lunedì 20 febbraio 2017

Palme e tornelli fanno i figli ribelli

 

 Siedo sulle scalinate del duomo di Milano, sono gelate. Di fronte a me una distesa bianca e gelata, ha nevicato. Per la strada non si muove nessuno, troppo freddo, troppo tardi. In altri tempi me ne sarei fregato, magari mi sarei ubriacato.

«Che dici Poe, ti piacciono le palme che hanno piazzato? In fondo sono interessanti» Dico io

«Fatti controllare le diottrie amico, fanno cagare. Ma secondo te puoi mettere delle palme al duomo di Milano? Mettiamo dei pini silvestri alla Mecca, a questo punto»

«Eh, ma dicono che tanto tempo fa già ci fossero»

«E quindi? Facevano cagare anche allora. Non è che se uno stronzo lo fa tuo nonno allora puzza meno».
«Okay, magari hai ragione, ma chi se ne fotte, in fondo sono delle palme, mica hanno bombardato la città»
«Già» gracchia Poe, sollevandosi in volo "chissenefotte". Un tram si avvicina sferragliando, scendono dei tizi vestiti di nero con dei cartelloni.
«No all'africanizzazione del Duomo!»
«Basta palme e banani!»
«Si alle piante autoctone, no ai palmipedi negroidi!»
strillano tutti. Sui cartelloni hanno disegnato una tartaruga, immagino come riferimento al loro quoziente intellettivo. Uno dei mentecatti si avvicina, mi guarda e dice: 

«Ehi tu» Mi punta il dito contro alla Bill Hicks, sapete tipo: "Hey tu".
«Ciao amico, come va?» Rispondo, sorridendo come mi avessero tagliato la gola di fresco. Lui deve percepire che non sono del tutto sincero e sputa per terra in segno di diniego. Vuole marcare il territorio. Lo scatarro è giallastro, fuma troppo il ragazzo. 

«C'è qualcosa che non va? Sei un camerata patriottico, oppure sei qui a difendere gli africanidi e collaborare con la gheddaffiana invasione dell'italico suolo?» 

«No. Volevo solo starmene un po' per i fatti miei.Magari bermi una birra»

"Birra nazionalpopolare, spero, non quella robaccia teutonica dell'eurospin"

 "Boh, credo che la produca tutta la Heineken ormai, ma sull'etichetta c'é scritto Ichnusa, non so se può bastare. Sei d'accordo?»

«Certo che non siamo d'accordo, i fatti tuoi sono anche fatti nostri, amico dei bananeti» dice lui, grattandosi la testa pelata. «Okay» Dico io. Lui sembra confuso, forse non ha capito la risposta. Saluta militarmente battendo i tacchi e portandosi una mano aperta alla fronte, ma schivola sul ghiaccio e cade battendo la testa sui gradini. Da terra urla «Eja eja eja!» da sotto le palme i suoi colleghi urlano: «Boia chi molla!» Poe si avvicina e caga in testa al tizio, beccandolo in un occhio.

«Il nemico ci attacca» urla lo scemo correndo verso i suoi compari con movenze a metà tra un pinguino e fred Astaire.

«E comunque qualcuno dovrebbe dirglielo che la tartaruga non è proprio nazionalpopolare come animale» Dice Poe, soddisfatto della sua missione avionica andata a buon fine.

«Potevano scegliere una pantegana, quella si che è identitaria» dico io.

Sempre dallo stesso tram di prima, scende un altro gruppo di sciroccati. Questa volta hanno bandiere del Bologna F.c. e brandiscono tornelli divelti.

«Basta con le bibblioteche pubbliche che non si può entrare!»
«La cultura e di tutti!»
«Libri grattis per tutti, anche per chi non sa leggiere!»


E altre cazzate del genere. «Chissà cosa gira in testa a questi»

«La merda, gira. Ed esce fuori da quella fogna che chiamano bocca» annuisco. Il corvo sa quello che dice.
I due gruppi ora si trovano uno di fronte all'altro, il capo dei tornellisti si avvicina agli antipalme (che attenzione, non sono gli antioliodipalme, anche se tra i due insiemi potrebbero esserci delle interconnessioni) e gli urla: 

«Lenin, Stalin, Mao Tze Tung! contro il capitalismo l'anarchia socialista unica via! Internazionale socialista contro l'imborghesimento fascista delle fascie deboli della popolazione collettivamente opprese dal padronato!» e il pelato di rimando sbava: 

«Eja eja eja! I treni arrivavano in orario! Dux Mea lux! Dio Patria e Famiglia, ma non quella dei ricchionidi! »

Mi viene in mente un esperimento dove in un grande accelleratore di particelle si facevano schiantare particelle e antiparticelle. La risultante era l'annientamento di entrambe le particelle, con produzione di energia.Di fronte a me due gruppi, equalmente ma diversamente, stupidi, si scontravano. Sapevo già come sarebbe andata a finire. Un tornello venne infilato nella cavità oculare di un antiafrica, risultando nella sua repentina dipartita da questo mondo. Non prima però di cagarsi addosso macchiando il pavimento con un fiotto di merda.

«Contrazioni involontarie. Tolgono tutta la poesia delle storie. T'immagini se in un film, nella scena più importante, quando l'eroe, nelle braccia della sposa sta tirando le cuoia, quello si cagasse addosso? Cioè ce lo vedi Ettore che si caga addosso?»

«Sarebbe realistico» dico

«Si, ma sarebbe una cagata, in tutti i sensi. E l'eroismo? E il principio del sacrificio immortale? Tutto a puttane.»

Mentre io e Poe disquisiamo di questi problemi essenziali, i due gruppi avevano svolto il loro dovere egregiamente, riducendo la quantità totale di stupidità del pianeta. alcuni erano stati impalati sulle palme con dei tornelli nel petto, altri erano stati impiccati ai lampioni con gli striscioni. Erano, comunque, morti tutti. Fortunatamente. Mi alzo dalle scale con il culo quasi congelato, è arrivata l'ora di prendere il tram per tornare a casa. Su una delle facciate del Duomo un nuovissimo smartphone Samsung invita tutti a restare connessi con la fibra superveloce, che poi ti connetti a trecento gigatoni di internet al secondo e puoi vederti le partite zoomando così tanto da vedere i Quark che compongono il pallone.

«Manco quel cartellone c'era, quando hanno costruito il Duomo» Conclude Poe.

domenica 19 febbraio 2017

Inside Out



Non ho scritto molto negli ultimi tempi. Vorrei dare la colpa al periodo storico, al governo, alla mafia russa. La verità è che la colpa è tutta del mio demone interiore. Ve lo presento volentieri, si chiama Poe, è il diavolo. Si, avete capito bene, non «un» diavolo, ma «IL» diavolo. Impressionante eh? Ogni tanto mi appare il diavolo e mi da consigli, chi ha bisogno di padreppio adesso? A volte Poe prende forma di corvo, ma insomma, fa un po' il cazzo che gli pare, in fondo è il diavolo mica l'arcangelo Michele.

Quando ero bambino mi capitava spesso di sognarlo, era quello che prendeva le decisioni difficili. Lo sognavo, lui mi insultava ricordandomi quali fosse la situazione, quella vera, non quella che mi piaceva immaginare da sveglio, poi come era arrivato spariva in una vampata di zolfo.

Non che facesse spesso le sue puntate eh, ma quando le faceva era incisivo.
So che sembra strano, ma era confortante. Confortante sapere di avere una parte di te che ti sveglia, casualmente proprio mentre dormi.Il problema è che Poe appare raramente, di solito quando sono al mio punto più basso. A quel punto, quando mi ritrovo all'angolino, sanguinante, all'ultima ripresa del match, pronto a gettare la spugna, arriva lui.

"Brutto coglione, adesso prendi quel cazzone e lo gonfi come un topo in decomposizione, hai capito" 

"Ma mi sta massacrando, non lo vedi? Io ci ho provato, ma quello picchia di brutto" 

"Solo perché tu glielo lasci fare, coglione, non vedi che manco porta i guanti? Togliteli pure tu, così siete pari. Vedi di non morire, perché la spugna non la getto. Nuota o muori amico" Non è certo un mollaccione Poe. Ma questa è l'essenza della vita, "nuota o muori, amico". Il confine tra te e gli altri è sanguinolento e sudato, non è tracciato con la polvere di fata.

Per uno come me, cresciuto in una casa senza porte, i confini sono sempre stati una cosa strana, innaturale. Eppure con il tempo, invecchiando, dopo una lunga serie di relazioni «senza confini» dove inevitabilmente finivo per erodere quei confini, per farli diventare delle linee sulla sabbia, finalmente ho capito. Capito che senza un limite netto tra quello che è accettabile e quello che no, vaffanculo, non te lo posso concedere, non esiste nessuna relazione.
Per chi vorrebbe far diventare la scrittura la propria vita, però, è una benedizione. Scrivere in fondo è spogliarsi, denudarsi di fronte a tutti, strappandosi le interiora e mostrandole in pubblico.

«Ah, guarda un po', anche lui ha una cistifellea»



«Però che brutti reni eh, non poteva farli venire un po' meglio? Il mio amico Franz ne ha tre»


E quindi è una lotta continua tra la creazione di limiti e la concessione di spazio all'interno di quei limiti. Una questione, se volete, di fiducia. Scommetto sulla fiducia, l'ho sempre fatto, ho sempre pensato che il mondo fosse pieno di persone positive, comprensive. E volete sapere la verità? Avevo ragione.

Novembre e Dicembre sono stati mesi di merda, l'inferno in terra, ma ci sono state persone che mi hanno reso questa passeggiata meno dolorosa. Una di loro è venuto giù dalla Svizzera a portarmi dei mobili per la casa. Altre mi hanno prima accompagnato in giro per Milano a trovare i vari pezzi che mancavano per rendere una casa completamente vuota in qualcosa di vivibile, poi spalleggiato quando la vita tentava di prendermi a calci nei coglioni. Sono stato ospitato a casa di una vecchia, carissima amica con un terremoto in corso. Dio benedica gli amici. Altri anche solo con un messaggio mi hanno fatto sentire meno solo. C'é chi mi è stato vicino quando portavo scatoloni per Milano. Chi mi è venuto a trovare a casa, quando ancora non era una casa. E la mia famiglia. Senza di loro probabilmente ora starei scrivendo questo sopra un pezzetto di carta sotto i navigli di Milano.

Nessuno di loro era obbligato a darmi una mano, nessuno mi doveva niente. Eppure mi sono stati vicini lo stesso.

A tutte queste persone va il mio ringraziamento, con la promessa che quando sarà il loro turno di finire impantanati da qualche parte, farò in modo di esserci. 



sabato 24 dicembre 2016

Fai la cosa giusta




Tanti anni fa, ero in terapia con uno strizzacervelli, avevo  25 anni. Più tempo passava più mi rendevo conto che la mia idea della «vita» era una stronzata. Avevo iniziato ad andarci perché la tizia con cui stavo era completamente pazza. Non è un'esagerazione, una disponibile ad accettare di farsi nascondere da degli spacciatori tunisini della droga nei tubi di casa, è pazza. Per non parlare del resto. Ho cambiato continente pur di starle lontano.

Comunque, all'epoca ero convinto che tutto fosse possibile, che grazie alla mia colossale intelligenza e sensibilità (anche queste da me fortemente sopravvalutate) avrei potuto riparare tutti i problemi, qualunque essi fossero. Riparare i problemi e averne persino un vantaggio.

La verità è che sistemare i problemi, gratis, è impossibile. Altrimenti non sarebbero problemi e qualcuno li avrebbe già risolti. La fame del mondo, per dire, sarebbe già risolta da tempo se solo decidessimo di donare tutti il 10% del nostro reddito ai più poveri. E beh, io per adesso non ho donato un cazzo, non so voi.

E insomma, con il tempo ho iniziato a vedere come le scelte perseguibili in una situazione non siano molte, guardando bene, si possono facilmente ridurre a due, tre opzioni al massimo.

Un esempio pratico.

Devi affittare una casa tramite un'agenzia. Gli agenti immmobiliari sono una spanna sotto gli stupratori seriali in quanto a coscienza morale, questo è noto a tutti. Il tizio cerca di convincerti che può farti un prezzo più basso se non pagate l'iva sulla transazione. E lo stesso vale per la maggior parte dei medici/dentisti/esseri umani del mondo.

Puoi scegliere di risparmiare 200 euro, far contento il leccaculo, danneggiare ulteriormente lo stato (tra parentesi, il tuo datore di lavoro) oppure, dirgli che no, l'Iva la dovete pagare, intristire l'avvoltoio, versare nelle casse dello stato qualche soldo in più e aumentare l'imponibile dell'agenzia di fresconi.

Non ci sono altre soluzioni. Scommetto i soldi che non ho che la maggior parte di voi sarebbe capace di distinguere, sulla carta, quale sia l'opzione «giusta». Quella che poi puoi raccontare in giro.

Ma... Chissà, magari ti ritrovi con il conto in rosso, hai speso 5000 euro per un trasloco inaspettato, la tredicesima non era come te l'aspettavi. O Dio solo sa quali altre ragioni ci sono per risparmiare 200 euro.

La cosa giusta, cari miei, è difficile. La cosa giusta spesso, ti danneggia, anche se migliora la vita a chi ti sta attorno.

E questa la differenza. Se decidi di farla lo stesso, poi il tuo conto in banca sarà ancora più merdoso e avrai problemi a mangiare decentemente per qualche tempo, non potrai fare regali a natale e magari le persone che ti circondano penseranno di te che sei un povero scemo.

Ma almeno quando ti guardi allo specchio potrai sorridere.

E quando dico che le opzioni si riducono, intendo che per alcuni le opzioni non esistono. E quando capisci che per te una cosa sarà sempre in un certo modo, l'unica cosa che puoi fare è prenderne atto. Anche se è dolorosa.

In fondo si tratta di pensare alle conseguenze delle proprie azioni, pesarle, quindi decidere quanta merda si sta buttando fuori. Cerco di scegliere sempre la cosa che riduca la quantità di merda che getto nel mondo, almeno senza ammazzarmi. Così credevo, almeno.

C'è questo bambino, è intelligente. Ha solo avuto la sfortuna di nascere in una famiglia del cazzo. Suo nonno è un pluriomicida al gabbio per sempre, il padre è al gabbio per droga, la madre non è una madre, e lo ha mollato a casa di una tizia che dalla sua è stata arrestata per aver dato asilo, qualche anno fa a parecchi chili di Cocaina e almeno tre pistole modificate.

Suo zio è morto in un'agguato, un'altro è in carcere.

Suo fratello maggiore vive ancora con la madre. L'anno scorso ha dirottato un autobus con una pistola giocattolo. Poi, probabilmente esaltato da questo successo, ha cercato di rapinare un bar, dove alcuni individi più furbi di lui lo hanno puntualmente preso a schiaffi. Aveva 10 anni.

Che scelta ha questo bambino? Nessuna. Nemmeno conosce le alternative, non le ha mai viste.

L'unica persona che può scegliere come agire in questa faccenda sono io e i miei colleghi. La neuropsichiatria infantile non sapeva nulla della situazione, quindi non faceva nulla. I servizi sociali sono allertati, ma ehi, non hanno voglia manco loro di prendere, se va bene, una fila di calci sui denti. Se va male, chissà.

E allora decidi di fare l'unica cosa che puoi fare, cercare di dare una possibilità di scelta a chi non la ha. E vai a parlare con la preside. La preside dice che farà partire un esposto al tribunale.
La sensazione immediata è quella di una manciata di cubetti di ghiaccio che ti s'infilano su per il culo. Se mi avessero accoltellato in quel momento non avrei perso una stilla di sangue.

Ma cosa potevi fare? Forse sarà comunque inutile. Forse l'unica conseguenza sarà venire odiato dalle persone sbagliate. Magari quel bambino non troverà l'imbocco di quel percorso che vorresti indicargli. Potresti addirittura peggiorare le cose. Quello che sai con certezza è che, se non si fa niente, il risultato sarà scontato e lui finirà a far compagnia a tutta la sua famiglia, al gabbio.

E allora la fai, la cosa giusta. E almeno per stavolta puoi ancora guardarti allo specchio senza sputarti in faccia.

Sperando che il rinculo della tua stronzaggine non sia così forte come te lo immagini.


Kurdt.

lunedì 5 dicembre 2016

Il passo dell' A-SI-NO


Governare gli italiani non è difficile, è... BUARGHARGHAAHHHH sono morto da anni e ancora mi rompete il cazzo! Ma io vi mangio il cervello, branco di coglioni! Andiamo Mike, vieni pure tu. 


Mi son svegliato stamane e sembrava quasi che fosse morto Fidel Castro. Inni alla democrazia, Renzi a casa, li mortacci del Pd! Evviva la repubblica abbasso il Re, viva il Fa diesis.

Mi sono affacciato alla finestra aspettandomi minimo una manifestazione con il sindaco condotto al patibolo in piazza della repubblica. Son rimasto fuori per mezz'ora, ho visto un cane bastardo passare e cagare di fronte al portone del condominio.

«Ah! Ti ho beccato bastardo!» Ho pensato.

 Ma della rivoluzione manco l'ombra. Al referendum ha vinto il no, okay, fantastico. Vi dico la verità, sono contento. La riforma non mi piaceva, rendeva troppo semplice ulteriori modifiche della costituzione, apriva la porta a ulteriori casini. E le cose buone che conteneva potevano essere scorporate da quelle pessime.

Se avessero fatto un referendum per l'abolizione del senato, quanti di voi avrebbero votato contro? Avrebbe vinto il si con il 95% dei voti. Quella l'avrebbero capita tutti, col cazzo che vogliamo mantenere un orda di parrucconi a scrocco.

E Renzi? Renzi è lo scemo del villaggio globale a cui è stato fatto credere di essere il più furbo. Intendiamoci, credo di aver visto governi peggiori del suo, ma lui in particolare sembrava convinto di essere più intelligente. Di non poter perdere.

E così ha deciso di legare il referendum alla propria carica.

  «Se vince il NO, mi dimetto da presidente del consiglio!» 

E si sa, gli italiani non si fanno scappare un occasione come questa per dare un calcio nel culo al potente di turno.

Berlusconi, che queste cose le sapeva, mai avrebbe detto una cosa del genere. Berlusconi furbo lo era davvero, guardate come sta facendo rientrare capitali dalla Cina. «Si si, certo, sono soldi dei cinesi che vogliono comprare il Milan! Hanno già versato la caparra di tre mensilità più la commissione di agenzia, fanno cento milioni al mese». E nessuno che dica niente. Perché il Berlusca sa bene come salvare le apparenze. Lui avrebbe trovato immediatamente qualcuno a cui dare la colpa della sconfitta.

«Bondi! Smettila di leccarmi le palle e vai ad immolarti per la causa. L'italia ti chiama. E mi raccomando, nel tuo momento di gloria ricorda al pubblico di chi è la colpa» 

«E di chi è la colpa, padrone?» 

«Tua ovviamente, imbecille. Ora vai o libero i dobermann» 

«Si padrone» 

Berlusconi si circondava di utili idioti attirati dalla sua ricchezza, dalle troie, dai lussi sfrenati e dal potere. Ma stava bene attento a tenere questi imbecilli lontani il più possibile dalle vere leve di comando,  che rimanevano saldamente nelle sue mani. Era amico di Putin dopotutto, non per caso.

Emilio Fede? Ma guardatelo, pur di vedere mezzo centimetro di topa avrebbe venduto la madre e la sorella. Quando Berlusconi ha capito di non aver più bisogno di lui visto che il vento politico era cambiato, lo ha defenestrato senza pensarci due volte.

«Fede? Troppo partigiano per i miei gusti. Meglio Mentana» 

E tante buone cose. Questo non significa che Berlusconi non avesse delle persone di fiducia che lo aiutavano nella gestione del potere. Nessuno potrebbe farlo, ma quelle persone non venivano mai messe in prima fila. In prima fila andava la carne da cannone. In prima fila andavano i Verdini e i Capezzone. Dietro, ben nascosti, i Previti, E I dell'Utri. O i Confalonieri.

Renzi invece ha commesso l'errore di mettersi pancia all'aria di fronte agli elettori, legando il proprio destino a quello del referendum. Son contento che l'abbia fatto, le proposte non mi piacevano ed è un bene che non sia passato. Ma se non si fosse esposto, potete scommettere che la marmaglia avrebbe votato sì con grande soddisfazione.

Dopotutto cosa può unire la Lega, Berlusconi e i Cinque stelle? Ecco, avete capito. La Boschi nuda.

Il vero problema sorge adesso, okay, ora abbiamo mantenuto la costituzione così com'era prima (anche se io la preferivo con l'articolo 18) e mò che facciamo? Abbiam fatto l'Italia, ma gli italiani non hanno voglia di fare un cazzo.

C'è un motivo per cui in questo paese dopo qualche decennio arriva sempre l'uomo forte, che prende a mazzate tutti e comanda a suon di calci nel culo. In questo paese arriva l'uomo forte perché tutti gli altri sono completamente incapaci di mettersi d'accordo.

«Con il NO ha vinto la democrazia!»

Perché, se avesse vinto il sì saremmo passati sotto Videla, immediatamente? Senza dimenticare che per il NO c'erano pure i post-fascisti-anti-negri-prima-gli-italiani. A difendere la costituzione antifascista. Fico.

I Cinque stelle (con cui pure ho qualche problema) hanno una loro versione dell'uomo forte in Grillo. Quando hanno provato a creare un direttorio hanno scoperto sorprendentemente di non essere capaci di mettersi d'accordo, quindi è toccato al «grande capo» scendere in campo.

E il prossimo che arriverà si troverà di fronte lo stesso problema.  Gli italiani non si possono governare, al massimo si possono intimidire per un periodo abbastanza lungo a fare certe cose. Non parlo di tutti gli italiani chiaramente, c'é una bella fetta percentuale che sarebbe capace di mettere da parte il proprio bieco interesse personale pur di arrivare a delle soluzioni che portino avanti la baracca. Quanti sono? Pochi.

Il prossimo che arriverà ci dirà che lo Spread è al 700% e dobbiamo vendere anche nostra nonna al banco dei pegni per comprare il pane. Il prossimo che arriverà ci dirà che se non modifichiamo pesantemente le nostre norme sul lavoro «il mercato del lavoro è bloccato! Dobbiamo liberare le energie del mercato! I bambini sopra i dieci anni devono poter lavorare e guadagnare!». E bum, le elementari verranno trasformate in un campo di prigionia che i gulag sembreranno un parco giochi.

Il prossimo che arriverà sarà uguale a Renzi, ma disposto a qualsiasi cosa pur di rompervi il culo.

Ah, se succedesse da qualche altra parte potete essere sicuri che i sindacati, quelli veri, scenderebbero in piazza e bloccherebbero tutto per almeno sei mesi. A quel punto si discuterebbe da una posizione di forza. Ma sapete quello che faranno i nostri vicini, i nostri colleghi?

Prima si lamenteranno al lavoro
Poi si lamenteranno a casa
Quindi sbraiteranno su Facebook. 

Infine non faranno un cazzo. «Perché nessuno fa niente?» Diranno, mentre si annusano l'ombelico.

Nessuno fa niente perché TU brutto coglione, non fai niente. Armatevi è partite è la quintessenza della mentalità italiana. Se vinciamo il mondiale siamo dei campioni, l'avevo detto io!. Se veniamo eliminato da Malta siete dei poveri stronzi che devono essere bruciati in Campo dei fiori.

Ecco perché quello che ha fatto Renzi può essere descritto solo in un modo. Il passo dell'asino. Il prossimo però tenterà di spaccarvi il culo con una spranga. Cercate di capire cosa volete, prima che la spranga si avvicini troppo al vostro posteriore.

P.s. scrivo per sollazzarvi completamente gratis da anni, fatemi un favore (che non vi costerà nulla) iscrivetevi alla Mail list che trovate in alto a sinistra (o in basso) in questo modo potrò inviarvi una mail settimanale per avvertirvi quando spunterà qualcosa di nuovo da queste parti. Niente spam, promesso. 
Kurdt

domenica 4 dicembre 2016

Bluebird


Parte I : Sotterranei
Parte II : Poe

E così abbiamo continuato a scendere in quel merdaio. Io e il mio corvo da compagnia siamo proprio una bella coppia. Mi stava appollaiato come un pappagallo al suo pirata preferito.

«Senti» Gli ho detto «Ma sei sicuro della direzione
«Non lo so, francamente non ci sono mai entrato, odio la concorrenza
«La concorrenza?» E devo aver avuto una faccia stupita, perché Poe mi ha guardato come se volesse cavarmi un occhio e sputarlo giù per le scale.
«Si, la concorrenza. Ma adesso smettila di fare domande del cazzo e continua a scandere, non vedi niente di strano

Effettivamente qualcosa di strano c'era. Le scale erano costruite all'interno di una grotta, non credo nemmeno le si potesse chiamare scale. Avevano più l'aspetto di rocce buttate a caso lungo un buco, eravamo costretti a saltare dall'una all'altra per evitare di romperci l'osso del collo.
«Ehi, ma tu non potresti scendere giù volando, invece di starmi appollaiato sulla spalla? Pesi parecchio, non ti hanno mai detto che forse è ora di mettersi a dieta
«Non rompere i coglioni, sono il tuo animale guida, fino a quando non dimagrisci tu, non dimagrisco manco io, chiaro, grassone? Anche se pare che qualcosa tu stia facendo»

«Mah, diciamo che non ho molta fame, negli ultimi tempi» Ho risposto
«Dieta del rancore, credo che la chiamino. Efficacissima per la pancia, meno per le coronarie.» Ha chiuso il discorso lui.

Più scendevamo a fondo, meno ci vedevo. Fino a quando non ci siamo ritrovati completamente al buio.

«Non si vede più un cazzo di niente. Tu vedi qualcosa Poe?»
«Non sono un pipistrello, imbecille. E comunque qualcosa si vede ancora, vedi quelle pietre più luminose? Sono ricordi. I tuoi ricordi. Seguili»


Mi sono avvicinato alla prima pietra.Era di un blu brillante. Come guardare dentro un lago, di notte. Sul fondo, qualcosa si agitava come una trota presa all'amo. L'immagine vaga di un bambino che viene sollevato dalla madre a fare l'aereo. Quel bambino ero io. Sembravo molto felice.

«Ehi corvaccio! Quello sono io!»

«Cazzo, sei un genio. E chi credevi che fosse? Nelson Mandela?»

Mi sono spostato poco più in là, mia madre mi regalava una macchinina radiocomandata, ero stato bocciato all'esame per saltare la prima elementare. Non sapevo scrivere in corsivo. Sempre odiato venire bocciato agli esami.

C'è mio padre che piange. Piange perché è morto suo fratello, solo una lacrima, non di più. Forse pensava che potessero essergli utili un giorno o l'altro, tutte quelle lacrime risparmiate. Fatto sta che non l'ho più visto farlo.

Mia sorellina che si butta tra i rovi per salvare dei gattini finiti lì chissà come. Quando ne è uscita fuori perdeva sangue anche dalle orecchie, ma aveva un sorriso degno degli oscar. Amavo mia sorella, pensavamo di andare a fare i Reporter per i documentari sugli animali, da grandi. Pensavamo di farlo assieme. Poi chissà che è successo.

Per quei gattini costruimmo sotto un cespuglio una piccola tana. Usammo i nostri vestiti, tanto erano così sporchi che nessuno ci avrebbe fatto caso. Poi iniziò a piovere e i gattini s'inzupparono tutti.Parevano dei calzini appena usciti dalla lavatrice.

Mio fratello che mi amava e mi considerava un Dio. Poi ha scoperto che sono un povero stronzo come tutti. Ma mi vuole ancora bene, per fortuna.

C'è il tizio che mi picchiava alle scuole medie, Yuri. Si è ammazzato finendo contro un albero, suo padre si era suicidato e suo fratello ha seguito l'esempio, facendosi un beverone di varechina. In fondo a me è andata meglio, poveracci.

«Quanti ricordi importanti si possono avere in una vita?» Chiedo al mio corvo domestico.

«Parecchi amico mio, parecchi. Poi arriva l'alzheimer e non ti ricordi più un cazzo. Quindi non preoccupartene troppo, spariscono tutti, prima o poi.»

«Sempre ottimista tu» 


Ci sono le montagne di Spoleto. Il bagno della cameretta dove ci fumavamo le canne alla faccia di tutti gli educatori del mondo. Che poi lo sapevano cosa facevamo, ma visto che eravamo simpatici non ci dicevano niente.

C'è un ospedale psichiatrico dove riesco a scappare grazie ad una partita a scacchi particolarmente fortunata. E Michele che mi viene a recuperare nel cuore della notte. Non te l'ho mai detto,
ma se non mi avessi recuperato tu, quella notte probabilmente mi sarei ammazzato, grazie.

E poi c'è una porta. La superficie è riflettente, non ha maniglia. In cima c'è un'iscrizione che recita:            

                                             «Entri solo chi ha qualcosa da lasciare»

E allora ho capito. Ho aperto la porta. Un laghetto verde smeraldo mi si stendeva di fronte. Dal piano di sopra una cascata ci ruzzolava dentro, facendo il rumore di una pisciata dentro una tazza per giganti. L'acqua però era pulita, cristallina.
 Leonard Cohen appoggiato ad una parete, con il cappello tirato giù fino agli occhi recitava una poesia.

«Amico, credevo che fossi morto» Dico io
«Prima o poi tocca a tutti» Dice lui, sorseggiando un bicchiere di vino rosso. Lo lascia a metà e continua a recitare.

«E ora fai quello che devi fare, lascia qualcosa e vattene. Questo posto non è fatto per rimanere. E fatto per passare» E così capisco. Mi avvicino al ciglio del laghetto. Dentro ci nuotano delle carpe rosse che mi fissano, boccheggiando. Ma non ho mangime per loro. Tolgo dalla tasca due fiaschette. Il liquido che c'é dentro è di colori diversi. Sono le lacrime del prima e del dopo. Quelle di prima sono di un azzurro chiarissimo, cristalline, quelle del dopo  sono blu, cupo. Le mescolo. Il colore che viene fuori è un azzurro scuro. Getto tutto nel lago,

Un anello per mani piccole, più piccole della misura sei.

Un acquamarina che si stacca e si ripara con la colla.

Un tetto di Amianto che ci ha salvato.

Butto il nome di un gatto. Involtino. Non è certo un nome da gatto.

Getto nell'acqua una voce che mi chiama «Zio!». E questa è stata difficile da buttare. Avrei voluto tenerla, ma pesava troppo, non si poteva.

Tolgo dalle tasche una manciata di parole. Si sono trasformate in sabbia. Butto anche quelle.

Infine m'infilo una mano nel petto, strappo fuori un pezzo di me. Ancora palpita. Ancora sanguina. Non avrei mai pensato di separarmene. Questo lo getto più lontano, non sia mai che trovi la via per tornare.


Poi mi giro e imbocco l'uscita. Cohen mi saluta con un cenno del cappello.

Salgo le scale al contrario, schivo tutti i ricordi, non voglio fare indigestione. Arrivo fino all'albero sotto cui la mia gatta mi aspetta, come al solito.

«Ciao, guarda chi ti è venuto a trovare. Dice di chiamarsi Hank» sbraita la gatta, indicandomi con la coda un tizio seduto sotto l'albero. Quello mi guarda con gli occhi semichiusi. Quindi mi chiama indicandomi di sedermi accanto a lui.

«Ragazzo, vieni qui siediti, devo darti una cosa»

Così mi siedo vicino a lui.

«Sei triste eh?»

«Già»


«Anche a me capitava. Ma non ci fare troppo caso, se fa male vuol dire che sei vivo. Piuttosto, ti ho portato un regalo»

«Che è?»

Il vecchio si guarda attorno per assicurarsi che nessuno lo veda, poi caccia fuori dalla giacca lurida di vino e sporcizia un pettirosso e me lo allunga. Lo copre con le mani per non farlo scappare, lo tiene con cura.

«Questo era mio, una volta. Prendilo tu. Mettilo al posto di quel pezzo che hai perso.»

Il pettirosso vola via dalle sue mani e mi s'infila nel petto. Continua a cinguettare. Non è male come sensazione.

«Ricordati di dargli da mangiare, altrimenti crepa eh»

«Certo, per chi mi hai preso»

«Per un coglione. Ragazzo, non te lo ripeterò più, quello è un animale raro, se lo perdi o muore non ne troverai un altro, okay?»

«Okay» Dico. Il vecchio si alza barcollando, da un calcio a Donna Carlotta che per tutta risposta gli morde uno stinco.

«Grazie Hank! E ehi, vecchio ubriacone! datti una regolata, hai quasi cento anni" Gli urlo mentre si allontana.

«Che male vuoi che faccia ormai. Non ringraziarmi troppo, pensa solo a tenerlo ben nascosto. La gente non sa che farsene di una mammoletta. Uh tieni lontano quel gatto di merda, o se lo mangia.»
«Ok»

«Quel tizio è proprio uno stronzo» Dice la gatta.

«Già. Ma mi ha fatto un bel regalo

"Già" Dice la gatta. E capisco che la giornata per oggi è finita.