lunedì 5 dicembre 2016

Il passo dell' A-SI-NO


Governare gli italiani non è difficile, è... BUARGHARGHAAHHHH sono morto da anni e ancora mi rompete il cazzo! Ma io vi mangio il cervello, branco di coglioni! Andiamo Mike, vieni pure tu. 


Mi son svegliato stamane e sembrava quasi che fosse morto Fidel Castro. Inni alla democrazia, Renzi a casa, li mortacci del Pd! Evviva la repubblica abbasso il Re, viva il Fa diesis.

Mi sono affacciato alla finestra aspettandomi minimo una manifestazione con il sindaco condotto al patibolo in piazza della repubblica. Son rimasto fuori per mezz'ora, ho visto un cane bastardo passare e cagare di fronte al portone del condominio.

«Ah! Ti ho beccato bastardo!» Ho pensato.

 Ma della rivoluzione manco l'ombra. Al referendum ha vinto il no, okay, fantastico. Vi dico la verità, sono contento. La riforma non mi piaceva, rendeva troppo semplice ulteriori modifiche della costituzione, apriva la porta a ulteriori casini. E le cose buone che conteneva potevano essere scorporate da quelle pessime.

Se avessero fatto un referendum per l'abolizione del senato, quanti di voi avrebbero votato contro? Avrebbe vinto il si con il 95% dei voti. Quella l'avrebbero capita tutti, col cazzo che vogliamo mantenere un orda di parrucconi a scrocco.

E Renzi? Renzi è lo scemo del villaggio globale a cui è stato fatto credere di essere il più furbo. Intendiamoci, credo di aver visto governi peggiori del suo, ma lui in particolare sembrava convinto di essere più intelligente. Di non poter perdere.

E così ha deciso di legare il referendum alla propria carica.

  «Se vince il NO, mi dimetto da presidente del consiglio!» 

E si sa, gli italiani non si fanno scappare un occasione come questa per dare un calcio nel culo al potente di turno.

Berlusconi, che queste cose le sapeva, mai avrebbe detto una cosa del genere. Berlusconi furbo lo era davvero, guardate come sta facendo rientrare capitali dalla Cina. «Si si, certo, sono soldi dei cinesi che vogliono comprare il Milan! Hanno già versato la caparra di tre mensilità più la commissione di agenzia, fanno cento milioni al mese». E nessuno che dica niente. Perché il Berlusca sa bene come salvare le apparenze. Lui avrebbe trovato immediatamente qualcuno a cui dare la colpa della sconfitta.

«Bondi! Smettila di leccarmi le palle e vai ad immolarti per la causa. L'italia ti chiama. E mi raccomando, nel tuo momento di gloria ricorda al pubblico di chi è la colpa» 

«E di chi è la colpa, padrone?» 

«Tua ovviamente, imbecille. Ora vai o libero i dobermann» 

«Si padrone» 

Berlusconi si circondava di utili idioti attirati dalla sua ricchezza, dalle troie, dai lussi sfrenati e dal potere. Ma stava bene attento a tenere questi imbecilli lontani il più possibile dalle vere leve di comando,  che rimanevano saldamente nelle sue mani. Era amico di Putin dopotutto, non per caso.

Emilio Fede? Ma guardatelo, pur di vedere mezzo centimetro di topa avrebbe venduto la madre e la sorella. Quando Berlusconi ha capito di non aver più bisogno di lui visto che il vento politico era cambiato, lo ha defenestrato senza pensarci due volte.

«Fede? Troppo partigiano per i miei gusti. Meglio Mentana» 

E tante buone cose. Questo non significa che Berlusconi non avesse delle persone di fiducia che lo aiutavano nella gestione del potere. Nessuno potrebbe farlo, ma quelle persone non venivano mai messe in prima fila. In prima fila andava la carne da cannone. In prima fila andavano i Verdini e i Capezzone. Dietro, ben nascosti, i Previti, E I dell'Utri. O i Confalonieri.

Renzi invece ha commesso l'errore di mettersi pancia all'aria di fronte agli elettori, legando il proprio destino a quello del referendum. Son contento che l'abbia fatto, le proposte non mi piacevano ed è un bene che non sia passato. Ma se non si fosse esposto, potete scommettere che la marmaglia avrebbe votato sì con grande soddisfazione.

Dopotutto cosa può unire la Lega, Berlusconi e i Cinque stelle? Ecco, avete capito. La Boschi nuda.

Il vero problema sorge adesso, okay, ora abbiamo mantenuto la costituzione così com'era prima (anche se io la preferivo con l'articolo 18) e mò che facciamo? Abbiam fatto l'Italia, ma gli italiani non hanno voglia di fare un cazzo.

C'è un motivo per cui in questo paese dopo qualche decennio arriva sempre l'uomo forte, che prende a mazzate tutti e comanda a suon di calci nel culo. In questo paese arriva l'uomo forte perché tutti gli altri sono completamente incapaci di mettersi d'accordo.

«Con il NO ha vinto la democrazia!»

Perché, se avesse vinto il sì saremmo passati sotto Videla, immediatamente? Senza dimenticare che per il NO c'erano pure i post-fascisti-anti-negri-prima-gli-italiani. A difendere la costituzione antifascista. Fico.

I Cinque stelle (con cui pure ho qualche problema) hanno una loro versione dell'uomo forte in Grillo. Quando hanno provato a creare un direttorio hanno scoperto sorprendentemente di non essere capaci di mettersi d'accordo, quindi è toccato al «grande capo» scendere in campo.

E il prossimo che arriverà si troverà di fronte lo stesso problema.  Gli italiani non si possono governare, al massimo si possono intimidire per un periodo abbastanza lungo a fare certe cose. Non parlo di tutti gli italiani chiaramente, c'é una bella fetta percentuale che sarebbe capace di mettere da parte il proprio bieco interesse personale pur di arrivare a delle soluzioni che portino avanti la baracca. Quanti sono? Pochi.

Il prossimo che arriverà ci dirà che lo Spread è al 700% e dobbiamo vendere anche nostra nonna al banco dei pegni per comprare il pane. Il prossimo che arriverà ci dirà che se non modifichiamo pesantemente le nostre norme sul lavoro «il mercato del lavoro è bloccato! Dobbiamo liberare le energie del mercato! I bambini sopra i dieci anni devono poter lavorare e guadagnare!». E bum, le elementari verranno trasformate in un campo di prigionia che i gulag sembreranno un parco giochi.

Il prossimo che arriverà sarà uguale a Renzi, ma disposto a qualsiasi cosa pur di rompervi il culo.

Ah, se succedesse da qualche altra parte potete essere sicuri che i sindacati, quelli veri, scenderebbero in piazza e bloccherebbero tutto per almeno sei mesi. A quel punto si discuterebbe da una posizione di forza. Ma sapete quello che faranno i nostri vicini, i nostri colleghi?

Prima si lamenteranno al lavoro
Poi si lamenteranno a casa
Quindi sbraiteranno su Facebook. 

Infine non faranno un cazzo. «Perché nessuno fa niente?» Diranno, mentre si annusano l'ombelico.

Nessuno fa niente perché TU brutto coglione, non fai niente. Armatevi è partite è la quintessenza della mentalità italiana. Se vinciamo il mondiale siamo dei campioni, l'avevo detto io!. Se veniamo eliminato da Malta siete dei poveri stronzi che devono essere bruciati in Campo dei fiori.

Ecco perché quello che ha fatto Renzi può essere descritto solo in un modo. Il passo dell'asino. Il prossimo però tenterà di spaccarvi il culo con una spranga. Cercate di capire cosa volete, prima che la spranga si avvicini troppo al vostro posteriore.

P.s. scrivo per sollazzarvi completamente gratis da anni, fatemi un favore (che non vi costerà nulla) iscrivetevi alla Mail list che trovate in alto a sinistra (o in basso) in questo modo potrò inviarvi una mail settimanale per avvertirvi quando spunterà qualcosa di nuovo da queste parti. Niente spam, promesso. 
Kurdt

domenica 4 dicembre 2016

Bluebird


Parte I : Sotterranei
Parte II : Poe

E così abbiamo continuato a scendere in quel merdaio. Io e il mio corvo da compagnia siamo proprio una bella coppia. Mi stava appollaiato come un pappagallo al suo pirata preferito.

«Senti» Gli ho detto «Ma sei sicuro della direzione
«Non lo so, francamente non ci sono mai entrato, odio la concorrenza
«La concorrenza?» E devo aver avuto una faccia stupita, perché Poe mi ha guardato come se volesse cavarmi un occhio e sputarlo giù per le scale.
«Si, la concorrenza. Ma adesso smettila di fare domande del cazzo e continua a scandere, non vedi niente di strano

Effettivamente qualcosa di strano c'era. Le scale erano costruite all'interno di una grotta, non credo nemmeno le si potesse chiamare scale. Avevano più l'aspetto di rocce buttate a caso lungo un buco, eravamo costretti a saltare dall'una all'altra per evitare di romperci l'osso del collo.
«Ehi, ma tu non potresti scendere giù volando, invece di starmi appollaiato sulla spalla? Pesi parecchio, non ti hanno mai detto che forse è ora di mettersi a dieta
«Non rompere i coglioni, sono il tuo animale guida, fino a quando non dimagrisci tu, non dimagrisco manco io, chiaro, grassone? Anche se pare che qualcosa tu stia facendo»

«Mah, diciamo che non ho molta fame, negli ultimi tempi» Ho risposto
«Dieta del rancore, credo che la chiamino. Efficacissima per la pancia, meno per le coronarie.» Ha chiuso il discorso lui.

Più scendevamo a fondo, meno ci vedevo. Fino a quando non ci siamo ritrovati completamente al buio.

«Non si vede più un cazzo di niente. Tu vedi qualcosa Poe?»
«Non sono un pipistrello, imbecille. E comunque qualcosa si vede ancora, vedi quelle pietre più luminose? Sono ricordi. I tuoi ricordi. Seguili»


Mi sono avvicinato alla prima pietra.Era di un blu brillante. Come guardare dentro un lago, di notte. Sul fondo, qualcosa si agitava come una trota presa all'amo. L'immagine vaga di un bambino che viene sollevato dalla madre a fare l'aereo. Quel bambino ero io. Sembravo molto felice.

«Ehi corvaccio! Quello sono io!»

«Cazzo, sei un genio. E chi credevi che fosse? Nelson Mandela?»

Mi sono spostato poco più in là, mia madre mi regalava una macchinina radiocomandata, ero stato bocciato all'esame per saltare la prima elementare. Non sapevo scrivere in corsivo. Sempre odiato venire bocciato agli esami.

C'è mio padre che piange. Piange perché è morto suo fratello, solo una lacrima, non di più. Forse pensava che potessero essergli utili un giorno o l'altro, tutte quelle lacrime risparmiate. Fatto sta che non l'ho più visto farlo.

Mia sorellina che si butta tra i rovi per salvare dei gattini finiti lì chissà come. Quando ne è uscita fuori perdeva sangue anche dalle orecchie, ma aveva un sorriso degno degli oscar. Amavo mia sorella, pensavamo di andare a fare i Reporter per i documentari sugli animali, da grandi. Pensavamo di farlo assieme. Poi chissà che è successo.

Per quei gattini costruimmo sotto un cespuglio una piccola tana. Usammo i nostri vestiti, tanto erano così sporchi che nessuno ci avrebbe fatto caso. Poi iniziò a piovere e i gattini s'inzupparono tutti.Parevano dei calzini appena usciti dalla lavatrice.

Mio fratello che mi amava e mi considerava un Dio. Poi ha scoperto che sono un povero stronzo come tutti. Ma mi vuole ancora bene, per fortuna.

C'è il tizio che mi picchiava alle scuole medie, Yuri. Si è ammazzato finendo contro un albero, suo padre si era suicidato e suo fratello ha seguito l'esempio, facendosi un beverone di varechina. In fondo a me è andata meglio, poveracci.

«Quanti ricordi importanti si possono avere in una vita?» Chiedo al mio corvo domestico.

«Parecchi amico mio, parecchi. Poi arriva l'alzheimer e non ti ricordi più un cazzo. Quindi non preoccupartene troppo, spariscono tutti, prima o poi.»

«Sempre ottimista tu» 


Ci sono le montagne di Spoleto. Il bagno della cameretta dove ci fumavamo le canne alla faccia di tutti gli educatori del mondo. Che poi lo sapevano cosa facevamo, ma visto che eravamo simpatici non ci dicevano niente.

C'è un ospedale psichiatrico dove riesco a scappare grazie ad una partita a scacchi particolarmente fortunata. E Michele che mi viene a recuperare nel cuore della notte. Non te l'ho mai detto,
ma se non mi avessi recuperato tu, quella notte probabilmente mi sarei ammazzato, grazie.

E poi c'è una porta. La superficie è riflettente, non ha maniglia. In cima c'è un'iscrizione che recita:            

                                             «Entri solo chi ha qualcosa da lasciare»

E allora ho capito. Ho aperto la porta. Un laghetto verde smeraldo mi si stendeva di fronte. Dal piano di sopra una cascata ci ruzzolava dentro, facendo il rumore di una pisciata dentro una tazza per giganti. L'acqua però era pulita, cristallina.
 Leonard Cohen appoggiato ad una parete, con il cappello tirato giù fino agli occhi recitava una poesia.

«Amico, credevo che fossi morto» Dico io
«Prima o poi tocca a tutti» Dice lui, sorseggiando un bicchiere di vino rosso. Lo lascia a metà e continua a recitare.

«E ora fai quello che devi fare, lascia qualcosa e vattene. Questo posto non è fatto per rimanere. E fatto per passare» E così capisco. Mi avvicino al ciglio del laghetto. Dentro ci nuotano delle carpe rosse che mi fissano, boccheggiando. Ma non ho mangime per loro. Tolgo dalla tasca due fiaschette. Il liquido che c'é dentro è di colori diversi. Sono le lacrime del prima e del dopo. Quelle di prima sono di un azzurro chiarissimo, cristalline, quelle del dopo  sono blu, cupo. Le mescolo. Il colore che viene fuori è un azzurro scuro. Getto tutto nel lago,

Un anello per mani piccole, più piccole della misura sei.

Un acquamarina che si stacca e si ripara con la colla.

Un tetto di Amianto che ci ha salvato.

Butto il nome di un gatto. Involtino. Non è certo un nome da gatto.

Getto nell'acqua una voce che mi chiama «Zio!». E questa è stata difficile da buttare. Avrei voluto tenerla, ma pesava troppo, non si poteva.

Tolgo dalle tasche una manciata di parole. Si sono trasformate in sabbia. Butto anche quelle.

Infine m'infilo una mano nel petto, strappo fuori un pezzo di me. Ancora palpita. Ancora sanguina. Non avrei mai pensato di separarmene. Questo lo getto più lontano, non sia mai che trovi la via per tornare.


Poi mi giro e imbocco l'uscita. Cohen mi saluta con un cenno del cappello.

Salgo le scale al contrario, schivo tutti i ricordi, non voglio fare indigestione. Arrivo fino all'albero sotto cui la mia gatta mi aspetta, come al solito.

«Ciao, guarda chi ti è venuto a trovare. Dice di chiamarsi Hank» sbraita la gatta, indicandomi con la coda un tizio seduto sotto l'albero. Quello mi guarda con gli occhi semichiusi. Quindi mi chiama indicandomi di sedermi accanto a lui.

«Ragazzo, vieni qui siediti, devo darti una cosa»

Così mi siedo vicino a lui.

«Sei triste eh?»

«Già»


«Anche a me capitava. Ma non ci fare troppo caso, se fa male vuol dire che sei vivo. Piuttosto, ti ho portato un regalo»

«Che è?»

Il vecchio si guarda attorno per assicurarsi che nessuno lo veda, poi caccia fuori dalla giacca lurida di vino e sporcizia un pettirosso e me lo allunga. Lo copre con le mani per non farlo scappare, lo tiene con cura.

«Questo era mio, una volta. Prendilo tu. Mettilo al posto di quel pezzo che hai perso.»

Il pettirosso vola via dalle sue mani e mi s'infila nel petto. Continua a cinguettare. Non è male come sensazione.

«Ricordati di dargli da mangiare, altrimenti crepa eh»

«Certo, per chi mi hai preso»

«Per un coglione. Ragazzo, non te lo ripeterò più, quello è un animale raro, se lo perdi o muore non ne troverai un altro, okay?»

«Okay» Dico. Il vecchio si alza barcollando, da un calcio a Donna Carlotta che per tutta risposta gli morde uno stinco.

«Grazie Hank! E ehi, vecchio ubriacone! datti una regolata, hai quasi cento anni" Gli urlo mentre si allontana.

«Che male vuoi che faccia ormai. Non ringraziarmi troppo, pensa solo a tenerlo ben nascosto. La gente non sa che farsene di una mammoletta. Uh tieni lontano quel gatto di merda, o se lo mangia.»
«Ok»

«Quel tizio è proprio uno stronzo» Dice la gatta.

«Già. Ma mi ha fatto un bel regalo

"Già" Dice la gatta. E capisco che la giornata per oggi è finita.



sabato 26 novembre 2016

Sieg Heil, Donald Trump!


Una foto di D.Trump da giovane. Quando si faceva chiamare Camacho mi stava più simpatico.



Le elezioni Usa sono già avvenute, praticamente un mese fa, e visto la capacità di attenzione media della popolazione, molti non ricorderanno manco chi sia Donald Trump. Non ho scritto niente perché volevo prima vedere le reazioni scomposte del pubblico di facebook.
No, non è vero, ho aspettato un mese a scrivere perché dovevo riprendermi da una legnata terrificante che ho beccato in piena fronte, ma questa è un'altra storia.

Comunque, ha vinto Trump. Suona strano anche scriverlo. Ha vinto il tizio che proponeva muri a difesa dei confini con il paese vicino, manco fossimo la Cina nel secondo secolo A.c.
Ha vinto il tizio che è riuscito a collezionare una bancarotta dopo l'altra, prendendo imbarcate finanziarie, una dopo l'altra. Quello che ha i capelli arancioni e si vanta di afferrare le donne dalla fica. Tanto per inquadrare ancora meglio il personaggio, ha vinto quello che ha aperto un'università che non è un università. Una roba che assomiglia un po' alla scuola di ballo di Maccio, il passo dell'asino è uguale.
 



Solo che l'uomo che usciva la gente stavolta ha vinto. 
Come diavolo ha fatto a vincere?

Perché io sono sicuro che, se Pinotto, il mio amico Portiere del Canegrate F.c avesse partecipato alle elezioni, avrebbe vinto. Anche se non parla una parola d'inglese. Anche se quando apre la bocca rutta petardi all'aglio e peperoncino che Diosanto, levati. Ecco, avrebbe vinto. Gli sarebbe bastato dire: "Non sono Donald Trump".

L'indice di popolarità di Trump era praticamente il più basso della storia, nessun presidente era mai stato eletto con un disprezzo così diffuso tra gli elettori. Peccato avesse contro di se Hillary Clinton.  E quindi a Trump è bastato dire : "Non sono Hillary Clinton" per vincere le elezioni. Beh, non proprio, si è anche appellato ai peggiori istinti dell'umanità, al razzismo, al sessismo, al disprezzo del diverso e del più debole. Ma contro qualsiasi altro candidato con un briciolo di sale in zucca, avrebbe perso in maniera clamorosa. Aveva contro tutte le principali testate giornalistiche, fatta esclusione di Breitbart  e fox news. Lammerda.

Ha speso una frazione dei soldi messi in campo dalla Clinton, eppure, incredibilmente, ha vinto.

E no, non ha vinto perché la Clinton è una donna e lui è un uomo, come dicevo, si fosse presentata Antonella Sgozzacapretti, la famosa presentatrice della sagra dello zibibbo di Cantalupo (Pa) avrebbe vinto lei. Trump ha vinto perché la popolazione americana (e mondiale) e passata da un vago disinteresse per la politica, ad odiarla, ed infine a non capirla più. Questo è lo storico delle elezioni presidenziali negli ultimi 60 anni



42nd 1952 Dwight D. Eisenhower (Republican) – 442 Adlai Stevenson (Democratic) – 89
43rd 1956 Dwight D. Eisenhower (Republican) – 457 Adlai Stevenson (Democratic) – 73
44th 1960* John F. Kennedy* (Democratic) – 303 Richard Nixon (Republican) – 219
Harry F. Byrd (Democratic) – 15[37]
45th 1964 Lyndon B. Johnson (Democratic) – 486 Barry Goldwater (Republican) – 52
46th 1968* Richard Nixon* (Republican) – 301 Hubert Humphrey (Democratic) – 191
George C. Wallace (American Independent) – 46
47th 1972 Richard Nixon (Republican) – 520 George McGovern (Democratic) – 17
John G. Schmitz (American) – 0
John Hospers (Libertarian) – 1
48th 1976 Jimmy Carter (Democratic) – 297 Gerald Ford (Republican) – 240
49th 1980 Ronald Reagan (Republican) – 489 Jimmy Carter (Democratic) – 49
John B. Anderson (no party) – 0
Ed Clark (Libertarian) – 0
50th 1984 Ronald Reagan (Republican) – 525 Walter Mondale (Democratic) – 13
51st 1988 George H. W. Bush (Republican) – 426 Michael Dukakis (Democratic) – 111
52nd 1992* Bill Clinton* (Democratic) – 370 George H. W. Bush (Republican) – 168
Ross Perot (no party) – 0
53rd 1996* Bill Clinton* (Democratic) – 379 Bob Dole (Republican) – 159
Ross Perot (Reform) – 0
54th 2000*† George W. Bush* (Republican) – 271 Al Gore† (Democratic) – 266
Ralph Nader (Green) – 0
55th 2004 George W. Bush (Republican) – 286 John Kerry (Democratic) – 251
56th 2008 Barack Obama (Democratic) – 365 John McCain (Republican) – 173
57th 2012 Barack Obama (Democratic) – 332 Mitt Romney (Republican) – 206
58th 2016*† Donald Trump* (Republican) – 306 (preliminary) Hillary Clinton (Democratic) – 232 (preliminary)


     
  Sono passati da Eisenhover a Trump (Rep) e da Jfk alla Clinton per i Dem. Niente da dire, Jfk aveva i suoi difetti, il primo sicuramente la facilità con cui si faceva sparare in testa e abbassava i pantaloni, Eisenhover dal canto suo è responsabile della destabilizzazione dell'america latina, ma ricordiamoci che ha creato la Nasa, dato una sistemata al bilancio e continuato le politiche del New Deal patrocinate da Roosevelt. Come sono arrivati alla Clinton e a Trump? Se fossi stato americano avrei sicuramente votato quella donna, più per orrore dell'alternativa che per apprezzamento delle sue idee. Ma quando durante le primarie la scelta era tra Bernie Sanders e Hillary Clinton, e la persona a capo del Dnc era un'ex dipendente della Clinton qualche dubbio sarebbe venuto pure a me. Ma è quando Wikileaks ha tirato fuori le mail del Dnc (il partito democratico americano) che le cose si sono fatte veramente grigie. Durante le primarie il partito (che sarebbe dovuto essere imparziale) teneva costanti contatti con giornali e reti televisive per affondare Sanders (Caro New york Times, e io che ti credevo un giornale serio) mostrando addirittura diritto di veto sugli articoli. E quando è venuto fuori tutto il letamaio (Sanders aveva già perso le primarie) Debbie Wasserman Schultz è stata sostituita con Donna Brazile, nel tentativo di calmare la bufera. Peccato che la stessa avesse passato alcune domande alla Clinton prima di un dibattito alla Cnn (per cui la Brazile lavorava). Inaccettabile.

In pratica sono poche le cose che non sono state fatte per consentire alla Clinton di vincere le primarie, ho speso mesi a leggere qualche migliaio di Email, so che non è normale né sano, ma sono fatto così, se qualcosa m'incuriosisce, mi ci attacco come una zecca al cane.

E la Clinton ha vinto quelle primarie, mentendo spudoratamente su questioni importanti come il commercio, la sanità o i suoi legami con wall street. Lo ha fatto per allinearsi meglio con quello che i sondaggi dicevano la gente volesse, se i suoi discorsi a porte chiuse per Goldman Sachs non fossero stati pubblicati, probabilmente molti la crederebbero persino in buona fede. Una parte dell'elettorato ha punito questa attitudine non votandola. Attenzione, non votando per Trump, che li disgustava almeno nello stesso modo, ma rimanendo a casa evitando di validare, con il proprio voto, un comportamento considerato moralmente disgustoso.

In pratica è come quel gioco in cui due persone sono una di fronte all'altra, ci sono cento euro sul tavolo, uno dei due decide come dividere la somma, l'altro può solo decidere se accettare o no la divisione. In teoria una persona completamente razionale accetterà qualsiasi somma (anche 99 euro io, 1 tu) perché in fondo un euro in più è sempre meglio che niente. Ma visto che siamo esseri umani, tendiamo a punire qualcuno che sembra avere un comportamento egoista e disinteressato, così che impari la lezione per la prossima volta.

E con la prossima volta, intendo le elezioni del 2020. Sempre sperando che il pianeta non sia diventato una palla radioattiva, nel frattempo.

mercoledì 16 novembre 2016

Poe







Negli ultimi tempi scendo spesso nei sotterranei. A quanto pare l'incendio del cazzo è diventato così grosso da far sembrare il rogo di Roma una stronzata da adolescenti.Tutto distrutto, irriconoscibile. Vi dico la verità, a malapena ne ho cavato fuori le gambe. Quando il disastro è scoppiato facevo semplicemente la spola, scendevo al piano di sotto solo quando necessario, mi portavo acqua e cibo dalle zone ancora libere dall'incendio, così sono sopravvissuto ai primi giorni. Poi è successo qualcosa. Sono risalito è ho scoperto che anche il placido fiumiciattolo che scorreva da sempre nel quartiere giapponese si era seccato. Il vecchio corvo in servizio permanente effettivo sul ciliegio in fiore, non c'é più. Sparito, l'inverno non piace manco a lui. Panico. Ma solo avvicinandomi alla riva ho scoperto che il fiume non s'era seccato, una crepa del terreno lo faceva scorrere di sotto, dritto fiondato verso i sotterranei. Gli alberi si stavano seccando, grigi e con foglie mezze secche. Questa cosa non era mai successa, non che io lo ricordi almeno. Persino il ciliegio, un albero meraviglioso che in quel posto rimane perennemente in fiore, o almeno, rimaneva sempre in fiore, non ha più una foglia. Un cadavere penzolava come un sacco dell'immondizia, impiccato al ramo più alto. Quasi poetica come immagine.

Allora ho semplicemente preso e sono sceso di sotto, senza portarmi dietro niente.

 Sono sceso e mi sono guardato attorno. La landa desolata che visito di tanto in tanto, non cambia mai, questa volta però anche i fantasmi che la abitano sembravano essere più freddi del solito. Sono entrato nella vecchia casa senza tetto, con sorpresa ho scoperto che nessuno era seduto al tavolo.

"Singolare" ho pensato. Un brivido d'orrore mi ha trapassato dalla base del cranio fino al buco del culo. Quando sei abituato a posti dove tutto rimane uguale, qualsiasi cambiamento può voler dire solo danni. Sul comodino del letto, un letto in cui tanti anni fa ricordo di aver dormito,era appoggiata  una lettera. Diceva, con una calligrafia da bambino :

                                                 "Ancora più giù, scendi ancora" 

Scendi ancora.  E dove cazzo posso scendere? credevo che quello fosse il fondo. Accanto al comodino c'é una vecchia libreria, quando non sai cosa fare afferra un libro, di solito funziona. Ho preso il primo libro che mi capitava a tiro, l'ho aperto a caso. "Scrivere è l'arte di trasformare in soldi i tuoi momenti peggiori". Quel libro era un biscotto della fortuna cagato fuori da satanasso. L'ho rimesso a posto per abitudine, ma so che sarebbe comunque tornato al suo posto, tutto qui ha il suo posto. Eppure mi sembrava di vedere delle crepe nella casa. Crepe che non avevo mai visto.
 
                                                              Scendi ancora

Ma è difficile scendere quando non sai come fare. Sono uscito di casa e mentre riflettevo su cosa fare, ho incontrato mio padre. Mi ha guardato come si guarderebbe uno stronzo fumante e mi ha detto, pure lui. "Scendi". Mi state rompendo i coglioni con questa storia, voi morti.  Ho deciso di farmi una passeggiata nel paesello. Sono passato sotto casa di Alessio.Ci sono arrivato senza manco accorgermene, come gli ubriachi.  Ho suonato il campanello, ero sicuro che non rispondesse nessuno, l'ho fatto in passato, molte volte.Sempre senza fortuna, se di questa si può parlare.Stavolta però, qualcuno parla.  Sento la voce di suo padre: "Alessio non può rispondere, aspetta che te lo passo".
E questo non me l'aspettavo. La cosa più strana è che dall'altra parte sentivo il rumore di una festa, come quelle che si facevano nella sua vecchia casa di Perugia, quelle con i bicchieri di carta e il vino in boccione, che finivano inesorabilmente con qualcuno che vomitava l'anima nel bagno. "Sei un coglione". Era la voce di Alessio. Non mi aveva più parlato da quando è morto. "Chiedi al tuo gatto di merda, quello sa tutto. Tu invece sei convinto di sapere tutto, c'é una bella differenza.".  Sono stato zitto per una decina di secondi, poi gli ho chiesto come stava. "Mah, da morti non si sta poi così male come dicono, ma smettiamola di parlare di cazzate, ora vai a trovare il gatto e levati dai coglioni". E ha riattaccato.

Così sono andato a trovare il gatto. Donna Carlotta stava lì, come al solito. L'ho guardata negli occhi gialli e mi sono ricordato una poesia che faceva più o meno così:

Yo no suscribo.
Yo no conozco al gato.
Todo lo sé, la vida y su archipiélago,
el mar y la ciudad incalculable,
la botánica,
el gineceo con sus extravíos,
el por y el menos de la matemática,
los embudos volcánicos del mundo,
la cáscara irreal del cocodrilo,
la bondad ignorada del bombero,
el atavismo azul del sacerdote,
pero no puedo descifrar un gato.
Mi razón resbaló en su indiferencia,
sus ojos tienen números de oro.

 
"Stai combinato male eh, figlio di puttana?" Mi ha detto lei, arricciando la coda nera. Sembrava divertirsi, i gatti sono persone orribili.


 "E cosa vorresti fare? Ammazzarti? Quanti chili hai perso, quattro, cinque?"
"Non so vecchia mia. Questa volta non so che pesci pigliare"
Le ho risposto.   

" Tanto per cambiare"   Detto questo si è avvicinata e mi ha morso una caviglia.
"Ahi! Che cazzo fai? Non vedi come sono messo?" 

"La grandezza di un uomo si vede dalla quantità di legnate che riesce a sopportare, patetico coglione. A quanto pare non sei capace manco di sopportare il morso di un gatto morto da trent'anni, mi sa che stavolta non posso sistemarti manco io." 
 "Evviva la fiducia. Senti, devo scendere ancora più in fondo, come faccio?" A sentire questa cosa la gatta si immobilizza e mi fissa negli occhi.  

"Sei sicuro? Scendere ancora più in basso è pericoloso, un fesso come te magari ci muore. Non c'é niente di buono a scavare ancora" 
"Me l'ha detto Alessio di fare così" 
"Beh, allora siamo a posto, mettiamoci a dar retta ai morti" 
"Anche tu sei morta" 
"Ma io sono un gatto. Le cose funzionano diversamente per noi, abbiamo sette vite, non tutte visibili a voi umani. Capisco, comunque che la tua decisione è irrevocabile. Irrevocabile come tutte le cose stupide. Ma tu credi alle decisioni eterne, alle promesse, alla sincerità e a tutte quelle stronzate che rendono la tua vita un inferno. Immagino che vorrai essere coerente anche adesso" 

"Già"  Le ho risposto. Poco convinto. 

"E allora scendi pure, chissà cosa conti di trovare.A parte disperazione, certo. Ma visto che la scelta è fatta... Ehi Poe! Uccellaccio del CAZZO! Scendi da quell'albero, per una volta c'è bisogno di te, per davvero" E il gatto riprese a farsi le unghie sull'albero.

Dalla quercia Poe, il mio corvo da compagnia svolazza giù e mi s'appoggia sulla spalla.  

"Vieni con me" Mi dice lui. "Ti porto di sotto" 
 " Spiegagli anche come funziona il mondo, già che ci sei, a quel testone" 
 "Fatti i cazzi tuoi, gatta. Non tutti la pensano come te sulla realtà" Gracchia il corvo, per tutta risposta. 
"Peccato però che io abbia ragione, vecchio scorreggione. E lo sai bene."
"Forse si, forse no, questione di punti di vista" 
"Andiamo".  Dice lui, come un capitano che ordini alla nave di dirigersi contro un iceberg. Poi svolazza via dalla mia spalla per appoggiarsi su un ramo, da una beccata al tronco e dal nulla avizzito spunta una porticina da cui s'intravedono delle scale, male illuminate.Scendo. Il corvo mi segue fedele, come al solito.
 

lunedì 31 ottobre 2016

Cronache dal terremoto.






Sabato sera sono arrivato in treno a Perugia, sapevo che c’era stata già una scossa piuttosto stronza, ma sono uno di quelli che pensa che non si può venire beccati da un fulmine due volte nello stesso posto. Povero coglione. E così mi sono beccato la scossa peggiore dal 1980 ad oggi. Sono arrivato giusto sette ore prima, dopo essere mancato per circa dieci anni. Mi sono beccato è un eufemismo, dormivo. Gli altri se ne sono accorti, io sarei già morto. Ma non è crollato niente, la casa è resistente e antisismica.

Nel 1997, anche lì, ero appena arrivato. Arrivato da pochissimo in convitto a Spoleto, quando, improvvisamente, mi sveglia il rumore di gente che corre e di armadi di metallo che sbattono. Mi sveglio del tutto e scopro che la camerata dove dormivamo in dieci era completamente vuota, solo io non mi ero accorto del terremoto, che era arrivato, graziosamente, la notte.

Esco fuori con il mio pigiama verde merda di bambino e sono tutti terrorizzati. Io sono tranquillo, dopotutto sono vivo e, sopratutto, non mi sono accorto di nulla.

Che cazzo volete che sia, se manco me ne sono accorto” Dissi a Michele
Tu non ti sei accorto di niente perché sei un coglione” Rispose lui, con indosso il suo pigiama grigio topo.
Anche questo è vero” risposi.
E poi cazzo, guardati in giro, non senti questa puzza? Questo è gas! Si sente la puzza di gas e i cani abbaiano quando c’é un terremoto!”  Non lo sapevo. Da quel giorno ogni volta che i cani di merda abbaiavano, magari perché si stavano azzuffando su chi dovesse scopare per primo, il culo mi si stringeva e mi guardavo attorno per trovare la trave più resistente sotto cui ripararmi.

Vabbé, tanto ormai il peggio è passato no? Cosa vuoi che succeda, domani?”
Tu non hai capito, potrebbe arrivarne un’altra tra poco, o domani! Magari siamo tutti tranquillo a farci una sega in doccia e ci crolla il tetto in testa. Vallo a spiegare il motivo per cui sei morto con il cazzo in mano, che umiliazione

E vabbé, ma mica ti crolla subito il tetto in testa, no? Voglio dire, avrai anche il tempo per mollare il cazzo e cercare di salvarti la vita” Dissi a Michele, che si stava grattando le palle con la mano sinistra. Subito dopo si aggiustò i baffi di pelo canino, con la stessa mano. Quei baffi di merda. Gliel’avevamo detto cento volte di tagliarseli, fummo costretti a tagliarglieli nel sonno, durante un incursione notturna, qualche mese dopo.

“Fai schifo miché, porca troia” Gli dissi
Tu non hai capito. Se il terremoto mi becca in doccia mentre mi sto facendo una sega, mica posso scappare fuori! Cosa faccio, corro in strada completamente nudo e a cazzo dritto? Meglio la morte” Messa così poteva anche avere ragione.

Io scapperei fuori lo stesso, mica staranno a guardarmi l’uccello mentre crolla tutto”
“Mah, non si scherza con la fama, coglione. Se fai una figura di merda simile non scopi fino ai quarant’anni
” Detto questo sputò per terra una matassa di liquido non-newtoniano arancione che, per come la vedevo io, poteva essere radioattivo.
Ok ok, facciamo che nei prossimi giorni non ci laviamo” Dissi
“Problema risolto”.


La mattina dopo stavo a scuola,
non mi ero fatto la doccia per evitare di morire con la scritta “segaiolo” stampata sulla lapide. Il terremoto era l’argomento centrale di ogni conversazione, noi eravamo divertiti, diavolo, il terremoto. Una roba da eroi, il terremoto. Eravamo al piano terra quando la prof d’arte decise di spiegarci come bisognava muoversi in caso di terremoto.

“Dovete infilarvi subito sotto un banco, così evitate che vi caschino dei calcinacci in testa, sono pericolosi sapete?” Guardai il banco che mi stava davanti, una tavola di compensato che si reggeva con lo sputo. Non ci avrei puntato la vita.
Mi misi a far dondolare la sedia della mia compagna di banco, simulando i movimenti che immaginavo facesse il terremoto.
“Sei uno stronzo” Squittì, ma sentivo che si divertiva. Sorrisi e continuai. Aveva le tette grosse, ricordo bene questo particolare. I particolari sono importanti. Chissà come reagiscono le tette grosse alle sollecitazioni telluriche, pensai tra me e me.

“Se non avete un banco vicino, vi dovete infilare sotto un architrave della porta, okay?” Spiegava la prof.

L’architrave della porta sembrava abbastanza resistente, ma
quell’edificio aveva come minimo cent’anni. Pensai al cemento che lo teneva in piedi, non mi sembrò più tanto solido. La porta della scuola stava ad una decina di metri da lì. E proprio mentre questa tizia blaterava del terremoto, ecco che, toh, la televisione che stava appesa ad un gancio sul muro, inizia a ballare la rumba.
Poi anche il mio culo comincia a ballare la rumba. E anche le tette della mia compagna là davanti ballano, lei
siede tranquilla, crede che sia io, il terremoto.
Poi la televisione cade e si schianta a terra, la prof strilla: “
Tutti sotti i banchi!
Io penso
solo che non voglio morire come uno scarafaggio sotto un banco, soffocato dalla polvere o stritolato dalle macerie, così prendo e corro verso la porta che però crolla di fronte a me e m’insegna all’improvviso l’importanza del rispetto dell’autorità.
No, scherzo, la porta non crolla, ma sarebbe stato divertente.
in circa tre secondi sono fuori dalla scuola,
Usain Bolt, baciami il culo. Da fuori vedo tutto l’edificio di cinque piani ondeggiare avanti e indietro come avesse bevuto troppo e non si reggesse più in piedi, il figlio di puttana. Sembrava di fare surf sull’asfalto, tanto si agitava la terra. Nel frattempo i miei compagni di classe stavano raggomitolati sotto i banchi a cagarsi in mano, sperando che la scuola non crollasse, sapevano benissimo che quei cosi non avrebbero retto l’urto di qualche migliaia di tonnellate di roccia e macerie che cade da quindici metri. Ma l’autorità aveva vinto.
Ma se fosse crollato l’edificio, sarei morto pure io, con tutta la mia furbizia stavo esattamente sotto. Mi avrebbe seppellito come una colata lavica, o magari una roccia vagante mi avrebbe beccato in testa. Un tizio era stato beccato in testa da un vaso caduto, perché non una roccia?

In ogni caso la scuola è rimasta in piedi allora, ed è ancora in piedi oggi, io sono ancora miracolosamente vivo, altri dei miei compagni di classe sono schiattati, nessuno per il terremoto.

Ma un paio di cose le ho capite, da quella faccenda. Ci sono cose che capitano e non le puoi evitare, ti
piovono addosso all’improvviso, spesso manco te ne accorgi, ti beccano addormentato e puff, sei fottuto. Altre volte quello che dovresti fare, seguendo le regole, potrebbe farti finire sotto
una catasta di macerie fumanti, la soluzione migliore non è sempre seguire le regole. Di solito si, ma questa è un’altra faccenda.

Ma spesso, anche trovare una buona soluzione non basta, potrebbe comunque crollarti tutto addosso perché non ha previsto le conseguenze ulteriori del disastro.

Ma la cosa più importante che ho capito è che tutto dipende da una sola variabile.
Il culo. Se hai culo non ti cadono vasi sulla testa, se hai culo non arrivi in una zona terremotata poche ore prima del peggiore evento dal 1980 in poi. Se hai culo, insomma, sei salvo.

Ecco, il vero, realistico consiglio che vi dovrebbero di fronte alle disgrazie della vita è questo:

“Abbiate culo” 

Disclaimer per gli idioti: Questo post è stato scritto, non, come potrebbe pensare un idiota, per insultare le popolazioni colpite dal terremoto, ma per sfogare un po' di rabbia per la situazione. Situazione che, dal 1997 (1980?) non è cambiata di una virgola, con leggi antisismiche non rispettate e una lunga serie di tragedie evitabili.

Kurdt