venerdì 11 maggio 2018

Invalsi di qua Invalsi di là

Vedi, caro bambino, la tua situazione deriva dal tuo scarso impegno. Se volessi potresti diventare presidente degli stati uniti! Ah sei egiziano? Vabbé, magari presidente dell'Isis?


In questi giorni si è svolto il rito purificatore più diffuso nell'Italia moderna. Un test, svolto da circa un milione di bambini della primaria, quella che noi chiamavamo "scuola elementare". Questo test, chiamato invalsi  (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione)
occupa per tre mattine di fila gli studenti di seconda e quinta elementare. E a cosa serve sto invalsi, direte voi? Dovrebbe servire per capire quanto e come hanno imparato i bambini. Quest'anno sono state aggiunte anche delle domande extra, decisamente poco amate, a giudicare dalle reazioni della stampa.

E vi dico la verità, secondo me i test Invalsi sono fatti veramente bene. Non hanno niente di nozionistico, non si richiede che il bambino riesca a fare grandi calcoli, cose complicate tipo 718:15 per dire. Non si chiede nemmeno che ripeta a memoria una poesia di venticinque righe. Oggi abbiamo finito la parte di matematica e, con mia grande felicità, il calcolo più complesso che dovevano fare era 1,5 x 3 o qualcosa del genere, la domanda era questa (c'erano delle immagini, quindi vado a braccio) :

"Se hai due confezioni di detersivo, una che costa 6 Euro per 1,5 litri, un'altra che ne costa 3 per 0,5 litri, quale delle due ha il prezzo inferiore a parità di liquido? Spiega come sei arrivato alla risposta."

Semplice, lineare, comprensibile. Eppure volete sapere una cosa? La maggioranza degli alunni della mia classe, addestrati a ripetere operazioni noiose e inutili tipo 567x35 non ha capito cosa diavolo doveva fare con quei numeretti. Un altro problema un grafico e faceva delle domande sul grafico (altra cosa che a scuola non si fa quasi mai) e chiedeva informazioni tipo "in quale mese la concessionaria A e quella B hanno venduto lo stesso numero di auto?". Grafici, cose che in un mondo sempre più complesso servono parecchio. Sconosciuti.

In quella d'inglese c'erano delle domande piuttosto semplici (collegate a dei testi) e quattro prove d'ascolto, abbastanza ben calibrate dal mio punto di vista. Ho visto le prove della mia classe, a fronte di 3/4 prove quasi perfette, ci sono state parecchie prove nella media e un paio con moltissimi errori (guarda caso proprio di studenti italiani purosangue). Ma all'ascolto i miei sono addestrati, all'inizio dell'anno ho comprato una Usb a testa e ciclicamente le ho riempite con film e serie Tv in lingua originale (Stranger Things, Harry Potter, Cartoni Disney, eccetera eccetera eccetera). Ho usato duolingo con i miei alunni, ho cercato di fare tutta la lezione in inglese, senza grandi concessioni all'italico idioma e, cazzo, ha funzionato. Gli ho anche detto che ero sicuro che sarebbero riusciti se avessero voluto, ne ero convinto e adesso, so e ho le prove. Pasolini baciami il culo.

Eppure credo che l'invalsi debba essere eliminato.

Ma come, hai appena scritto che è utile, fatto bene, stimolante, adesso dici che dovrebbero eliminarlo? Già. Il problema principale è la percezione delle prove, che vengono vissute, in parte anche per colpa della stampa, come prove della capacità dei docenti, piuttosto che come un'analisi statistica da cui partire per risolvere dei problemi. Così i docenti, con il pensiero che verranno valutati, sono invogliati a, diciamo, intervenire per migliorare il risultato. Non importa che esistano dei sistemi per capire quando una cosa del genere è stata fatta ( all'invalsi hanno fior di statistici, dopotutto) viene fatto lo stesso, nella convinzione di aiutare gli alunni. Eppure se ci pensate un attimo, quello che stanno facendo quando aiutano gli alunni modificando una risposta, in realtà è un danno complessivo agli stessi.

Perché?


Perché sei il feedback dei dati dice "ah beh, queste prove sono state fatte molto bene da tutti gli alunni, pure da quelli delle zone più degradate della nazione, va tutto alla grandissima!" il risultato sarà l'inazione, nessuno penserà sia necessario fare qualcosa, tanto vanno benone. No?

E invece no, non vanno bene per un cazzo, perché se continuiamo di questo passo le prove le faranno direttamente gli insegnanti, con il risultato di far finire tutto a puttane, prove, scuola e, unica cosa che m'interessa, bambini.

In questo momento, l'invalsi dovrebbe avere la stessa funzione che hanno i nervi, trasportare informazioni dal corpo al cervello, in modo da consentire azioni correttive efficaci, ma immaginate di infilare le mani in una pentola d'acqua bollente e sentirla tiepida, nel frattempo le cellule delle vostre mani stanno assumendo un colore vicino a quello del bollito di manzo. Ve le lavate con calma, mica sentite dolore voi. E quando le tirate fuori avete le mani completamente ustionate.

La soluzione? La soluzione è costosa (cosa che non piace a nessuno) e poco pratica. Le prove andrebbero somministrate da degli ispettori ministeriali pagati e controllati direttamente dal ministero, in modo da evitare magheggi.

E quando finalmente si scoprirà che oh oh oh! Le scuole che ottengono i punteggi più bassi negli invalsi sono quelle che hanno bambini più poveri, che hanno pochi libri, poche risorse, non fanno viaggi, mangiano male, dormono male, hanno i genitori che perdono il lavoro e litigano tra loro per l'affitto, vanno via di casa, eccetera eccetera eccetera. A quel punto dovremo fare qualcosa di utile.

Fino a quando non si riconosce che il problema dell'insuccesso scolastico può essere ricondotto in buona parte alla povertà degli alunni (e alla qualità degli insegnanti) non andiamo da nessuna parte.

L'alternativa è continuare a guardarci l'ombelico.

Kurdt

P.s. In una scuola di frontiera di insegnanti di qualità ce ne sono parecchi, molti sono motivati, competenti, speranzosi. Quelli che resistono finiscono, dopo un numero diverso di anni, in burnout totale, fondono le bronzine, sbarellano.

sabato 7 aprile 2018

Curdi, al dente, cotti

Facciamo festa ragazze, ma non ubriacatevi, che poi c'è da sparare in culo all'Isis.

La cosa bella del medio Oriente è che non cambia mai nulla, puoi utilizzare una battuta letta trent'anni fa su Cuore e rimane sempre attualissima. 

Partirò dal presupposto che tutti sappiate chi sono i Curdi, almeno, questo è quello che spero. In pratica, i Curdi sono in qualche modo simili agli israeliani prima della nascita di Israele, un popolo senza stato. E questa situazione è direttamente figlia della spartizione del medio oriente dopo il crollo dell'impero ottomano. In ogni caso, dei curdi non è mai fregato un cazzo a nessuno, così quando si è deciso, nel 1920 come dividere la torta, nessuno si è preoccupato granché di loro, o di qualsiasi altro popolo, se proprio dobbiamo essere precisi. 

Beh, delle promesse erano state fatte: "tranquilli cari Kurdi, o Curdi, come cazzo vi chiamate? Vedete che un posticino lo troviamo pure a voi, non temete, aspettate fiduciosi, lì nell'angolino più lontano. Mi raccomando, non fate troppo macello, che stiamo lavorando, noi. Ah, le stanze le stiamo distribuendo agli altri, ma abbiamo una meravigliosa Suite tutta per voi, vi diamo le chiavi appena riusciamo a vendere una bellissima anfiteatro al centro di Roma". 

Così immagino più o meno che siano stati discussi gli accordi di Sèvres, che ci restituiva una mappa come questa. 



Vedete quella scritta? -Possibile territorio Curdo- ah ah ah! Ci avete creduto eh? Col cazzo.


Ora, non ho in particolare simpatia i nazionalismi, di qualsiasi colore siano, ma se proprio si doveva decidere una divisione a cazzo, tanto valeva darglielo, un territorio a questi poveracci. Invece niente, si è deciso di lasciarli appesi ad una speranza che nel diciannovesimo secolo non si è mai realizzata, guardate come è distribuita la popolazione curda, per capire quanto siano sfigati questi qui. 






Sono una minoranza sfigata in ogni luogo, sono stati vittime di massacri in ogni zona del medio-oriente, con delle menzioni d'onore però.

Per la Turchia, dobbiamo citare il meraviglioso massacro del Dersim. Non tanto per il numero dei morti (che variano ovviamente a seconda di chi ne parla, da qualche decina di migliaia, ad un centinaio di migliaia di curdi ammazzati, contro 110 morti turchi.) quanto nel modo in qui sono stati ammazzati.

Il numero dei morti della fonte ufficiale turca dice 13.160 morti civili. Come fanno a sapere esattamente quanti morti ci sono stati? Capita spesso durante le guerre che vengano fuori numeri così:

17.342
18.465
90.546

Che cazzo vogliono dire? Niente, non vogliono dire niente. A meno che tu non aggiunga anche una faccia a quelle persone. Se trasformi quei morti ammazzati in numeri (13.160) elimini la componente umana dell'equazione, dopotutto 13.160 non è molto diverso da 13.161, ma se il fortunato che sta al 13.161 è tuo fratello, tua sorella, tua madre, o qualunque persona che conosci, beh, la faccenda cambia parecchio. Che mica ti svegli la mattina dicendo:

"Ehi, 13.161, facciamo colazione assieme?"
"Oh, 13.161, andiamo a berci una birra al baretto di 13.156?"
" 13.161, ti amo, vuoi sposarmi?"

Capite che così non funziona. Ma provate a togliere il numero e mettere al posto del numero il nome di una persona a voi cara. Potete cambiarla a seconda della frase, così se la persona con cui vi siete sposati si chiama Paola, mettete quel nome, poi rileggetela pensando che quella persona è stata ammazzata da una bomba da 50 kg di esplosivo.

"Paola, ti amo, vuoi sposarmi?". Cazzo se suona diverso.

E ovviamente questo discorso non vale solo per i curdi, i nazisti avevano capito benissimo il fenomeno, ecco perché avevano deciso di chiamare i prigionieri dei campi di concentramento con dei numeri.

Mica ti puoi affezionare ad un numero.

A meno che non si chiami 3.14 , in quel caso sei al limite.

"Ehi Phi Greco, forza, è arrivata l'ora di farti una bella doccia, andiamo, vieni con me". Detta così potrebbe quasi evocare dei sentimenti, magari la guardia s'intenerisce. Ma guardate che meraviglia invece:


 "Ehi 314, forza, è arrivata l'ora di farti una bella doccia, andiamo, vieni con me. E ricordati l'asciugamano, altrimenti prendi freddo". 

Sempre per quel discorso che 314 è vicino a 315 e tra due numeri non è che ci sia tutta sta differenza.

Sapete perché i generali e i politici sono così pronti a dichiarare guerra? A parte il fatto che raramente pagano le conseguenze delle loro azioni, intendo (qualcuno potrebbe ricordarsi di un tizio che si era mascherato da soldato per salvarsi la pelle, un tizio che aveva strillato da un loggione cose tipo: "se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidentemi!" volontà che poi è stata rispettata, anche se forse il tizio, che chiameremo mascellone, aveva cambiato idea). I generali e i politici, possono dichiarare guerra dal comodo della loro casa e guardare l'evoluzione della guerra su una mappa, si perdono il sangue, la gente che si caga addosso, il puzzo dei cadaveri. Si perdono il fatto che i morti nemici hanno lo stesso aspetto dei morti amici. Sono distaccati dalla realtà, nello stesso modo in cui lo è uno che preme un pulsante per lanciare un missile contro una città.

Vi ricordate l'esperimento di Milgram? (E si, è stato - replicato - più volte )

In quell'esperimento, Milgram voleva dimostrare che gli esseri umani eseguono gli ordini impartitegli da qualcuno percepito come -in carica- anche quando questo significava infliggere scariche elettriche ben oltre il limite di sopportazione ad altri esseri umani.




 Eppure credo che l'esperimento, più che indicare la tendenza umana al rispondere agli ordini (indiscutibileper chiunque abbia lavorato in azienda anche solo per un paio di settimane ) dimostri invece quanto sia facile fare qualcosa di moralmente disgustoso quando non vediamo, direttamente, il risultato delle nostre azioni. Perché certo, i soggetti sperimentali di Milgram potevano sentire le urla di dolore, ma non potevano vedere le persone a cui stavano infliggendo quel dolore. Si era allontanato l'altro, in questo caso facendolo diventare una voce che esce da un altoparlante.


Allontanare l'agente dall'attore, diciamo.


Questa cosa l'abbiamo imparata proprio bene, noi umani, la ripetiamo in ogni lingua, sapete come chiamano gli immigrati gli americani?

"Illegal Aliens" che se veramente esistono gli spiriti, quello di Toro Seduto sta scavando una galleria abbastanza profonda che la boring Company di Musk gli fa una ricca sega.

Noi italiani li chiamiamo clandestini, quando non decidiamo per termini ben peggiori, che i miei alunni dimostrano di conoscere molto bene, visto che se li sentono ripetere così spesso. Qualche tempo fa ho sentito una maestra apostrofare una classe, composta per 4/5 da bambini stranieri: "Perché non ve ne tornate a casa vostra? Qui non c'è posto per voi, tornatevene a casa!"

Le ho detto che se mai avessi sentito ancora quel fiume di stronzate uscire dalla sua bocca, l'avrei presa a schiaffi personalmente, con grande piacere. E temo che il punto di vista della collega sia decisamente diffuso.

"Affondiamo i barconi"
"Sono troppi, tornassero al loro paese"


Eccetera, eccetera, eccetera.


Poi però partecipiamo all'aggressione alla Libia. Come uno che ficca il cazzo in una distruggi-documenti e poi si lamenta di essere diventato sterile.

In Israele li chiamano -infiltrati- capito? Infiltrati. Che poi è la dimostrazione pratica che non importa quanto hai sofferto in passato, riesci ad essere perfettamente stronzo, basta aspettare un paio d'anni et voilà, ci si dimentica di essere stati oppressi. E noi italiani siamo un ottimo esempio a riguardo. Ci chiamavano Wop fino a poco fa! Alla fine degli anni sessanta, Nixon si esprimeva così, sugli italiani.

Nixon: “The Italians. We musn’t forget the Italians. Must do something for them. They’re not, we ah . . . they’re not like us. Difference is, the . . . They smell different, look different, act different. After all, you can’t blame them. Oh no . . . can’t do that. They’ve never had the things we’ve had.” 

Ehrlichman: “That’s right.” 

Nixon: “Of course, the trouble is . . . the trouble is you can’t find one that’s honest.”

Ma torniamo ad Israele. A quanto pare hanno 38.000 rifugiati africani che sono arrivati presumibilmente attraversando il confine egiziano (dove Israele ha costruito un muro, per fermarli, immagino Trump abbia copiato l'idea) e i Netanyahu vorrebbe rispedirli in africa (tornate a casa vostra!) in Uganda. Tutti in Uganda, a prescindere da quale fosse la nazione originale di provenienza.

Tranquilli, vi mandiamo in Uganda, vedrete che ci starete bene. Ah, non conoscete nessuno, in Uganda? Cazzi vostri. L'Uganda, avete presente? Il paese al 174 posto per pil pro capite, con ben 500$ a testa da spartirsi. Chissà cosa ci faranno con quei 40 Euro a testa al mese. Immagino le ville.
Tipica villetta a schiera ugandese, qualche piccolo lavoro di manutenzione da fare, ma splendida posizione.  Chiamare Ubuntu, solo ore pasti.





E non è che gli altri abbiano fatto di meglio.
In spagna la Guardia Civil ha sparato letteralmente ai migranti che stavano cercando di arrivare a nuoto.


La superiorità morale dell'occidente democratico. 

 In linea di principio, però, dobbiamo dire che mica ce la prendiamo con gli stranieri in quanto stranieri, eh. Ce la prendiamo con gli stranieri in quanto poveri, i poveri, come diceva giustamente Nixon, puzzano. Tanto è vero che l'atteggiamento che teniamo si modifica profondamente quando arriva un principe Saudita, arabo pure lui.

Guarda che sorrisone il nostro Gentiloni. Starà già pregustando la carrellata di soldi che i sauditi spenderanno per comprare armi da sganciare sullo Yemen?

E così arriviamo ai Curdi. Che la Turchia disprezza profondamente, gli americani usano per combattere l'Isis, ma solo fino a quando serve, e Israele (giustamente) difende.

Noi Europei, nel frattempo, facciamo un accordo con la Turchia per bloccare gli immigrati al confine, in modo da evitare quelle fastidiose regole che così poco ci piacciono. Cazzo, se c'è un Dio dovrebbe fulminarci tutti, me compreso. Perché un crimine del genere ce lo ritroveremo a perseguitarci tra non molto, quando cercheremo di far valere quelle stesse regole, che quando difendono noi ci piacciono molto.

Insomma, i Curdi piacciono anche a noi, ma solo quando se ne stanno a debita distanza, oppure quando devono combattere da qualche parte, con quelle bellissime donne che, sul serio, chiunque abbia sparato ad una di loro, brucerà all'inferno.


Ecco, una così bella, appena si mette il rimmel sei obbligato per legge a buttarti ai suoi piedi e chiederle di sposarti. E ti converrà essere un buon marito, se non vuoi, aehm... Pagarne le conseguenze.

E ci piacciono a debita distanza, perché biologicamente siamo fatti per stare male quando qualcuno vicino a noi, soffre. Se li teniamo a distanza, non li vediamo, se non li vediamo, allora è tutto a posto.

E questa cosa, per oggi, è la cosa migliore che posso dire della razza umana.


Kurdt

Nota a piè di pagina, ringrazio tutti i meravigliosi umani che sovvenzionano il mio vizio del caffè e li informo che ho finito di scrivere il libro che avevo promesso. Se volete unirvi a loro e passarmi un caffè sottobanco, non dovete fare altro che iscrivervi a Patreon, in alto a sinistra cliccate su "Patreon". Troverete il resto delle cose che scrivo e ovviamente, la mia eterna gratitudine.

giovedì 8 marzo 2018

Pluto-crazia



Pluto wants YOU! Arruolati nell'armata di Topolinia. 

L'ultima domenica, per la prima volta in settimane la prima cosa che ho fatto non è stata scrivere. Sono sceso, mi sono lavato la faccia e sono uscito. In mutande.

Volevo dire, mi sono vestito male e sono uscito,  c'è da votare. Ho attraversato il mio quartiere, se ne parla male,  dicono che c'è gente brutta. A me questa gente piace, mi assomiglia. Gente che ruzzola a terra, viene presa a calci e si rialza, perché ci si abitua alle pedate, ma rialzarsi e restituirle, lì sta la classe.

Domenica dicevamo. Vado a prendere il caffè dai cinesi, saluto il barista, che mi passa la tazzina e chiede:
"Allora Kurdt, chi voti? Bisogna cambiare, andiamo!" 
"Cazzo ne so di chi voto, qui la scelta è tra stronzi al forno, arrosto e fritti, ci spalmano sopra un po' di nutella prima, ma alla fine il sapore è lo stesso. E a me la merda non piace" 
"Si, però tocca cambiare, tutti questi vecchi, fuori dai coglioni, basta!" 
"Okay, ho capito, l'importante è non infilare la testa nel forno acceso per controllare se funziona. Magari la merda ti scoppia in faccia. E poi tu sei cinese, che cazzo ne sai delle elezioni, mica le fanno dalle tue parti, le elezioni" Gli dico, sperando che capisca l'ardita metafora.

"Non le fanno, ma visti i risultati mi sembra che funzioni meglio". E manco ha tutti i torti, il ragazzo.

Nel bar c'eravamo  io, il barista e un altro ragazzo, si chiama Mirko, ha più tatuaggi di me e insegna pugilato nel carcere di Bollate. Questo lo potresti intuire solo a guardarlo, quello che non intuisci ad un primo sguardo invece, è quello che c'è, sotto i tatuaggi.
In prigione porta la disciplina del pugilato, l'etica del rispetto dell'avversario, il senso della lotta che migliora la vita, quella per rafforzare se stessi, senza distruggere gli altri. Porta quello che serve, quando serve, Mirko. Di gente così abbiamo bisogno, signori. 
Combattiamo la stessa guerra, con quel ragazzo, su trincee diverse. Io a scuola spingo perché i miei alunni tengano la testa alta, perché sono poveri e dai poveri, ci si aspetta che tengano gli occhi bassi e siano rispettosi della gerarchia. Lui cerca di farla rialzare la testa, insegnando il buon combattimento.
  E questa è stata la parte migliore della giornata. Poi mi sono infilato nel seggio e, credetemi, votare stavolta è stato come annusare il culo di dieci scimmie con la diarrea e decidere quale preferivi ti scorreggiasse in faccia.
 Le elezioni, se ci pensate bene sono una forma di normalizzazione del conflitto, mentre il carcere è una forma di repressione del conflitto. Non sto dicendo che il carcere sia un istituzione inutile, chiaramente. Quando qualcuno sbaglia e rischia di danneggiare se stesso e gli altri, limitarne la libertà è nell'interesse di tutti, ma l'obiettivo principe deve essere quello di riabilitare quelle persone, altrimenti, tanto vale ammazzarle o rinchiuderle per sempre in una gabbia.
Ah, se pensi che rinchiudere per sempre o ammazzare chi sbaglia sia una soluzione, allora, caro mio, vai a farti fottere.
Quando sono andato a votare, ho pensato a cosa sarebbe cambiato se avesse vinto il partito che avrei votato. Ci ho pensato davvero. Le settimane prima credevo di essere arrivato ad una soluzione dell'arcano, scrivere un'anagramma sulla scheda, a futura memoria.

                                       CODROIPO
Poi nell'intimità della cabina elettorale, ho cambiato idea, ho votato qualcuno non molto meglio degli altri. Ci ho messo una vita, sono rimasto dentro così tanto tempo che il presidente del seggio è passato per chiedermi se doveva chiamare l'ambulanza.

"Mi passi solo la carta igenica, amico" Gli ho detto, anche se in realtà non ne avevo più bisogno, la carta con cui fanno le schede elettorali è un po' dura e il bollino di sicurezza mi s'è appiccicato alla chiappa destra, ma non si può avere tutto dalla vita.

Il problema, per come la vedo io, è che tutti ci aspettiamo che qualcuno faccia qualcosa. Ma non noi, qualcun'altro, perché fare è faticoso, vogliamo pagare altri, perché lo facciano. Poi quello che abbiamo pagato non fa quello che noi non avevamo voglia di fare, e lì, porca troia, c'incazziamo. 
"Come non hai voglia di fare quello che io non volevo fare? Fannullone!"
"Eh, ma non ho voglia, che dici se troviamo un'altra persona che se ne prenda carico?" 
"Andata, pensaci tu a trovarla però, che io mi annoio" 
Che è anche il motivo per cui i problemi scendono tutta la scalinata gerarchica fino a riversarsi nelle zone più basse, dove non possono essere più dimenticati. Oh, potete pensare che la lega abbia vinto perché sono diventati tutti razzisti, così come potete pensare che il cinque stalle abbiano vinto perché tutti vogliono soldi gratis. Comodo pensarla così.

"Non è il mio libro che non piace, sono i lettori che non lo capiscono, è troppo avanti" 

Ed è innegabile che alla gente piacciano soluzioni semplici, comprensibili e spesso, sbagliate. Ma negare che il problema ci sia, è da stronzi. A molti di voi saranno arrivate le famose buste arancioni dell'Inps, da quello che mi raccontano in giro la data media di pensionamento è settant'anni. Una volta il welfare si prendeva cura di te dalla culla alla tomba, adesso invece il passaggio è dall'ufficio all'ospizio, sempre che siano rimasti posti, si sa, il pubblico deve essere razionalizzato.

"Ma i mercati! I mercati s'incazzano e poi il nostro spread s'inbizzarrisce e ci tocca sparargli contro un centinaio di miliardi per calmarlo!" 

Il fatto che la gente sta facendo la fame, con lavori di merda a tre mesi, senza speranza di costruire una sega, non viene in mente a nessuno come motivazione del voto.  Da decenni l'unica risposta che si sono sentiti dare è stata:

"Cazzi tuoi, fannullone, è la globalizzazione, baby" 

*(Piccola nota a margine, il Wto, che sembrava una sorta di oracolo, che se non rispettavi quello che diceva ti arrivavano a casa i transformers e ti davano fuoco alla nonna, sta venendo allegramente preso a calci da Trump. Guarda un po', non parte nessuna minaccia di provvedimenti. Come dire, le regole ci piacciono fino a quando ci avvantaggiano, altrimenti prendiamo il pallone e ce lo portiamo a casa).  

Ma quando il problema è reale (lo sbilanciamento tra quello che pagate voi di tasse e quello che paga Amazon, per dire), la risposta non può essere solo, tirate ancora di più la cinghia, prima o poi la fame passa, nel frattempo ecco a voi degli splendidi involtini di merda.
Perché dopo un po' la cinghia la gente se la toglie e la usa come cappio per appenderti. O peggio, la gente comincia a chiedersi se questi mercati non siano solo un sistema molto sofisticato per ficcartela dove non batte il sole.
Io nel mio piccolo preferisco far qualcosa per gli altri, partendo da quelli che hanno meno, che a leccare il culo a chi sta più in alto son buoni tutti, ma dubito che sia una soluzione ai nostri problemi. Anche perché, lecca che ti lecca, la lingua s'infeltrisce e anche l'alito comincia ad assomigliare ad una latrina di Calcutta.
Kurdt.

Un ringraziamento particolare va a tutte quelle meravigliose persone che mi sostengono su Patreon, ho quasi finito "storia di un povero stronzo" (132 pagine, andante con brio) e sarete i primi a riceverlo, in anteprima mondiale.

Per tutti gli altri, se volete offrirmi un caffé o una birra, potete sempre farlo qui, cliccando qui oppure sulla scritta "
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lunedì 12 febbraio 2018

Il sapore delle fragole






"E insomma, bambini, ci sono posti dove le fragole proprio non crescono, potete fare quello che volete, niente, non vengono fuori."

"Maestro, che sapore hanno le fragole?" 

Mi giro per guardare chi avesse parlato. Samira, undici anni, una bambina più sveglia del demonio. Non mi sorprenderebbe trovarla presidentessa della repubblica, tra cinquant'anni. Ma beh, io sarò morto e sepolto tra cinquant'anni, probabilmente molto prima.

"Beh, hai presente quelle cose rosse, che hanno il colore delle fragole? Hanno anche il sapore delle fragole. Non le hai ma provate, davvero?"

"No maestro, perché, ti sembra strano?"
E sorride.  Mi ha appena detto che non ha mai assaggiato le fragole. E sorride. A me invece mi si schianta il cuore per terra e mi devo girare un secondo, perché non posso rovinare l'immagine di maestro duro, accuratamente coltivata negli anni facendomi vedere frignare per una roba del genere. Quei piccoli criminali mi avrebbero preso per il culo fino alla fine del mondo.

Mi sono rigirato verso la classe, di nuovo presente e composto, come vuole il ruolo.

"Samira, vedrai che un giorno le proverai le fragole"

"Ma come sono, sono buone?"

"No, tranquilla, non ti perdi granché" ho mentito. Non le potevo mica dire che le fragole sono una delle cose più buone dell'universo e che il governo dovrebbe darne dieci chili a famiglia. Una scelta del genere avrebbe effetti eccezionali sull'ordine pubblico, chi volete che pensi alle rivolte, se ha chili di fragole in fresco?

"Maestà, il popolo si ribella, vogliono il pane!" 

"Dategli le fragole" 

Avremmo ancora l'ancien régime se fossero stati appena appena più svegli.

Il giorno dopo mi sono presentato con un cestello di fragole che dovevano bastare per tutti. La verità è che avrei voluto darne uno solo a lei, per dirle: Tieni, strafogatici, mangiane quante te ne pare, fattici un tuffo, nelle fragole. E quando ti avranno rotto i coglioni, okay, allora saprai come sono, ste fragole.

Ma non potevo farlo, perché non è che gli altri siano proprio messi bene, molti non hanno detto niente perché si vergognavano, ma posso scommetterci, le uniche fragole che hanno visto sono quelle della pubblicità della Müller. Conoscono le fragole come io conosco il culo di Eva Longoria, lo ho visto, ma non ne ho esperienza diretta.

Uno di loro, facciamo che si chiama Mustàfa, con l'accento sulla à, è arrivato quest'anno, non parlava una parola d'italiano, adesso ciancia così tanto che è difficile farlo tacere senza dargli qualcosa da mangiare. Qualche giorno fa ha tirato fuori dei biscotti, erano quelli ricoperti di carta argentata con su scritto: "Fondo Europeo Rifugiati" tipo, qualcosa del genere. Potevano anche scriverci: "Cibo per i poveri" che era la stessa cosa.

"Ne vuoi uno maestro?"
Cazzo lo avrei mangiato anche se fosse stato impastato nella merda di cane, quel biscotto. Ne ho preso uno e l'ho addentato, ho fatto la stessa faccia che ti aspetteresti da uno che mangia una fetta di torta sacher preparata dalla regina Elisabetta in persona.

"Ti piacciono?"  Mi ha chiesto, Mustàfa. 

"Mai mangiato una roba più buona in vita mia, dammene un altro, che mica te li vorrai mangiare tutti da solo" . Che poi erano delle gallette semplicissime, quelle che mangiavamo anche noi la mattina, assieme al latte, ma non potevo aspettarmi gli dessero di meglio. Ai poveri è bene ricordargli da che parte della barricata stanno. Comunque l'ho accompagnato di sotto, Mustàfa, gli ho dato due biscotti che tenevano in aula insegnanti per le emergenze, al cioccolato stavolta. E gli ho anche dato una tazza di cioccolata, già che c'ero. Vedrai mai che mi manda in fallimento una roba del genere.

Mustàfa lo mandano a scuola anche quando ha la febbre.

Non ha i soldi per la gita, undicieuro tra biglietto dell'autobus ed entrata a teatro. Allora quei quattro soldi li mettiamo con i colleghi, perché col cazzo che lo lascio a scuola da solo mentre tutti i compagni vanno, per la prima volta, a teatro.  Tanto questa cosa che è povero, mica passa facilmente, glielo ricorderanno spesso, ma non ancora, lasciamogli ancora un po' di tempo.

Ve le racconto queste cose, perché mi hanno parlato delle polemiche su un monologo di Savino a Sanremo. E Savino manco lo conoscevo,  so però che quelli che vogliono mandare via a calci nel culo i poveracci, sono poveri pure loro, di solito.

Solo che sbagliano bersaglio, si sono convinti che il nemico siano quelli più poveri di loro, mentre quelli che sono i loro nemici, cari miei, di solito sono quelli più ricchi, di loro. Così possono pensare a queste persone, che si fanno un viaggio in mare, in inverno, rischiando di creparci, come a persone che non esistono. Lo possono fare perché non ci stanno a contatto. Io non potrei mai, ci ho vissuto da quelle parti, lo so come funziona. E sono stato straniero, per tutta la mia vita. Lo sono ancora adesso, uno straniero, dev'essere una condizione permanente, quella di non avere casa.

E alla mattina io ho l'occasione di abbracciarli, questi "immigrati" e boh, mica la vedo la differenza con tutti gli altri, sono bambini, sono morbidi uguale, ridono, cadono, rompono i coglioni come tutti i bambini. Hanno il senso dell'equilibrio di un alcolizzato. Sono bambini.

E non voglio che si sentano stranieri un'altra volta. Ci penserà qualcun'altro a farlo, ci potete scommettere. Per oggi però, siete a scuola. Per oggi siete a casa. 

Kurdt
Se volete offrirmi un caffé, passate pure, cliccando sul gattone avrete diritto a leggere tutto quello che scrivo, racconti, articoli e presto, molto presto, pure un podcats.
                        











sabato 27 gennaio 2018

Con le fake news avete rotto i coglioni


Per alcuni le "fake news" sono gli articoli sulla terra piatta,  l'allunaggio girato da Kubrick, o peggio, l'undici settembre dei banchieri ebrei rettiliani.

 Per altri, le fake news, sono gli articoli del Manifesto e di Repubblica.

Lercio? Fake news.

Il Global Warming, seguito a ruota dalle notizie che: "in fondo 2-3 gradi in più, che male je fa?"? Fake news.

E i vaccini, libero, i comunisti, i fascisti, i credenti, le scie chimiche.

 
Il papa diffonde fake news, quando parla di resurrezione? No, perché oramai è parecchio che se ne discute, ma si è accumulata (e decomposta) una certa quantità di prove contro la sua posizione.

E quando Berlusconi parla di pensioni a mille euro&FlatTax, quella è fuffa? O beh, la flat tax io la immagino così ( Non è che disegno male, solo vedo il mondo come avessi  Paint al posto della retina ): 


"La flat tax sarà un grande vantaggio per i lavoratori!" ( Esce dalla stanza e ride. Salvini invece rimane imperturbabile.)

E la finanzieremo con le tax expenditures! 175,1 miliardi! Il   ",1" lo hanno messo per fare scena, mica esiste. Ma così il numero sembra più credibile.

"Oh Silvio, vedi che a 175 miliardi di spese da eliminabili così, d'amblè, non ce crede nesciuno, aggiungici una virgola, così si capisce che abbiamo fatto i conti" (In realtà i dati li hanno presi da qui. Con il piccolo problema che, la stessa commissione che ha quantificato questa cifra ha aggiunto:

"non è possibile una valutazione del minor gettito complessivo, ritenendo non superabili gli ostacoli e gli inconvenienti di una semplice aggregazione per somma).


Io non lo so mica cosa sono, le fake news.  Ma sembra che tutti siano preoccupatissimi del fenomeno, i giornali sono preoccupati, le persone sono preoccupate, pure mia nonna, è preoccupata. 


"Kurdt, c'è tia Giannicca che sta diffondendo delle fake news su di me, dice che nei gloriosi anni 40 me la spassavo con tiu peppe, vai e brucia la sede di radio-paese".

"Nonna, non si può più, oramai va tutto su internet, al massimo posso distruggerle il telefono, magari ha creato un gruppo Whatsapp"

"Fai un po' il cazzo che ti pare, ammazzala, staccale la spina, fagli una fottuta lobotomia. Hai carta bianca.  l'importante è che quella la smetta di rompere i coglioni. Se non lo fai tu, armo il fucile e vado io. Prima sparo a te, però, per insubordinazione". 


"Okay nonna, vado".

Dovete sapere che mia nonna ha un polso che Clausewitz le si sarebbe buttato ai piedi supplicando pietà.

 
Ma se vogliamo essere più precisi, con "notizie fuffa" s'intendono quelle notizie che non sono basate su dati reali, ma hanno come unico scopo quello di modificare (o rafforzare) la visione del mondo del fruitore, allineandolo ancora meglio ai propri interessi. Si tratta di una forma di propaganda. La stessa propaganda che,  quando veniva diffusa dai governi andava benissimo  (Armi di distruzione di massa in Iraq, ricordate?). Ora è diventato un problema pericoloso. 
E perché? 
Perché adesso le notizie vengono girate dalla popolazione, in tempo reale, utilizzando come principale strumento, Facebook.

Facebook ha fatto i soldi permettendo a tutti di trasformarsi nella beghina del paese, analizzando vita-morte-e-miracoli dei suoi conoscenti. Come effetto collaterale poteva provocare un divorzio, quando Carmela scopriva che Giulio non era andato alla partita con i suoi amici quarantenni obesi, ma stava facendo canestro da qualche altra parte. E la retina si chiamava "Samantah".


Ma la faccenda si fermava lì, non era un pericolo per l'umanità intera. Poi si è cominciato a condividere le "notizie su facebook" e ci siamo ritrovati con gente convinta che in Giappone si potesse mangiare carne umana, Obama sia nato in Kenya e gli alieni sono tra noi, vivono in centro e fanno alzare il prezzo degli affitti.
E queste sono ancora balle facili da riconoscere, se uno ha un intelligenza leggermente superiore a quella di un deumidificatore portatile. 
Il vero problema sono altre notizie: 
                                                                   
                                           


   "Il Global warming non esiste, l'uomo non può influenzare il clima" 


                                             
Oppure: 
       
                       
       "Wikileaks diffonde notizie false per destabilizzare il governo americano" 



Non sono affermazioni facili da valutare partendo da zero. Nel primo caso posso cercare informazioni su fonti che reputo autorevoli (chi decide che siano autorevoli?)  posso passare in rassegna le ricerche sull'argomento (per alcuni "ricerche" sono i blog o persino un parente ), ce ne sono migliaia.

Dopo qualche anno di ricerche e letture, sarò riuscito a farmi un idea più precisa, cosa che, attenzione! Non significa io sappia con certezza se il Gw esiste o no, ma che posso ragionevolmente pendere da una parte o dall'altra. 
Stesso discorso per Wikileaks, posso leggermi qualche migliaio di documenti pubblicati e capire se hanno detto boiate o no, dopo avrò un'idea migliore, ma la parte più difficile rimarrà capire "perché lo fanno? Sono pagati dai Russi? I documenti sono originali, ma pubblicano solo una certa tipologia o tutti quelli che gli mandano?".

 Perché distribuiscono certe notizie e non altre?  Il governo americano ha appena votato per continuare con le intercettazioni a tappeto, ha qualcosa a che vedere? E perché i vari Panama leaks/papers vengono editati prima della pubblicazione?
Chi li edita, cosa toglie?
 Perché?
E chi li finanzia? Perché li finanzia?

 
Notare che da quando ho scritto la riga precedente è passata mezz'ora, proprio per cercare risposte approssimative ad alcune di queste domande. Ad altre non è possibile dare risposta, a meno di non lavorare direttamente per loro, al massimo si possono fare delle supposizioni. Perché la quantità d'informazioni da maneggiare e troppo grande, talmente grande che per un singolo essere umano, anche se dotato di buona volontà, è impossibile. 
In ogni caso, se uno volesse provare a riconoscere le notizie meno credibili, potrebbe utilizzare uno schema simile a questo: 


1) La notizia è contraria a qualche teoria scientifica nota e comprovata? Allora la notizia è probabilmente falsa. Non è detto che lo sia, ma è probabile. Questo elimina automaticamente molte cose, per esempio la turbina a moto perpetuo. E comunque un sacco di gente ci casca uguale, pagando pure bei soldi per sostenere questa stronzata. 


2) Se non c'è nessuna legge fisica che lo impedisce, si controlla se ci sono leggi umane che la rendono difficile. "In Giappone ha appena aperto il primo ristorante che vende carne umana!" (Questa è la fonte primaria, una pubblicazione satirica in spagnolo) . Se anche agli amici giapponesi piacesse mangiarsi il culo della nonna, legalmente non potrebbero. Quindi non potrebbero aprire un ristorante. 


3) Se non c'è nessuna legge che lo impedisce (o se non c'è modo di rendere applicabile la legge, come nel caso di un divieto di sosta per gli alieni) si comincia a parlare di affidabilità delle fonti. Quali fonti hanno distribuito la notizia? Qual è la fonte primaria? Quanto è affidabile? Quali interessi ha? 

E iniziano i problemi seri, alcune pubblicazioni possono essere considerate credibili da me (scientific American > Fox News) mentre altre possono esserlo da una persona con interessi orientati in una direzione diversa dalla mia  (Wall street Journal > Guardian).
Eppure, quando parla di Sci-Hub, Scientific American potrebbe essere meno credibile del Wall Street Journal. Perché? Perché ha un grosso interesse in gioco, in questo caso un interesse che va direttamente contro il mio.

4) Una volta che ho analizzato questo, posso farmi la domanda finale. Quanto è probabile, basandomi sulla conoscenza che ho del mondo, questa notizia/affermazione? Ed è qui che casca l'asino. Oppenheimer che ha passato la vita a leggere e studiare, avrà un'idea completamente diversa del mondo rispetto alla Tia Peppina che il massimo che ha letto dopo la terza elementare è stata l'etichetta del detersivo.
. Questo non significa che sia per forza giusto quello che pensa il grande fisico sia corretto, pensate a  James Watson, co-scopritore del Dna,  eppure convinto che i neri fossero più stupidi dei bianchi. 

Ad esempio, questa settimana ho avuto il piacere di leggere il libro "El gobierno de los bienes comunes" del premio nobel Olinor Ostrom. Mi ha costretto a rivedere un sacco di roba che consideravo fondamentale, tra le tante cose, mi ha spinto a ripensare profondamente "The tragedy of the commons" di Hardin. Questa però è un'altra storia, ne parleremo un'altra volta.

In media però, avere un idea del mondo più affinata rende più facile riconoscere le minchiate, sono problemi con cui ti sei scontrato decine di volte e hai dovuto affrontare per risolvere impasse precedenti. Difficilmente un pilota di aerei crederà mai alle scie chimiche, ma potrebbe credere che i vaccini provochino l'autismo. 

Ci sono quindi aree di non conoscenza nella testa di tutti noi, che rendono difficile capire quante cose non sappiamo. Sappiamo tutti di conoscere poco del mondo, ma quante cose non sappiamo o magari non riusciremmo a capire neanche se ce le spiegassero?

Il nostro termine di paragone è sempre l'intelletto umano, ma proviamo per un attimo ad immaginarci di tornare indietro nel tempo di 2-3 milioni di anni, non molto in termini planetari.

come spiegheremmo la meccanica quantistica ad un nostro antenato? Impossibile, non riuscirebbe a capirla, neppure se "parlassimo" la stessa lingua. Provate ad installare Gta V su un pentium III se non vi fidate.

Per rendere più semplice immaginarci la situazione, pensate di stare in piedi su una barchetta in mezzo all'oceano,  magari la vostra è una zattera, magari è un transatlantico, magari una barca proprio non l'avete e state nuotando nell'acqua fredda.

Vi guardate attorno, una volta era tutta campagna. Invece adesso c'è acqua, acqua ovunque. l'acqua che riuscite a vedere, sono le cose che sapete, quella che non vedete invece... Avete capito.

Quello che sta affogando sono io. 


Se proprio siete fortunati sulla barca avrete un Sonar, con cui scandagliare un po' di quello che avete sotto il culo, altrimenti l'unica cosa che riuscite a vedere è la superficie del mare. Qualcosa la potrete dedurre, ma, quello di cui potete essere sicuri è che, non sapete quasi niente. Anche quello con la nave migliore, armata di Sonar, Radar, Razzi di segnalazione, cannocchiale, non sa un cazzo

Più ci penso, più mi Socrate mi sembra uno che aveva capito parecchio, a dispetto della sua massima. Però che la cicuta gli avrebbe fatto tirare le cuoia, lo sapeva. Direi che quindi, la formulazione corretta dovrebbe essere:

"So di sapere poco". Ma devo ammettere che il rebrand non ha lo stesso appeal dell'originale.

So di non sapere! Da oggi con un po' di stupidità in più!

Comunque. Su questa storia si ci è buttato a pesce il nostro adorato Mark Zuckemberg, che non perde occasione per rendere evidente il suo essere un saccente coglionotto.

Ma ve le risolvo io le fake niùs! A me la spada di facebook! Montiamo in groppa all'algoritmo e viaggiamo verso il futuro, saremo immortali! Ma qualcuno sarà più immortale degli altri.

Come vuole risolverlo il problema, Zuchembèrgh? Facile, facendo decidere agli utenti quali siano le notizie che possono passare il vaglio. Quali siano le "fonti" affidabili.



Due utenti discutono pacatamente la veridicità di una notizia su Facebook

Ma avete presente la capacità media di discussione di un facebookiano? Non stiamo certo parlando di un premio nobel per la fisica eh. L'idea comunque si basa sul concetto di "consenso" ovvero, una volta che una fonte viene ritenuta affidabile da una larga fetta trasversale di utenti, allora è affidabile per davvero.


Nella best Korea, lui è una fonte affidabile. Non vi sembra affidabile? Kim? Libera i cani.


In questo approccio vedo una serie di problemi grossi come una casa. Il principale ovviamente, è che una pubblicazione "divisiva" ovvero che piace molto ad un gruppo e poco ad un'altro, verrà considerata "non affidabile". Cosa succede una volta che riduci il numero di punti di vista "estremi" nello spettro?

Si tende verso il centro. Ed è un feedback che si rinforza da solo, più notizie moderate, che cercano di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, più comincerò a pensare che tutte le altre siano pericolose derive fasciste-comuniste. Tutti al centro appassionatamente. Che meraviglia.





 Il secondo problema sorge con piccole pubblicazioni che devono emergere. Come diavolo fai a sapere se una roba è affidabile, se non puoi manco leggerla? E non riuscirai a leggerla, perché se vuole arrivare a te, generalmente dovrà pagare per il boost, in pratica il pizzo che chiede facebook per pompare la tua notizia in giro per la rete. E non è che la distribuisca in giro a tutti eh! Solo a quelli che ti seguono. E questo ci porta dritti dritti al terzo problema.

Facebook è un'azienda a scopo di lucro, non ha nessun interesse nel miglioramento dello stato dell'umanità, più viene pagata, più diffonde il tuo "brand" in giro per la propria rete.  Già adesso bloccano (facebook, twitter, youtube, lo fanno tutti) foto fondamentali per la storia dell'umanità (statue nude, bambine in fuga dal napalm, tette, idee fastidiose, gente che non gli piace) spesso per un senso del pudore tipicamente americano, ma che in Europa fa ridere. Tutte le idee, soprattutto quelle buone, sono state idee di nicchia, prima di diventare mainstream.

Facebook diventerà un pantano, e noi saremo le paperelle.

Non c'è nessuna morale dietro a facebook, è solo un'azienda, fa il possibile per aumentare i propri fatturati. Se domattina potesse guadagnare il 10% cancellando dalla sua rete tutte le notizie di un certo tipo, lo farebbe. Beh, sta solo sviluppando degli strumenti di censura per riuscire ad entrare in Cina, vorrà pur dire qualcosa.

Certo, loro hanno pensato a soluzioni alternative. Questo è quello a cui sono arrivati:

“We considered asking outside experts, which would take the decision out of our hands but would likely not solve the objectivity problem. We decided that having the community determine which sources are broadly trusted would be most objective.”

Che in pratica vuol dire:

"Abbiamo pensato a pagare qualcuno, ma ci hanno mandato un preventivo che levati, oh! Ma allora sai che ti dico? Io il gabinetto me lo riparo da solo, cosa ci vuole? Se riesce a farlo l'albanese qui di fronte, sicuramente ci metterò la metà del tempo a spurgare il cesso.
Ho come l'impressione che il risultato sarà una montagna di merda (semicit.)

P.S. Voglio ringraziare pubblicamente Luca e Andrea e tutti coloro che, che unendosi alla cricca di Patreon mi aiutano a mantenere il vizio del Caffè  (lo stesso che mi permette di scrivere) Se volete seguire il loro splendido esempio, andate pure qui (Cliccate sul gatto).  In alternativa, condividetelo, sono sicuro che il bar dei cinesi accetterà presto la visibilità come moneta di scambio virtuale.


Kurdt


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