mercoledì 6 marzo 2019

Libera scuola in libero stato




Prima di scrivere questo articolo ci ho pensato un bel po'. In linea di massima l'unica cosa che può venirne fuori per me è "
un sacco di rotture di palle" mentre sul fronte dei vantaggi, nessuno in vista. A meno che non consideriate una colonscopia rettale, un "vantaggio". 
Arriviamo subito al sodo, ho cercato di aiutare la madre di un bambino cinese, Xie, ad iscriverlo alle scuole medie. Per voi che non conoscete come funzionano le scuole, spiegherò brevemente come funziona.
Per gli alunni che hanno finito la scuola primaria, si presenta domanda online dal sito del miur
Si può, in teoria, scegliere qualsiasi scuola si voglia, dopotutto sono scuole pubbliche, no? Si, in teoria. In realtà, no.
Perché le scuole pubbliche non crescono come i funghi, nel nulla, ma sono legate a doppio filo al quartiere dove nascono e crescono. Nascono in un quartiere e a quel posto sono legate, per sempre.  E per dimostrarlo mi toccherà raccontare una storia, capitata poche settimane fa.
Vi presento Xie, si legge "Scìé" per i non sinofoni, ma tutti a scuola lo chiamano "Fish", sua madre quando parla con me lo chiama "Pesce".

"Maestro, pesce non sta bene oggi"

"Beh signora, da quanto tempo lo tiene in frigo?"
"No frigo, Pesce mio figlio, non voglio mica ammazzarlo, pesce diarrea"
"Sarà delizioso signora"

Meraviglie della traduzione diretta. Fish non ama particolarmente la scuola, sia chiaro, quando è arrivato, l'anno scorso, senza parlare una parola d'italiano, è stato un bel grattacapo per gli insegnanti e per la classe, del resto se non sai manco come dire "ehi, devo andare al bagno a pisciare" arrabbiarsi è l'unica cosa che possa attirare l'attenzione.
Ma fish ha anche un fantastico talento per l'arte, suo padre è un pittore e lui sembra pronto a seguire i suoi stessi passi. I genitori, dopo essersi accorti del talento del figlio hanno pensato:
"Beh, qual è il posto giusto per l'arte? Dove possiamo portare nostro figlio per assicurarci che impari l'arte e la metta da parte?" 
"L'Italia! Caravaggio, Raffaello Sanzio, Leonardo, Dante!" Avrà detto il padre
"Chi cazzo è questo Dante?"
"Nessuno, non ti preoccupare, uno sfigato"
E così lo hanno portato in Italia. Non deve essere facile una scelta del genere e mi va di precisare che non si parla certo di una famiglia povera, altrimenti una cosa del genere, se la sognavano i nostri sbafariso a tradimento. Comunque, visto che quest'anno finisce la quinta elementare è sorto il problema di "dove lo iscriviamo alle medie?"  la risposta, dopo un attento controllo delle opzioni è stato un istituto, lo Spiga,  piuttosto noto per l'attenzione verso i talenti artistici degli alunni.
La mamma di Xie, che si chiama Wong, o almeno così mi pare di aver capito. Dopo avermi osservato tentare di pronunciare il suo nome un paio di volte senza molto successo, mi ha detto "vabbé dai, chiamami Wong e tanti saluti al secchio". La mamma di pesce insomma, mi ha chiesto di accompagnarla a fare l'iscrizione, visto che il suo italiano è quasi peggio del mio cinese.
Quando ho visto dove si trovava la scuola, ho percepito il primo problema, mi è apparso Giorgio Armani sul muro della metro, con un bastone della sua maison che mi urlava:

"Tu non puoi passave!" 


"Tu non puoi passave, cavo, a meno che non acqvisti questa bellissima sciarpa di puuuvissima seta. Solo 995 euvo per te, cavo."

la scuola si trova nel centro di Milano, per arrivarci abbiamo dovuto attraversare via Montenapoleone, un luogo dove mi sento a mio agio quanto un termosifone a Dakar, in vetrina c'erano giubbotti che costavano 18.000 euro. Diciotto-Mila-Euro. Per quella cifra mi aspetto che, come minimo abbiano scuoiato tre quarti della fauna di visoni del mondo. E invece no, sono pure ecologici, il che significa "
nessun animale è stato ferito per la produzione di questo giubbotto". Li disprezzo, ma ne sono calamitato, voglio dire, se li vendono, qualcuno li compra. E se qualcuno li compra, mi piacerebbe conoscerlo.
"Ciao, sono quella che ha comprato il giubbotto in eco-pelle-vegan-friendly-glutenfree da diciottomila euro."
La fisserei incredulo per il tempo necessario a far ruotare la galassia attorno al proprio asse, poi le chiederei:
"Perché?"
Lei non potrebbe rispondermi perché a quel punto sarebbe morta da parecchio, la galassia ci mette un sacco di tempo a ruotare sul proprio asse.



Nel vuoto cosmico, nessuno può sentirti bestemmia...
Comunque. Siamo arrivati in segreteria e ho chiesto all'applicata.
"Buonasera, volevo iscrivere un ragazzo alla prima classe della scuola secondaria, è possibile? "
La mia amica Wong non era vestita da parata, io nemmeno, ma eravamo ampiamente nei limiti della decenza, ancora lontano dal livello "se t'incontro sul treno cambio sedile, con quella faccia sei come minimo uno stupratore, un ladro, o magari tutt'e due." che mi ha dato più d'un grattacapo nella vita.
"Dove vive il bambino?"
"Via dei gatti numero zero, seconda stella a destra verso il mattino, in fila per tre col resto di due, sotto il ponte di baracca con Pierino che canta Via Paolo Fabris 43" Ho detto io, simulando intelligenza.  

Sicuramente questi che lavorano al centro di Milano sono geniali, capiranno l'ironia. Ho visto la mano avvicinarsi pericolosamente al pulsante che fa arrivare la polizia. No, non apprezzano.
"Cioè, volevo dire che vive in Via Periferia Nord di Milano, non so se ha presente, un posto simpatico. Se volete possiamo anche prendere un caffè insieme, dopo che iscrivete il bambino". Wong mi guardava preoccupata, rivalutando la fiducia concessami in prima istanza.
L'applicata di segreteria mi parlava come fossi stato un partigiano spagnolo e lei una soldatessa franchista.
"Beh, ma non può, mica fa parte del nostro bacino d'utenza, deve pensare ad iscriversi ad una scuola diversa.
"Eh no" Le ho detto, perché di regolamentazioni scolastiche qualcosa ne so:
"Il bambino può presentare la domanda dove gli pare, se poi non avete posto, sta a voi dimostrarlo"
La ragazza ha fatto dietrofront, si è infilata nelle profondità della segreteria, riemergendo con in mano dei fogli che elencavano le caratteristiche che permettevano di ottenere "punti" utili all'iscrizione.
Ed erano cose tipo:
  • Genitori residenti in zona
  • Genitori che lavorano in zona
  • Fratelli iscritti alla scuola
  • Alunno con disabilità certificata

    E avete capito dove voglio arrivare. Ho spiegato alla mia amica Wong cosa significavano quei fogli e cosa avrebbe dovuto rispondere (No-No-No-No-No) e ho riconsegnato i fogli.

    Poi ho chiesto un numero di protocollo. Panico. Dovete sapere che il "numero di protocollo" è semplicemente un numero che identifica la pratica che state avviando in segreteria, la segreteria è
    obbligata a darlo, per ragioni ovvie, deve essere dimostrabile che si è fatta una richiesta.



"Noi non rilasciamo numero di protocollo" Mi ha detto la solerte impiegata. 

 "Come non rilasciate il numero di protocollo? Mica è opzionale, non è che vi sto chiedendo di dipingere le pareti della palestra di verde pisello utilizzando delle bacche spremute da un contadino Afghano minorenne" 
Noi non rilasciamo scontrino, sapete, così, per tradizione
Lei mi ha semplicemente fissato incrociando le braccia. Ho fatto rapidamente i miei calcoli. Ho pensato che, chiamare la forza pubblica, in quel momento, avrebbe forse significato riuscire a far iscrivere il bambino all'anno successivo, ma lo avrebbe forse condannato ad un anno in un posto dove, in fondo, non lo volevano. Così mi sono solo fermato in attesa.
"Non rilasciamo numero di protocollo" ha ribadito lei, forse convinta che il mio aspetto dismesso nascondesse anche un difetto dell'udito, una sordità provocata, per dire, dall'esplosione di una granata nel mio paese d'origine, il Burkina Faso.

O una rara malattia che colpisce solo quelli con il mio fenotipo genetico.
Così siamo rimasti a guardarci, come una coppia d'innamorati, per il tempo necessario a far cadere gli ultimi fiori dai rami dei ciliegi di Yokoama. Uscito dalla scuola, non ero molto ottimista, ma non sapevo come spiegarlo a Wong.
"Vedi, amica mia, la vita a volte è ingiusta, ci sono determinate situazioni in cui provi a fare tutto il possibile, scali le montagne, ti vesti giusto, contatti le persone corrette e..."
"Non lo prendono eh? L'ho capito da come ti guardava appena siamo entrati. Sono cinese, mica cogliona. " Mi ha seccato lei.
E la verità è proprio questa. La scuola di cui parlo non ha fatto niente di "illegale" (Salvo non dare il numero di protocollo, quello è illegale al 100%) ma il problema non è questo. Il problema è che, nella scuola italiana, per come è strutturata, i poveri vanno a scuola con i poveri, ed i ricchi vanno a scuola con i ricchi. Perché i poveri vivono in un quartiere come il mio, mentre i ricchi vivono al centro di Milano.
La mia scuola ha una percentuale di "stranieri" che si aggira attorno al 40% mentre la scuola in centro sta attorno al 10% (e ho il sospetto che non siano proprio lo stesso "tipo" di stranieri).

Sia
chiarissimo che non ho niente in contrario ad una scuola con un sacco d'immigrati, molti dei miei studenti migliori erano e sono "immigrati" e la grinta che tirano fuori quei bambini è ammirevole. Ma la quantità di lavoro che richiede una prima elementare con 6 bambini su 20 che non parlano una parola d'italiano, che ve lo dico a fare?
E non è una cosa che succede per caso, questa è la scuola italiana by design. Se esistono le scuole ghetto, è solo perché si vuole tenere, consapevolmente o meno, le scuole "buone".
Che poi è un po' la stessa cosa che si è fatta con gli ospedali, si tengono buone quelle quattro strutture d'eccellenza e poi, quatti quatti, si definanziano (termine simpatico per dire che si scavano via tutte le risorse) alle altre. E se non vivete nella zona giusta, potete anche andarvene affanculo. O farvi curare in una struttura privata, dove vi spiumeranno come tordi.
Lasciatemi sottolineare una cosa. Nelle scuole "buone" non è che vadano a finire i migliori insegnanti eh. Quelli buoni davvero, vanno nelle scuole in rovina, perché sanno che lì il loro contributo è importante e fa la differenza.
Così, se mi stai leggendo e sei un banchiere che vive in un loft in Duomo, valuta di mandare tuo figlio da noi, non te ne pentirai.
Kurdt.

1 commento:

  1. Stupenderrimo.
    Davvero tutto bellerrimo. Solo mi ero perso il passaggio in cui tu dopo il rientro dalle terre australi assurgi al divino culto dell'insegnamento.

    Tantissimi auguronzoli

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