sabato 16 giugno 2012

Cantare


La bandiera irlandese poi assomiglia anche alla nostra, cazzo. 


Ieri sera stavo guardando la partita Spagna-Irlanda alla televisione, partita per la cronaca dominata dalla Spagna, che al 85 era sul 4-0, dopo aver messo sotto e umiliato la squadra irlandese.

Insomma una partita di calcio senza storia, dove l'agnello sacrificale irlandese ha fatto la fine che ci si aspettava, divorato dal leone spagnolo. 

Ma non è di calcio che volevo parlarvi. Oggi volevo parlarvi di quello che significa lo sport e quello che significa essere una vera nazione. 
All'ottantanovesimo del secondo tempo, sul quattro a zero, i tifosi irlandesi invece di uscire dallo stadio a testa bassa, maledicendo il costo del biglietto e distruggendo le sedie, hanno cominciato a cantare. 

A cantare. 

Sono rimasto pietrificato, ammutolito, di fronte a questa cosa. "Non dovrebbero piangere e disperarsi?" ho pensato. Non dovrebbero maledire l'allenatore, sputare sui giocatori, gettare bottiglie sul terreno di gioco? 

Invece cantavano. 

Cantavano e lo stadio vibrava. E per un attimo era come se nello stadio non ci fossero più Irlandesi e Spagnoli,gli uni contro gli altri. Per un attimo ho visto lo spirito di questo sport che amo, il calcio, elevarsi sopra la polonia e guardare sotto. Ed era uno spirito irlandese.

Cantavano e piangevano. Che popolo eccezionale. 

Cantavano anche dopo essere stati umiliati, perchè non tifavano contro la Spagna loro, tifavano per l'Irlanda, e scommetto le mie mutande che avrebbero continuato a cantare anche se di gol ne avessero preso dieci.

Non cantavano di gioia, cantavano per ricordare a tutti che loro sono un popolo, non un branco di bestie venute giù per devastare tutto, ma un popolo venuto agli europei per sostenere la loro nazione, qualsiasi cosa succeda. Perchè la sconfitta non significherà perdere quello che sono.

 Un popolo.

E io mi sono sentito piccolo e insignificante mentre tutte quelle persone insegnavano al mondo cos'è lo sport.
Io che solo perchè la mia squadra aveva pareggiato poche ore prime avevo bestemmiato e inveito, augurando al portiere croato una morte lenta e dolorosa. Io che riesco ad essere felice solo se si vince e se si perde è colpa di quegli stronzi. 
Scommetto che in Irlanda domani già non ci penseranno più a questa partita. 

Che gran popolo. Avevo le lacrime agli occhi.

Lunedì giocheremo contro di loro, probabilmente vinceremo, e magari passeremo il turno, eppure possiamo vincere, ma non batterli. Conto per lunedì di aver imparato "The fields of Athenry" per poterla cantare insieme a loro, immaginando di essere allo stadio non per partecipare ad una guerra, ma ad una grande festa con altri ventimila compagni.

Se perderemo, canterò con voi, per ringraziarvi.

E adesso mi fiondo al pub Irlandese per migliorarvi l'economia.


                                      

Kurdt. (L'irlandese)



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