venerdì 4 marzo 2016

L'etica dei delfini



Molti di voi si chiederanno, ma cosa diavolo ci fanno in un solo titolo delfini ed etica? Quei bastardi sono noti per organizzare stupri di gruppo!

Come tutti i miei lettori sanno molto bene, non sono mai stato particolarmente tenero con i vegatariani e affini, spesso ho avuto da discutere con derive estremiste dell'ideologia vegan, difendendo la ricerca scientifica contro tutti quelli che discutevano l'utilità e la necessità della sperimentazione animale.

Ma questo blog si chiama, in fondo, ambiente, arte e balordaggine, segno che in qualche modo l'ambiente e la sua protezione mi sono sempre state molto a cuore. E parlando di ambiente, una grossa parte di quello che compone la cosiddetta biosfera, tralasciando noi, è composta da animali. Animali di cui conosciamo molto poco, interpretandone i comportamenti in maniera naive, dando per scontato che qualsiasi cosa facciano loro sia guidata da istinti e pulsioni completamente genetiche e quindi, quello che fa un delfino sia poco lontano da quello che fa un moscerino della frutta.

Anche solo guardando alle persone che conosco, spesso mi trovo a rivalutare la funzione del moscerino della frutta all'interno dell'ecosistema. Dovessi riassumere quello che fanno gli esseri umani nella loro vita direi che:
Nasciamo
Ci accoppiamo

 Ci accoppiamo ( di botte)
crepiamo

In mezzo a queste attività dovremmo trovare la particolarità che ci rende assolutamente superiori a qualsiasi specie sul pianeta terra.

Usiamo oggetti. Esistono altre specie animali che lo fanno, pensate ai polpi, sono capaci di aprire bottiglie, molti molluschi utilizzano pietre e altri oggetti per costruirsi una "casa" e come ci poniamo noi di fronte a questa cosa? In generale, li friggiamo.

Curiamo la nostra prole. Vero. Ma anche gli elefanti lo fanno,  le strutture familiari degli elefanti sono paragonabili a quelle dei calabresi e dei puglesi, eppure a pugliesi e calabresi non estraiamo i denti per costruire collanine da rivendere nei mercatini del napoletano.

Creiamo arte: E qui stiamo parlando di qualcosa che è molto vicino al sacro, già il fatto che l'arte venga "creata" e non: "costruita" ci dà una chiara indicazione di quello di cui parliamo. Esistono specie animali che possiedono capacità artistiche? Sono molte le storie che riguardano scimpanzé e delfini che creano "quadri" (per non parlare dei soliti elefanti). Eppure, anche tenendo in considerazione che la nostra idea di arte (considerata come capacità di rappresentare qualcosa utilizzando qualcos'altro) è molto diversa dalla "loro" se non altro perché mancano di pollice opponibile e possiedono una struttura fisica differente, diventa difficile negare che possiedano delle doti artistiche.

Vi voglio raccontare una storia a riguardo, l'ho letta su questo libro, "Beyond words", l'autrice Carla Safina è un' etologa e racconta di questo piccolo delfino, di nome Dolly, che, osservando il proprio "addestratore" fumare sulla finestrella dell'acquario (avete presente quegli acquari in cui siete immersi?), torna dalla madre, fa una poppata, quindi torna dall'addestratore e simula, usando il latte, una bella fumata. Il delfino, nella sua infinita saggezza non fumerebbe mai una sigaretta, eppure ha trovato un modo per simulare il gesto di "fumare" e lo ha comunicato al suo addestratore.

Sorprendente, eh? 

Per essere più chiari, immagino che la maggior parte di noi la pensi circa in questo modo, per quanto riguarda l'intelligenza.


http://waitbutwhy.com/2015/01/artificial-intelligence-revolution-1.html
Grazie a WaitButWhy per l'immagine.




Mentre io penso che, francamente, la distribuzione dell'intelligenza sia molto più simile a questa:
















E quello che voglio dire in particolare è che non considero gli esseri umani più stupidi degli altri animali (a parte, chiaramente, i gatti) ma che lo spazio che ci separa dai nostri progenitori più prossimi sia molto inferiore a quello che ci piacerebbe. L'intelligenza è una caratteristica che si è evoluta nei miliardi di anni in cui la vita ha brulicato sulla superficie del nostro pianeta. La maggior parte dei comportamenti ha dei progenitori molto prossimi.

Eppure sono convinto che anche quelli che non sono d'accordo con me, non mangerebbero mai un bambino (a parte i marxisti leninisti) ma si riempirebbero tranquillamente la pancia con un arrosto di balena. O di maiale. Sapevate che i maiali possono avere orgasmi che durano quaranta minuti? Quando l'ho saputo l'invidia è stata tanta che ho dovuto aprire una confezione famiglia di Bacon. Non sei più così contento, eh maiale?

E parlando di etica e morale, che supponiamo siano le cose che ci differenziano profondamente dagli animali, tralasciando il fatto che il 99,9% di noi non saprebbe distinguere le due cose (e al restante 0,1% non frega un cazzo della distinzione). Immaginatevi che domattina un robot colossale arrivato da un altro pianeta atterri di fronte a casa vostra, ammazzi vostra nonna con una bastonata, decapiti i vostri figli con un' alabarda spaziale, quindi prenda voi e vostra moglie e vi rinchiuda in una casa chiusa ermeticamente con una flebo per alimentarvi direttamente nello stomaco. Ovviamente non lo considerereste un comportamento etico, giusto?

E immaginatevi di discutere con questa versione stronza di Mazinga.


Voi: "Ehi, ferrovecchio! Hai ucciso mia nonna, dilaniato i miei figli, e mi tieni incatenato in una casa con una flebo che mi spara Joylent direttamente nello stomaco, non t'importa proprio niente della mia sofferenza?!"


Mazinga S: " No"

Voi: "E perché lo fai, oh stronzissimo rottame? Ne hai bisogno per sopravvivere? "


Mazinga S: " No, potrei sopravvivere ugualmente, ma così mi diverto di più"
Che poi è la motivazione che do io quando spiego che il bacon è una parte essenziale della mia dieta, e che mai e poi mai potrebbe essere sostituita da soli carboidrati e integratori.

Ora, per amor di discussione, facciamo finta che mazinga sia incredibilmente intelligente, accettereste il suo comportamento come eticamente accettabile? La risposta è sicuramente No. Eppure una presunta maggiore capacità intellettuale, un maggiore merito è la scusa socialmente accettata per tutte le disuguaglianze che fronteggiamo quotidianamente. I poveri sono poveri perché non hanno studiato abbastanza, non hanno imparato le necessarie skill lavorative, non hanno trovato la loro nicchia, quindi è corretto, è giusto che vengano marginalizzati. Pensate ai barboni, quelli che ai lati delle strade tengono cartelli con su scritte robe tipo: "ho fame, ho bisogno di mangiare" quanto ci interessa che siano dei coaguli di malattie mentali e fisiche da fare invidia a un cane randagio. E i rifugiati economici che arrivano da ogni parte del mondo? Basta andare in una qualunque sede della lega Nord per vedere come l'etica applicata a queste persone sia ben poco distante rispetto a quella del nostro distruttore interspaziale.

Sono solo dei negri puzzolenti, sarebbero dovuti rimanere a casa loro, a combattere contro il regime, se proprio volevano la libertà.

Salvo poi incensare i nostri ricercatori scappati all'estero perché non volevano morire di fame in patria.
Non sto dicendo che tutti quanti la vedano in questo modo, personalmente mi disgusta una visione simile della società, ma potete in tutta onestà dire che non è un modo di pensare oscenamente diffuso?

E facciamo un ulteriore passo avanti. Immaginatevi che le macchine intelligenti non arrivino da Vega, ma vengano invece create da noi. Potreste far parte di quella percentuale di persone che ritiene impossibile che una macchina possa raggiungere la coscienza, e su questo dissentiremmo, ma sempre per amor di discussione, seguitemi per questa strada.

La strategia più utilizzata nella ricerca e nell'evoluzione dell'Ai (intelligenza artificiale) è il cosiddetto deep learning, in pratica si espone una rete neurale a degli stimoli, immagini, suoni, fino a quando questa rete neurale non è capace di distinguere autonomamente quello che è il risultato che volevate ottenere.  Lo usate ogni giorno, pensate a Google! Una parte dell'algoritmo di ricerca si chiama RankBrain  e risponde alle vostre "ricerche" in maniera praticamente autonoma, Ibm ha inventato un sistema di deep learning chiamato Watson,  capace di preparare ricette, valutare possibili terapie mediche, analizzare dati destrutturati di qualsiasi tipo, ricercare patterns, trovare risposte dove noi vedremmo solo domande.

E la cosa che i due sistemi (e i tanti altri che stanno venendo sviluppati) è che non esiste un modo di prevedere in maniera affidabile quale sarà la "risposta" alla "domanda" che gli viene fatto. In maniera molto simile al modo in cui, puoi educare un bambino offrendogli tutti i migliori strumenti, offrendogli tutto il supporto possibile, ma non potrai mai essere sicuro che a vent'anni questo non inizi a drogarsi e scappi con la vicina di casa peruviana.

Sono anche convinto che, dato un tempo sufficientemente lungo, le macchine raggiungeranno e sorpasseranno le nostre capacità cognitive, a quel punto dobbiamo solo sperare di averle "educate" bene, perché non vorrete mica che il vostro pc decida che siete una minaccia alla sua sopravvivenza e attivi il frullatore laser dirigendolo verso il vostro molliccio ventre a base carbonio.

Ma per evitare una situazione simile, avremo bisogno di concetti nuovi, sopratutto avremo bisogno di una nuova etica. Possibilmente una che non includa fra le cose accettabili, di uccidere un'altro essere senziente solo perché, in fondo, possiamo farlo senza che ci succeda niente di male.
E se credete che una capra sia così diversa da un essere umano, provate a guardare un video di Donald Trump.



sabato 19 dicembre 2015

Cervelli rubati all'agricoltura




Non scrivo da parecchio, non ho tempo. E con «non ho tempo» intendo che anche l'unico giorno «libero» che ho dal lavoro, lavoro fino a tardi. Ma è un periodo momentaneo della mia vita, che mi permetterà di avere più tempo per scrivere durante gli altri quarant'anni che mi rimangono.

Non aver tempo per scrivere mi lascia però, un sacco di tempo per ascoltare quello che succede attorno a me.

Proprio oggi ho scoperto che il piano di contenimento della Xylella fastidiosa, un infestante probabilmente responsabile della sindrome da dissecamento che sta falcidiando gli uliveti pugliesi, è stato bloccato da un giudice.
Cioè, il giudice sarebbe stato ben felice di bloccare il batterio con un ingiunzione, magari spedendo la polizia ad arrestarlo alle quattro di mattina, ma poi non aveva gabbie abbastanza piccole dove infilarlo.

Allora, pensa che ci ripensa, il nostro giudice che fa? Decide che visto che non possiamo arrestare il responsabile, dobbiamo arrestare quello più vicino al responsabile. Che in questo caso si tratti di fitopatologi che studiano il modo per evitare che tutti gli uliveti d'Italia ed Europa vengano invasi e disintegrati, poco importa. Erano nel posto sbagliato, il giorno sbagliato. Quindi colpevoli.

Oltretutto manco si capiva bene cosa stessero studiando, e se io, GIUDICE MAXIMO, PADRONE DEL DESTINO DI MOLTI non riesco a capire cosa faccia qualcuno, beh, allora è sbagliata e dobbiamo sbatterlo in carcere. Chi? Il tizio che la capisce e osa mettere in dubbio la mia conoscenza assoluta e totale del mondo.

La solita abitudine umana di fregarsene di quello che dicono gli esperti scientifici di qualche campo, se la propria opinione va in direzione opposta.

La chiamano stupidità.

Che in piccole quantità, con poche persone, porta all'omeopatia, a gente che vuole curarsi la broncopolmonite con palline di zucchero e magari muore o ammazza sé stessa o il proprio figlio, mentre quando viene presa in grandi quantità, da molte persone da luogo ad eventi come, per esempio, sette religiose che aspettano l'arrivo di un messia che salverà tutti dal male con l'uso di un'alabarda spaziale immersa nel sangue di 72 vergini. Per dire.

Se invece la stupidità viene elargita con magnanimità estrema, sin dalla più tenera età, alla maggior parte della popolazione, si ha come risultato il rincoglionimento di un popolo intero.

Cosa succede ad un popolo completamente rincoglionito? Un sacco di cose: 

1) Si permette a chiunque di aprire bocca e ragliare un opinione, anche se non ha nessuna competenza ( o interesse) nel campo. Questo produce gli «opinionisti» che sono nient'altro che le peggiori teste di cazzo che abbiano mai messo piede sul pianeta.

2) Dopodiché si creano le condizioni per cui, tutte le opinioni valgono esattamente uguale, motivo per cui diventerà sempre più frequente sentire un fisico delle particelle discutere con un agricoltore con la quinta elementare del perché l'Lhc non distruggerà il mondo. E visto che tanto le opinioni valgono uguale, il tizio con la quinta elementare vince il dibattito, perché ehi, parla la lingua della gente.

3) Quando oramai le opinioni sono diventate un blob unico, senza che i fatti possano mettersi in mezzo, cominciate a dare addosso ai pochi pazzoidi rimasti che cercano di attenersi ancora ai fatti dimostrabili.

Date la colpa a loro. Dopotutto, sono o no quelli più vicini al problema? Dicono che lo stanno studiando per risolverlo? E chi ci crede! Mi pare evidente che il terremoto dell'Irpinia sia colpa sua.

4) Una volta che il problema si ripresenta, anche se il povero scienziato è stato arrestato, avete due possibilità. Potete dare la colpa al governo, questo funziona sempre, in ogni stagione. Oppure potete ancora dare la colpa al povero scemo che sta marcendo in carcere, dovete solo dire che quello che succede ora è la conseguenza di quello che è stato fatto prima, anche se «prima» sono dieci anni. Tanto nessuno, tantomeno voi, capisce più la vera origine del problema, al massimo verranno fuori i guaritori Vodoo, voi non rischiate niente, tranquilli.


Ecco. Dovete fare così se volete ridurre un paese sull'orlo del baratro. 


martedì 15 settembre 2015

L'Italia è una repubblica fondata sul rancore

 
L'Italia è una Repubblica fondata sul rancore. Art 0 della Repubblica.

Qualche giorno fa è stato l'anniversario della morte di Marta Russo. Se andando in giro fermi una persona a caso, e le chiedi chi fosse, le risposte sono le più varie.

«Pugile Italiano»

«Modella»

«Rivoluzionaria Cecena»


Sono una minoranza quelli che si ricordano, in generale tutti ultratrentenni. Ma prova a chiedere chi fosse Giovanni Scattone. Di Scattone se ne ricordano ancora tutti. Perché uno che ammazza una studentessa così, non si può dimenticare.

Scattone, dopo aver finito di scontare la pena, ha ricominciato a fare l'unica cosa che sapeva fare, insegnare a degli studenti. Certo, non più in un aula universitaria alla Sapienza, in un'aula cadente delle superiori, ma tant'è, a quanto pare a lui piace.

Si è sposato, in questi anni, ovviamente con una convinta sostenitrice della sua innocenza.

«E a Marta non ci pensa nessuno? Lei non si è potuta sposare!» Dicono alcuni. Dicono i suoi studenti invece, e con alcuni ho avuto anche la fortuna di parlare, che sia un eccellente insegnante, paziente, volenteroso. Magari un po' preoccupato, questo si. Preoccupato di dover avere a che fare con i coretti dei genitori all'uscita. A quanto pare c'é sempre un drappello di cittadini volenterosi che vuole tentare di mandarlo via, allontanarlo, cancellarlo dalla memoria.

«Se ha ucciso una studentessa una volta, perché non potrebbe rifarlo?» Dicono alcuni. Fatto sta che Scattone ha vinto una cattedra, grazie al concorso del 2012. Ha vinto per modo di dire, è stato più bravo di quasi tutti gli altri, è arrivato decimo. Decimo su tutti i partecipanti laziali. Quindi, almeno sulle competenze, dovremmo evitare di parlare.

«Ma ha ucciso una studentessa» Continuano le voci fuori dalla finestra.

Insomma Scattone si è guadagnato una cattedra nella scuola italiana, ma la settimana prima dell'inizio della scuola, come al solito, qualche anima pia si è lamentata.

«quello è lo demonio! Ammazzastudentesse! Non nel mio vicinato!» E così, Giovanni Scattone si è ritrovato, ancora, per l'ennesima volta, coperto d'insulti.

«Come si permette d'insegnare, non ha morale? Quell'uomo non ha proprio una coscienza! L'insegnante è un mestiere importante».

Insegnanti che sono
importanti fino a Giugno, poi si trasformano improvvisamente in scansafatiche, tutti.
E allora Scattone, che se solo avesse pubblicato un romanzo giallo con l'omicidio di una giovane studentessa avrebbe sbancato il botteghino, si ritrova a patire la fame senza lavoro.

Perché, il crudele omicida, capace di mantenere il silenzio per vent'anni, ha rifiutato la cattedra perché non si sente tranquillo.

Un crudele assassino freddo e calcolatore a giorni alterni. Che magari riesce a far finta di niente dopo aver ammazzato una studentessa, ma gli sguardi di un paio di alunni? O peggio, dei genitori? Guai.

E vi racconto un'altra storia. Avevo appena iniziato l'università a Pisa, quando mi arriva una chiamata:

«Pronto? Buongiorno, siamo la squadra anticrimine di Spoleto, volevamo comunicarle che lei deve presentarsi per il processo per aggressione e lesioni gravi ai danni di XXX xxxxx, in data 19 settembre, a Spoleto»

«...?»

«Se non si presenterà verrà condannato in contumacia»

«Ah»

Chiudo la chiamata e rimango di sasso. Mi devo trovare un avvocato. La prima cosa che faccio, è cercare di ricordare dove diavolo ero nella data in cui secondo l'accusa avrei aggredito il poveraccio (avrei scoperto successivamente, un vecchietto sopravvissuto ad un tumore alla gola, con l'apparecchietto alla gola). Non ero neppure nella città dove mi accusavano di essere. Potevo dimostrarlo? Avevo un testimone, Simone, ma era un mio amico, l'avrebbero accettato? Avete idea di quanto sia difficile ricordare dove cazzo eri tre mesi prima?

Ricordo di essermi rivolto ad un avvocato di Spoleto, pagato un sacco di soldi, preparato le carte e via. Provo a contattare il vecchio perché almeno mi guardasse in faccia e dicesse : «Si, sei stato tu a menarmi!» ma il vecchio evidentemente aveva paura che lo menassi, e rifiutò.

Non aggiungo quello che era il mio stato d'animo all'epoca, la vita a vent'anni è già un casino, se poi ci aggiungi un processo potenzialmente disastroso, diventa tutto peggiore.

Alla prima udienza, prima di entrare, il vecchino, evidentemente confortato dalla presenza di numerosi poliziotti, accetta d'incontrarmi.
Mi guarda in faccia, vedo che è dubbioso, ci pensa bene. Gli si legge in faccia che non gli andava di dover fare la figura dello scemo, riconoscere che non era colpa mia, che aveva accusato un innocente. Eppure, per fortuna, il vecchio aveva riconosciuto che non ero io, quello che lo aveva pestato a sangue.

(Piccolo particolare, nella denuncia si parlava di «numerosi piercing al volto» chi mi conosce sa che non ho mai avuto un piercing).

Sono stato comunque costretto a pagare le mie spese legali, perché a quanto pare il vecchino, un po' stronzo lo era lo stesso, e avrebbe continuato con la denuncia pur sapendo di accusare un innocente, se avesse pure dovuto pagare le spese.

Quest'anno, a maggio, una pattuglia della polizia mi ferma mentre vado ad un'assemblea d'istituto, mi controlla i documenti, poi mi chiede:

«Precedenti?»

«No»

«Ha mai litigato con qualcuno?»


Sapevo dove volevano andare a parare.

«La denuncia è stata ritirata, ero innocente»

«Eh, ma a noi rimane tutto sa!»
Ora, io penso che i poliziotti dovrebbero pulirmi le scarpe ogni volta che m'incontrano, non fare battutine, ma questa è l'Italia. Immaginate se il vecchino avesse deciso che in fondo, dai, assomigliavo abbastanza a quello che lo aveva menato, sarebbe andata in maniera molto diversa.

«Scattone omicida bastardo» E immaginate, anche voi, immaginate se veramente, come da lui sempre sostenuto, fosse innocente.

Immaginate se, dopo un processo che non ha un movente, senza arma del delitto, con testimoni minacciati per confessare, fosse innocente.
La vera domanda che dovreste farvi è:

"E se fosse davvero innocente?" A questo si, non ci pensa mai nessuno.



martedì 18 agosto 2015

Gli svizzeri, terroni di Germania

Anche gli Italiani, nel loro piccolo, s'incazzano. 


Sono appena tornato da un fine settimana a Ginevra, chiaramente è stata l'unica giornata di pioggia degli ultimi tre mesi. Ma immagino che non avrei potuto chiedere di meglio, l'ambiente naturale dei ginevrini in fondo è questo, pioggia, cioccolata, orologi a cucù e organizzazione meticolosa di qualsiasi cosa. O no? 



La risposta breve sarebbe: "No" La risposta lunga ve la darò nelle prossime diecimila parole. Sono partito con Cinziarella con un fantastico treno frecciarossa da Milano, ci ha messo tre ore e mezzo per arrivare a Ginevra. Il motivo principale è che prima di dirigersi dove avrebbe dovuto ha fatto una serie di giri attorno ad un tombino, un saltello e poi ha finalmente deciso che era il caso di andare dove avremmo voluto tutti andare. Il giro è stato più o meno così: 






Ecco. Una volta arrivati, raggiunto l'albergo, abbiamo avuto un primo assaggio della superlativa organizzazione svizzera, sulla mia carta di credito erano stati fatti due addebiti, per lo stesso numero di persone. Immagino credessero che, nati nella patria di padreppìo, anche noi fossimo liberamente moltiplicabili e sdoppiabili. Ma con altrettanta efficienza mi hanno riaccreditato il dovuto, facendomi pagare commissione e cambio, chiaramente.

Usciamo dall'hotel e, affamati come lupi ci infiliamo in un McDonalds svizzero, che come tutte le cose svizzere è caro come il fuoco, paghiamo 31 franchi (30 euri) per due menù, scopriamo che l'esclusivo panino "australian taste!" fa schifo al cazzo e manca di sale, ci ingozziamo di patatine e decidiamo di cercare cosa cazzo c'é a Ginevra, a parte il Cern, che di base è il motivo per cui siamo partiti.

Escludendo chiaramente il cioccolato. Awwwwww. Cioccolato.

Ecco, il primo posto da vedere è una roba chiamata: "isola di Rousseau". E io mi aspettavo un isola. Invece è una roba tipo una piazzetta di paese del sud Italia con un casino di piccioni e altre bestiacce, tutte intente a cavarsi gli occhi per la robaccia che gli tirano i turisti. Una roba così. E i piccioni non capiscono un cazzo di educazione infantile.

Alla fine Cinziarella cerca di mandarmi a cagare, ma sono più veloce e spengo il video in tempo.



Quindi passiamo per la via dei negozi, dove la mia donna decide di fermarsi ad ogni vetrina disponibile, mentre io bestemmio allegramente.  Voi non potete vederlo, ma i cartellini dei prezzi erano più lunghi dei nostri di almeno uno zero, con scarpe che costano almeno il triplo di quanto una persona sana di mente sarebbe disposta a spendere. Per un'utilitaria.



E ora cominciamo dalla roba forte. Entriamo nella cattedrale di Saint Pierre, che dovrebbe essere una delle attrazioni turistiche più grosse, che tipo sta al terzo o quarto posto nella classifica delle cose fighe da fare a Ginevra. Dentro alla cattedrale c'era un caldo pazzesco, che tipo la gente era così svestita che sembrava uno stripclub.

Con un museo sotterraneo che faceva schifo al cazzo e costava un sacco di soldi (come qualsiasi altra cosa). Soldi che chiaramente, non abbiamo pagato.





E il muro dei riformatori. In pratica la Gelmini la Giannini e Moratti scolpiti nella roccia. Attorno a loro un corteo di insegnanti #Noallabuonascuola #Asettembrespaccamotuttoh 
 L'atmosfera che si respira attorno e più pragmatica, così butto una bestemmia e continuiamo la scampagnata.




Dopo un'altro paio di chilometri di camminata, andiamo ad incontrare, finalmente, un po' di vera svizzeritudine. Qualcosa che veramente ti fa capire che razza di popolo incredibile siano.

 Questi lasciano una cassetta dei giornali aperta e con la possibilità per chiunque di prenderne uno. Tanto varrebbe che lasciassero casa aperta senza mandata di chiave e con un cartello all'ingresso tipo "benvenuti e prendete quello che vi pare".

Poco lontano dal contenitore dei giornali, una truppa di neri spacciava erba a giovani pulzelle svizzere.



Ed eccoci alla cosa meravigliosa di Ginevra, la cosa che dovrebbe far impallidire tutte le altre. IL SIMBOLO DELLA CITTA'. Ora voi dovete sapere che il simbolo di Ginevra è uno spruzzo d'acqua alto centoventi metri. Uno spruzzo d'acqua. 






Arriviamo, a bomba, alla cosa più importante del mio reportage di Ginevra. Ecco, so che non vi aspettate che qualcuno ve lo dica, ma tutte quelle storie che gli svizzeri sono puliti, non ci sono sigarette buttate per terra altrimenti ti arrestano e buttano via la chiave, ecco. Tutte cazzate. L'unica cosa che mancava erano i letti buttati dalla finestra. Ecco. Per dire. Guardate qua. Un sacchetto per terra. 



Ma non è finita. Addirittura una busta dell'immondizia abbandonata in pieno centro. Se succedono cose simili in centro, non posso immaginare cosa succederà nella periferia. Appena usciti dalla zona 2 sarà tipo Mad Max, con i Checkpoint e tutto il resto. Mah, sarà colpa degli immigrati Milanesi.



Dopo aver visto tutto questo, abbiamo deciso di agire, metterci in testa il nostro passamontagna anarcoide, e andare a fare guerriglia antisvizzera per le strade. Se questo video arriva nelle mani delle guardie siamo fregati.  Non fate caso alla conversazione fra me e Cinziarella, in realtà poi abbiamo dato fuoco a due o tre cassonetti.



Alla fine della giornata, abbiamo finalmente preso il tram per arrivare al Cern, abbiamo superato tre o quattro checkpoint con dei buzurri armati, strisciati in un tunnel sotterraneo, presentato i nostri passaporti falsi,  e cosa non ti scopro? Che il Cern la domenica è chiuso, come qualsiasi pizzeria. Peggio dei kebabbari oh. 

Che poi sono pure stupidi, la domenica la corrente costa meno, l'lhc minimo potrebbero farlo andare per altri due o tre cicli a novanta gradi. E con questo abbiamo sfatato anche il fatto che gli svizzeri siano dei buoni amministratori.
Ma possiamo dire di aver respirato l'aria carica di raggi gamma del luogo. L'emozione di camminare sopra ad un colossale accelleratore di particelle rimane impagabile. Ma la cosa migliore è stata essersi connessi là, dove tutto ha avuto inizio. 



Come tornare nell'utero.



E da Ginevra, è tutto.


Kurdt (E cinziarella).

sabato 15 agosto 2015

Obbiettivo: Disoccupazione 100%



Un giorno, tra qualche anno, vi sveglierete e non avrete niente da fare. Niente che sarete obbligati a fare, almeno. Non avrete un lavoro, non avrete un capo e non avrete soldi. Ma avrete tutto quello di cui avete bisogno.

Impossibile dite? Assurdo?

Qualcuno che conosco potrebbe addirittura pensare che questo sia, in qualche modo, immorale. 

Ma partiamo dall'inizio, come sarebbe possibile una realtà che non contempla il lavoro? Dopotutto senza una qualche forma di lavoro, di solito si crepa di fame, almeno a giudicare dal trend degli ultimi 4 miliardi di anni, no? Ma non sempre possiamo prevedere il futuro partendo dal passato.

 Le tecnologie informatiche stanno facendo passi da gigante, non solo in rapporto al passato lontano, ma persino in rapporto all'anno scorso, al mese scorso. L'evoluzione nella potenza di calcolo dei nostri computer e processori sta aumentando esponenzialmente e in contemporanea i nostri algoritmi si stanno raffinando.

Trovate indicati i vari calcolatori della storia con, a sinistra la quantità di potenza di calcolo acquistabile x 1000$ nel tempo.
Come potete ben vedere, l'evoluzione in potenza è stata non solo lineare, ma esponenziale. Ma anche senza questo schema, se siete nati negli anni ottanta o settanta, ricordate ancora piuttosto bene un mondo dove sarebbe stato impossibile immaginare di possedere un potentissimo computer che contiene tutta la conoscenza umana, le mappe, eccetera eccetera eccetera.

Se domattina mi presentassi alla porta del vecchio me con in mano un Tablet, sarebbe fantascienza. Oggi è la normalità, e la capacità umana di dimenticarsi cosa fosse sorprendente ieri ha fatto in modo che nessuno sia stupefatto degli smartphones.

Ed è perfettamente okay, perché siamo diventati la specie dominante sopratutto grazie alla nostra eccezionale capacità di adattamento a situazioni in rapida mutazione. Siamo anche una specie che è capace d'imparare solo grazie all'esperienza, che ha forti difficoltà a prevedere pattern che non sono ancora mai successi. Ha difficoltà persino a concepirli. 

Pensate al Global Warming, per quanto ci siano migliaia di ricerche che dimostrino la responsabilità umana, i rischi di un aumento della temperatura e tonnellate di prove, ci sono voluti vent'anni per convincere una fetta sufficiente della popolazione, e ancora le politiche in atto per difenderci sono insufficienti e forse non ci salveranno dalla nostra stessa stupidità.

Questo perché il nostro cervello apprende retroattivamente, con un procedimento di feedback negativi e positivi. Ha grosse difficoltà ad imparare qualcosa se non ne vede immediatamente i risultati (pensate a chi deve prendere medicine con forti effetti negativi immediati per malattie mortali. Diventa difficile convincere la gente a prenderli, anche se ne va della loro stessa vita.) 

Insomma siamo poco bravi nel fare previsioni quando non abbiamo dei dati e informazioni a cui compararle nel breve periodo.

Diciamo quindi che, entro il 2025 si raggiunga la potenza computazionale per emulare un cervello umano, okay? Cyber Tonino. Bene. Immaginate che l'anno successivo, nel 2026 venga fuori un modello potenziato, lo chiameremo Cyber Tonino 2.0 con una potenza doppia rispetto a Tonino 1.0 e un Q.I stimato di 200 punti, probabilmente sarebbe più intelligente del 99,9999999 della popolazione, escludendo una decina di individui incredibilmente dotati. Nel 2017 viene fuori Cyber Tonino 3.0, progettato da Cyber Tonino 2.0, ha un QI stimato di 400 punti un essere capace di superare qualsiasi essere umano mai esistito.

Cyber Tonino 4.0 Qi 800 Wow

Cyber Tonino 5.0 Qi 1600. Ormai la differenza fra Tonino e L'uomo è quella che c'è tra un gatto e un uomo.

A questo punto ci sarebbero decine di altri interrogativi da porre, quest'intelligenza sarà benevola? E in caso contrario, sarebbe controllabile? E molti altri di natura economica e morale. Dopotutto abbiamo sempre trattato il pianeta come se fosse stato "nostro" e ce ne siamo fregati altamente di tutte le altre specie, comprese quelle, come i primati, che erano, anche intellettualmente molto prossimi a noi. Quindi perché "moralmente" un' Ia (intelligenza artificiale) dovrebbe sentirsi legata ad obblighi diversi dal classico: "lo posso fare, lo faccio". 

Ma immaginiamo di riuscire a risolvere i problemi tecnici e arrivare ad un Tonino 5.0 perfettamente amichevole nei confronti dell'umanità, senza nessuna tendenza alla distruzione del mondo. Cosa significherebbe?

Beh, intanto, che non ci sarebbero più problemi "umani" che sarebbero fuori dalle potenzialità di questa intelligenza artificiale. Certo, invertire l'entropia potrebbe essere ancora un problema, ma diciamocelo, abbiamo qualche miliardo di anni prima di doverci iniziare a preoccupare per davvero.

Anche immaginando un'azienda sola che controlla, in qualche modo quest'intelligenza (avete mai visto una blatta controllare un essere umano?) non vedo che senso avrebbe continuare a mantenere le distinzioni sociali che sono sempre state la dimostrazione dei nostri limiti, un Ai non avrebbe quei limiti.

Certo, smetteremmo di essere il motore primo della storia del pianeta, o chissà, diventeremo noi stessi integrati con queste superintelligenze. L'economia di "mercato" smetterebbe di avere senso per come la consideriamo, esisteranno probabilmente ancora cose che avranno "valore" ma saranno principalmente sociali, scambi fra persone, visto che le necessità biologiche potranno venire risolte senza problemi e senza ulteriore lavoro.

Oh, vedo bene le vostre espressioni stupefatte! Sono le stesse espressioni che avrei visto nel 1800 se avessi parlato degli aereoplani, o nel 1910 se avessi raccontato della bomba atomica. O nel 1950, se avessi spiegato internet e l'informatica moderna.  Le stesse espressioni che ha fatto Il Borgia quando Leonardo gli raccontava della sua idea di far volare l'uomo.

Ma preparatevi, la realtà vi farà cambiare opinione molto presto.

Del resto, siamo riusciti a sconfiggere le infezioni batteriche, non vedo perché non dovremmo riuscirci con il lavoro.

Kurdt

P.s. Sto scrivendo un saggio breve su questi argomenti, intelligenza artificiale, sesso con androidi, distruzione del mondo, immagino v'interessi. Nel frattempo potete, se non lo avete già fatto, leggere il mio racconto "the underdog", sarà in promozione gratuita dal 15 fino al 18 Agosto, cliccate sul banner in alto a destra sul sito. buona lettura!