venerdì 8 giugno 2018

L'ultima lezione




Arrivi a scuola e guardi la lavagna. La lavagna, quando un insegnante arriva a scuola è vuota, se va bene i bidelli l'hanno pulita ed è nera come il fondo di un pozzo, la notte.

La luna, in quel pozzo, devi mettercela tu.

La guardo quella lavagna, l'ho riempita per anni, cercando di regalare quelle quattro cazzate che sapevo, oggi è più vuota del solito, domani non ci sarà nessuno a leggerla. Da domani sarà una lavagna solitaria, zoppa, una lavagna che non serve a nessuno.

Cosa posso scrivere su questa cazzo di lavagna morente, cosa posso darvi che vi aiuterà domani, quando non sarò più io quello che ci scriverà sopra?

Allora prendo il gesso, uno dei tanti mozziconi di gesso che teniamo da parte, ho cinque minuti prima che arrivino in classe, così comincio a scriverci su quella lavagna. L'avrei voluta rigare, graffiare con un coltello, che se ne ricordassero domani, di quel maestro pazzo che faceva tradurre frasi strambe.  




Guardate quella "Y" sta a significare che ci ho provato, okay, ma sono un coglione uguale. Però rafforza il concetto.


E poi la traduciamo assieme, bambini. No, Could non vuol dire Freddo, suona simile, ma non è la stessa cosa, per Dio, così mi fai perdere tutta la poesia, Cristo.

"Maestro, ma Pupils vuol dire pupille vero?"

"Si Valeria, certo, volevo dire - Mie care pupille- questa è una lettera aperta ai miei organi di senso"

"Maestro, ma che vuol dire Kiddos?"

"È slang, vuol dire ragazzini"

"Noi non siamo ragazzini, noi siamo ragazzi, Maestro"

"Calma e sangue cold Amira, ne riparliamo tra qualche anno, per adesso siete a malapena paperelle"

"MAAAESSTROOOO perché fai colazione con il pane a fette?"

"Okay, ragazzi, oramai la poesia è andata a farsi fottere, ora ci mettiamo giù e traduciamo come Cristo comanda"
Sarà anche l'ultima lezione, ma devi onorarla come fosse la prima, altrimenti che senso ha? Ci sono tante cose che ho fatto in vita mia, cose di cui magari non sono nemmeno tanto orgoglioso, lavori che ho fatto per non crepare di fame, ma questo, Dio mio, è un lavoro che ha senso. Un lavoro di cui, domani, quando mi guarderò alle spalle, non rimpiangerò nemmeno un istante, non so quanti siano così fortunati.
Perché poter offrire una speranza a dei bambini, è un grande onore. Entrare in classe e cercare di essere sempre il meglio di te stesso, perché quelli che hai davanti se lo meritano,  è bello.

E oggi è l'ultima lezione. Cazzo.

E domani cosa farete? Cosa farò io? Come faccio a sapere che sarà tutto a posto, che mangiate la mattina, che non vi picchiano, che non siete finiti in casini più grossi di voi, che non vi stanno incasinando la testa con stronzate da vecchi?

"Maestro, ce lo lasci il numero di telefono?" Sono tre anni che me lo chiedono, domani, bambini, ve lo lascio il mio numero di telefono, così se succede qualcosa mi chiamate, se vi serve una mano, mi chiamate, se siete soli e avete paura di qualcosa, me lo dite, non varrò molto, ma ci provo, prometto che vengo ad aiutarvi. Cazzo, vengo in bici vengo. Sui gomiti, vengo.

Perché sono e sarò il vostro maestro. E voi siete stati i miei alunni, sperò di avervi fatto fare quel passo in più, quel passetto che vi farà superare l'ostacolo.

Guardo la mia classe come si guarda il mare, un brusio che sale e scende, pupille che guardano in giro, temperini, passami la gomma che l'ho persa, PLOT-TWIST il quaderno è sparito, smettila di guardarmi che t'ammazzo. Guardo la mia classe e mi rendo conto che non sono pronto a lasciarli, non gli ho ancora dato tutto quello che potevo, cosa diavolo ho fatto in questi anni? E se non bastasse? E pensare che ho fatto il possibile non va bene, il possibile, da certe parti, non basta. Ma ci ho provato, davvero.

Noemi, una delle mie alunne, una bambina con le stimmate dell'intelligenza, una bimba meravigliosa, mi ha chiesto se le potessi fare un disegno,così l'ho fatto. Ci ho messo un paio d'ore,  era felicissima. Un collega mi ha chiesto.

"Perché non te lo tieni e lo incornici?" 



"Perché è un dono".

"Ma Dylan Thomas poi. Mica lo capisce."

"Oggi, forse no. Ma domani lo capirà. Ed è il domani quello che conta. Un giorno lo leggerà e capirà. È una fune tesa tra l'oggi e il domani. Adesso la tendo, un equilibrista, prima o poi, ci camminerà sopra. Il mio lavoro è crederci e tirare quella fune".






Kurdt.


P.S. Caro bambino del futuro, che magari leggerai tutto questo per caso, non lo so dove ti ha portato la marea, ma anche nella notte più nera, ricordati,  ricordati che non sei dai solo, che ce la puoi fare. E se non ce la fai, incazzati, lotta, stringi i denti. Io ci credo che ce la farai. E se davvero pensi di non farcela, chiamami. Magari in due ci riusciamo.










lunedì 4 giugno 2018

Storia di un povero stronzo





Di fronte a tutte le notizie che stanno riempendo l'internetto, governi che non sono governi, presidenti della Repubblica che fanno cose e vedono gente. Primi ministri che giurano due volte, per due stati diversi, c'è da rimanere confusi.

Oh, Savona mica ha capito cosa cazzo gli è caduto in testa, prima lo assumono, poi lo licenziano dicendogli:

"No guarda, la tua figura professionale c'interessa ancora, ma facciamo che da direttore generale diventi responsabile del marketing con l'Europa e non se ne parla più. Però non puoi minacciare di dar fuoco ai nostri clienti se non comprano i nostri cazzabubboli."

Salvini ministro degli interni, ne vogliamo parlare? E ne parleremo, ma in separata sede.

In questo momento, della situazione politica mondiale, non mi frega un cazzo. Per oggi mi prendo una pausa dall'universo. Perché oggi voglio annunciarvi, cari miei, che ho finito il mio secondo, fighissimo, libro.

Un libro di poche parole, 60.000.

Sessantamila parole sono un casino di parole, Se le leggete camminando, immaginando che camminiate un metro a parola,  minimo arrivate da Forlimpopoli a San Marino, se non v'investono prima.

In realtà ho scritto ventimila volte la frase:

                                  "Salame di Pere" 

 Mi piace il suono.

Ho messo il punto finale il 20 Aprile, tutto contento sono andato ad annunciare che la versione definitiva sarebbe arrivata in due settimane, perché, dai, quanto cazzo di tempo vuoi che ci voglia a correggere? Ci ho messo un mese e mezzo. E qualcuno si lamenta che Elon Musk buca le deadline.

Puppami la fava Elon, sono più bravo di te a cagare fuori dal vaso.

Quando ho iniziato a scriverlo, l'anno scorso, non avevo idea che sarebbe diventato un libro, volevo solo scrivere una storia, poi è diventata un ossessione. E ho iniziato a svegliarmi alle sei di mattina per scrivere. Oggi non l'ho fatto perché è domenica, così mi posso concedere il lusso di scrivere adesso, alle sei di pomeriggio.

Ma non sarei mai riuscito a finire questo lavoro se non si fossero verificate una serie di eventi piuttosto improbabili.

1) Mi è stata diagnosticata una malattia ra-ri-ssi-ma, la sorella ritardata del Lupus. Quando l'ho raccontato al Dr. House la sua reazione è stata "Okay, non è Lupus, non è mai Lupus. Certo che anche tu hai una bella sfiga amico, vuoi un po' di morfina?"


Il mio sistema immunitario ha deciso che IO sono un corpo estraneo e vuole farmi sloggiare, con le buone o con le cattive. La cosa divertente è che questa malattia peggiora con l'esposizione al sole, il che significa che, dopo aver vissuto all'equatore per un decennio, dovrei uscire tipo così:


L'outfit perfetto per l'uomo che non deve chiedere mai.







Ma io esco così e o'Sole mio, affanculo a te e a soreta.


Voi direte, il fatto che ti abbiano diagnosticato una roba potenzialmente mortale mica ti aiuta a scrivere. Cazzate. Ti mette il pepe al culo invece, il fatto che non sai quanto tempo hai ancora. Che poi, sia ben chiaro, camperò più di voi tutti messi assieme, quindi conservatevi le fregnacce. Tanto la vita è mortale per tutti, a parte mia nonna, che ha novantacinque anni e sale le scale a due a due fischiettando.

2)
Ci sono persone importanti nella mia vita. Non so per quanto passeggeranno con me in questo freak show, ma sono grato della loro presenza. Hanno letto sto libro e mi hanno insultato, trovandone i difetti. Non sono riuscito a correggerli tutti, ma abbiate pazienza, ho problemi a centrare il cesso quando piscio, figurati il resto.

3) C'erano persone che lo aspettavano. Da quando ho cominciato con Patreon, sapere che delle persone apprezzassero quello che facevo, mi ha spinto a continuare a buttarci quel mezzo litro di sangue in più, così se mi svegliavo stanco, quelle volte che pensi: "Cazzo, sono le sei, dormo altri cinque minuti"

Quelle volte, Poe il mio corvo da compagnia mi riportava subito sulla retta via:

"ehi, cazzone, quelli stanno aspettando, con pazienza. Se li deludi sei proprio un sacco di merda, non ci provare" E così sono riuscito a finirlo. Non solo a finirlo, ma anche a poter dire di esserne abbastanza orgoglioso.

4) Mi sono successe cose belle da quando ho iniziato a mantenere la mia vita in riga. E non sto dicendo certo che mi siano capitate solo cose belle, perché sarebbe una cazzata. Ma se hai uno scopo, scopi. Non era proprio così che volevo spiegarvi la faccenda, ci riprovo con il prossimo punto.

- Se hai uno scopo, qualunque cosa sia, le cose che ti capitano attorno assumono un altro significato ed un altra importanza. Questo ti permette di avere un grado di libertà diverso.  -La libertà è una forma di disciplina- cantava Giovanni Lindo prima di rincoglionirsi completamente in una baita di montagna, ma su questo aveva ragione. 

Se hai uno scopo, la maggior parte delle piccole beghe della giornata non ha alcun valore. E anche quelle più grandi, hanno un peso diverso.  Sei più libero, perché la tua vita gira attorno a qualcosa di diverso, così puoi lasciare più libertà anche alle persone che ti circondano, perché non dipendi da loro. E se non dipendi da nessuno, puoi amare di più. Ecco, non mi sento in credito di niente, non mi sento in debito di niente, mi sento solo grato di essere vivo, oggi.
E volevo condividere questa gratitudine con voi.


Da oggi in più comincio con un nuovo progetto, l'ho Intitolato

                      "TRANSUMANESIMO PER SCIMMIE UBRIACHE" 


 Parlerà di tutte le cose che m'interessano, AI, futuro, economia, Dio, i poveri, gli androidi, le balene australi e i croccanti Algida. Perché i croccanti Algida, quelli deliziosi con l'amarena, si sono estinti, manco fossero delle cose inutili come i panda. E il mio secondo scopo nella vita è farli tornare in auge.
Ma tornando all'immediato, questo nuovo libro ora è in cerca di editore, ma se lo volete leggere in anteprima, iscrivetevi a Patreon e unitevi alla comitiva di balordi. Basta cliccare sulla copertina, vi arriva un tagliagole serbo-croato direttamente a casa. In omaggio una batteria di pentole e una mountain bike senza freni.


E chi cazzo è sto Agus Emanuele? Boh, ma provate a leggere il cognome al contrario.

Kurdt.

venerdì 11 maggio 2018

Invalsi di qua Invalsi di là

Vedi, caro bambino, la tua situazione deriva dal tuo scarso impegno. Se volessi potresti diventare presidente degli stati uniti! Ah sei egiziano? Vabbé, magari presidente dell'Isis?


In questi giorni si è svolto il rito purificatore più diffuso nell'Italia moderna. Un test, svolto da circa un milione di bambini della primaria, quella che noi chiamavamo "scuola elementare". Questo test, chiamato invalsi  (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione)
occupa per tre mattine di fila gli studenti di seconda e quinta elementare. E a cosa serve sto invalsi, direte voi? Dovrebbe servire per capire quanto e come hanno imparato i bambini. Quest'anno sono state aggiunte anche delle domande extra, decisamente poco amate, a giudicare dalle reazioni della stampa.

E vi dico la verità, secondo me i test Invalsi sono fatti veramente bene. Non hanno niente di nozionistico, non si richiede che il bambino riesca a fare grandi calcoli, cose complicate tipo 718:15 per dire. Non si chiede nemmeno che ripeta a memoria una poesia di venticinque righe. Oggi abbiamo finito la parte di matematica e, con mia grande felicità, il calcolo più complesso che dovevano fare era 1,5 x 3 o qualcosa del genere, la domanda era questa (c'erano delle immagini, quindi vado a braccio) :

"Se hai due confezioni di detersivo, una che costa 6 Euro per 1,5 litri, un'altra che ne costa 3 per 0,5 litri, quale delle due ha il prezzo inferiore a parità di liquido? Spiega come sei arrivato alla risposta."

Semplice, lineare, comprensibile. Eppure volete sapere una cosa? La maggioranza degli alunni della mia classe, addestrati a ripetere operazioni noiose e inutili tipo 567x35 non ha capito cosa diavolo doveva fare con quei numeretti. Un altro problema un grafico e faceva delle domande sul grafico (altra cosa che a scuola non si fa quasi mai) e chiedeva informazioni tipo "in quale mese la concessionaria A e quella B hanno venduto lo stesso numero di auto?". Grafici, cose che in un mondo sempre più complesso servono parecchio. Sconosciuti.

In quella d'inglese c'erano delle domande piuttosto semplici (collegate a dei testi) e quattro prove d'ascolto, abbastanza ben calibrate dal mio punto di vista. Ho visto le prove della mia classe, a fronte di 3/4 prove quasi perfette, ci sono state parecchie prove nella media e un paio con moltissimi errori (guarda caso proprio di studenti italiani purosangue). Ma all'ascolto i miei sono addestrati, all'inizio dell'anno ho comprato una Usb a testa e ciclicamente le ho riempite con film e serie Tv in lingua originale (Stranger Things, Harry Potter, Cartoni Disney, eccetera eccetera eccetera). Ho usato duolingo con i miei alunni, ho cercato di fare tutta la lezione in inglese, senza grandi concessioni all'italico idioma e, cazzo, ha funzionato. Gli ho anche detto che ero sicuro che sarebbero riusciti se avessero voluto, ne ero convinto e adesso, so e ho le prove. Pasolini baciami il culo.

Eppure credo che l'invalsi debba essere eliminato.

Ma come, hai appena scritto che è utile, fatto bene, stimolante, adesso dici che dovrebbero eliminarlo? Già. Il problema principale è la percezione delle prove, che vengono vissute, in parte anche per colpa della stampa, come prove della capacità dei docenti, piuttosto che come un'analisi statistica da cui partire per risolvere dei problemi. Così i docenti, con il pensiero che verranno valutati, sono invogliati a, diciamo, intervenire per migliorare il risultato. Non importa che esistano dei sistemi per capire quando una cosa del genere è stata fatta ( all'invalsi hanno fior di statistici, dopotutto) viene fatto lo stesso, nella convinzione di aiutare gli alunni. Eppure se ci pensate un attimo, quello che stanno facendo quando aiutano gli alunni modificando una risposta, in realtà è un danno complessivo agli stessi.

Perché?


Perché sei il feedback dei dati dice "ah beh, queste prove sono state fatte molto bene da tutti gli alunni, pure da quelli delle zone più degradate della nazione, va tutto alla grandissima!" il risultato sarà l'inazione, nessuno penserà sia necessario fare qualcosa, tanto vanno benone. No?

E invece no, non vanno bene per un cazzo, perché se continuiamo di questo passo le prove le faranno direttamente gli insegnanti, con il risultato di far finire tutto a puttane, prove, scuola e, unica cosa che m'interessa, bambini.

In questo momento, l'invalsi dovrebbe avere la stessa funzione che hanno i nervi, trasportare informazioni dal corpo al cervello, in modo da consentire azioni correttive efficaci, ma immaginate di infilare le mani in una pentola d'acqua bollente e sentirla tiepida, nel frattempo le cellule delle vostre mani stanno assumendo un colore vicino a quello del bollito di manzo. Ve le lavate con calma, mica sentite dolore voi. E quando le tirate fuori avete le mani completamente ustionate.

La soluzione? La soluzione è costosa (cosa che non piace a nessuno) e poco pratica. Le prove andrebbero somministrate da degli ispettori ministeriali pagati e controllati direttamente dal ministero, in modo da evitare magheggi.

E quando finalmente si scoprirà che oh oh oh! Le scuole che ottengono i punteggi più bassi negli invalsi sono quelle che hanno bambini più poveri, che hanno pochi libri, poche risorse, non fanno viaggi, mangiano male, dormono male, hanno i genitori che perdono il lavoro e litigano tra loro per l'affitto, vanno via di casa, eccetera eccetera eccetera. A quel punto dovremo fare qualcosa di utile.

Fino a quando non si riconosce che il problema dell'insuccesso scolastico può essere ricondotto in buona parte alla povertà degli alunni (e alla qualità degli insegnanti) non andiamo da nessuna parte.

L'alternativa è continuare a guardarci l'ombelico.

Kurdt

P.s. In una scuola di frontiera di insegnanti di qualità ce ne sono parecchi, molti sono motivati, competenti, speranzosi. Quelli che resistono finiscono, dopo un numero diverso di anni, in burnout totale, fondono le bronzine, sbarellano.

sabato 7 aprile 2018

Curdi, al dente, cotti

Facciamo festa ragazze, ma non ubriacatevi, che poi c'è da sparare in culo all'Isis.

La cosa bella del medio Oriente è che non cambia mai nulla, puoi utilizzare una battuta letta trent'anni fa su Cuore e rimane sempre attualissima. 

Partirò dal presupposto che tutti sappiate chi sono i Curdi, almeno, questo è quello che spero. In pratica, i Curdi sono in qualche modo simili agli israeliani prima della nascita di Israele, un popolo senza stato. E questa situazione è direttamente figlia della spartizione del medio oriente dopo il crollo dell'impero ottomano. In ogni caso, dei curdi non è mai fregato un cazzo a nessuno, così quando si è deciso, nel 1920 come dividere la torta, nessuno si è preoccupato granché di loro, o di qualsiasi altro popolo, se proprio dobbiamo essere precisi. 

Beh, delle promesse erano state fatte: "tranquilli cari Kurdi, o Curdi, come cazzo vi chiamate? Vedete che un posticino lo troviamo pure a voi, non temete, aspettate fiduciosi, lì nell'angolino più lontano. Mi raccomando, non fate troppo macello, che stiamo lavorando, noi. Ah, le stanze le stiamo distribuendo agli altri, ma abbiamo una meravigliosa Suite tutta per voi, vi diamo le chiavi appena riusciamo a vendere una bellissima anfiteatro al centro di Roma". 

Così immagino più o meno che siano stati discussi gli accordi di Sèvres, che ci restituiva una mappa come questa. 



Vedete quella scritta? -Possibile territorio Curdo- ah ah ah! Ci avete creduto eh? Col cazzo.


Ora, non ho in particolare simpatia i nazionalismi, di qualsiasi colore siano, ma se proprio si doveva decidere una divisione a cazzo, tanto valeva darglielo, un territorio a questi poveracci. Invece niente, si è deciso di lasciarli appesi ad una speranza che nel diciannovesimo secolo non si è mai realizzata, guardate come è distribuita la popolazione curda, per capire quanto siano sfigati questi qui. 






Sono una minoranza sfigata in ogni luogo, sono stati vittime di massacri in ogni zona del medio-oriente, con delle menzioni d'onore però.

Per la Turchia, dobbiamo citare il meraviglioso massacro del Dersim. Non tanto per il numero dei morti (che variano ovviamente a seconda di chi ne parla, da qualche decina di migliaia, ad un centinaio di migliaia di curdi ammazzati, contro 110 morti turchi.) quanto nel modo in qui sono stati ammazzati.

Il numero dei morti della fonte ufficiale turca dice 13.160 morti civili. Come fanno a sapere esattamente quanti morti ci sono stati? Capita spesso durante le guerre che vengano fuori numeri così:

17.342
18.465
90.546

Che cazzo vogliono dire? Niente, non vogliono dire niente. A meno che tu non aggiunga anche una faccia a quelle persone. Se trasformi quei morti ammazzati in numeri (13.160) elimini la componente umana dell'equazione, dopotutto 13.160 non è molto diverso da 13.161, ma se il fortunato che sta al 13.161 è tuo fratello, tua sorella, tua madre, o qualunque persona che conosci, beh, la faccenda cambia parecchio. Che mica ti svegli la mattina dicendo:

"Ehi, 13.161, facciamo colazione assieme?"
"Oh, 13.161, andiamo a berci una birra al baretto di 13.156?"
" 13.161, ti amo, vuoi sposarmi?"

Capite che così non funziona. Ma provate a togliere il numero e mettere al posto del numero il nome di una persona a voi cara. Potete cambiarla a seconda della frase, così se la persona con cui vi siete sposati si chiama Paola, mettete quel nome, poi rileggetela pensando che quella persona è stata ammazzata da una bomba da 50 kg di esplosivo.

"Paola, ti amo, vuoi sposarmi?". Cazzo se suona diverso.

E ovviamente questo discorso non vale solo per i curdi, i nazisti avevano capito benissimo il fenomeno, ecco perché avevano deciso di chiamare i prigionieri dei campi di concentramento con dei numeri.

Mica ti puoi affezionare ad un numero.

A meno che non si chiami 3.14 , in quel caso sei al limite.

"Ehi Phi Greco, forza, è arrivata l'ora di farti una bella doccia, andiamo, vieni con me". Detta così potrebbe quasi evocare dei sentimenti, magari la guardia s'intenerisce. Ma guardate che meraviglia invece:


 "Ehi 314, forza, è arrivata l'ora di farti una bella doccia, andiamo, vieni con me. E ricordati l'asciugamano, altrimenti prendi freddo". 

Sempre per quel discorso che 314 è vicino a 315 e tra due numeri non è che ci sia tutta sta differenza.

Sapete perché i generali e i politici sono così pronti a dichiarare guerra? A parte il fatto che raramente pagano le conseguenze delle loro azioni, intendo (qualcuno potrebbe ricordarsi di un tizio che si era mascherato da soldato per salvarsi la pelle, un tizio che aveva strillato da un loggione cose tipo: "se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidentemi!" volontà che poi è stata rispettata, anche se forse il tizio, che chiameremo mascellone, aveva cambiato idea). I generali e i politici, possono dichiarare guerra dal comodo della loro casa e guardare l'evoluzione della guerra su una mappa, si perdono il sangue, la gente che si caga addosso, il puzzo dei cadaveri. Si perdono il fatto che i morti nemici hanno lo stesso aspetto dei morti amici. Sono distaccati dalla realtà, nello stesso modo in cui lo è uno che preme un pulsante per lanciare un missile contro una città.

Vi ricordate l'esperimento di Milgram? (E si, è stato - replicato - più volte )

In quell'esperimento, Milgram voleva dimostrare che gli esseri umani eseguono gli ordini impartitegli da qualcuno percepito come -in carica- anche quando questo significava infliggere scariche elettriche ben oltre il limite di sopportazione ad altri esseri umani.




 Eppure credo che l'esperimento, più che indicare la tendenza umana al rispondere agli ordini (indiscutibileper chiunque abbia lavorato in azienda anche solo per un paio di settimane ) dimostri invece quanto sia facile fare qualcosa di moralmente disgustoso quando non vediamo, direttamente, il risultato delle nostre azioni. Perché certo, i soggetti sperimentali di Milgram potevano sentire le urla di dolore, ma non potevano vedere le persone a cui stavano infliggendo quel dolore. Si era allontanato l'altro, in questo caso facendolo diventare una voce che esce da un altoparlante.


Allontanare l'agente dall'attore, diciamo.


Questa cosa l'abbiamo imparata proprio bene, noi umani, la ripetiamo in ogni lingua, sapete come chiamano gli immigrati gli americani?

"Illegal Aliens" che se veramente esistono gli spiriti, quello di Toro Seduto sta scavando una galleria abbastanza profonda che la boring Company di Musk gli fa una ricca sega.

Noi italiani li chiamiamo clandestini, quando non decidiamo per termini ben peggiori, che i miei alunni dimostrano di conoscere molto bene, visto che se li sentono ripetere così spesso. Qualche tempo fa ho sentito una maestra apostrofare una classe, composta per 4/5 da bambini stranieri: "Perché non ve ne tornate a casa vostra? Qui non c'è posto per voi, tornatevene a casa!"

Le ho detto che se mai avessi sentito ancora quel fiume di stronzate uscire dalla sua bocca, l'avrei presa a schiaffi personalmente, con grande piacere. E temo che il punto di vista della collega sia decisamente diffuso.

"Affondiamo i barconi"
"Sono troppi, tornassero al loro paese"


Eccetera, eccetera, eccetera.


Poi però partecipiamo all'aggressione alla Libia. Come uno che ficca il cazzo in una distruggi-documenti e poi si lamenta di essere diventato sterile.

In Israele li chiamano -infiltrati- capito? Infiltrati. Che poi è la dimostrazione pratica che non importa quanto hai sofferto in passato, riesci ad essere perfettamente stronzo, basta aspettare un paio d'anni et voilà, ci si dimentica di essere stati oppressi. E noi italiani siamo un ottimo esempio a riguardo. Ci chiamavano Wop fino a poco fa! Alla fine degli anni sessanta, Nixon si esprimeva così, sugli italiani.

Nixon: “The Italians. We musn’t forget the Italians. Must do something for them. They’re not, we ah . . . they’re not like us. Difference is, the . . . They smell different, look different, act different. After all, you can’t blame them. Oh no . . . can’t do that. They’ve never had the things we’ve had.” 

Ehrlichman: “That’s right.” 

Nixon: “Of course, the trouble is . . . the trouble is you can’t find one that’s honest.”

Ma torniamo ad Israele. A quanto pare hanno 38.000 rifugiati africani che sono arrivati presumibilmente attraversando il confine egiziano (dove Israele ha costruito un muro, per fermarli, immagino Trump abbia copiato l'idea) e i Netanyahu vorrebbe rispedirli in africa (tornate a casa vostra!) in Uganda. Tutti in Uganda, a prescindere da quale fosse la nazione originale di provenienza.

Tranquilli, vi mandiamo in Uganda, vedrete che ci starete bene. Ah, non conoscete nessuno, in Uganda? Cazzi vostri. L'Uganda, avete presente? Il paese al 174 posto per pil pro capite, con ben 500$ a testa da spartirsi. Chissà cosa ci faranno con quei 40 Euro a testa al mese. Immagino le ville.
Tipica villetta a schiera ugandese, qualche piccolo lavoro di manutenzione da fare, ma splendida posizione.  Chiamare Ubuntu, solo ore pasti.





E non è che gli altri abbiano fatto di meglio.
In spagna la Guardia Civil ha sparato letteralmente ai migranti che stavano cercando di arrivare a nuoto.


La superiorità morale dell'occidente democratico. 

 In linea di principio, però, dobbiamo dire che mica ce la prendiamo con gli stranieri in quanto stranieri, eh. Ce la prendiamo con gli stranieri in quanto poveri, i poveri, come diceva giustamente Nixon, puzzano. Tanto è vero che l'atteggiamento che teniamo si modifica profondamente quando arriva un principe Saudita, arabo pure lui.

Guarda che sorrisone il nostro Gentiloni. Starà già pregustando la carrellata di soldi che i sauditi spenderanno per comprare armi da sganciare sullo Yemen?

E così arriviamo ai Curdi. Che la Turchia disprezza profondamente, gli americani usano per combattere l'Isis, ma solo fino a quando serve, e Israele (giustamente) difende.

Noi Europei, nel frattempo, facciamo un accordo con la Turchia per bloccare gli immigrati al confine, in modo da evitare quelle fastidiose regole che così poco ci piacciono. Cazzo, se c'è un Dio dovrebbe fulminarci tutti, me compreso. Perché un crimine del genere ce lo ritroveremo a perseguitarci tra non molto, quando cercheremo di far valere quelle stesse regole, che quando difendono noi ci piacciono molto.

Insomma, i Curdi piacciono anche a noi, ma solo quando se ne stanno a debita distanza, oppure quando devono combattere da qualche parte, con quelle bellissime donne che, sul serio, chiunque abbia sparato ad una di loro, brucerà all'inferno.


Ecco, una così bella, appena si mette il rimmel sei obbligato per legge a buttarti ai suoi piedi e chiederle di sposarti. E ti converrà essere un buon marito, se non vuoi, aehm... Pagarne le conseguenze.

E ci piacciono a debita distanza, perché biologicamente siamo fatti per stare male quando qualcuno vicino a noi, soffre. Se li teniamo a distanza, non li vediamo, se non li vediamo, allora è tutto a posto.

E questa cosa, per oggi, è la cosa migliore che posso dire della razza umana.


Kurdt

Nota a piè di pagina, ringrazio tutti i meravigliosi umani che sovvenzionano il mio vizio del caffè e li informo che ho finito di scrivere il libro che avevo promesso. Se volete unirvi a loro e passarmi un caffè sottobanco, non dovete fare altro che iscrivervi a Patreon, in alto a sinistra cliccate su "Patreon". Troverete il resto delle cose che scrivo e ovviamente, la mia eterna gratitudine.

giovedì 8 marzo 2018

Pluto-crazia



Pluto wants YOU! Arruolati nell'armata di Topolinia. 

L'ultima domenica, per la prima volta in settimane la prima cosa che ho fatto non è stata scrivere. Sono sceso, mi sono lavato la faccia e sono uscito. In mutande.

Volevo dire, mi sono vestito male e sono uscito,  c'è da votare. Ho attraversato il mio quartiere, se ne parla male,  dicono che c'è gente brutta. A me questa gente piace, mi assomiglia. Gente che ruzzola a terra, viene presa a calci e si rialza, perché ci si abitua alle pedate, ma rialzarsi e restituirle, lì sta la classe.

Domenica dicevamo. Vado a prendere il caffè dai cinesi, saluto il barista, che mi passa la tazzina e chiede:
"Allora Kurdt, chi voti? Bisogna cambiare, andiamo!" 
"Cazzo ne so di chi voto, qui la scelta è tra stronzi al forno, arrosto e fritti, ci spalmano sopra un po' di nutella prima, ma alla fine il sapore è lo stesso. E a me la merda non piace" 
"Si, però tocca cambiare, tutti questi vecchi, fuori dai coglioni, basta!" 
"Okay, ho capito, l'importante è non infilare la testa nel forno acceso per controllare se funziona. Magari la merda ti scoppia in faccia. E poi tu sei cinese, che cazzo ne sai delle elezioni, mica le fanno dalle tue parti, le elezioni" Gli dico, sperando che capisca l'ardita metafora.

"Non le fanno, ma visti i risultati mi sembra che funzioni meglio". E manco ha tutti i torti, il ragazzo.

Nel bar c'eravamo  io, il barista e un altro ragazzo, si chiama Mirko, ha più tatuaggi di me e insegna pugilato nel carcere di Bollate. Questo lo potresti intuire solo a guardarlo, quello che non intuisci ad un primo sguardo invece, è quello che c'è, sotto i tatuaggi.
In prigione porta la disciplina del pugilato, l'etica del rispetto dell'avversario, il senso della lotta che migliora la vita, quella per rafforzare se stessi, senza distruggere gli altri. Porta quello che serve, quando serve, Mirko. Di gente così abbiamo bisogno, signori. 
Combattiamo la stessa guerra, con quel ragazzo, su trincee diverse. Io a scuola spingo perché i miei alunni tengano la testa alta, perché sono poveri e dai poveri, ci si aspetta che tengano gli occhi bassi e siano rispettosi della gerarchia. Lui cerca di farla rialzare la testa, insegnando il buon combattimento.
  E questa è stata la parte migliore della giornata. Poi mi sono infilato nel seggio e, credetemi, votare stavolta è stato come annusare il culo di dieci scimmie con la diarrea e decidere quale preferivi ti scorreggiasse in faccia.
 Le elezioni, se ci pensate bene sono una forma di normalizzazione del conflitto, mentre il carcere è una forma di repressione del conflitto. Non sto dicendo che il carcere sia un istituzione inutile, chiaramente. Quando qualcuno sbaglia e rischia di danneggiare se stesso e gli altri, limitarne la libertà è nell'interesse di tutti, ma l'obiettivo principe deve essere quello di riabilitare quelle persone, altrimenti, tanto vale ammazzarle o rinchiuderle per sempre in una gabbia.
Ah, se pensi che rinchiudere per sempre o ammazzare chi sbaglia sia una soluzione, allora, caro mio, vai a farti fottere.
Quando sono andato a votare, ho pensato a cosa sarebbe cambiato se avesse vinto il partito che avrei votato. Ci ho pensato davvero. Le settimane prima credevo di essere arrivato ad una soluzione dell'arcano, scrivere un'anagramma sulla scheda, a futura memoria.

                                       CODROIPO
Poi nell'intimità della cabina elettorale, ho cambiato idea, ho votato qualcuno non molto meglio degli altri. Ci ho messo una vita, sono rimasto dentro così tanto tempo che il presidente del seggio è passato per chiedermi se doveva chiamare l'ambulanza.

"Mi passi solo la carta igenica, amico" Gli ho detto, anche se in realtà non ne avevo più bisogno, la carta con cui fanno le schede elettorali è un po' dura e il bollino di sicurezza mi s'è appiccicato alla chiappa destra, ma non si può avere tutto dalla vita.

Il problema, per come la vedo io, è che tutti ci aspettiamo che qualcuno faccia qualcosa. Ma non noi, qualcun'altro, perché fare è faticoso, vogliamo pagare altri, perché lo facciano. Poi quello che abbiamo pagato non fa quello che noi non avevamo voglia di fare, e lì, porca troia, c'incazziamo. 
"Come non hai voglia di fare quello che io non volevo fare? Fannullone!"
"Eh, ma non ho voglia, che dici se troviamo un'altra persona che se ne prenda carico?" 
"Andata, pensaci tu a trovarla però, che io mi annoio" 
Che è anche il motivo per cui i problemi scendono tutta la scalinata gerarchica fino a riversarsi nelle zone più basse, dove non possono essere più dimenticati. Oh, potete pensare che la lega abbia vinto perché sono diventati tutti razzisti, così come potete pensare che il cinque stalle abbiano vinto perché tutti vogliono soldi gratis. Comodo pensarla così.

"Non è il mio libro che non piace, sono i lettori che non lo capiscono, è troppo avanti" 

Ed è innegabile che alla gente piacciano soluzioni semplici, comprensibili e spesso, sbagliate. Ma negare che il problema ci sia, è da stronzi. A molti di voi saranno arrivate le famose buste arancioni dell'Inps, da quello che mi raccontano in giro la data media di pensionamento è settant'anni. Una volta il welfare si prendeva cura di te dalla culla alla tomba, adesso invece il passaggio è dall'ufficio all'ospizio, sempre che siano rimasti posti, si sa, il pubblico deve essere razionalizzato.

"Ma i mercati! I mercati s'incazzano e poi il nostro spread s'inbizzarrisce e ci tocca sparargli contro un centinaio di miliardi per calmarlo!" 

Il fatto che la gente sta facendo la fame, con lavori di merda a tre mesi, senza speranza di costruire una sega, non viene in mente a nessuno come motivazione del voto.  Da decenni l'unica risposta che si sono sentiti dare è stata:

"Cazzi tuoi, fannullone, è la globalizzazione, baby" 

*(Piccola nota a margine, il Wto, che sembrava una sorta di oracolo, che se non rispettavi quello che diceva ti arrivavano a casa i transformers e ti davano fuoco alla nonna, sta venendo allegramente preso a calci da Trump. Guarda un po', non parte nessuna minaccia di provvedimenti. Come dire, le regole ci piacciono fino a quando ci avvantaggiano, altrimenti prendiamo il pallone e ce lo portiamo a casa).  

Ma quando il problema è reale (lo sbilanciamento tra quello che pagate voi di tasse e quello che paga Amazon, per dire), la risposta non può essere solo, tirate ancora di più la cinghia, prima o poi la fame passa, nel frattempo ecco a voi degli splendidi involtini di merda.
Perché dopo un po' la cinghia la gente se la toglie e la usa come cappio per appenderti. O peggio, la gente comincia a chiedersi se questi mercati non siano solo un sistema molto sofisticato per ficcartela dove non batte il sole.
Io nel mio piccolo preferisco far qualcosa per gli altri, partendo da quelli che hanno meno, che a leccare il culo a chi sta più in alto son buoni tutti, ma dubito che sia una soluzione ai nostri problemi. Anche perché, lecca che ti lecca, la lingua s'infeltrisce e anche l'alito comincia ad assomigliare ad una latrina di Calcutta.
Kurdt.

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