naturale! Dicono.
Naturale un cazzo, dico io.
Morire è la cosa più aliena che esista, per un essere come me, che
esiste nella sua forma attuale solo grazie a qualche manciata di
sinapsi (5.000.000.000.000.000 circa, in un cervello normale)
costruite in decenni di faticosa comprensione, etichettazione e
analisi del mondo esterno.
Morire è alieno perchè è totalmente
al di fuori della nostra capacità d'immaginazione. Come potrei
immaginare qualcosa dove non esisto?
Posso arrivare persino ad immaginare
qualcosa come “il nulla” piazzando il mio (sconfinato) ego
nello spazio e lasciandolo là a fluttuare, ma non posso raffigurarmi
la morte, così come non posso immaginare come fosse prima della mia
nascita.
Eppure l'universo ha fatto a meno di me
per miliardi di anni, e presumibilmente non collassera su se stesso
quando morirò. Forse.
Eppure quello stesso universo ha deciso
d'investire una microscopica parte della sua energia nella creazione
di una bizzarra e inutile creatura. Voi.
Dico voi, perchè io non sono bizzarro,almeno secondo i canoni di Alpha Centauri. Ricordo mia madre che
mentre m'inseguiva con in mano uno di quegli zoccoli di legno
durissimo e gridava :
“Come t'ho fatto io ti disfo!"
Che se avete una
vaga idea della durezza degli zoccoli di mia madre, saprete che la
minaccia era credibile. Ora li usano per
costruire bunker sotterranei.
Ma torniamo al
punto principale del discorso.Io non sono religioso e credo nelle tre
leggi della termodinamica piuttosto che alla santissima trinità (che
dio mi fulmini!Non mi fulmini eh schiappa?) eppure quando mi capita
di guardare il cielo di notte rimango sopraffatto da un sentimento
che sfiora il mistico. Vedo Gesù, la Madonna e Chtulu tutti assieme
che banchettano con le nostre carni per l'eternità.
Sopratutto Chtulu,
devo ammettere.
Eppure le domande
che mi faccio non hanno niente a che vedere con occhi nei triangoli o
stronzate del genere. Io mi chiedo robe più interessanti.
Se potessero
copiare il mio cervello in maniera esattamente identica infilandolo
dentro un supercomputer, simulando in maniera identica ogni singola
sinapsi, quel supercomputer sarei “io”?
Se la risposta che
diamo è “si” questo significa che possono esistere due “io”
in un momento dato. Non sto a spiegarvi che una cosa del genere
sarebbe catastrofica per la religione, cancellando completamente il
concetto di “anima” e mandando il papa a raccogliere zucchine per campare.
E possibile
tuttavia affermare che già il momento immediatamente successivo alla
sua creazione, quell' “io” non sarebbe più “me” ma già “altro”.
Un altro che condivide con me moltissime cose, ma che da quel momento in
poi si svilupperà in maniera autonoma, con tanti saluti alla vita
eterna.
E già, perchè
l'io virtuale non sostituirebbe mica voi, si sommerebbe a voi,
aggiungendo ulteriore rovina ad un pianeta già in bilico tra dolore
e disperazione. Sarebbe tutta colpa vostra.
Insomma lasciate
ogni speranza o voi che vi sdoppiate, direbbe il poeta.
La vita eterna
non è insomma a portata di tecnologia?
Possiamo
immaginare di connettere (molto tempo prima della vostra dipartita)
dispositivi elettronici al vostro cervello, in modo da rendere il
vostro cervello Bioelettronico, e non solo biologico, e possibilmente capace di fare le divisioni senza calcolatrice.
Una progressiva
migrazione delle vostre funzioni cerebrali alla macchina renderebbe
voi praticamente immortali, la “morte” sarebbe un trauma più
simile ad una lobotomia (perdereste comunque una bella parte del
vostro ego) ma rimarreste “vivi” se mi concedete il termine.
Esistono già
tentativi di connettere il cervello umano a dispositivi elettronici,
siamo ancora agli esordi, ma alcune tecnologie sono già molto
interessanti, ad esempio, qui tentano di simulare il sistema nervoso,
in modo da ridare la possibilità di camminare a chi ha subito
lesioni.
Si tratta a tutti
gli effetti di un'interfaccia uomo macchina, dove la macchina reagirà
agli stimoli cerebrali, ma ci sono anche progetti più avanzati,
tentativi di fondere neuroni e chip MA ancora manca la capacità di
mescolare un cervello umano ad un calcolatore. Per ora. Questo ne è
un esempio.
Nel
momento in cui raggiungessimo una capacità tecnologica simile,
assisteremmo alla nascita di una nuova religione e alla sparizione
delle vecchie, troppo legate all'inviolabilità del corpo e al
concetto di “anima”. Forse solo il Buddhismo sarebbe dotato della
plasticità necessaria per sopravvivere allo shock .
Spingendoci ancora
più avanti con questo ragionamento, ipotizzando di poter trasportare
delle intelligenze biologiche su basi diverse, niente ci vieta di
ipotizzare grandi network cerebrali che mescolerebbero diversi
individui per crearne uno più potente.
E niente ci vieta
di creare nel 2061 un supercomputer a cui chiedere la soluzione alla morte termica dell'universo.
Stavolta la
risposta non sarà però “Fiat Lux”. Stavolta la risposta sarà, come è giusto :
E se non vi piace la risposta, compratevi anche voi un supercomputer quantistico e non rompetemi i coglioni.
Kurdt.
