martedì 2 luglio 2019

Eulogia del non sapere un cazzo

Un triangolo? Cosa vorrà dirci? Cosa significa? Gli illuminati? Il grande piano per la conquista del mondo? Qualcosa di profondo? No.


E anche quest'annata scolastica è finita. Faccio il conto degli eventi, un fuoco di S.Antonio, due caduti in battaglia e tre concorsi. Sono ancora vivo.

Per molti, il momento di tirare le somme arriva a Dicembre, verso Natale, per me, arriva a Luglio. E qualcosa l'ho imparata anche quest'anno.
Ho imparato che, nella migliore delle ipotesi, so poco, nella peggiore, niente. Ed è un pensiero piacevole. Oh si, certo, potrei passare la giornata a discutere con gente a caso su internet, litigando per sostenere posizioni di cui conosco poco, eppure non credo che sia il modo migliore d'impiegare la mia vita.
Quindi, in pratica ho imparato che so pochissimo del mondo, dell'universo, tutto quanto. So poco persino di me stesso, cosa che in qualche modo, sospettavo. No non sono diventato gay, per chi se lo chiedesse, ma ho avuto modo di vedere quanto la mia visione del mondo sia filtrato attraverso una lente che distorce tutto quanto.
Ecchepalle direte, dacci qualcosa di utile.
Okay, vi do qualcosa di utile. Manco voi sapete un cazzo.
Il vostro vicino rompipalle? Non sa un cazzo. 
Il fisico delle particelle che lavora al LHC e passa le sue giornate discutendo di adroni, fotini, fotoni e supersimmetria?
Nemmeno Einstein sapeva un cazzo.

Beckett? Un cazzo pure lui, a parte qualcosa sui ravanelli.

Freud? Qui sarete d'accordo, non sapeva un sega.

E Bach in fondo, manco lui sapeva un cazzo,

Beethoveen era sordo, i maligni direbbero non solo da anziano.
Io non so un cazzo. Sul serio. E mi solleva, il pensiero.
"Come possa essere una cosa sollevante lo sai solo tu" già vi vedo pronti a dire. Ma pensateci, ci hanno detto per tutta la vita che dovevamo eccellere e raggiungere le massime vette, che la nostra felicità sarebbe stata legata a quello che saremmo riusciti a fare, la competizione come ragione di vita, il successo come ultimo altare da pregare.
Da bambino, cresciuto in una casa piena di libri, pensavo che avrei potuto raggiungere una conoscenza perfetta di tutto se solo mi ci fossi messo d'impegno. E vi assicuro che ci ho provato, dai 5 ai 15 anni ho letto almeno un libro al giorno, di tutto, dai libri di ricette a quelli di filosofia, passando per l'astronomia, i tarocchi, la storia, le leggende, tutto. Ad una certa ho capito che non sarei mai riuscito ad imparare qualsiasi cosa, che forse il mondo era più grande di quello che avrei potuto infilare nella mia testa.
All'epoca fu stupefacente, ma insomma, puoi sempre imparare perfettamente qualcosa no? Se decido di imparare tutto quello che posso su, per esempio, la grammatica latina, ne avrò una conoscenza perfetta.

Intanto povero te se hai scelto una via del genere per essere felice, in seconda battuta, no, non avrai mai una conoscenza perfetta nemmeno di questo minuscolo brandello di sapere che penzola dalle carni della storia. Puoi saperne parecchio, ma una conoscenza perfetta? pffff. Ci sono termini che sono stati divorati dai secoli, usi e modi di dire che non conosci e non conoscerai mai, dopotutto non hai mai sentito due latini che parlavano la loro lingua, sono morti parecchio tempo fa. E anche se li avessi sentiti, avresti dovuto sentirli tutti per avere la certezza di sapere tutto.
Immaginate di essere una formica che gironzola per il pianeta, ha il suo formicaio, partecipa ai raid contro i vicini e, in generale, se la cava alla grande, cibo e tutto. Un giorno zampetta di fronte al mio computer. Ci può camminare sopra, dentro, sotto, attorno, senza capire a cosa diavolo serva. Senza neppure chiederselo. Se per caso stesse passeggiando sopra il dissipatore quando accendo il pc, verrebbe centrifugata, ma sono i rischi del mestiere, quando sei una formica.
La formica è stupida per non sapere che cos'è un personal computer? Non credo proprio. La formica è abbastanza intelligente per quello che deve fare, né più né meno. Deve fare la formica e lo fa benissimo. Siamo noi a considerarla stupida, perché non apprezza Neruda (a proposito, anche lui, in fondo, non capiva un cazzo).

E che in questa paradossale classifica dell'intelligenza ci guardiamo sempre alle spalle, trovando un sacco di roba che consideriamo più stupida di noi. Eppure non siamo capaci di debellare il virus dell'Hiv che, lasciatemelo ribadire, dovrebbe essere ben più stupido della nostra povera formica.

E davanti a noi, che c'è?
"Niente, non possiamo vedere niente, ce ne accorgeremmo se ci fosse qualcosa!"
Beh, il virus dell'Hiv non ha ben capito cosa succede nel mondo colossale dei centimetri e dei metri, non può manco immaginarci (servirebbe un sistema nervoso, quindi manco quello può fare) eppure prospera alla grande. E potete scommetterci, se potesse farlo non penserebbe mica di fare qualcosa di male, vuole solo sopravvivere, come noi. Fa un po' schifo, ma è così.
E che diavolo abbiamo "davanti"? ammesso che vogliamo mantenere questa classifica dell'intelligenza. Cosa impedisce che ci siano dei sistemi più grandi e complessi di noi che non solo non vediamo, ma non potremmo neppure capire se gli incontrassimo, magari confondendoli con qualcosa di diverso, di naturale?
Sospetto infatti che per la formica noi siamo soltanto un ostacolo da superare/evitare per raggiungere più velocemente il cibo. Cosa impedisce che ci sia qualcosa del genere, con una comprensione dell'universo e della realtà migliaia di ordini di grandezza superiore alla nostra?
Niente, secondo me. Oh, poi siamo veramente il pinnacolo dell'intelligenza e vaffanculo, ma mi sembra quantomeno strano. Un po' come quelli che fino all'altro ieri credevano che il sole girasse attorno alla terra. O quelli che credevano che l'uomo fosse l'unico essere capace di utilizzare il linguaggio per comunicare.

Sospetto, ma sono troppo scemo per saperlo con certezza, che esistano talmente tante cose che sono superiori alla mia capacità di comprensione, quante ce ne sono che invece posso "comprendere". Diciamo che applico il "principio di mediocrità" all'intelligenza.

E vi dico la verità, questo pensiero mi tranquillizza. Sapete che razza di peso sarebbe essere un membro della razza più intelligente dell'universo? Cazzo, minimo devo inventare un dispositivo per il teletrasporto, altroché. Se invece sono un povero stronzo normale, di una razza normale, posso preoccuparmi d'altro, tipo salvare il pianeta dal GLOBAL WARMING o trovare una teoria unificata delle forze sopravvivere. Volevo dire sopravvivere vostro onore. Con questo non significa che sia diventato meno curioso, che non esistano delle connessioni logiche e che non sia raggiungibile qualcosa che definiamo come "conoscenza". Vuol dire solo che, visto che le probabilità di dire cazzate sono altissime, tocca prenderci un po' meno seriamente, tanto prima o poi crepiamo uguale.

A proposito, per chi si fosse preoccupato, Spiacente di deludervi, ma la notizia della mia morte è grossolanamente esagerata.
Kurdt.

sabato 16 marzo 2019

Il problema a tutti i problemi del mondo

Credo di aver trovato la soluzione a tutti i problemi del mondo. Non voglio peccare d'immodestia, ma seguitemi.

Intanto, per parlare di una soluzione, bisogna decidere che c'è un problema da risolvere. Nessuno vuole trovare una soluzione all'orgasmo per esempio.  Di conseguenza possiamo derubricare l'orgasmo come un "non problema del mondo", fatta eccezione per questa tizia che viene colpita da orgasmi a tutte le ore del giorno.

Magari alla maggior parte di noi, il modo in cui gira il mondo, piace. Magari piace che ci siano i poveri in canna che faticano anche a comprarsi le mutande e sullo stesso pianeta, gente che acquista uno yacht di cinquanta metri ed è persino convinta di esserselo meritato.




Il proprietario, il principe Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, è presidente degli emirati arabi uniti. Lo è diventato grazie alla grandiosa capacità di scegliere i suoi genitori.


Sarò strano io, ma se credi di esserti meritato una barca di centotrenta metri, con benzina sufficiente a farti fare il giro del mondo, fidati, quello matto sei tu. E vale anche per me. Sono meglio del bambino nato in Burkina Faso morto ieri mattina cagando via il poco d'anima che gli è stata regalata in dote dal pianeta?
Posso anche raccontarmela, molti lo fanno.
"In fondo me la sono meritata, ho fatto fatica per arrivare dove sto, ho studiato, mi sono ammazzato di lavoro! Non merito un po' di tranquillità e tre pasti al giorno?"
E certo che me li merito, ma se li merita anche il bimbo del Burkina Faso, che chiameremo Maurice, e visto che il nome è l'unica cosa che abbia posseduto, lasciamoglielo.
"Eh, ma se ne ha diritto lui, lo perdo io" penseranno i coglioni.
L'errore in questa modo di pensare risiede nel fatto che sono convinti che quello che qualcuno guadagna , siano essi diritti, felicità, cibo, fica, una casa comoda, viene perso da loro. Che in parte è vero, ma credete davvero che sia Maurice il problema, quando le 62 persone più ricche del pianeta possiedono risorse superiori al cinquanta percento di quelli più poveri?
Non so se mi spiego, sessantadue persone possiedono ricchezza equivalente a 3,6 miliardi di persone. In pratica ogni persona di quella lista possiede la stessa quantità di risorse superiore a 58.000.000 di persone. Immaginate se una singola persona avesse più risorse di tutti gli italiani, che più o meno sono sessanta milioni. Vi sembra, non tanto giusto, quanto ragionevole? Credete davvero che abbia ottenuto quelle risorse facendo affidamento solo sulle proprie capacità? Credete che li abbia "meritati"? Sarà mai possibile che queste persone ricchissime spuntano fuori solo nei paesi che ricchi, lo sono già?

Perché non c'è nessun miliardario in Congo? Eppure è un paese pieno di risorse. Così tante risorse che hanno bisogno che siamo noi a spiegargli come usarle.
Detto questo, se il mondo così com'è vi piace, non c'è bisogno che continuiate a leggere, oppure fatelo, ma a vostro rischio e pericolo.
Per me il problema principale consiste nel fatto che le leggi vengono fatte da persone abbastanza ricche per accontentare quelli ricchi per davvero, ecco. E non c'è cazzo, potete anche mandare al potere con le "elezioni" qualcuno che sbraita di cambiamento e honestah, dategli un tempo sufficiente e comincerà a pensare che i 10.000 euro che gli ricaricano sul conto sono meritati, così siamo noi esseri umani e così va la vita.
Siamo bravissimi ad adattarci ad una nuova condizione, questo lo sapete. Se mai vi è capitato qualcosa di veramente brutto, sapete che, dopo un po', passa. Vi abituate cazzo. Questo succede perché siamo una razza originariamente abituata a combattere i macachi nelle praterie africane, a cacciare i bisonti muschiati e sbudellare i Mammoth.
Dovete sapere che l'occupazione di cacciatore di mammoth ha spesso posti vacanti, ogni tanto ti muore uno zio, un cugino, un fratello. Così nei millenni, quelli che perdevano un fratello e piangevano per 5 anni scomparivano dalla tribù. Mica perché veniva cacciati. Morivano perché se frigni sei un cacciatore peggiore, se sei un cacciatore peggiore, le donne ti schifano, se le donne ti schifano non ti riproduci. Se non ti riproduci, i tuoi figli non piangeranno.

Se volete piacere alle donne insomma, andate a caccia di Mammoth. Ah si sono estinti? Continuate pure ad ammazzarvi di seghe.
E così ci abituiamo in fretta a lavar via le mareggiate di sterco che la vita ci scaglia addosso, siamo programmati per farlo. Ma siamo programmati anche all'opposto, per abituarci ai fiori. Quando comprate qualcosa di nuovo, avete presente la sensazione di leggera euforia che vi accompagna per qualche tempo?  Sparisce anche quella. La macchina nuova quando siamo fermi nel traffico in fondo è uguale a quella vecchia. L'Iphone appena comprato fa praticamente le stesse cose che faceva quello vecchio. L'unica differenza è quella sensazione di "novità" che vi da l'oggetto.
E non vale solo per i beni materiali, anche le relazioni seguono la stessa onda, all'inizio la nuova fidanzatina è meravigliosa, non potreste immaginare nessun altra al posto suo, ma dopo due anni, tre, i livelli di ossitocina ed endorfine che vengono rilasciati nel flusso sanguigno quando la incontrate, calano. E voi vi annoiate. In realtà capita molto prima, di solito un paio di mesi, ma così va il mondo.  
"Ciao, sono Jessica Alba, e da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che si è stancato di trombare con me"

I nostri nonni lo sapevano e sapevano perfettamente che la fidanzatina dopo un po' sarebbe stata meno eccitante, ma ci stavano assieme lo stesso,  perché nel frattempo avevano inizato ad amarla. Ecco, l'amore è un altro problema che nei tempi moderni abbiamo contribuito ad incasinare, ma su questo ci sarebbe da scrivere per un altro paio di giorni.
Se ci pensate un po', il fatto che ci abituiamo anche alle cose belle è più terribile del contrario. Perché adeguarmi all'infelicità è comprensibile, ma annoiarmi della bellezza è imperdonabile. Ci si annoia della bellezza. Qualche anno fa, vivevo a Lanzarote, un'isoletta splendida in mezzo all'oceano, un isola meravigliosa, con così tanto mare che ti ci potevi perdere.  Ancora ricordo, alla sera, lo sciabordio delle onde che arrivava fin davanti alla porta. Era come se madre natura ti stesse pettinando i capelli. Una temperatura mai più bassa di 15 gradi, salvo casi eccezionali, un paradiso. Mi sono abituato. Mi sono abituato così tanto a quell'isoletta meravigliosa che quando sono tornato in Italia, in primavera, sono scoppiato a piangere in treno, su un rapido Milano-Bologna.

Perché?
Perché era Aprile e non ero più abituato a vedere i campi in fiore, ed erano belli di una bellezza che non ricordavo più. E così sembravano più belli. All'inizio anche la pioggia mi emozionava, a Lanzarote non pioveva mai, manco per sbaglio. 
Così per risolvere i problemi del mondo, la mia soluzione è "facciamo che nessuno si annoi più".
Immaginate che da domani sul pianeta valga questa regola qui:
"Per un mese all'anno, tutti gli esseri umani scambieranno residenza, lavoro e reddito con qualcuno scelto a caso"
Il Ceo di Goldman Sachs, per dire, potrebbe andare a finire al posto di un rifugiato Siriano. Ve lo immaginate passare dallo Yacht al barcone?
"Salve, sono l'ufficiale del governo, l'accompagnerò in Siria e lo lascerò in un campo rifugiati, le auguro buona fortuna, le servirà"
Scommetto che ci avrebbe pensato due volte prima di appoggiare la guerra in Siria.
Oppure io, domattina finisco a coltivare meloni in Guinea Bissau.Vi assicuro che ce la posso fare, ho una risposta per ogni domanda, io.


"Ehi Kurdt, scava cazzo, che quei meloni non crescono mica da soli!"
"Si badrune"
O voi, improvvisamente dovrete imparare cosa si prova a montare dei microcontroller sui telefoni seduti ad un banco per 15 ore, alla Foxconn, in Cina.Sicuro non ti annoi.
E via discorrendo. Qualcuno potrebbe obiettare che il piano è infattibile per un sacco di ragioni pratiche, tipo che, se lo facessimo davvero, il mondo smetterebbe di funzionare in poche ore, le fabbriche collasserebbero, i pozzi petroliferi esploderebbero e beh, lo scenario più interessante sarebbe questo:
"Salve dottor Gillibrand, da oggi non è più il direttore della centrale nucleare di Faso-Faso, è stato convocato. Da oggi si pesca Salmone in Norvegia"
"Siete impazziti?E chi dovrebbe sostituirmi? E poi ho la sciatica e 75 anni, soffro il mal di mare e se salgo su una barca, potete scommetterci, ci lascio le penne, non rompetemi i coglioni"
"Ci dispiace dottore, la nave la sta già aspettando, si prepari. Verrà sostituito da Alberto Andoregna, maschio, 18 anni e mezzo, qualifica professionale: Studente all'università della strada"

"Ma così moriranno un sacco di persone! Per fortuna ci sono i miei adorati colleghi che, per quanto non esperti al 100%, almeno impediranno una reazione incontrollabile nel nucleo!"

"I suoi colleghi verranno sostiutiti dalla nazionale Sud Coreana di nuoto."
Riflettendoci forse non è la soluzione a tutti i nostri problemi. Però è il problema alla base di tutti i nostri problemi. Il fatto che ci abituiamo alle cose buone dico.

Gli antibiotici per esempio. Quando è venuta fuori la pennicillina è stata un'ecatombe per i batteri e una vittoria colossale per gli umani. Negli anni 50 non ci potevano credere, avevamo sconfitto il nemico, i batteri si ritiravano a vita privata e compravano un villino alle Canarie. Vaffanculo E.Coli.

E così per un po' ogni problema veniva curato con una bella passata di antibiotici. Hai mal di gola? Antibiotici. Ti sei fatto un taglio? Antibiotici. Ti fa male il culo? Smetti d'infilarci oggetti esagonali.
Credevamo di aver trovato una soluzione relativamente semplice ad un problema molto complesso, un problema a cui il nostro corpo ha trovato una soluzione, il sistema immunitario, molto complessa.
Nello stesso modo, una soluzione per tutti i problemi del mondo non può essere qualcosa di semplice.

A meno che non intendiate questa, come soluzione.









Kurdt.

mercoledì 6 marzo 2019

Libera scuola in libero stato




Prima di scrivere questo articolo ci ho pensato un bel po'. In linea di massima l'unica cosa che può venirne fuori per me è "
un sacco di rotture di palle" mentre sul fronte dei vantaggi, nessuno in vista. A meno che non consideriate una colonscopia rettale, un "vantaggio". 
Arriviamo subito al sodo, ho cercato di aiutare la madre di un bambino cinese, Xie, ad iscriverlo alle scuole medie. Per voi che non conoscete come funzionano le scuole, spiegherò brevemente come funziona.
Per gli alunni che hanno finito la scuola primaria, si presenta domanda online dal sito del miur
Si può, in teoria, scegliere qualsiasi scuola si voglia, dopotutto sono scuole pubbliche, no? Si, in teoria. In realtà, no.
Perché le scuole pubbliche non crescono come i funghi, nel nulla, ma sono legate a doppio filo al quartiere dove nascono e crescono. Nascono in un quartiere e a quel posto sono legate, per sempre.  E per dimostrarlo mi toccherà raccontare una storia, capitata poche settimane fa.
Vi presento Xie, si legge "Scìé" per i non sinofoni, ma tutti a scuola lo chiamano "Fish", sua madre quando parla con me lo chiama "Pesce".

"Maestro, pesce non sta bene oggi"

"Beh signora, da quanto tempo lo tiene in frigo?"
"No frigo, Pesce mio figlio, non voglio mica ammazzarlo, pesce diarrea"
"Sarà delizioso signora"

Meraviglie della traduzione diretta. Fish non ama particolarmente la scuola, sia chiaro, quando è arrivato, l'anno scorso, senza parlare una parola d'italiano, è stato un bel grattacapo per gli insegnanti e per la classe, del resto se non sai manco come dire "ehi, devo andare al bagno a pisciare" arrabbiarsi è l'unica cosa che possa attirare l'attenzione.
Ma fish ha anche un fantastico talento per l'arte, suo padre è un pittore e lui sembra pronto a seguire i suoi stessi passi. I genitori, dopo essersi accorti del talento del figlio hanno pensato:
"Beh, qual è il posto giusto per l'arte? Dove possiamo portare nostro figlio per assicurarci che impari l'arte e la metta da parte?" 
"L'Italia! Caravaggio, Raffaello Sanzio, Leonardo, Dante!" Avrà detto il padre
"Chi cazzo è questo Dante?"
"Nessuno, non ti preoccupare, uno sfigato"
E così lo hanno portato in Italia. Non deve essere facile una scelta del genere e mi va di precisare che non si parla certo di una famiglia povera, altrimenti una cosa del genere, se la sognavano i nostri sbafariso a tradimento. Comunque, visto che quest'anno finisce la quinta elementare è sorto il problema di "dove lo iscriviamo alle medie?"  la risposta, dopo un attento controllo delle opzioni è stato un istituto, lo Spiga,  piuttosto noto per l'attenzione verso i talenti artistici degli alunni.
La mamma di Xie, che si chiama Wong, o almeno così mi pare di aver capito. Dopo avermi osservato tentare di pronunciare il suo nome un paio di volte senza molto successo, mi ha detto "vabbé dai, chiamami Wong e tanti saluti al secchio". La mamma di pesce insomma, mi ha chiesto di accompagnarla a fare l'iscrizione, visto che il suo italiano è quasi peggio del mio cinese.
Quando ho visto dove si trovava la scuola, ho percepito il primo problema, mi è apparso Giorgio Armani sul muro della metro, con un bastone della sua maison che mi urlava:

"Tu non puoi passave!" 


"Tu non puoi passave, cavo, a meno che non acqvisti questa bellissima sciarpa di puuuvissima seta. Solo 995 euvo per te, cavo."

la scuola si trova nel centro di Milano, per arrivarci abbiamo dovuto attraversare via Montenapoleone, un luogo dove mi sento a mio agio quanto un termosifone a Dakar, in vetrina c'erano giubbotti che costavano 18.000 euro. Diciotto-Mila-Euro. Per quella cifra mi aspetto che, come minimo abbiano scuoiato tre quarti della fauna di visoni del mondo. E invece no, sono pure ecologici, il che significa "
nessun animale è stato ferito per la produzione di questo giubbotto". Li disprezzo, ma ne sono calamitato, voglio dire, se li vendono, qualcuno li compra. E se qualcuno li compra, mi piacerebbe conoscerlo.
"Ciao, sono quella che ha comprato il giubbotto in eco-pelle-vegan-friendly-glutenfree da diciottomila euro."
La fisserei incredulo per il tempo necessario a far ruotare la galassia attorno al proprio asse, poi le chiederei:
"Perché?"
Lei non potrebbe rispondermi perché a quel punto sarebbe morta da parecchio, la galassia ci mette un sacco di tempo a ruotare sul proprio asse.



Nel vuoto cosmico, nessuno può sentirti bestemmia...
Comunque. Siamo arrivati in segreteria e ho chiesto all'applicata.
"Buonasera, volevo iscrivere un ragazzo alla prima classe della scuola secondaria, è possibile? "
La mia amica Wong non era vestita da parata, io nemmeno, ma eravamo ampiamente nei limiti della decenza, ancora lontano dal livello "se t'incontro sul treno cambio sedile, con quella faccia sei come minimo uno stupratore, un ladro, o magari tutt'e due." che mi ha dato più d'un grattacapo nella vita.
"Dove vive il bambino?"
"Via dei gatti numero zero, seconda stella a destra verso il mattino, in fila per tre col resto di due, sotto il ponte di baracca con Pierino che canta Via Paolo Fabris 43" Ho detto io, simulando intelligenza.  

Sicuramente questi che lavorano al centro di Milano sono geniali, capiranno l'ironia. Ho visto la mano avvicinarsi pericolosamente al pulsante che fa arrivare la polizia. No, non apprezzano.
"Cioè, volevo dire che vive in Via Periferia Nord di Milano, non so se ha presente, un posto simpatico. Se volete possiamo anche prendere un caffè insieme, dopo che iscrivete il bambino". Wong mi guardava preoccupata, rivalutando la fiducia concessami in prima istanza.
L'applicata di segreteria mi parlava come fossi stato un partigiano spagnolo e lei una soldatessa franchista.
"Beh, ma non può, mica fa parte del nostro bacino d'utenza, deve pensare ad iscriversi ad una scuola diversa.
"Eh no" Le ho detto, perché di regolamentazioni scolastiche qualcosa ne so:
"Il bambino può presentare la domanda dove gli pare, se poi non avete posto, sta a voi dimostrarlo"
La ragazza ha fatto dietrofront, si è infilata nelle profondità della segreteria, riemergendo con in mano dei fogli che elencavano le caratteristiche che permettevano di ottenere "punti" utili all'iscrizione.
Ed erano cose tipo:
  • Genitori residenti in zona
  • Genitori che lavorano in zona
  • Fratelli iscritti alla scuola
  • Alunno con disabilità certificata

    E avete capito dove voglio arrivare. Ho spiegato alla mia amica Wong cosa significavano quei fogli e cosa avrebbe dovuto rispondere (No-No-No-No-No) e ho riconsegnato i fogli.

    Poi ho chiesto un numero di protocollo. Panico. Dovete sapere che il "numero di protocollo" è semplicemente un numero che identifica la pratica che state avviando in segreteria, la segreteria è
    obbligata a darlo, per ragioni ovvie, deve essere dimostrabile che si è fatta una richiesta.



"Noi non rilasciamo numero di protocollo" Mi ha detto la solerte impiegata. 

 "Come non rilasciate il numero di protocollo? Mica è opzionale, non è che vi sto chiedendo di dipingere le pareti della palestra di verde pisello utilizzando delle bacche spremute da un contadino Afghano minorenne" 
Noi non rilasciamo scontrino, sapete, così, per tradizione
Lei mi ha semplicemente fissato incrociando le braccia. Ho fatto rapidamente i miei calcoli. Ho pensato che, chiamare la forza pubblica, in quel momento, avrebbe forse significato riuscire a far iscrivere il bambino all'anno successivo, ma lo avrebbe forse condannato ad un anno in un posto dove, in fondo, non lo volevano. Così mi sono solo fermato in attesa.
"Non rilasciamo numero di protocollo" ha ribadito lei, forse convinta che il mio aspetto dismesso nascondesse anche un difetto dell'udito, una sordità provocata, per dire, dall'esplosione di una granata nel mio paese d'origine, il Burkina Faso.

O una rara malattia che colpisce solo quelli con il mio fenotipo genetico.
Così siamo rimasti a guardarci, come una coppia d'innamorati, per il tempo necessario a far cadere gli ultimi fiori dai rami dei ciliegi di Yokoama. Uscito dalla scuola, non ero molto ottimista, ma non sapevo come spiegarlo a Wong.
"Vedi, amica mia, la vita a volte è ingiusta, ci sono determinate situazioni in cui provi a fare tutto il possibile, scali le montagne, ti vesti giusto, contatti le persone corrette e..."
"Non lo prendono eh? L'ho capito da come ti guardava appena siamo entrati. Sono cinese, mica cogliona. " Mi ha seccato lei.
E la verità è proprio questa. La scuola di cui parlo non ha fatto niente di "illegale" (Salvo non dare il numero di protocollo, quello è illegale al 100%) ma il problema non è questo. Il problema è che, nella scuola italiana, per come è strutturata, i poveri vanno a scuola con i poveri, ed i ricchi vanno a scuola con i ricchi. Perché i poveri vivono in un quartiere come il mio, mentre i ricchi vivono al centro di Milano.
La mia scuola ha una percentuale di "stranieri" che si aggira attorno al 40% mentre la scuola in centro sta attorno al 10% (e ho il sospetto che non siano proprio lo stesso "tipo" di stranieri).

Sia
chiarissimo che non ho niente in contrario ad una scuola con un sacco d'immigrati, molti dei miei studenti migliori erano e sono "immigrati" e la grinta che tirano fuori quei bambini è ammirevole. Ma la quantità di lavoro che richiede una prima elementare con 6 bambini su 20 che non parlano una parola d'italiano, che ve lo dico a fare?
E non è una cosa che succede per caso, questa è la scuola italiana by design. Se esistono le scuole ghetto, è solo perché si vuole tenere, consapevolmente o meno, le scuole "buone".
Che poi è un po' la stessa cosa che si è fatta con gli ospedali, si tengono buone quelle quattro strutture d'eccellenza e poi, quatti quatti, si definanziano (termine simpatico per dire che si scavano via tutte le risorse) alle altre. E se non vivete nella zona giusta, potete anche andarvene affanculo. O farvi curare in una struttura privata, dove vi spiumeranno come tordi.
Lasciatemi sottolineare una cosa. Nelle scuole "buone" non è che vadano a finire i migliori insegnanti eh. Quelli buoni davvero, vanno nelle scuole in rovina, perché sanno che lì il loro contributo è importante e fa la differenza.
Così, se mi stai leggendo e sei un banchiere che vive in un loft in Duomo, valuta di mandare tuo figlio da noi, non te ne pentirai.
Kurdt.

mercoledì 20 febbraio 2019

Sulla storia del pastori

 
Giovane bambino di Urzulei (Nu) che si dirige a scuola.

Si è parlato un sacco dei pastori sardi di questi tempi. Di solito quando si toccava quest'argomento  era giunta l'ora di menare le mani.
"Ehi, da dove arrivi,biddanu, dimmelo prima che ti affogo nel tuo stesso sangue"
"Non ti serve a niente saperlo, i morti non vanno in vacanza da nessuna parte. Ma visto che sei curioso, te lo dico. Vengo da Lunamatrona, in Sardegna"
"Sardegna! Ah ah ah! Behhhhh! Beeeeeeeh! Beeeeeeh!"
Poi di solito saltavano in aria. Conoscere la sacra tecnica di Hokuto è utile quando tratti con i continentali. Dei pastori se ne parla perché si sono incazzati, il latte che vendono costa troppo poco, glielo pagano una miseria, non possono più campare e quindi lo buttano per protesta. A me viene solo in mente che è ben strano il mondo dove il latte costa poco e l'acqua in bottiglia costa in fracco di soldi, eppure la comprano tutti.
Siamo il paese che compra più acqua in bottiglia al mondo, immaginate se comprassimo latte nello stesso modo, i pastori sarebbero contenti, la vostra intolleranza, vera o presunta ai latticini, molto meno.
Ma dicevamo, i pastori. Non c'è una vera soluzione al problema del latte troppo economico, il latte di pecora sardo viene utilizzato principalmente per farci il pecorino Romano, è il Clark Kent dei formaggi. Il latte entra nel caseificio blaterando frasi tipo:
"Ascu, su cunn'e mamma'rua, no mi seghist'is callonisi, cunn'e mammarua, ci ti pigu ti segu" vestito con i pantaloni di velluto e sa berritta ed esce che strilla:
"Li mortacci tua, annaigabito!? Totti er imperatore daaa capidale"
"S" di Pecorino Sar  Romano.

Perché si vende meglio nel grande mercato globale, se lo chiami romano. Roma la conoscono tutti, Buddusò invece, non la conosce nessuno. A parte i 4000 abitanti di Buddusò, nessuno sa dove sia, io stesso ho dovuto cercarlo su Google, per scoprire che Buddusò si trova in provincia di Sassari, quindi per i miei standard non è manco completamente sardo.
Dovete sapere che i Sassaresi sono noti per tifare Juventus, questo in una regione che ha una venerazione per la squadra di calcio del Cagliari è una bestemmia. Motivo per cui, da questo momento, quando sentirete la parola "Sassari" dovete pensare "Sardi al 45%". Alle elezioni regionali il voto di un abitante di Buddusò, che chiameremo Tore vale un terzo di quello di Soboedda, nata e cresciuta a Desulo, in provincia di Nuoro e la metà del mio, che sono nato nel medio Campidano.
Ecco che si parlava dei pastori e parte il pippone di geografia politica della Sardegna, una cosa di cui non frega un cazzo a nessuno, fino a quando non si trovano dispersi al bivio di Aritzo e devono chiedere informazioni. Capita sempre nei mesi di luglio e agosto, i continentali che decidono poco saggiamente di uscire dalle loro casette climatizzate a Costa Rei o Villasimius per esplorare l'interno, in cerca di avventura, si trovano di fronte ad un bivio senza cartelli e a 50 chilometri dalla più vicina forma di civiltà. Lo scampanellare delle pecore che attraversano la strada dovrebbe salvarli, ma il pastore che le accompagna, Bobore, originario di Ollolai, gli indica la strada sbagliata, mica per cattiveria, perché vuole fargli vedere una parte dell'isola che non hanno ancora visto.
Che questo significhi un ora e mezza di strada sterrata e bianca, a lui non sembra un gran problema.
Diventeranno tutte foto da mostrare agli amici al ritorno a casa a Milano.
Ecco figliuolo, qui è quando ho girato per 12 ore in tondo cercando di uscire da Bitti e i tenores mi hanno spiegato amichevolmente che le informazioni le potevo andare a leggere sul cartello.

Tra un po' ci sono le elezioni regionali in Sardegna, ed è questa la ragione per cui si parla tanto dei pastori, che mica è la prima volta che s'incazzano per il prezzo del latte, stavolta però è diverso, stavolta i pastori portano voti. Così il nostro simpatico governo ha deciso che verranno eliminate un certo numero di vagonate di latte.Ritirare formaggio per far aumentare il prezzo del latte è una boiata, perché intanto incentiva quelli che hanno prodotto troppo formaggio a produrne ancora di più (tanto lo compra Salvini!) e in seconda mandata perché, una volta fatte le elezioni, nessuno ci penserà più ai pastori, torneranno ad essere qualcosa con cui prendere per il culo i sardi allo stadio. Inutili sono quindi le dichiarazioni di Capitan Salvini: 
"Ritireremo quintalate di formaggio, container di cacio, cacio a perdita d'occhio, poi le rilascieremo nel loro ambiente naturale, dove sono nate, in Romania"
Già, perché una sacco del latte con cui si fa il pecorino romano (che non è romano, ma sardo) che voi nella vostra scarsa comprensione delle dinamiche economiche del pianeta immaginate come, latte sardo, provengono invece dalle ridenti piane della Romania. Le pecore sarde vengono esportate in Romania ed il latte prodotto viene poi spedito in grandi autocisterne, sull'isola. In pratica le pecore locali, che ancora pascolano tra Oliena e Bitti, si vedono fregare il lavoro da ovini rumeni spacobotilia.
"Ebè, eite faghes oi?"
"Che combini oggi?"
"Non d'isso, pensende a micc'annare a Bucarest, pro agattare unu trabballu"
"Non so, rifletto se andare a Bucarest, per trovare lavoro"
Che guarda, come se le vedessi le pecore millenials che discutono con le vecchie pecore baby boomers dell'argomento. 
"Una volta qui era tutta campagna, lavoro ne avevamo per tutti, sai quante eravamo? Tre milioni! Più dei cristiani eravamo! Adesso invece i caseifici stanno chiudendo e i nostri agnellini son costretti ad andare via per lavoro, mio figlio, lo conosci? Burriccu, lo abbiamo chiamato così perché è scemo"
"Eh"
"Partito è. In romania me lo hanno mandato, ma io gli ho detto, che sono un babbo orgoglioso, gli ho detto -ascò, non mi tornare dentro una confezione della Esselunga che siamo sempre stati portati a tavola sopra il sughero- hai capito?"
In pratica la faccenda può essere spiegata così, il pecorino romano viene prodotto in Sardegna con latte Rumeno, per risparmiare, ma non è vero pecorino Romano perché lo fanno in sardegna, ma non è manco pecorino sardo, perché lo fanno con latte Rumeno.
Io ci ho pensato un po' e sono arrivato ad una soluzione.
Chiamatelo pecorino Rumeno e fate contenti tutti.
Kurdt.

Nota: Il problema è molto più ampio di come l'ho descritto io, per ovvi motivi (tra i quali la mia colossale ignoranza sull'argomento, ho evitato di cercare soluzioni, che non conosco) l'unica cosa che posso offrire è la mia solidarietà con tutti i lavoratori, compresi ovviamente, i pastori (senza i quali la mia famiglia manco esisterebbe, tra parentesi).