sabato 11 marzo 2017

Come lasciarci le penne in pochi semplici passaggi


La mia classe a volte è tipo così. Ma solo nei giorni buoni.


Sono al pronto soccorso, codice bianco. In pratica sto lottando per la vita assieme ad una decina di vecchiette ipocondriache. No dai, probabilmente vedrò la luce di un nuovo giorno, anche se non posso garantire per le mie compagne d'avventura. Ci sono finito, al pronto soccorso, perché un alunno, che d'ora in avanti chiameremo per semplicità "Suarez" mi ha morso. Lo ha fatto superando la strenua barriera di tre strati di vestiti, e non un morso da niente, sanguino come un agnellino. Come vi ho detto, probabilmente sto morendo. La cosa interessante è che dopo avermi morso ha cercato di rifilarmi quattro cazzotti in rapida successione, che ho schivato solo grazie al suo allungo da bambino di nove anni. Ma la tecnica c'era tutta, vi assicuro. 

Suarez ha il padre in carcere, gli hanno "trovato la farina in macchina" come dice lui. Il nonno invece ha ammazzato un paio di persone, lo zio è stato ammazzato in un rapimento da gente che voleva dargli una lezione. Lui è nato l'anno in cui hanno preso il nonno e ucciso lo zio. Qualcuno gli ha detto che porta sfortuna, sicuramente è una colpa avere un nonno omicida e un padre spacciatore abbastanza scemo da farsi prendere.
Il fratello di Suarez, che chiameremo "viola mammola" ha dirottato un autobus con una pistola giocattolo. Ha undici anni. 

"Mani in alto, portami subito a Cuba, altrimenti faccio pam pam e vedi"

Inebriato dalla sensazione di potenza, ha pensato di aumentare la posta rapinando un bar della zona, senza riflettere sulla clientela che lo frequentava. Clientela della sua stessa estrazione sociale borghese, che lo ha rimesso a posto a calci nel culo. Suarez e viola mammola parlano una lingua che conoscono bene, quella degli schiaffi, degli sputi, dei calci in faccia. La ripudio, mi sono ripromesso di non comunicare con nessuno in quel modo, ma la conosco bene, purtroppo. E diciamo che tirare ceffoni non è il modo migliore per scalare le classifiche di gradimento sociale.

Il mio telefono nel frattempo è deceduto, codice rosso. 

Sono tre anni che Viola Mammola ha mal di denti, dopo tre anni in cui è stato curato con dosi di Voltaren e Oki che avrebbero soppresso un gorilla, hanno finalmente deciso di portarlo dal dentista, solo per scoprire che aveva la bocca più devastata del bilancio Greco. 

 Hanno provato a cavargli via i denti normalmente, con un'anestesia locale, ma quello ha distrutto lo studio del dentista ed è andato via. Così lo hanno dovuto operare in anestesia totale, come si fa con le mucche. Tornando a noi. Visto che non passa giorno che Suarez non prenda a calci qualcuno, abbiamo richiesto una riunione dei servizi che lavorano con la famiglia e ci siamo ritrovati attorno ad un tavolo io, le mie due eroiche colleghe, la preside della scuola, la neuropsichiatra che segue il bambino e gli educatori. Alla breccia di Porta Pia c'era meno tensione.
Perché vedete, quando si parla di una famiglia del genere, nessuno vuole rischiare di trovarsi con le gambe rotte, se va bene, digerito dai maiali e trasformato in compost, se va male. 

"Bene, siamo qui per parlare di chi? Come si chiama il bambino?" Dice la Preside

"Suarez, si chiama Suarez" 

"Ah bene, sapete, con tutti i bambini che ci sono, uno mica può ricordarseli tutti"Sorride sorniona. Sa bene come si chiama il bambino, ma la madre deve credere che non sia responsabile di questa cosa. 

"Il bambino è armato e pericoloso" dico io
"Beh, non esageriamo, mica ha intenzione di fare male quando prende a calci i compagni, è il suo modo per dire che gli vuole bene" Dice la Neuropsichiatra

"Beh, quando mi ha infilato due schiaffi in faccia, voleva farmi male di sicuro, poi è scoppiato a ridere" Aggiunge l'educatrice, riportando la tizia alla realtà. Perché dovete capire che, nel mondo di questa persona, il fatto che il bambino non voglia ammazzarti significa che non è poi così grave la situazione e possiamo ragionarci. 

La neuropsichiatra guarda la madre del bambino e le chiede: 

"Ma il bambino non doveva fare terapia? Lo sta portando?" (Il bambino non ci va da un anno e mezzo, se facessi il tuo lavoro lo sapresti)

La madre abbozza un espressione addolorata e dice che no, non ce lo sta portando. Madre coraggio, proprio.
"Ma poi dovreste giocare assieme, per rinforzare il rapporto madre/figlio, cosa fate assieme?" 

"Stiamo nel lettone e giochiamo con il cellulare". Che è un modo interessante di dire che sto svaccata sul letto e mi faccio i cazzi miei su Whasapp mentre il bambino gioca con la playstation. )

"Oppure andiamo al centro commerciale" (Quando voglio comprarmi i vestiti lo porto con me, sono un ottima madre, vedete? Ah il valore educativo del Mc Donalds!)
"Ehi" Dice la mia collega, una donna prossima alla pensione che è allergica alle cazzate "Il bambino è incasinato duro, si è messo fuori dalla finestra del terzo piano con i piedi a penzoloni, questo non la preoccupa?"
"No, tanto mica lo fa davvero. Quando lo fa a casa gli dico di buttarsi giù, tanto mica si butta" dice la madre. Certo, il fatto che un bambino di dieci anni minacci di buttarsi dalla finestra non è un campanello d'allarme abbastanza forte se hai la testa anestetizzata dalla bamba. Guardo le unghie della madre, sono perfettamente lucide, dedicasse quel tempo a parlare con il figlio, non staremmo neppure li a parlarne. 

"Comunque dobbiamo pensare a delle attività da far fare al bambino, mica lo possiamo lasciar pascolare a scuola come se niente fosse! Dobbiamo creare dei laboratori attrezzati per la cartapesta, il giardinaggio, un plastico fuori dalla classe! Sicuramente al bambino piacciono i soldatini, mica è possibile che un bambino non ami i soldatini! E il trenino! Facciamo un plastico con il trenino!" 

E li ho capito. Alla fine la colpa e la responsabilità, facendo un giro molto lungo, sarebbe piombata nel culo a noi in prima linea, come un eurostar lanciato a tutta velocità verso il nostro orifizio anale. A proposito di buchi di culo, ieri sono andato a vedere la Mostra di Keith Haring, aveva anche lui una grande passione per le gallerie.
E visto che non ci è stato permesso di parlare, non si è potuto chiarire ai managerz del caso che: 

1) Il bimbo è allergico all'erba, quindi il giardinaggio è un'opzione solo se lo vuoi ammazzare.
2) I trenini gli stanno sul cazzo, forse piacevano ai bambini nati nel 50', ma oggi preferisce Battlefield, ma vaglielo a spiegare a chi non vuole ascoltare.
3) Fare un plastico fuori dalla classe significa aumentare il numero di oggetti che possono essere usati come strumenti da lancio.Oltre al fatto che l'unico plastico che mi viene in mente è quello di Cogne.

Evidentemente conoscono bene la situazione.

Il caso ha voluto che nel bel mezzo della riunione sia arrivata un'insegnante ad avvisarci che Suarez aveva appena disintegrato il laboratorio di scienze, atomizzando materiale per un migliaio di euro. In 30 minuti netti. Sicuramente apprezzerà nuovi laboratori, perché dubitarne. Nuovi laboratori creati da chi, poi? In quale tempo? Perché non è che puoi abbandonare la classe per andare a costruire un laboratorio, ma queste sono minuzie che non interessano a nessuno, l'importante era dire che sarebbe stato fatto qualcosa, il come non importa mai a nessuno.
E così la colpa è sempre degli insegnanti e degli educatori, questi mostri che passano a contatto con quel bambino più tempo della madre, del padre, della neuropsichiatra e della preside messi assieme. Mostri che sono disposti a prendere schiaffi, finire al pronto soccorso, rischiare di venire denunciati perché non sia mai che il bambino inciampi mentre scappa correndo lungo le scale. La colpa ovviamente è loro perché non hanno vigilato a dovere. Ciliegina sulla torta, questa situazione va avanti da anni, pare che nessuno abbia mai avvisato i servizi sociali. "State tranquilli, ci penso io, ho già scritto ai servizi sociali e al tribunale dei minori!" per scoprire poi che non lo aveva fatto manco per sbaglio, non sia mai volesse trovarsi un galoppino armato di coltello fuori dalla scuola.
Quegli stessi servizi sociali che vengono avvisati quando un bambino arriva sporco a scuola, ma quando arriva sporco dentro, perché lo schiantano quotidianamente, shh! meglio non avvisare nessuno, anche i servizi sociali tengono famiglia. E se poi non cambia un cazzo, potremo sempre dare la colpa agli insegnanti.

E stavolta augurateci buona fortuna, sul serio.

mercoledì 8 marzo 2017

"fanculo i poveri" tax

Salvini appoggia la flat tax. Vi basta per capire che è una stronzata?

Oggi sono venuti fuori con la proposta di una «flat tax» cosa è una flat tax per le persone che vogliono portare la loro residenza in Italia. Cosa vuol dire? Significa che qualsiasi sia il tuo reddito, pagherai 100.000 euro di tasse. Sembra tanto, dopotutto 100.000 euro chi li ha mai visti? Sono i soldi che ho guadagnato negli ultimi dieci anni di lavoro e questi dovrebbero sborsarli tutti, in un colpo solo, ogni anno.

Con la differenza che io pago circa il 50% di quello che guadagno in tasse, un tizio che ha un reddito di 50.000.000 pagherebbe un terrificante 0,2%. In pratica pagherò, in percentuale trecento volte tanto il tizio. Rapportato al mio reddito significherebbe che pagherei ogni anno circa settanta euro di tasse, se venisse applicato quel tasso a me. Ma ovviamente, io non posso farlo, perché se questa «flat tax» venisse applicata all'intero sistema, crollerebbe in pochi mesi. Le strade sono costose da mantenere, gli ospedali e i medici devono essere pagati, la polizia, l'esercito, gli insegnanti e le scuole eccetera eccetera. 

 In pratica è un messaggio diretto dal governo ai poveracci. Ci stanno dicendo:

Signori e signore, ladies and herren: 

DI VOI NON CE NE FREGA UN CAZZO, TANTO NON POTETE MICA SCAPPARE.

Perché vedete, il riccone che si può permettere un Gulfstream privato, già ha qualche decina di commercialisti specializzati nella «tax optimization» che è un modo fico di dire «elusione fiscale». Che a sua volta era un modo fico di dire «evasione fiscale usando i buchi della normativa». Allora, al povero riccone, mica possiamo corrergli dietro e fargli arrivare una cartella dove lo minacciamo di arrestarlo/raderlo al suolo/fargli chiudere baracca se non paga, quindi, dopo aver tentato in maniera molto divertente di stanarlo, abbiamo deciso di arrenderci. Il nostro governo ha deciso che l'articolo della costituzione che recita : «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Ed aggiunge: Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.» 

Il sistema fiscale è progressivo, hai capito Clara? Ah si Tony, lo so bene. Ahahahahahahahahahah, fanculo, poveracci!


Tutti a parte il riccone che arriva dall'estero. E occhio, non c'é bisogno che il riccone sia straniero, potrebbe tranquillamente essere un italiano con residenza all'estero, o con doppia cittadinanza l'importante, quello che veramente è importante, è che sia ricco. Quindi toccherà riscrivere quella parte della costituzione, proprio quella parte che secondo me andava benone, suonerà più o meno così:

«Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche, ma i poveri di più perché ci stanno sul cazzo»
Starete pensando che «Dai, esageri, in fondo questi portano soldi che altrimenti mica sarebbero arrivati!» 

E qui capisco che non avete afferrato. Il riccone sposterà la residenza in Italia, pagando una frazione ridicola di quello che avrebbe pagato, fino a quando il Lussemburgo non proporrà una tassa ultraflat di 20.000 euro. E il riccone, che tanto mica risiedeva in Italia perché amava la cultura, sposterà di nuovo tutto l'ambaradan. E possiamo continuare questo giochino fino a quando un ipotetico stato non decida di chiedere solo un obolo di 1 euro, perché dai, in fondo «Il riccone spenderà pure una parte dei suoi soldi dove risiede, capito? Ci guadagneremo tutti!» .
E così ci ritroveremmo con una struttura sociale ultrapiramidale dove pochissimi sono ricchissimi (diciamo l'1%?) alcuni se la passano bene (il 10%) e il resto della società sta crepando di fame. Non che sia qualcosa di innovativo nella storia dell'umanità, sia chiaro, basta pensare al medioevo! C'era il re, il principino, il conte, la corte... E i pezzenti che crepavano di fame. E cosa faceva il re per meritarsi tutto questo? Mah, generalmente un cazzo, era il Re. Dio lo aveva scelto per essere il RE voi potevate solo pulire la merda del suo cavallo, se vi andava molto bene, oppure crepare di fame.
Potevano anche chiamarla "Ci piacevano le pestilenze tax" che era uguale ma forse suonava peggio. 

E sono il primo a dire che i soldi dei contribuenti vadano spesi bene, che i «furbetti del cartellino» come sono stati soprannominati erroneamente, siano in realtà truffatori e criminali da punire con la prigione, che il pubblico vada considerato una risorsa comune che, se gestito bene, porta vantaggi a tutti. Ma la tragedia dei beni comuni è sempre la solita, qualcuno s'illude che imbrogliando il sistema (e ottenendone un momentaneo vantaggio) potrà scampare alla devastazione che consegue allo spolpamento del sistema stesso.

Quando ci ritroveremo con ospedali ancor più «razionalizzati», con la criminalità ancora più debordante, con le scuole che crollano, mi piacerebbe vi ricordaste di chi è la colpa. Perché la colpa è anche vostra. Nostra.  La colpa è anche vostra quando accettate di pagare di meno uno che non vi fa la fattura, vostra quando prendete due settimane di malattia per: «motivo a cazzo», vostra quando non v'impegnate per capire in che razza di casino ci stiamo infilando come società e come singoli e votate il primo stronzo che promette prebende e simsalabim economici. 
Vostra quando urlate contro i pezzenti che arrivano sui barconi

Vostra quando frignate che i barboni per strada se lo meritano sicuramente, altrimenti mica sarebbero lì


Guardate Trump. Ha vinto promettendo di proteggere la classe media e i lavoratori, insultando gli immigrati, assicurando che avrebbe fatto una lotta alla finanza che ha disintegrato quel poco di stato sociale che era rimasto negli u.s.a Ha riempito il suo governo di faccendieri e leccaculo, tutti al soldo di un interesse economico o dell'altro.

Non riderò di certo quando ci ritroveremo in braghe di tela, potete starne sicuri, ma almeno un «io lo sapevo, cazzo» dovrete aspettarvelo.

sabato 25 febbraio 2017

Che Dio tassista

Un simpatico manifestante espone amabilmente (ma con fermezza) i suoi argomenti contro la politica del governo.
Ci sono giorni che l'umanità mi stupisce. A volte in positivo, ma è roba rara . Non che io sia materiale da ostie sia chiaro, ma altri mi superano con l'accuso. Per dire, l'idea di scendere in piazza e menare gente perché un azienda sta facendo concorrenza a qualcuno che mi sta simpatico, non mi è mai venuta in mente. Chissà, magari dovrei fondare anche io un gruppo di pressione, una lobby degli insegnanti che scende in piazza a prendere a schiaffi quelli che danno ripetizioni private di nascosto.

«Insegnanti scendono in piazza a Milano contro la precarizzazione.»

La categoria degli insegnanti ha deciso di far sentire la sua voce contro il governo e manifestare per una più giusta distribuzione della cultura. Armati di righelli, manuali didattici e penne bic caricate a carta sputata, hanno dato l'assalto al palazzo della regione. I docenti ribelli hanno corretto almeno dieci progetti di legge con la penna rosssa. Durante il blitz si è scoperto che il commissario ai lavori pubblici non è in possesso della licenza elementare. «Luigino! Tesooro! Ma non ti avevamo bocciato tre volte all'esame di quinta?» queste le frasi cariche d'odio rivolte al politico dalla disturbata docente.

Le reazioni della politica:

- Renzi: Mia moglie è un'insegnante, ma mi oppongo fermamente all'uso di armi di correzione di massa

- Berlusconi: Le scuole pubbliche andrebbero chiuse subito e sostituite con dei megaschermi che trasmettano le partite del Milan dal 1920 ad oggi. 

- (Ministro dell'istruzione con i capelli rossi ex sindacalista e non diplomata) : Gli insegnanti hanno ragione a protestare, il problema sono i metodi. Potevano occupare la scuola e farsi una canna nella sala docenti in segno di dissenso. 

Grillo: Le maestre! Quelle vecchie troie vanno cancellate dalla faccia della terra. Le potremmo seppellire sotto il nuovo stadio della Roma che NOI NON VOGLIAMO FARE.

Tornando ai tassisti però, trovo poco lungimirante la scelta di pestare molti dei propri clienti. Ora Uber prenderà piede anche nel mercato del trasporto di coca&mignotte a palazzo.

Si saranno viste cose simili quando Gutemberg ha tirato fuori la sua pressa per velocizzare il lavoro di copia dei libri. Gli amanuensi non saranno stati molto felici. Che dire poi degli allevatori di cavalli all'avvento della Ford T? Avranno fatto cagare i cavalli di fronte al congresso?

Il problema della perdita di posti di lavoro è reale e preoccupante, solo con l'avvento dell'automazione dei trasporti si stima verranno persi nei prossimi dieci anni qualcosa come tre milioni di posti di lavoro solo negli Stati Uniti. Solo tra i camionisti. E se non credete che un camionista possa essere sostituito da un sistema di guida artificiale, beh, vi sbagliate. Già ci sono aziende che promettono di modificare dei vecchi camion e renderli autonomi per solo 30.000 dollari. Lo stipendio di un camionista è attorno ai 40.000, chissà cosa decideranno di fare le aziende. Immagino terranno i camionisti umani, sarebbe un colpo troppo duro per l'industria dei calendari di Maxx.

Magari tu che stai leggendo pensi di essere immune, pensi che l'intelligenza artificiale, le reti neurali, il deep learning non possano sostituire il tuo genio nella preparazione di un caffé corretto con l'amuchina. Si, certo.
Nel Mc Donalds dove vado hanno sostituito quasi tutto il personale alla cassa con monitor giganti che prendono le ordinazioni. Fai il traduttore? Ti sarai reso conto che la qualità delle traduzioni di Google translate è migliorata moltissimo negli ultimi tempi, per l'uso che ne fanno molte persone è inutile chiedere una traduzione. Certo, le traduzioni di Fernanda Pivano sono tutta un'altra cosa, ma quande Fernanda Pivano ci sono? E quanti traduttori mediocri? 

Una quindicina di anni fa scommisi con un amico che avremmo avuto presto un computer capace di interpretare (non comprendere, attenzione) il linguaggio naturale entro quindici anni. Direi che ci siamo. Avevo anche scommesso che entro venticinque un computer sarebbe stato capace di eguagliare l'intelligenza umana e superare il test di Turing. Ammetto di essere stato piuttosto ottimista all'epoca, ma la realtà sta andando proprio in quella direzione, potrebbero volerci dieci anni in più, certo, ma non si scappa.

E questo vale per tutti, qualunque sia il vostro lavoro. Medico, insegnante, avvocato, magazziniere, neurologo, militare dell'esercito, pilota di aerei. Sappiate che per la stragrande maggioranza di noi l'unico futuro è un futuro senza lavoro. E sicuramente qualcuno dirà: «Ehi, ma qualcuno dovrà pur tenere queste macchine funzionanti e a regime!» certo. Ma per la manutenzione di cento macchine può bastare una decina di persone, quelle cento macchine però fanno il lavoro di trecento persone.

In estrema sintesi, tra vent'anni il lavoro sarà un miraggio per quasi tutti noi sette miliardi di abitanti del pianeta. E la soluzione a questo non può essere tecnica, ma solamente (e qui vi vedo buttarvi da un ponte) fondamentalmente politica.

Si, proprio così, avete capito bene, il senatore Razzi ci salverà. 

Grazie ai petaflops di scemenza naturale sconfiggieremo alla intelligienza artificiale. E se non ci riusciamo, ricorda amico lettore, fatti li cazzi tua.


O questo è quello che spero io. L'unica speranza è che si costringano le grandi imprese a mollare volontariamente una parte dei profitti che stanno facendo con l'automazione per reinvestirli in un reddito di base che sia disponibile per tutti gli esseri umani.

E se siete dubbiosi che Amazon farà una cosa del genere, avete ottime ragioni. I ricchi non sono particolarmente noti per la loro capacità di empatizzare con le problematiche del popolino, almeno fino a quando non rischiano che le loro ville vengano bruciate.

In sintesi il mio consiglio quindi è:

«preparatevi a bruciare le case dei ricchi fino a quando i ricchi non sarete voi»

Poi qualcuno brucerà casa vostra.

E così all'infinito, fino alla morte fredda dell'universo.

lunedì 20 febbraio 2017

Palme e tornelli fanno i figli ribelli

 

 Siedo sulle scalinate del duomo di Milano, sono gelate. Di fronte a me una distesa bianca e gelata, ha nevicato. Per la strada non si muove nessuno, troppo freddo, troppo tardi. In altri tempi me ne sarei fregato, magari mi sarei ubriacato.

«Che dici Poe, ti piacciono le palme che hanno piazzato? In fondo sono interessanti» Dico io

«Fatti controllare le diottrie amico, fanno cagare. Ma secondo te puoi mettere delle palme al duomo di Milano? Mettiamo dei pini silvestri alla Mecca, a questo punto»

«Eh, ma dicono che tanto tempo fa già ci fossero»

«E quindi? Facevano cagare anche allora. Non è che se uno stronzo lo fa tuo nonno allora puzza meno».
«Okay, magari hai ragione, ma chi se ne fotte, in fondo sono delle palme, mica hanno bombardato la città»
«Già» gracchia Poe, sollevandosi in volo "chissenefotte". Un tram si avvicina sferragliando, scendono dei tizi vestiti di nero con dei cartelloni.
«No all'africanizzazione del Duomo!»
«Basta palme e banani!»
«Si alle piante autoctone, no ai palmipedi negroidi!»
strillano tutti. Sui cartelloni hanno disegnato una tartaruga, immagino come riferimento al loro quoziente intellettivo. Uno dei mentecatti si avvicina, mi guarda e dice: 

«Ehi tu» Mi punta il dito contro alla Bill Hicks, sapete tipo: "Hey tu".
«Ciao amico, come va?» Rispondo, sorridendo come mi avessero tagliato la gola di fresco. Lui deve percepire che non sono del tutto sincero e sputa per terra in segno di diniego. Vuole marcare il territorio. Lo scatarro è giallastro, fuma troppo il ragazzo. 

«C'è qualcosa che non va? Sei un camerata patriottico, oppure sei qui a difendere gli africanidi e collaborare con la gheddaffiana invasione dell'italico suolo?» 

«No. Volevo solo starmene un po' per i fatti miei.Magari bermi una birra»

"Birra nazionalpopolare, spero, non quella robaccia teutonica dell'eurospin"

 "Boh, credo che la produca tutta la Heineken ormai, ma sull'etichetta c'é scritto Ichnusa, non so se può bastare. Sei d'accordo?»

«Certo che non siamo d'accordo, i fatti tuoi sono anche fatti nostri, amico dei bananeti» dice lui, grattandosi la testa pelata. «Okay» Dico io. Lui sembra confuso, forse non ha capito la risposta. Saluta militarmente battendo i tacchi e portandosi una mano aperta alla fronte, ma schivola sul ghiaccio e cade battendo la testa sui gradini. Da terra urla «Eja eja eja!» da sotto le palme i suoi colleghi urlano: «Boia chi molla!» Poe si avvicina e caga in testa al tizio, beccandolo in un occhio.

«Il nemico ci attacca» urla lo scemo correndo verso i suoi compari con movenze a metà tra un pinguino e fred Astaire.

«E comunque qualcuno dovrebbe dirglielo che la tartaruga non è proprio nazionalpopolare come animale» Dice Poe, soddisfatto della sua missione avionica andata a buon fine.

«Potevano scegliere una pantegana, quella si che è identitaria» dico io.

Sempre dallo stesso tram di prima, scende un altro gruppo di sciroccati. Questa volta hanno bandiere del Bologna F.c. e brandiscono tornelli divelti.

«Basta con le bibblioteche pubbliche che non si può entrare!»
«La cultura e di tutti!»
«Libri grattis per tutti, anche per chi non sa leggiere!»


E altre cazzate del genere. «Chissà cosa gira in testa a questi»

«La merda, gira. Ed esce fuori da quella fogna che chiamano bocca» annuisco. Il corvo sa quello che dice.
I due gruppi ora si trovano uno di fronte all'altro, il capo dei tornellisti si avvicina agli antipalme (che attenzione, non sono gli antioliodipalme, anche se tra i due insiemi potrebbero esserci delle interconnessioni) e gli urla: 

«Lenin, Stalin, Mao Tze Tung! contro il capitalismo l'anarchia socialista unica via! Internazionale socialista contro l'imborghesimento fascista delle fascie deboli della popolazione collettivamente opprese dal padronato!» e il pelato di rimando sbava: 

«Eja eja eja! I treni arrivavano in orario! Dux Mea lux! Dio Patria e Famiglia, ma non quella dei ricchionidi! »

Mi viene in mente un esperimento dove in un grande accelleratore di particelle si facevano schiantare particelle e antiparticelle. La risultante era l'annientamento di entrambe le particelle, con produzione di energia.Di fronte a me due gruppi, equalmente ma diversamente, stupidi, si scontravano. Sapevo già come sarebbe andata a finire. Un tornello venne infilato nella cavità oculare di un antiafrica, risultando nella sua repentina dipartita da questo mondo. Non prima però di cagarsi addosso macchiando il pavimento con un fiotto di merda.

«Contrazioni involontarie. Tolgono tutta la poesia delle storie. T'immagini se in un film, nella scena più importante, quando l'eroe, nelle braccia della sposa sta tirando le cuoia, quello si cagasse addosso? Cioè ce lo vedi Ettore che si caga addosso?»

«Sarebbe realistico» dico

«Si, ma sarebbe una cagata, in tutti i sensi. E l'eroismo? E il principio del sacrificio immortale? Tutto a puttane.»

Mentre io e Poe disquisiamo di questi problemi essenziali, i due gruppi avevano svolto il loro dovere egregiamente, riducendo la quantità totale di stupidità del pianeta. alcuni erano stati impalati sulle palme con dei tornelli nel petto, altri erano stati impiccati ai lampioni con gli striscioni. Erano, comunque, morti tutti. Fortunatamente. Mi alzo dalle scale con il culo quasi congelato, è arrivata l'ora di prendere il tram per tornare a casa. Su una delle facciate del Duomo un nuovissimo smartphone Samsung invita tutti a restare connessi con la fibra superveloce, che poi ti connetti a trecento gigatoni di internet al secondo e puoi vederti le partite zoomando così tanto da vedere i Quark che compongono il pallone.

«Manco quel cartellone c'era, quando hanno costruito il Duomo» Conclude Poe.

domenica 19 febbraio 2017

Inside Out



Non ho scritto molto negli ultimi tempi. Vorrei dare la colpa al periodo storico, al governo, alla mafia russa. La verità è che la colpa è tutta del mio demone interiore. Ve lo presento volentieri, si chiama Poe, è il diavolo. Si, avete capito bene, non «un» diavolo, ma «IL» diavolo. Impressionante eh? Ogni tanto mi appare il diavolo e mi da consigli, chi ha bisogno di padreppio adesso? A volte Poe prende forma di corvo, ma insomma, fa un po' il cazzo che gli pare, in fondo è il diavolo mica l'arcangelo Michele.

Quando ero bambino mi capitava spesso di sognarlo, era quello che prendeva le decisioni difficili. Lo sognavo, lui mi insultava ricordandomi quali fosse la situazione, quella vera, non quella che mi piaceva immaginare da sveglio, poi come era arrivato spariva in una vampata di zolfo.

Non che facesse spesso le sue puntate eh, ma quando le faceva era incisivo.
So che sembra strano, ma era confortante. Confortante sapere di avere una parte di te che ti sveglia, casualmente proprio mentre dormi.Il problema è che Poe appare raramente, di solito quando sono al mio punto più basso. A quel punto, quando mi ritrovo all'angolino, sanguinante, all'ultima ripresa del match, pronto a gettare la spugna, arriva lui.

"Brutto coglione, adesso prendi quel cazzone e lo gonfi come un topo in decomposizione, hai capito" 

"Ma mi sta massacrando, non lo vedi? Io ci ho provato, ma quello picchia di brutto" 

"Solo perché tu glielo lasci fare, coglione, non vedi che manco porta i guanti? Togliteli pure tu, così siete pari. Vedi di non morire, perché la spugna non la getto. Nuota o muori amico" Non è certo un mollaccione Poe. Ma questa è l'essenza della vita, "nuota o muori, amico". Il confine tra te e gli altri è sanguinolento e sudato, non è tracciato con la polvere di fata.

Per uno come me, cresciuto in una casa senza porte, i confini sono sempre stati una cosa strana, innaturale. Eppure con il tempo, invecchiando, dopo una lunga serie di relazioni «senza confini» dove inevitabilmente finivo per erodere quei confini, per farli diventare delle linee sulla sabbia, finalmente ho capito. Capito che senza un limite netto tra quello che è accettabile e quello che no, vaffanculo, non te lo posso concedere, non esiste nessuna relazione.
Per chi vorrebbe far diventare la scrittura la propria vita, però, è una benedizione. Scrivere in fondo è spogliarsi, denudarsi di fronte a tutti, strappandosi le interiora e mostrandole in pubblico.

«Ah, guarda un po', anche lui ha una cistifellea»



«Però che brutti reni eh, non poteva farli venire un po' meglio? Il mio amico Franz ne ha tre»


E quindi è una lotta continua tra la creazione di limiti e la concessione di spazio all'interno di quei limiti. Una questione, se volete, di fiducia. Scommetto sulla fiducia, l'ho sempre fatto, ho sempre pensato che il mondo fosse pieno di persone positive, comprensive. E volete sapere la verità? Avevo ragione.

Novembre e Dicembre sono stati mesi di merda, l'inferno in terra, ma ci sono state persone che mi hanno reso questa passeggiata meno dolorosa. Una di loro è venuto giù dalla Svizzera a portarmi dei mobili per la casa. Altre mi hanno prima accompagnato in giro per Milano a trovare i vari pezzi che mancavano per rendere una casa completamente vuota in qualcosa di vivibile, poi spalleggiato quando la vita tentava di prendermi a calci nei coglioni. Sono stato ospitato a casa di una vecchia, carissima amica con un terremoto in corso. Dio benedica gli amici. Altri anche solo con un messaggio mi hanno fatto sentire meno solo. C'é chi mi è stato vicino quando portavo scatoloni per Milano. Chi mi è venuto a trovare a casa, quando ancora non era una casa. E la mia famiglia. Senza di loro probabilmente ora starei scrivendo questo sopra un pezzetto di carta sotto i navigli di Milano.

Nessuno di loro era obbligato a darmi una mano, nessuno mi doveva niente. Eppure mi sono stati vicini lo stesso.

A tutte queste persone va il mio ringraziamento, con la promessa che quando sarà il loro turno di finire impantanati da qualche parte, farò in modo di esserci.