Einstein: Dio non gioca a dadi!
Niels Bhor: non dire a dio quel che deve o non deve fare!
Com'è noto I due geni erano anche amici,insomma, dimmi con chi vai, e ti dirò se riceverai un nobel per la fisica.
L'uomo ha sempre avuto una sana passione per I giochi, gli scacchi, ad esempio, di cui sono un accanito giocatore, esistono sin dal sesto d.c.,ed a quanto pare furono inventati in india per compiacere un annoiato principe.
Il go invece è un gioco maggiormente diffuso in Cina, Korea e Giappone, ha regole semplici ma una complessità straordinaria, tanto da rimanere ancora praticamente intoccato dai vari software, ancora incapaci di confrontarsi con la duttilitá cerebrale umana.
Ancora esistono giochi di squadra, come il calcio, o il football, e giochi cooperativi, come il sesso, praticabile anche a squadre nella sua variante, definita orgia.
Giochi di ruolo, alla Doungeons and dragons, e giochi di societá come lo splendido Risiko.
Ancora! esistono I videogiochi, tanto acclamati dagli utenti quanto disprezzati dai quotidiani, che li accusano di tutte le stragi possibili, comprese quelle del sabato sera.
Insomma esistono giochi per tutti I gusti e per soddisfare tutte le voglie, ora la domanda che voglio porvi è :
COS'È UN GIOCO?
Voglio dire, è facile fare un elenco di giochi, meno facile è descrivere in poche parole cosa sia IL gioco.
Proviamo a partire dal concetto che il gioco è un sistema naturale di “esercitare” determinate caratteristiche, che possono essere fisiche e di coordinazione (calcio, pallavolo, basket) o intellettuali e strategiche , (scacchi,dama, go, krieg) o ancora mnemoniche ( memory) o spaziali (Nascondino, cos'avevate capito?).
Il gioco poi è un attivitá PIACEVOLE che soddisfa un qualche bisogno.
Vedendola sotto quest'ottica possiamo dire che sono un ottimo modo di tenere a freno l'aggressivitá, permettendo di incanalarla e dirigerla nel gioco, e per mettere in gioco la propria abilitá e destrezza senza dover per forza danneggiare qualcun altro
Ora qualcuno particolarmente intelligente fra di voi avrà giá formulato un pensiero che suonerá piú o meno così:
“Ma allora sport come I cento metri sono giochi o sport?ª
La mia personale risposta (che quindi non vale come prova in un processo) è che quasi tutta l'atletica leggera, il canottaggio e roba del genere, non vengono praticati “per divertimento” ovvero l'aspetto competitivo o salutistico predomina grandemente su quello ludico, possono essere visti
ANCHE come “ un gioco”, ma `per il tipo d'analisi che intendo fare, francamente, non ce ne frega un cazzo e amen.
Ora arrivo al punto, o almeno ad uno dei punti che intendevo analizzare.
Partiamo da J.nash e il suo contributo alla teoria dei giochi.
John Nash è un matematico americano, universalmente noto per il film, “A beautiful Mind” (che in italiano tradurremmo con “ Na bella capoccia” ) che racconta per filo e per segno la storia della schizzofrenia del tizio, senza ovviamente dire nulla riguardo all' opera (contributo) piú importante del nostro, ovvero la teoria del punto di equilibrio, un addendum alla teoria dei giochi.*(2)
Non sia mai che il pubblico possa anche capire anche PERCHÉ il tizio sia diventato famoso, oltre a sapere che adesso è un povero rincoglionito che si piscia addosso e strilla contro gli alberi credendoli agenti del grande complotto alieno.
I giochi, secondo la teoria base di Von neumann, si dividono in grandi categorie fondamentali:
I giochi a somma 0, ovvero I giochi dove quello che viene perso da un giocatore viene guadagnato dall'altro giocatore/ squadra .
Ed I giochi a somma diversa da zero:, nei quali quello che viene guadagnato da un giocatore non verrà per forza perso dall'altro, in questo caso il gioco non deve finire
necessariamente con la sconfitta di uno dei giocatori.
Quindi possiamo dire che giochi come gli scacchi o la dama sono a somma zero, cosi come la maggior parte dei “giochi” che ho descritto poc'anzi, è molto difficile trovare un “gioco” ce non sia a somma 0, ovvero dove sia necessario sconfiggere uno o piú giocatori per “vincere”.
Ma il nostro buon Nash cercava di descrivere situazioni ben piú complesse di quelle che si creano in un ambiente “artificiale” come una scacchiera, Nash tentava di schematizzare anche I rapporti fra esseri umani e gruppi sociali, tant'è che venne addirittura contrattato dal dipartimento della difesa americano per cercare di trovare una soluzione alla tensione venutasi a creare tra Urss e Usa durante il periodo della guerra fredda.
Esistono altre due categorie importanti di “giochi” ovvero quelli Cooperativi/non cooperativi.
Nemmeno sto a spiegarvi il significato delle due categorie, perchè immagino lo intuiate da soli.
In ogni caso la formula
è questa:
Dove "i" sono i giocatori; S sono le strategie dei diversi giocatori e U è l'insieme delle funzioni.
(Sti cazzo di matematici dei miei coglioni, sempre a codificare tutto in numeri)
In ogni caso in pratica Nash ha codificato il modo in cui due entità giocano un "gioco" competitivo ad informazione completa e con giocatori razionali, tanto da essere applicato, con alterni risultati, all'escalation nucleare Usa-Russia.
Scoprendo inaspettatamente che non si sarebbe mai dovuto cominciare quel determinato gioco.(*3)
La situazione di tensione fra Urss e Usa è un perfetto esempio di gioco non cooperativo a somma diversa da zero.
Insomma I giochi con Nash erano diventati qualcosa di veramente serio, con cui si cercava addirittura di dirigere e capire il destino di una nazione.
Ed ora ho finito la premessa e posso iniziare il post.
Purtroppo non potevo spiegarvi quello che pensavo senza questa lunga (ed interessante, quantomeno per me) divagazione.
La vita di tutti I giorni è un gioco a somma diversa da zero, per quanto ci ostiniamo a giocarlo in maniera cosí stupidamente competitiva, isolandoci dal resto delle persone, cercando di sconfiggerle in questo gioco chiamato “vita” che ha come prima regola :“ La vita non è un gioco” *(1).
E con questo ho finito.
*1 Non puoi vincere, non puoi perdere, ma puoi abbandonare.
2* Teoria Dei giochi :
3* Sto mentendo spudoratamente per non ferire la vostra sensibilità pacifista, in realtà il punto d'equilibrio della guerra fredda si raggiunse quando le due superpotenze, oramai piene di testate nucleari, non avrebbero mai potuto attaccarsi senza scatenare un apocalisse nucleare anche sul loro territorio, preso atto di questo, (e con la caduta dell'urss...) iniziarono gli accordi denominati "start" per la smobilitazione degli arsenali atomici.
Quindi non rose ma testate nucleari.
P.s. mi sono spaccato la caviglia, ho molto tempo per non lavorare, se qualcuno di voi volesse giocare a scacchi contro di me, mi contatti ;)
giovedì 10 marzo 2011
sabato 5 marzo 2011
Scacco al Re
Due vecchietti sono seduti uno di fronte all'altro, tra loro un piccolo tavolino ed una scacchiera, con i pezzi bianchi e neri pronti a darsi battaglia, oramai giunti alla fase culminante del gioco.
Quando due buoni giocatori si affrontano, c'è sempre un momento in cui tutto sembra ancora in equilibrio, quando ancora non si è lanciato il primo attacco, mentre i giocatori si studiano, piazzando sul campo di battaglia le loro forze.
I nostri vecchietti stavano esattamente in quella fase, e si poteva dedurre dalle espressioni che non doveva essere una partita facile, per nessuno dei due.
Mario giocava con i neri, era pelato, ma con una folta barba nera, che torturava strappandosi pelucchi, per allentare la tensione. Gettava rapidamente lo sguardo sulla scacchiera, saltando da un pezzo all'altro controllando che tutte le sue truppe fossero esattamente dove lui desiderava.
Franco invece sembrava dei due il più anziano, con una lunga barba bianca e capelli lisci che coprivano in parte la faccia, lasciando trasparire però due occhi vispi e sorridenti.
"Scacco" Disse Franco, sorridendo soddisfatto.
"Mpf" Sbuffò mario, preoccupato. , La situazione era oramai compromessa, e lui non era mai stato bravo a perdere.
Afferrò il re d'ebano, e lo distese, in segno di resa.
"Ma non credere che sia finita qui! quant'è vero iddio, un giorno conoscerò questo gioco così bene, in tutti i più piccoli dettagli, che nessuno! NESSUNO! potrà più battermi!" e si alzò, facendo cadere la sedia tanto era lo slancio,e afferrando alla svelta la sua tabacchiera accanto alla scacchiera.
Franco continuava a sorridere, era abituato a questa scena, che si ripeteva ad ogni sconfitta, ma stavolta si mise a fantasticare sulla possibilità che veramente qualcuno potesse arrivare a conoscere quel gioco alla perfezione, in modo da non poter essere mai più sconfitto.
Essere capaci di giocare la partita perfetta.
"Mah, certo che sarebbe proprio noioso, a quel punto" concluse, riflettendo tra se e se.
----------------------------------------------------------------------------------------------------
Reykjavik, islanda 20**.
Ansa: Coglie di sorpresa tutti gli appassionati di scacchi, l'annuncio dato stamane dal dottor Bishop, rettore della facoltà di matematica della capitale islandese:
"Oggi è un grande giorno per gli scacchi! abbiamo analizzato tutte le 10^43 posizioni possibili, sviluppando tutte le possibili combinazioni, ebbene, ora siamo orgogliosi di annunciare che la partita "perfetta" è stata ricreata, scoprendo così che il bianco, giocando perfettamente vince sempre, senza possibilità di ripresa da parte del nero.
----------------------------------------------------------------------------------------------------
Decine di appassionati di scacchi si sono presentati di fronte alla regia università di reykjavik con le loro scacchiere in mano, alla testa l'ex campione del mondo, Boris Spasskj, che spiega alla stampa presente le ragioni della protesta:
"I computer hanno ucciso gli scacchi,questa protesta è la resa dell'umanità alle macchine, bruceremo le nostre scacchiere qui di fronte, ed io, io... non giocherò mai più, mai".
Al centro della piazza un rogo s'innalzava, alimentato da pedoni, dame, alfieri e torri, illuminando tristi e smunte facce, che vedevano in quel rogo la fine di un arte, la nascita di una scienza.
---------------------------------------------------------------------------------------------------
Il dottor Bishop e il dottor RockCastle nel frattempo si trovavano al piano terra dell'università, nella biblioteca, il dottor B, premette un libro, la cui copertina recitava "B.Fisher le mie 60 migliori partite" ed una libreria scorse lateralmente, mostrando un passaggio segreto.
I due seguirono il passaggio fino ad arrivare ad una spaziosa stanza illuminata da una finestrona ovale sul tetto, che faceva entrare uno spiraglio di luce esattamente al centro della stanza, dove sopra un tavolino quadrato stava una splendida scacchiera d'ebano.
I due si sedettero, Bishop di fronte al nero, RockCastle, al bianco.
"Abbiamo dovuto farlo" disse Bishop.
"Si, certo, ma hai pensato a quanta delusione abbiamo creato? a quante persone non giocheranno mai più?
"Abbiamo dovuto farlo, se ci pensi, sai che è stato giusto, annunciare di aver risolto il gioco...SENZA AVERLO RISOLTO.
Impedirà che qualcun'altro ci provi, almeno nel breve termine"
"E così avremo un pò di tempo per le nostre partite, senza che nessuno ci disturbi con un inutile soluzione.."
E così continuarono la loro partita.
A volte l'ignoranza è un bene.
Kurdt
Quando due buoni giocatori si affrontano, c'è sempre un momento in cui tutto sembra ancora in equilibrio, quando ancora non si è lanciato il primo attacco, mentre i giocatori si studiano, piazzando sul campo di battaglia le loro forze.
I nostri vecchietti stavano esattamente in quella fase, e si poteva dedurre dalle espressioni che non doveva essere una partita facile, per nessuno dei due.
Mario giocava con i neri, era pelato, ma con una folta barba nera, che torturava strappandosi pelucchi, per allentare la tensione. Gettava rapidamente lo sguardo sulla scacchiera, saltando da un pezzo all'altro controllando che tutte le sue truppe fossero esattamente dove lui desiderava.
Franco invece sembrava dei due il più anziano, con una lunga barba bianca e capelli lisci che coprivano in parte la faccia, lasciando trasparire però due occhi vispi e sorridenti.
"Scacco" Disse Franco, sorridendo soddisfatto.
"Mpf" Sbuffò mario, preoccupato. , La situazione era oramai compromessa, e lui non era mai stato bravo a perdere.
Afferrò il re d'ebano, e lo distese, in segno di resa.
"Ma non credere che sia finita qui! quant'è vero iddio, un giorno conoscerò questo gioco così bene, in tutti i più piccoli dettagli, che nessuno! NESSUNO! potrà più battermi!" e si alzò, facendo cadere la sedia tanto era lo slancio,e afferrando alla svelta la sua tabacchiera accanto alla scacchiera.
Franco continuava a sorridere, era abituato a questa scena, che si ripeteva ad ogni sconfitta, ma stavolta si mise a fantasticare sulla possibilità che veramente qualcuno potesse arrivare a conoscere quel gioco alla perfezione, in modo da non poter essere mai più sconfitto.
Essere capaci di giocare la partita perfetta.
"Mah, certo che sarebbe proprio noioso, a quel punto" concluse, riflettendo tra se e se.
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Reykjavik, islanda 20**.
Ansa: Coglie di sorpresa tutti gli appassionati di scacchi, l'annuncio dato stamane dal dottor Bishop, rettore della facoltà di matematica della capitale islandese:
"Oggi è un grande giorno per gli scacchi! abbiamo analizzato tutte le 10^43 posizioni possibili, sviluppando tutte le possibili combinazioni, ebbene, ora siamo orgogliosi di annunciare che la partita "perfetta" è stata ricreata, scoprendo così che il bianco, giocando perfettamente vince sempre, senza possibilità di ripresa da parte del nero.
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Decine di appassionati di scacchi si sono presentati di fronte alla regia università di reykjavik con le loro scacchiere in mano, alla testa l'ex campione del mondo, Boris Spasskj, che spiega alla stampa presente le ragioni della protesta:
"I computer hanno ucciso gli scacchi,questa protesta è la resa dell'umanità alle macchine, bruceremo le nostre scacchiere qui di fronte, ed io, io... non giocherò mai più, mai".
Al centro della piazza un rogo s'innalzava, alimentato da pedoni, dame, alfieri e torri, illuminando tristi e smunte facce, che vedevano in quel rogo la fine di un arte, la nascita di una scienza.
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Il dottor Bishop e il dottor RockCastle nel frattempo si trovavano al piano terra dell'università, nella biblioteca, il dottor B, premette un libro, la cui copertina recitava "B.Fisher le mie 60 migliori partite" ed una libreria scorse lateralmente, mostrando un passaggio segreto.
I due seguirono il passaggio fino ad arrivare ad una spaziosa stanza illuminata da una finestrona ovale sul tetto, che faceva entrare uno spiraglio di luce esattamente al centro della stanza, dove sopra un tavolino quadrato stava una splendida scacchiera d'ebano.
I due si sedettero, Bishop di fronte al nero, RockCastle, al bianco.
"Abbiamo dovuto farlo" disse Bishop.
"Si, certo, ma hai pensato a quanta delusione abbiamo creato? a quante persone non giocheranno mai più?
"Abbiamo dovuto farlo, se ci pensi, sai che è stato giusto, annunciare di aver risolto il gioco...SENZA AVERLO RISOLTO.
Impedirà che qualcun'altro ci provi, almeno nel breve termine"
"E così avremo un pò di tempo per le nostre partite, senza che nessuno ci disturbi con un inutile soluzione.."
E così continuarono la loro partita.
A volte l'ignoranza è un bene.
Kurdt
venerdì 25 febbraio 2011
Forse un pò in ritardo
Buffo come quando una persona muore si corra immediatamente a ricoprirla di aggettivi di ogni tipo, tutti con una connotazione positiva, in modo che da morti tutti diventano gentili, comprensivi, ottimi padri di famiglia, grandi lavoratori, ottime sorelle,o almeno amanti degli animali.
La veritá è che la maggior parte delle persone non conosce quella che é morta, o la conosceva cosí poco da preoccuparsi che qualcuno possa pensare che voglia sfottere.
E cosi abbiamo sfilze di corone di fiori con su scritte le stesse cose in poche sfumature linguistiche :
“Ci mancherai”
“Sei sempre stato il migliore”
“Ti voglio bene ”
E un sacco di cose simili che trasformano Il morto da essere umano normale a divinità assoluta ed intoccabile, cosí gente che picchiava la moglie con lo spiedo diventa “bravo padre di famiglia”, assassini diventano “coscienziosi riduttori della popolazione” e ladri diventano “socialisti”.
Per dire.
Quanti amici si possono avere in una vita intera? Intendo amici veri, quelli che ti lasciano nel bene e nel male un segno, quelli che magari ti hanno anche tradito, ferito, fatto ridere fino alle lacrime, fatto incazzare fino a urlargli di andare a fare in culo.
Gente a cui magari hai infilato le dita in gola per farla vomitare, visto che non riusciva a farlo da sola, con cui vi siete fatti la tinta fucsia nel vostro periodo punk, ma poi lui si vergognava come un negro durante l'apartheid allora e per un mese girava con un ridicolo cappellino da baseball, o che ti ha salvato la vita, una volta.
Gente fatta come uno di quei vecchi maglioni che tenete nell'armadio, quelli che se sono vecchi e sdruciti, hanno un buco su un fianco, ma cazzo, non lo cambiereste con nessun altro, perchè quello è il vostro maglione preferito, e puzza di vostro.
Le persone vere non sono perfette, ne da vive ne da morte, e non si riducono ad elenchi di aggettivi determinativi.
Al mio funerale vorrei che le corone funebri recassero intestazioni fantasiose tipo :
“Ricordo la volta che ti riportammo dentro sbronzo duro, ancora mi spiace per averti buttato nella piscina, ma era per il tuo bene”
“sei sempre il solito stronzo”
“Negro” (era uno dei miei tanti soprannomi)
“Scusa di averti trombato la ragazza, beh, tanto ora lo dovresti essere venuto a sapere”
“Scusa per essertmi trombata il tuo amico,ma tanto adesso dovresti essere venuto a saperlo”
Roba scritta da gente che sapeva di cosa parlava e che non inventava un cazzo,.perchè mi conosceva.
E poi non vorrei un funerale con un sacco di persone, perché tanto non potró ricambiare, e non mi piace essere in debito.
E poi tanto, le persone che veramente contano saranno in tutto, a voler essere larghi di manica, una ventina.
Tutto il resto sono persone di sottofondo, riempitivi per non rendere il tutto troppo noioso.
Se ci facessero nascere in gruppetti di venti persone giá pronte eviteremmo di sbatterci a cercarle, quelle venti persone.
E quelle persone potrebbero permettersi di dire quello che gli pare per salutarti, tanto te lo dicevano già in vita.
Tutti gli altri potrebbero continuare a utilizzare I soliti tre aggettivi in croce, gli altri invece si riconoscerebbero dal fatto di essere ubriachi e di pisciarti sulla bara, gridando al prete
“ E tu che cazzo ti guardi? Era pure ateo!”
Quando avevo diciotto anni uscimmo insieme ai miei compagni di stanza, ci ubriacammo violentemente a furia di birra e crema al Wiskey, e chiacchera chiacchera giurammo solennemente che quando qualcuno di noi fosse morto gli altri sarebbero andati sulla sua tomba e gli sarebbero scoppiati a ridere in faccia, gridandogli “Coglione” perché si era fatto fottere.
Non che credessimo davvero che qualcuno di noi sarebbe potuto morire, a diciotto anni non puoi mica morire, si muore da vecchi, se non ti sparano.
Stai tranquillo che non me ne sono dimenticato.
Poi c'è un fenomeno strano per cui, anche se I miei amici si contano sulle dita di una mano amputata, andrei molto volentieri al funerale di parecchie altre persone.
La veritá è che la maggior parte delle persone non conosce quella che é morta, o la conosceva cosí poco da preoccuparsi che qualcuno possa pensare che voglia sfottere.
E cosi abbiamo sfilze di corone di fiori con su scritte le stesse cose in poche sfumature linguistiche :
“Ci mancherai”
“Sei sempre stato il migliore”
“Ti voglio bene ”
E un sacco di cose simili che trasformano Il morto da essere umano normale a divinità assoluta ed intoccabile, cosí gente che picchiava la moglie con lo spiedo diventa “bravo padre di famiglia”, assassini diventano “coscienziosi riduttori della popolazione” e ladri diventano “socialisti”.
Per dire.
Quanti amici si possono avere in una vita intera? Intendo amici veri, quelli che ti lasciano nel bene e nel male un segno, quelli che magari ti hanno anche tradito, ferito, fatto ridere fino alle lacrime, fatto incazzare fino a urlargli di andare a fare in culo.
Gente a cui magari hai infilato le dita in gola per farla vomitare, visto che non riusciva a farlo da sola, con cui vi siete fatti la tinta fucsia nel vostro periodo punk, ma poi lui si vergognava come un negro durante l'apartheid allora e per un mese girava con un ridicolo cappellino da baseball, o che ti ha salvato la vita, una volta.
Gente fatta come uno di quei vecchi maglioni che tenete nell'armadio, quelli che se sono vecchi e sdruciti, hanno un buco su un fianco, ma cazzo, non lo cambiereste con nessun altro, perchè quello è il vostro maglione preferito, e puzza di vostro.
Le persone vere non sono perfette, ne da vive ne da morte, e non si riducono ad elenchi di aggettivi determinativi.
Al mio funerale vorrei che le corone funebri recassero intestazioni fantasiose tipo :
“Ricordo la volta che ti riportammo dentro sbronzo duro, ancora mi spiace per averti buttato nella piscina, ma era per il tuo bene”
“sei sempre il solito stronzo”
“Negro” (era uno dei miei tanti soprannomi)
“Scusa di averti trombato la ragazza, beh, tanto ora lo dovresti essere venuto a sapere”
“Scusa per essertmi trombata il tuo amico,ma tanto adesso dovresti essere venuto a saperlo”
Roba scritta da gente che sapeva di cosa parlava e che non inventava un cazzo,.perchè mi conosceva.
E poi non vorrei un funerale con un sacco di persone, perché tanto non potró ricambiare, e non mi piace essere in debito.
E poi tanto, le persone che veramente contano saranno in tutto, a voler essere larghi di manica, una ventina.
Tutto il resto sono persone di sottofondo, riempitivi per non rendere il tutto troppo noioso.
Se ci facessero nascere in gruppetti di venti persone giá pronte eviteremmo di sbatterci a cercarle, quelle venti persone.
E quelle persone potrebbero permettersi di dire quello che gli pare per salutarti, tanto te lo dicevano già in vita.
Tutti gli altri potrebbero continuare a utilizzare I soliti tre aggettivi in croce, gli altri invece si riconoscerebbero dal fatto di essere ubriachi e di pisciarti sulla bara, gridando al prete
“ E tu che cazzo ti guardi? Era pure ateo!”
Quando avevo diciotto anni uscimmo insieme ai miei compagni di stanza, ci ubriacammo violentemente a furia di birra e crema al Wiskey, e chiacchera chiacchera giurammo solennemente che quando qualcuno di noi fosse morto gli altri sarebbero andati sulla sua tomba e gli sarebbero scoppiati a ridere in faccia, gridandogli “Coglione” perché si era fatto fottere.
Non che credessimo davvero che qualcuno di noi sarebbe potuto morire, a diciotto anni non puoi mica morire, si muore da vecchi, se non ti sparano.
Stai tranquillo che non me ne sono dimenticato.
Poi c'è un fenomeno strano per cui, anche se I miei amici si contano sulle dita di una mano amputata, andrei molto volentieri al funerale di parecchie altre persone.
mercoledì 23 febbraio 2011
C'est la vie C'est la mort
Che figo essere cinici.
Una vera figata, essere cinici,sopratutto quando il tuo migliore amico crepa, e tu stronzo non sai un cazzo, perchè sei in culo a quel porco di dio.
E puoi fare finta di essere un figo insensibile.
Figata essere cinici.
Ti chiamano nella notte per dirti che a qualche migliaio di chilometri di distanza, qualcuno che ami, ha tirato le quoia.
Figata!
L'ideale per un post.
Un amico tira le cuoia (o quoia?) e tu t'interroghi se sia corretta l'ortografia di cuoia.
Certo che ci vuole coraggio, eh.
La verità è che di fronte al dolore ci vuole coraggio, ci vuole pazienza, per non arrendersi, e ci vuole, pensate un pò, pazienza per arrendersi!
Mannaggia a quel porco di dio, cosa cazzo mi chiamate alle quattro di mattina per le brutte notizie?
Chiamatemi a mezzogiorno che è uguale, ed in più ho il vantaggio cronologico, cosa credete, che vi paghi per il tempismo?
Tanto prima o poi schiatteremo tutti, a prescindere, lo sapevo già.
Magari non mi aspettavo che i miei amici inziassero a schiattare già da adesso, ma sapevo che c'era qualche probabilità statistica che succedesse.
Eh adesso come ti sembra l'universo, eh? lurido figlio di puttana, rabbino di merda bastardo?
Non hai più nessuna voglia di regalare nutelle ai tuoi poveri compagni di stanza, eh, sporco rabbino, pure un pò negro.
Niente da fare, non mi fai pena, sappilo, la tua vita l'hai vissuta con pienezza, e non verrò al tuo stupidissimo funerale, che oltretutto so essere finto, e organizzato solo per aiutare le multinazionali del farmaco che sostenevi.
Tralaltro tifavi inter, quindi non avevi nessuna scusa per esserti preso quella gran figata di tumore.
Hai fatto bene a non avvertirmi che stavi per schiattare fino al giorno in cui sei schiattato.
Sappilo io non ho pianto per niente, perchè nei rapporti umani bilaterali, non ci credo, e tu eri comunque uno stronzo,*
Ti voglio bene Ale.
*Sto piangendo dalle tre di mattina.
Una vera figata, essere cinici,sopratutto quando il tuo migliore amico crepa, e tu stronzo non sai un cazzo, perchè sei in culo a quel porco di dio.
E puoi fare finta di essere un figo insensibile.
Figata essere cinici.
Ti chiamano nella notte per dirti che a qualche migliaio di chilometri di distanza, qualcuno che ami, ha tirato le quoia.
Figata!
L'ideale per un post.
Un amico tira le cuoia (o quoia?) e tu t'interroghi se sia corretta l'ortografia di cuoia.
Certo che ci vuole coraggio, eh.
La verità è che di fronte al dolore ci vuole coraggio, ci vuole pazienza, per non arrendersi, e ci vuole, pensate un pò, pazienza per arrendersi!
Mannaggia a quel porco di dio, cosa cazzo mi chiamate alle quattro di mattina per le brutte notizie?
Chiamatemi a mezzogiorno che è uguale, ed in più ho il vantaggio cronologico, cosa credete, che vi paghi per il tempismo?
Tanto prima o poi schiatteremo tutti, a prescindere, lo sapevo già.
Magari non mi aspettavo che i miei amici inziassero a schiattare già da adesso, ma sapevo che c'era qualche probabilità statistica che succedesse.
Eh adesso come ti sembra l'universo, eh? lurido figlio di puttana, rabbino di merda bastardo?
Non hai più nessuna voglia di regalare nutelle ai tuoi poveri compagni di stanza, eh, sporco rabbino, pure un pò negro.
Niente da fare, non mi fai pena, sappilo, la tua vita l'hai vissuta con pienezza, e non verrò al tuo stupidissimo funerale, che oltretutto so essere finto, e organizzato solo per aiutare le multinazionali del farmaco che sostenevi.
Tralaltro tifavi inter, quindi non avevi nessuna scusa per esserti preso quella gran figata di tumore.
Hai fatto bene a non avvertirmi che stavi per schiattare fino al giorno in cui sei schiattato.
Sappilo io non ho pianto per niente, perchè nei rapporti umani bilaterali, non ci credo, e tu eri comunque uno stronzo,*
Ti voglio bene Ale.
*Sto piangendo dalle tre di mattina.
sabato 19 febbraio 2011
Uomo contro macchina. A.I
Ieri stavo giocando a scacchi con il mio computer, sfidando l'ultima incarnazione del programma chessmaster, per quelli di voi che conoscono un pó gli scacchi, diró che nel mio periodo migliore avevo un punteggio Elo di circa 1700 punti, avevo 14 anni.
Dopo molti anni ho ricominciato a giocare con un minimo di intenzione e serietá. Ieri sera accendo il pc e setto il programma a 1400, giusto per cominciare, e, non potete immaginare quale è stata la mia sorpresa nel venire massacrato tre a zero secco.
A parte il fatto che io sia peggiorato parecchio, la sconfitta mi ha portato a riflettere sul concetto abusatissimo di “Intelligenza Artificiale”.
Quando l'informatica era appena agli inizi, un genio matematico inglese, tale Alan Turing, inventó una regola per decidere se una macchina fosse o no intelligente; questo test, chiamato prevedibilmente test di Turing, consisteva in un essere umano chiuso in una stanza, dalla quale era in contatto con altri individui, e con una macchina, puó fare domande e ricevere risposte, il test viene passato se l'umano non si rende conto di avere di fronte una macchina.
Fino ad ora nessuna macchina ha passato il test di Turing, per quanto ci siano stati degli interessanti bot.
Intanto avant'ieri un computer della Ibm ha sconfitto due campioni di un gioco chiamato jepardy, dove bisogna rispodere piú velocemente possibile a delle domande espresse in linguaggio naturale, ovvero in Inglese attuale, molti non sono rimasti particolarmente colpiti dalla cosa, io invece mi sono sentito esattamente come quando Deep blue sconfisse G.Kasparov, stupefatto.
Le macchine hanno piantato una nuova bandiera.
Di questo passo scoperanno le nostre donne e bruceranno le nostre case.
Discutendo della portata della notizia su un famoso forum online dedicato all'informatica ho scoperto che la maggior parte delle persone ritiene la notizia poco importante e non lesiva dell'autostima della razza umana, che veniva difesa con argomentazioni di questo calibro:
“Non sono ancora capaci di essere tutte le cose che siamo noi in una sola scatola”
“Non sono efficienti come noi, per vincere hanno dovuto utilizzare 1 Mwatt di corrente elettrica, un essere umano con un piatto di pasta sta a posto”
“Ancora non possono imparare dalll'esperienza”
E l'affermazione piú stupida di tutte
“Ancora non hanno raggiunto l'autocoscienza”
Sulla prima affermazione non posso non essere d'accordo, ma chi se ne fotte? Vostra madre non è una fisica nucleare eppure ancora la considero un essere intelligente, oltre che una bella maiala.
Il fatto che una macchina non possa imparare dal passato invece è un limite della struttura con cui viene costruito un computer, che è diverso da un cervello umano, questo non significa necessarimante che sia sinonimo di stupiditá.
L'affermazione sull'efficienza energetica è l'unica intelligente, effettivametne un computer per ottenere dei risultati paragonabili a quelli umani è costretto ad utilizzare migliaia di volte piú energia, cosa che lo rende molto inferiore all'umano, che con sole 2000 calorie è attivo per un intera giornata.
L'ultima affermazione ci svela invece l'arcano, dire che “non possiedono l'autocoscienza” è una buzzworld che non vuol dire assolutamente un cazzo di niente.
Cosa dovrebbe significare “Autocoscienza” per una macchina? Dovrebbe potersi riconoscere allo specchio? Ovviamente si potrebbe fare in modo che la macchina si riconosca allo specchio, ma allora si direbbe che non è intelligente, ma solo “programmata”, come se noi non fossimo degli imbecilli caricati a Dna.
Ed è proprio questo il punto, quando frequentavo le medie si diceva che un computer non poteva svolgere compiti complessi, come ad esempio scegliere un bullone in mezzo a tanti bulloni, quando il computer è stato capace di farlo si è passati a :“ un computer non puó battere la fantasia umana negli scacchi” e quando Kasparov le ha buscate da Deep Blue si è detto che era solo forza bruta, dicendo che un computer non poteva capire un linguaggio naturale, ora sempre la Ibm ha spaccato il culo alla razza umana sul piano del linguaggio “naturale” (Naturale per noi, provate a comunicare con sequenze di 0 e 1, voglio vedervi) si è arrivati ad affermazioni metafisiche pur di sostenere che la macchina è stupida, o quantomeno piú stupida della vostra sorella paralitica.
Ogni volta che si cercano argomenti metafisici per rispondere a qualcosa, significa che si stanno dicendo grandiose stronzate, il fatto che una non abbia qualcosa di indefinibile come “l'autocoscienza” non significa che sia stupida, significa solo che si sta cercando di sollevare l'asticella fin sopra il cielo, dove nessuna macchina potrá mai arrivare.
E nel momento in cui ipoteticamente ci arrivasse qualcuno direbbe che “non hanno un anima”.
Il punto è che si sta chiedendo alla macchina di diventare un essere umano, e se questo non svela molto sulla macchina, svela invece moltissimo sull'ego umano, abituato a rimandare e confrontare a se stesso qualsiasi cosa provenga dall'esterno, svalutandola se non gli assomiglia.
Intelligenza diventa quindi sinonimo di “Umanitá”
E per ovvie ragioni una macchina non sará mai piú umana di un essere umano.
Mentre basta un minimo di logica razionale per rendersi conto che se continua a raddoppiare la potenza dei processori al ritmo attuale, entro una decina d'anni ci ritroveremo con cluster computer capaci di risponderci a parole e discutere con noi di problemi reali o inventati.
Credo che preferirei un robot ad un essere umano, come amico.
Immagino peró che l'odore di metallo e plastica bruciati non appagherebbe quanto quello di carne abbrustolita.
Kurdt
Dopo molti anni ho ricominciato a giocare con un minimo di intenzione e serietá. Ieri sera accendo il pc e setto il programma a 1400, giusto per cominciare, e, non potete immaginare quale è stata la mia sorpresa nel venire massacrato tre a zero secco.
A parte il fatto che io sia peggiorato parecchio, la sconfitta mi ha portato a riflettere sul concetto abusatissimo di “Intelligenza Artificiale”.
Quando l'informatica era appena agli inizi, un genio matematico inglese, tale Alan Turing, inventó una regola per decidere se una macchina fosse o no intelligente; questo test, chiamato prevedibilmente test di Turing, consisteva in un essere umano chiuso in una stanza, dalla quale era in contatto con altri individui, e con una macchina, puó fare domande e ricevere risposte, il test viene passato se l'umano non si rende conto di avere di fronte una macchina.
Fino ad ora nessuna macchina ha passato il test di Turing, per quanto ci siano stati degli interessanti bot.
Intanto avant'ieri un computer della Ibm ha sconfitto due campioni di un gioco chiamato jepardy, dove bisogna rispodere piú velocemente possibile a delle domande espresse in linguaggio naturale, ovvero in Inglese attuale, molti non sono rimasti particolarmente colpiti dalla cosa, io invece mi sono sentito esattamente come quando Deep blue sconfisse G.Kasparov, stupefatto.
Le macchine hanno piantato una nuova bandiera.
Di questo passo scoperanno le nostre donne e bruceranno le nostre case.
Discutendo della portata della notizia su un famoso forum online dedicato all'informatica ho scoperto che la maggior parte delle persone ritiene la notizia poco importante e non lesiva dell'autostima della razza umana, che veniva difesa con argomentazioni di questo calibro:
“Non sono ancora capaci di essere tutte le cose che siamo noi in una sola scatola”
“Non sono efficienti come noi, per vincere hanno dovuto utilizzare 1 Mwatt di corrente elettrica, un essere umano con un piatto di pasta sta a posto”
“Ancora non possono imparare dalll'esperienza”
E l'affermazione piú stupida di tutte
“Ancora non hanno raggiunto l'autocoscienza”
Sulla prima affermazione non posso non essere d'accordo, ma chi se ne fotte? Vostra madre non è una fisica nucleare eppure ancora la considero un essere intelligente, oltre che una bella maiala.
Il fatto che una macchina non possa imparare dal passato invece è un limite della struttura con cui viene costruito un computer, che è diverso da un cervello umano, questo non significa necessarimante che sia sinonimo di stupiditá.
L'affermazione sull'efficienza energetica è l'unica intelligente, effettivametne un computer per ottenere dei risultati paragonabili a quelli umani è costretto ad utilizzare migliaia di volte piú energia, cosa che lo rende molto inferiore all'umano, che con sole 2000 calorie è attivo per un intera giornata.
L'ultima affermazione ci svela invece l'arcano, dire che “non possiedono l'autocoscienza” è una buzzworld che non vuol dire assolutamente un cazzo di niente.
Cosa dovrebbe significare “Autocoscienza” per una macchina? Dovrebbe potersi riconoscere allo specchio? Ovviamente si potrebbe fare in modo che la macchina si riconosca allo specchio, ma allora si direbbe che non è intelligente, ma solo “programmata”, come se noi non fossimo degli imbecilli caricati a Dna.
Ed è proprio questo il punto, quando frequentavo le medie si diceva che un computer non poteva svolgere compiti complessi, come ad esempio scegliere un bullone in mezzo a tanti bulloni, quando il computer è stato capace di farlo si è passati a :“ un computer non puó battere la fantasia umana negli scacchi” e quando Kasparov le ha buscate da Deep Blue si è detto che era solo forza bruta, dicendo che un computer non poteva capire un linguaggio naturale, ora sempre la Ibm ha spaccato il culo alla razza umana sul piano del linguaggio “naturale” (Naturale per noi, provate a comunicare con sequenze di 0 e 1, voglio vedervi) si è arrivati ad affermazioni metafisiche pur di sostenere che la macchina è stupida, o quantomeno piú stupida della vostra sorella paralitica.
Ogni volta che si cercano argomenti metafisici per rispondere a qualcosa, significa che si stanno dicendo grandiose stronzate, il fatto che una non abbia qualcosa di indefinibile come “l'autocoscienza” non significa che sia stupida, significa solo che si sta cercando di sollevare l'asticella fin sopra il cielo, dove nessuna macchina potrá mai arrivare.
E nel momento in cui ipoteticamente ci arrivasse qualcuno direbbe che “non hanno un anima”.
Il punto è che si sta chiedendo alla macchina di diventare un essere umano, e se questo non svela molto sulla macchina, svela invece moltissimo sull'ego umano, abituato a rimandare e confrontare a se stesso qualsiasi cosa provenga dall'esterno, svalutandola se non gli assomiglia.
Intelligenza diventa quindi sinonimo di “Umanitá”
E per ovvie ragioni una macchina non sará mai piú umana di un essere umano.
Mentre basta un minimo di logica razionale per rendersi conto che se continua a raddoppiare la potenza dei processori al ritmo attuale, entro una decina d'anni ci ritroveremo con cluster computer capaci di risponderci a parole e discutere con noi di problemi reali o inventati.
Credo che preferirei un robot ad un essere umano, come amico.
Immagino peró che l'odore di metallo e plastica bruciati non appagherebbe quanto quello di carne abbrustolita.
Kurdt
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