domenica 26 febbraio 2012

The underdog Part V


Visto che l'ultima volta sono stato costretto ad offrirvi un po' meno del solito, oggi per rimediare ve ne offro un bel pò di più, regalandovi tutta la conferenza stampa di preparazione all'incontro.
Ci avviciniamo al momento clou, e la tensione si fa palpabile nell'incontro fra i due antagonisti. Da lontano possiamo quasi intravedere il ring dove si concluderà tutto.

Come sempre, la musica la offro io.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
L'hotel Baobab era diventato famoso per essere stato costruito completamente in legno.
In legno le stanze, in legno il tetto, in legno anche le piscine. l'incubo definitivo per un pompiere.

Marco e Bernard erano arrivati in anticipo, passarono i controlli di rito e si diressero verso la sala stampa che si trovava nella hall dell'hotel, al secondo piano.

Un ruggito si diffuse per il corridoio -GROOOAAAAARRRR- , Marco si fermò di scatto e disse : “Checcazzo era questo? Non mi dirai che quel ritardato di Murray s'è portato dietro un leone da passeggio o qualcosa del genere, vero?” Bernard sbadigliando indicò un altoparlante piazzato in alto nella congiunzione fra la parete e il tetto : “è stato quel coso là serve per impressionare i turisti.
E i vecchietti con le coronarie fragili come te. Non avere paura vecchio, se arriva un leone vero ci penso io” .
Marco non sembrava affatto rassicurato e continuava a camminare spedito, le braccia parallele ai fianchi e le mani strette a pugno. Bernie lo aveva buttato giù dal letto ad un orario barbaro e non aveva ancora avuto il tempo di mangiare qualcosa.
“Sta tranquillo , vedrai che andrà tutto come previsto; e se proprio va tutto in merda, dovremo solo scappare, facciamo le valigie e andiamo in Groellandia, o in Lapponia, dove non ci conosce nessuno” Disse bernard.
Marco non rise : “Eh, se ci scoprono è la fine, siamo fottuti, rovinati! finiamo in mezzo ad una strada, i bambini ci sputeranno addosso, sarà peggio che essere un ebreo in egitto” Bernard rise dell'elenco di catastrofi : “ Cazzate vecchio, tu hai sempre la tua palestra e un sacco di soldi sotto il cuscino, io mi metterei ad allenare giovani talenti. Se ci sei riuscito tu ci può riuscire chiunque”.
Marco pareva concentrato su tutte le possibli disgrazie che potevano derivare dal loro piano, Bernard invece sembrava estasiato della situazione, come un bambino che ha combinato una marachella all'insaputa dei genitori, e che sta aspettando di vederne i risultati.

Alla fine del corridoio si arrivava alla sala stampa, le sedie erano già sistemate in lunghe file a partire dal palco da cui avrebbero parlato i due pugili. Al centro del palco stava la bilancia per il controllo del peso e due piccoli pulpiti di legno da cui lui e Gene avrebbero ricevuto il fuoco di fila delle domande.
In prima fila, come gli aveva consigliato la sera prima stava Mike, era in anticipo come concordato.
Era vestito in maniera impeccabile e reggeva in mano un registratore.Mentre gli passarono accanto
Mike gli fece l'occhiolino, con un espressione da scienziato pazzo che lo fece preoccupare. Sarebbe veramente riuscito ad essere credibile o si sarebbe fatto beccare?
Mike era sempre stato una testa calda sin da quando si conoscevano, in quel momento gli ritornò alla memoria la volta in cui diede fuoco ad un banco della classe. L'insegnante gli aveva chiesto di ripulirlo dagli scarabocchi, gli aveva dato dell'alcool e uno straccetto, lui per tutta risposta aveva inzuppato il banco e l'aveva acceso, scatenando l'isteria della professoressa e le risate della classe. Quella bravata gli era costata una settimana di sospensione dal St. James, questa sarebbe potuta essere molto più cara.

La sala stampa era anch'essa costruita completamente in legno, il tetto era di fuscelli intrecciati che formavano un cono che risaliva fino a raggiungere il centro, dove una luce molto potente simulava l'effetto del sole, doveva assomigliare ad una capanna, nell'idea dell'architetto. Assomigliava
invece all'idea che un architetto ha di una capanna, pensò Bernard.

“Guarda chi sta arrivando Bernie, parlando di disgrazie” Disse Marco, facendo cenno con il capo in direzione dell'entrata.
Erano Murray, Gene e la loro coorte ; Murray precedeva di un paio di passi, Gene stava giusto in mezzo, e un paio di gorilla neri come il carbone chiudevano la carovana.

Salirono gli scalini che portavano sul palco e presero posto sul tavolo. I tavoli erano situati giusto dietro i due pulpiti, in maniera da formare una V rovesciata e poter essere tenuti sempre d'occhio dai giornalisti presenti. Erano piazzati uno di fronte all'altro e avevano cinque posti ciascuno, con i nomi in bella vista.
“sbruffoni di merda”Sbottò Marco “Che bisogno hai di portarti le guardie ad una conferenza stampa? Sei un cazzo di pugile maledizione, dovresti essere tu la tua guardia del corpo!” Bernard non lo stava ascoltando, era entrato in modalità combattimento appena aveva visto il suo bersaglio, e lo andava fissando in attesa che l'altro se ne rendesse conto.

Gene infine incrociò il suo sguardo. Gli occhi di Gene, piccoli e azzurri, lo puntavano come un lupo punta un cervo prima di azzannarlo. Ma Bernard non era certo indifeso. Sillabò muto, senza emettere aria, una sola parola :

“V-A-F-F-A-N-C-U-L-O”.

Lo fece lentamente, scandendo attentamente ogni lettera, così che il suo avversario potesse leggergli le labbra con comodo , Gene invece che arrabbiarsi RISE. Inaspettatamente, platealmente, facendo voltare tutta la troupe di giornalisti verso di lui, a vedere cosa fosse successo. Non era comune sentir ridere quell'uomo. La sua risata arrivava come un eco oscuro risalito da chissà quale caverna.
La folla di scribacchini che fino a quel momento si era preoccupata di prendere posto e scambiare convenevoli con i colleghi arrivati da tutto lo stato, improvvisamente taceva, dando ancora più risalto a quella risata. Come una merda di cane risalta sulla neve bianca. Poi la risata si spense come era arrivata, all'improvviso, lasciando la sala nel silenzio.
Bernard prese posto sul tavolo di fronte a quello di Gene, senza smettere di guardarlo.
La sfida era già cominciata, l'atmosfera era elettrica e tutti i presenti se n'erano resi conto, nessuno parlava.

Fu Bob Yale, il moderatore della conferenza a spezzare l'incantesimo, prendendo il microfono e annunciando con una voce da cantante gospel :
“Well well well! Vedo che i nostri due galletti da combattimento hanno già iniziato a beccarsi! Non so voi, ma io sono e-le-ttri-zza-to da questa sfida! Una sfida fra uno dei pugili dalla carriera più lunga nella storia degli Usa, Bernard Hopkins e l'attuale campione del mondo, l'imbattuto Gene Paul, forse il più grande picchiatore che abbia mai calcato il nostro palcoscenico.” Yale si guardò attorno per accertarsi di aver conquistato l'attenzione della platea; c'era riuscito alla perfezione, tutti gli sguardi erano ormai rivolti verso di lui. Solo quelli di Bernard e Gene Paul erano ancora incastrati l'uno nell'altro.

“Se fossi un commentatore di Teatro direi che due grandi ballerini non possono dare origine ad altro che ad un opera eccezionale, ma signori, sapete una cosa? Non sono un fottuto commentatore di Opera, e questi due bestioni seduti là non sono due cazzo di ballerini ma due macchine assassine, due mitragliatrici di pugni, due panzer pronti a darsele di santa ragione sul quadrato solo per il vostro piacere! Quindi prima di cominciare, vi prego di concedere un applauso ai nostri due campioni!”disse, e si sposto di lato, per permettere all'applauso di travolgere i due seduti. L'applauso arrivo abbondante come una grandinata di proiettili, anche i giornalisti aspettavano quel combattimento da mesi, alcuni battevano i piedi per terra, altri, sopratutto dal fondo della sala, urlavano, si senti persino un “Hopkins merda!” e un “Gene frocio!” Poi la situazione tornò a viaggiare sulle rotaie che Bob Yale aveva preparato con cura.
Bob Yale era riconosciuto come il miglior commentatore sportivo della storia della boxe, era stato la voce di tutti i più grandi incontri degli ultimi quindici anni e un tempo era stato anche un modesto pugile. Prese nuovamente la parola : “ Bene, ora che abbiamo completato le presentazioni, vediamo di espletare le formalità del peso per passare prima possibile alle vostre domande. Il primo a Pesarsi sarà Bernard Hopkins” Bernard si alzò e andò alla bilancia. Non aveva mai avuto problemi con il peso, di solito era addirittura un chilo sotto quello richiesto, così che non si tolse neppure le scarpe e salì sulla bilancia.
“ Settantanove chili e trecento grammi ” strillò l'addetto. Bernard tornò al suo posto e fu la volta
di Gene paul. “settantotto chili e seicento grammi” strillò l'addetto, mentre Gene si rivestiva.
Era più alto di lui di quasi una decina di centimetri, cosa che rendeva il suo allungo temibile.

“E ora finalmente posso darvi in pasto ai leoni ragazzi” disse Yale ai due pugili. “Sarà una serie di tre domande al massimo, si comincia con Gene Paul.
Gene e Bernard andarono al loro posto sui due pulpiti da cui avrebbero risposto alle domande.
Di fronte a loro si stendeva un mare di mani sollevate.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Il primo fu un giornalista della Abc Sports :
“Signor Hopkins” disse “gira voce che lei abbandonerà la boxe dopo questo combattimento, è una voce veritiera? E cosa ha in programma di fare dopo? Bernard sorrise e rispose :
“Si, è così, vorrei andarmene da campione del mondo, non so cosa farò dopo, forse comprerò una fattoria e mi darò all'allevamento di galline polli e maiali”
“Quindi da per scontata la sua vittoria?” il giornalista stava cercando di punzecchiarlo, erano tutti uguali dopotutto, per loro era solo un gallo da combattimento. Ma era troppo esperto per cadere nel tranello, sarebbe stato lui a dirigere le danze.
“Non posso perdere contro un incapace simile, ho vinto quella corona tre volte di fila, e l'ho difesa decine di volte, se volete la mia opinione, è una vergogna che stia in mano ad un incapace come quello ”. indicò Gene Paul con un movimento della mano, come se stesse gettando della spazzatura nel cestino.
“Grazie signor Hopkins” disse il giornalista.
“Ok ragazzi, il prossimo”disse Bob Yale. Prese la parola un giornalista con la faccia da gambero e l'accento del sud. era Nick Malone, lo conosceva per averlo incontrato decine di volte a decine di conferenze diverse. Sapeva di non andargli troppo a genio, pare avesse scommesso un sacco di volte contro di lui e avesse generalmente perso.
“Sig Hopkins, spero che la mia domanda non sia considerata impudente. Non teme di essere troppo vecchio per questo combattimento?”
Malone era un figlio di puttana, ma la domanda non lo coglieva di sorpresa :

“Hey Malone, prima di accettare il combattimento ne ho parlato con mio nonno noventenne, per chiedergli un consiglio, beh sai che mi ha detto?” Bernard si mise le labbra tra i denti come fossero una dentiera e risucchio le guancie verso l'interno della bocca : “ Mi ha detto – se n-n-on lo prendi a calci nel culo t-t-t-tu, Bernard, toccherà a-a- me farlo! Diventerò c-ca-campione del mondo io cazzo -”. La folla di giornalisti era scoppiata a ridere, Bernard guardò in direzione di Gene, per vedere come l'aveva presa. Lo stava guardando dall'inizio della conferenza, il suo sguardo era passato dal “ti spacco la faccia” al “ti uccido dopo averti spellato e bruciato le palle con metallo bollente” passando per “ti strappo il cuore e te lo infilo nel culo” . Al momento la sua incazzatura era fuori scala. Non aveva nessun senso dell'humor.

“Ok, il prossimo” disse Yale, ridacchiando divertito.

“Sig. Hopkins? Ma lei è sicuro di poter sconfiggere suo nonno?” Disse Malone senza dare ascolto a Yale. Era l'unico che non aveva riso, si credeva una sorta di mastino del giornalismo, e stava tentando di metterlo all'angolo.
“Non credo amico, mio nonno è un duro. ma Gene Paul non ha speranze contro di me, posso organizzargli un combattimento contro mia sorella al massimo ” Gli piaceva questa conferenza stampa.
Malone modellò le labbra in un espressione di disgusto, scribacchio qualcosa e finalmente decise di fargli una domanda sensata : “Teme l'allungo di Malone?” “Io non temo l'allungo di nessuno, sapete qual'è l'unica cosa che temo? Temo che quella gallinaccia laggiù scappi la sera del combattimento e mi lasci solo sul palco, ma non vi preoccupate, ho un repertorio di barzellette che vi piacerà sicuramente.” Nuove risate scossero la hall, Gene Paul era rosso di rabbia. -Ottimo- pensò Bernard.

“Sig. Hopkins, sa che la danno quindici a uno?” Chiese Arthur Jonhson del New of the blood La più influente rivista di pugilato della west coast.
“Arthur, dovresti essere contento, hai l'opportunità di guadagnare un sacco di soldi senza alzare neppure un dito, non fartela scappare! Non hai idea di quanta gente si mangerà il cappello giovedì notte. E sai una cosa? Il mio allenatore s'è giocato 100.000 cucuzze su di me, sai perchè? Perchè sa che spaccherò la faccia a quel fantasma ” Dietro di lui era appeso il cartellone pubblicitario dell'incontro. Diceva :
Il fantasma contro L'esecutore.
Il fantasma”. Quel nomignolo s'adattava perfettamente alla figura alta e bianchiccia di Gene.
Seguirono un altro paio di domande, tutte poco interessanti. In fondo quando dei giornalisti fanno delle domande in una conferenza come quella stanno solo chiedendo “riuscirai a rompergli il naso?” tutto il resto era solo circo, una parte di quel circo di cui lui aveva deciso di far parte.
“Benissimo Bernard, credo che abbiamo finito” disse Yale : “è ora di lasciare la parola al tuo avversario, scommetto che avrà parole d'amore per te” scherzò.

“Ok, la prima domanda va al signor Wozniak della associated Press” disse Yale
Mr Gene, volevo chiederle cosa pensa di quello che ha detto Hopkins. Crede di poter vincere e mantenere immacolato il suo record di vittorie? Crede di essere il favorito?” Gene Paul non aspettava altro, la sua faccia si ruppe in mille rigagnoli di rabbia, come se una qualche diga interiore si fosse finalmente rotta e avesse permesso l'affluire copioso di sangue tossico al cervello.

“SE LO BATTO? IO NON LO BATTO! IO LO AMMAZZO! GLI STRAPPO IL CUORE CON LE MANI NUDE E POI GLI CAVO GLI OCCHI! GLI SVITO IL CRANIO E POI GLI PISCIO IN BOCCA, CAPITO? Urlava, le vene del collo erano grossi serpenti tesi che s'infilavano nel cranio, solo per pompare nuova rabbia e nuove grida.
E qual'è la sua strategia per sconfiggere nonno Hopkins?” Disse il giornalista, per mantenere l'atmosfera giocosa che aveva retto fino a quel momento, purtroppo non aveva fatto i conti con il pessimo umore di Gene :
Tu, razza di coglione dovresti stare zitto. Quelli come te dovrebbero stare nei campi di concentramento a farsi contare le costole, figlio di puttana, non credere che dimenticherò la tua faccia, ce l'ho qui, stampata in testa, aspetta solo che ti becchi fuori e vedrai come...”.
Yale intervenne a fermare il fiume d'insulti : “Ok ok, sig. Wozniak, grazie per le sue domande. Ora è il turno di.. oh beh, è il tuo turno. si tu, in prima fila vestito di grigio, con il braccio alzato, vestito
con un gessato grigio. Come ti chiami e per che giornale lavori?”
“ Mi chiamo Albert Gore, lavoro per lo-York Times- ”Rispose il giornalista seduto in prima fila. Era Mike finalmente. La fortuna girava dalla loro parte.
“Bene, ma fai attenzione a quello che dici, oggi il nostro Gene è piuttosto suscettibile” Disse Yale ascigandosi il sudore che creava fiumi che brillavano sotto i potenti riflettori.
“E tu Gene, per favore, stai calmo, avrai tempo sul ring per sfogarti” Gene assentì e la parola passo a “Abert Gore”.

“Signor Gene, dicono i maligni che lei abbia tentato di evitare fino all'ultimo il combattimento con Hopkins. Si dice che il suo manager “lou rey” Murray avrebbe preferito di gran lunga “sugar Samson” come avversario, e che siate stati costretti ad accettare Hopkins all'ultimo momento a causa della sconfitta di Samson, è vero?
-Bravo Mike- esultò interiormente Bernard –Sei perfetto -

“sono tutte cazzate” disse Gene, tentando di trattenersi per non esplodere nuovamente : “ e lo dimostrerò sul ring giovedì, spaccando la faccia di quella scimmia. Non esiste che una scimmia scesa poche settimane fa dall'albero di banane possa battermi”. Bernard poteva leggergli in faccia la lotta fra la voglia di insultare anche Mike e quello di apparire come “l'uomo bianco civilizzato” di fronte a tutti quei giornalisti, Bernard lo aveva già umiliato abbastanza con la dialettica, stava tentando di recuperare terreno.
“Oh com'è coraggioso” disse Mike con un aria da professionista scafato così credibile che nessuno dei presenti avrebbe mai potuto pensare che solo il giorno prima avesse venduto cipolle e pomodori all'angolo con la fifth Avenue.

“Bene Gene, in quanti round lo butterà giù allora? Fai come Alì e dicci quanto ci vorrà! Quanti round ci metti a batterlo eh Gene?”
Era una trappola, ma Gene era troppo arrabbiato per accorgersene, sorrise invece come se gli fosse stato fatto un complimento e disse : “ Quattro round e lo mando al tappeto, ci potete scommettere tutti i soldi che avete, e pure la pensione” e mostrò a Bernard il dorso della mano con le quattro dita tese a schernirlo.
Era suo. Riflettè bernard, senza dare peso al gesto, era il momento di colpire duro.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
“Ehi Gene!Ehi! Gene tu non riusciresti a durare cinque round sul mio stesso ring nemmeno se ti reggessero in piedi. Scommetto che non sei capace di reggere cinque round nemmeno a letto con tua moglie, povera donna” Gli urlò bernard dal su parlatoio, provocando un altra esplosione di risa convulse tra la folla.
Il viso di Gene passò dal bianco cadaverico al rosso lampone, uscì dal pulpito e si lanciò su di lui, travolgendo Yale e facendolo cadere giù dal palco gambe all'aria.

Bernard uscì dalla gabbia di legno e si mise in guardia preparandosi allo scontro, Gene gli stava addosso. Per un attimo si ersero l'uno di fronte all'altro senza muoversi, come se il tempo si fosse fermato.

Fu Gene a partire, sferrò un calcio all'altezza del ginocchio, Bernard lo schivò facilmente facendo un passetto indietro, gene continuo con una serie di pugni di poco fuori misura, che Bernard schivava con la testa, tenendosi ben lontano dal sinistro. Non aveva paura, ma era saggio non rischiare di incassare un pugno a mani nude una settimana prima dell'incontro.

Continuò ad indietreggiare schivando i pugni che arrivavano fino ad arrivare al bordo del palco, al prossimo assalto avrebbe dovuto saltare. Gene non gliene lasciò il tempo e si scagliò di peso contro di lui, in una posa plastica che ricordava molto da vicino superman. Un superman morto da qualche giorno.
Bernard si scostò sulla sinistra e afferrò il braccio, strattonandolo per farlo cadere di sotto, poi con una mezza torsione del busto invertì i ruoli e mise Gene sul bordo,lo spinse di sotto. Gene gli si aggrappo alla camicia, trascinandolo a terra.

Finirono avvinghiati di sotto, rotolando. Gene gli morse la mano con cui gli stringeva il collo, Bernard urlò per il dolore e dalla mano inizio a scorrere copioso il sangue, sistemò un sinistro preciso alla mascella, costringendolo a portarsi le mani alla faccia per difenderla, non riuscì a metterci la forza che voleva, ma fu sufficiente a liberarsi dalla presa. Scivolò ad un lato, tenendosi la mano ferita e rimettendosi in piedi, pronto a continuare.

Murray e Marco arrivarono in quel preciso momento, ogniuno a difendere il proprio pugile e nel caso di Marco, anche il proprio migliore amico, mentre nel caso di Murray, solo a difendere un ottimo investimento.

“Cosa cazzo fai idiota!” Gridò Murray a Bernard, indicando il suo pugile “Hai paura dell'incontro e vuoi colpirlo adesso alla sprovvista, eh pezzo di merda?” Bernard gli indicò la mano sanguinante e il dito medio. “Fottiti Murray, ha cominciato lui, non rifiuto mai un invito simile”
Gene si era rialzato sembrava contento di quello che era successo, e molto più rilassato : “cinque round duri sul ring, bastardo. vedrai come ti combino! ti raccoglieranno a pezzi per lo Hudson”

Era stata eretta un muro di cinta umano per dividerli, Bob Yale era risalito sul palco,sul quale ormai stava da solo, la giacca bianca era sgualcita e sporca per la caduta, aveva perso gli occhiali e gridava nel suo microfono, inviperito-
: “ Bene ragazzi, la messa è finita, andate in pace fuori dalle palle! Ah se becco quel Albert Gore, giuro che gli faccio mangiare il suo taccuino di merda!” gettò a terra il microfono e si rivolse alla security, un gruppo di ragazzi che dovevano pesare ad occhio e croce un centinaio di chili a testa, che già erano occupati a tenere distanti Bernard e Gene. “Portate fuori i due campioni grazie

Uno degli scimmioni appoggio una mano sulla schiena di Bernard, invitandolo a seguirlo, solo per toglierla dopo aver incrociato il suo sguardo tagliente, “toglimi quella mano di dosso, ritardato, non ho bisogno di essere accompagnato all'uscita da quando ho cinque anni, levatevi dal cazzo”.

I gorilla quindi si limitarono a circondare lui e Marco come fossero il presidente degli stati uniti e il suo vice e si diressero verso la porta, uno confidò in un orecchio a Bernard : “ben fatto signor Hopkins, dia una lezione a quello sbruffone giovedì”
e gli battè una mano sulla spalla.
Con la coda dell'occhio Marco Vide Mike uscire con tutta calma dalla porta principale, nessuno si era accorto di niente, a parte forse il vero inviato dello York Times, ma anche lui era stato troppo occupato a preparare il suo pezzo per pensare a chi fosse quel collega che non aveva mai visto prima in sede.

Fuori dall'hotel Marco e Bernard si sedettero sul marciapiede di fronte, si diedero il cinque e scoppiarono a ridere fino alle lacrime : “Ben fatto Ragazzo mio! Ben fatto! Abbiamo mezza vittoria in tasca. Adesso sta tutto nelle mani di dio” Disse Marco. “Sarebbe a dire nelle mie no?” Rispose bernard, indicandosi sollevando entrambi i pollici all'altezza degli immensi pettorali e sollevando un sopracciglio interrogativo.
Marco ricominciò a ridere : “Sei proprio un idiota” sghignazzò-
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

mercoledì 22 febbraio 2012

The underdog part IV

   Ho rispettato i tempi cazzo! è mercoledì! Vi prego, non uccidetemi! E POI VI ho          

   messo pure una canzone fighissima che se non c'ero io la scoprivate l'anno del mai.

  Ok ragazzi, questa quarta parte sarà un pò più breve delle altre, ma solo perchè devo dividerle per gruppi che abbiano un senso singolarmente. 

 
 E a chi non piace questo pezzo gli muore la mamma. (una figata) e mò con che coraggio andrò a dire che lo svedese non è musicale?
Parte I
Parte II
Parte III

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
“Jamie mi serve un badge per la stampa, uno di quei dannati passpartout che voi giornalisti vi portate addosso e che vi da accesso a tutto”.  Jamie distolse lo sguardo dalla finestra per osservarlo, era sorpreso. “ehi, se ti serve un biglietto per i Giants non hai che da chiederlo” disse Jamie "sai che ho tutti i biglietti per tutte le manifestazioni sportive dell'anno in triplice copia".
“Non si tratta di questo Jamie lascia che ti spieghi. Vedi, dovrei far entrare un amico nella conferenza stampa di domani all'Hotel Baobab e ho bisogno che possa comportarsi come un giornalista, fare domande e tutto il resto, sai le cose che fate voi scrivacchini di solito?  Se va con un biglietto dei Giants, beh, lo fermano all'entrata e lo cacciano a pedate nel culo fino ad appiattiglierlo”.
Jamie non sarebbe stato più sorpreso nemmeno se avesse visto fuori dalla finestra Gesù Cristo giocare a baseball con un pesce come mazza e  gli apostoli vestiti da cheerleader.
“Tu devi esserti rincoglionito amico. Credi che io abbia una fabbrica di permessi e possa regalarli alla cazzo di cane? Credi che funzioni così il gioco? Perchè se lo credi stai commettendo un grosso, grossissimo errore”. Bernard non si scompose, si aspettava una reazione simile, e sapeva come rispondere : “No jamie, non lo credo” disse “ma sono sicuro che se si trattasse di un favore ad un vecchio amico, se quel vecchio amico ti garantisse di non farti affondare nella merda nel caso le cose andassero male, e sopratutto, nel caso il vecchio amico ti garantisse un intervista esclusiva prima dell'incontro più atteso dell'anno. Bene, allora credo che se ne potrebbe discutere”.
Jamie si sfilò gli occhiali e li appoggiò sulla scrivania. sembrava che l'ondata di rabbia fosse passata, rapida come era venuta.

“Sai Bernard, francamente ti ho sempre considerato una brava persona, sul serio. Ma credevo tu fossi una brava persona semplice. Solo ora guardandoti attentamente mi rendo conto che con quegli occhietti da ragno stai macchinando qualcosa. Ora ascoltami bene, diciamo che il tizio riesca ad entrare dove per adesso NON entrerà. Cosa farebbe? ”.

Bingo!” pensò Bernard, lasciandosi sfuggire un sorriso e sciogliendo le braccia che aveva tenuto incrociate, lasciandole scorrere sui fianchi : “Ho bisogno di una persona che domani alla conferenza stampa faccia le domande giuste a Gene Paul. E devono essere domande giuste, mi capisci?”  “No Ancora non capisco vecchio mio. Perchè non potrei farlo io questo "lavoro", invece che darti un badge che per quanto ne so, potresti dare al tuo giornalaio, creandomi un sacco di grattacapi?” Si stava lasciando trascinare nella trappola, quasi senza opporre resistenza, anche se non era certo uno stupido, Jamie si fidava di lui, abbastanza da ascoltarlo a fondo. “Perchè se fossi tu a fare le domande giuste probabilmente non riusciresti ad ottenere più nessuna intervista con i pugili della scuderia di Bob Murray, sarebbe una grossa perdita d'immagine e di soldi per te, non posso chiederti tanto, se invece facciamo come dico io, nessuno perde niente, potrai sempre dire di essere completamente estraneo a tutta la faccenda ”.
 Jamie era deliziato dalla sagacia di Bernard, sulla sua faccia si dipinse un espressione di divertita incredulità , si portò il pollice sotto il mento e l'indice sul labbro superiore, socchiuse un occhio guardandolo di sguincio e disse : “ Si può fare. Ma assolutamente non con un pass del Ny News. Verrebbe fuori un vespaio terribile se si scoprisse che te l'ho dato io.
 Non potresti dirmi direttamente chi è il tipo così che lo si possa fare entrare? Conosco le persone giuste, entrerebbe tranquillamente e potrebbe fare tutte le domande che gli pare. ” “Non hai idea del casino che potrebbe sollevarsi Jamie, e meglio se non dai ordini diretti, vorrei tenertene fuori per quanto possibile”.
Jamie trasse un respiro profondo :  “Allora fammi riepilogare bernard", Disse jamie, sempre con un bel sorriso divertito stampato in faccia tu vuoi che un tizio amico tuo, che io non conosco per un cazzo, s'infili ad una conferenza stampa alla quale possono accedere solo i giornalisti. Giusto?- -giusto Jamie. Vero come la bibbia- Disse Bernard .
-Bene, e questo tuo amico vuole trasformare la conferenza stampa in un pantano di merda, un pantano di merda così grande che potrebbe fare affondare anche me la dentro se non faccio abbastanza attenzione, ho capito bene ? - "Hai capito perfettamente amico" – disse Bernard
Jamie sbattè il pugno sul tavolo facendo cadere e sbottò -Affare fatto cazzo! A patto che tu mi conceda un intervista esclusiva prima di spaccare la faccia a Paul, mi sembra il minimo sindacale-
-Affare fatto jamie, prometto che non te ne pentirai. Non troppo almeno, ma come faccio a farlo entrare se non puoi darmi uno dei vostri permessi?- Chiese Bernard, e fu li che jamie mise sul tavolo un scintillante rettangolo di plastica dura azzurro “questo è la chiave che ti serve amico”-
Bernard guardò meglio il pezzetto di plastica per capire cosa avesse di speciale e capì immediatamente. Sulla plastica risaltava la scritta “The York times” che era la testata concorrente del Ny News in tutto, compreso lo sport.
-Quest'uomo è un genio- pensò mentre intascava il pass. “E ora dì a quel tuo amico di fare quanto più casino possibile. Digli di bruciare la sala stampa, di pisciare sui tavoli e strappare a morsi le orecchie dei cronisti presenti, digli di sputare in faccia agli addetti ai lavori e a quella Checca irrancidita di Gene Paul,  dopodichè , per caso, digli di perdere  il pass in un posto dove sia visibile a più gente possibile. ”

Non credo che sarà qualcosa di così estremo, ma puoi essere sicuro che la concorrenza non sarà entusiasta, ma come fai ad avere un pass del Times, tu, un redattore della concorrenza?” “Devi sapere amico mio, che nella vita bisogna sempre essere preparati ad ogni evenienza. Ci sono alcuni sportivi che rifiutano incomprensibilmente di accettare interviste con noi dopo essere stati, a detta loro, maltrattati" jamie fece una faccia come a dire checchazzo! poi andò avanti : "bene, in questo modo possiamo comunque ottenere le notizie, quel pezzo di plastica è in qualche modo
Imbrogliando” Aggiunse Bernard
Imbrogliando” Concluse Jamie. “Ora che hai avuto quello che volevi levati dai coglioni e vai a consegnare quel badge a chi di dovere”
Grazie Jamie, non lo dimenticherò. tutte le prossime interviste saranno solo per te, lo prometto” disse Bernard all'amico, spingendo via la sedia e stringendogli la mano per congedarsi.
“Non dimenticare quella cazzo d'intervista Bernard, domani pomeriggio ti voglio qui a rapporto”
Certo capo” Disse, e uscìì dall'ufficio, scese le scale e raggiunse la sua macchina, ora doveva solo convincere Mike ad aiutarlo, e tutti gli ingranaggi finalmente  sarebbero andati al loro posto. 
Pronti per far scattare la trappola mortale al collo di Gene paul, la mattina successiva.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- -------------
                                                            Kurdt Agus


Il blog che piscia in testa a quelli che non sanno leggere



domenica 19 febbraio 2012

The underdog Part III



Ecco a voi la terza parte del racconto che sto scrivendo, the underdog. Devo ammettere che all'inizio credevo sarebbe durato molto meno, e che mi sarei divertito molto di meno.  Invece è un piacere.

                                                      Bon, premete play e buona lettura ragazzi.

                                                                        Underdog Part I 


                                          

 ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Decise però di dirigere la macchina verso Daegan Expy per attraversare lo Hudson sul Washington bridge, il traffico era soffocante tutti cercavano di arrivare da qualche parte, .
 
Costeggiando Harlem ripensò a quando aveva conosciuto Marco. Aveva iniziato ad allenarsi a sedici anni nella palestra di "Boom boom" Mike, un pomeriggio stava in palestra a picchiare il sacco da solo, quando un tizio con i capelli brizzolati gli si era piazzato di lato. “Ehi campione” erano state le prime parole che gli aveva detto. “Hey Campione ti va di fare un po' di guanti?”. 
All'epoca lui era solo un ragazzino che si allenava al sacco, mentre Marco era un pugile famoso alla fine di una luminosa carriera che lo aveva portato a combattere per il titolo dei mediomassimi. Marco Benvenuti. Non poteva rifiutare l'offerta, e non lo fece.
Si aspettava di venire ribattuto per benino, o che perlomeno “il signor Benvenuti” (come lo chiamava all'epoca) gli dimostrasse com'era essere un pugile vero, e questo il signor Benvenuti in qualche modo lo fece.
Gli diede una lezione di boxe di un ora, ma non tentò mai d'impressionarlo, “fai piano” gli disse -“ancora non sai tirare uno swing e cerchi di colpire con tutta quella foga? La boxe si fa con questo” gli disse picchiettando con l'indice destro sulla tempia. “I pugili senza cervello durano pochissimo nel quadrato, ricordatelo bene”.
“Ci vediamo domani,
campione” lo aveva salutato quella sera.Poi mentre scendeva dal ring aveva aggiunto : “ Bernard senti, volevo chiederti una cosa.. ti va se ti alleno io eh?Secondo me ha talento, se ti alleno bene scommetto che possiamo combattere il torneo provinciale” aveva aggiunto sorridendo. 

“Certo signor Benvenuti” aveva risposto, sentendosi come uno che ha vinto alla lotteria di capodanno. “E smettila di chiamarmi “signor Benvenuti", sono vecchio, ma non così tanto. chiamami solo Marco, ok? bene, allora ci vediamo domani, campione”.
Quella sera quando uscì dalla palestra Bernard aveva imparato come si tirava uno swing perfetto, ma aveva ricevuto un regalo ancora più importante. Per la prima volta in sedici anni di vita aveva un obbiettivo, sarebbe diventato un pugile. E aveva anche incontrato qualcuno che l'avrebbe aiutato a raggiungerlo.

Marco era stato l'unico ad aspettarlo all'uscita di Auburn quando aveva finito di scontare i cinque anni di pena per detenzione e spaccio di stupefacenti. Ne sua madre, ne sua sorella si erano presentate ad quando era uscito da quel posto di merda con un sacco sulle spalle, solo lui. Al ricordo diede un pugno al volante della Mustang, facendola sbandare fino a sfiorare il margine destro della careggiata. 
Aveva solo diciotto anni quando  lo arrestarono a casa di bill "il magro" durante una retata.
Trovarono mezzo chilo di Marjiuana accatastata sul tavolo della cucina di Bill, e una decina di chili di coca ben nascosti dentro il divano, ragione più che sufficiente per sbattere in gattabuia tutti i presenti. A nulla valsero le sue dichiarazioni d'innocenza, visto che tanto tutti si dichiaravano innocenti, si decise di considerare tutti colpevoli, per non sbagliare.

Lo stato di New york non è tenero con gli spacciatori, ma lo è ancora meno con gli spacciatori neri. Il giudice Mitchell, un vecchio repubblicano di settant'anni, aveva letto la sentenza di fronte a
una platea deserta. Solo gli avvocati presenziavano alla lettura,  Bernard sedeva sul tavolo degli imputati, dietro di lui le panche dedicate ai familiari erano vuote, sua madre non aveva più voluto parlargli da quando era entrato in carcere.  Nessuno lo avrebbe consolato, nessuno gli avrebbe mentito dicendogli che cinque anni sarebbero passati in fretta, che presto sarebbe tornato a casa.

Per lui ormai non c'era più una “casa”.

Marco aveva continuato a fargli visita durante tutti i cinque anni del suo soggiorno a Auburn. Per cinque anni era stato il suo unico contatto con il mondo esterno, tutti i giovedì gli portava riviste di boxe e stava con lui per le due ore concesse, chiaccherando di donne e boxe.

Aveva anche fatto richiesta di dare lezioni di pugilato nella prigione, ma la sua amicizia con Bernard era già nota e la lettera che scrisse al direttore della prigione non ricevette nessuna risposta, forse avevano pensato avrebbe scatenato una rivolta dei detenuti, come un moderno Spartaco.
C'era una palestra con un piccolo ring dove i detenuti potevano allenarsi, c'erano corde, sacchi e dei guantoni che venivano utilizzati a turno da tutti quelli che si alternavano sul ring. Nessuno metteva mai il casco protettivo, bisognava dimostrare di essere duri là dentro, e il caschetto era considerato una roba da froci.
Aveva continuato ad allenarsi la dentro ogni giorno, facendo sparring contro stupratori, assassini, pedofili, ladri e spacciatori.

Per cinque anni.

“Ci vediamo alla prossima” aveva detto sghignazzando l'ufficiale carcerario che gli aprì il portone l'ultimo giorno di Auburn.
“Io qui non ci tornerò mai più” aveva risposto Bernard guardando il secondino negli occhi,trattenendosi dallo sputargli in faccia, mentre aspettava che aprisse l'enorme portone che lo aveva tenuto lontano dal mondo per tutto quel tempo .
Fuori, appoggiato al suo vecchio maggiolone giallo stava Marco.
“Ciao
campione” disse, spalancando le braccia “ hai visto che è finita? Ora andiamo a mangiarci una pizza, scegli tu dove”
Bernard lo abbracciò e pianse. Pianse un pianto liberatorio rotto da singhiozzi e rantoli, in prigione non aveva mai pianto, nemmeno quando lo avevano quasi affogato i primi giorni, nemmeno quando aveva visto sgozzare il suo compagno di stanza. In prigione aveva cancellato tutto ciò che di umano gli batteva dentro, e lo aveva conservato con cautela, come chi tenga una palla di neve camminando dentro una fogna.
Era stato a lungo sospeso nel baratro aggrappandosi a qualsiasi appiglio pur di non impazzire, quando dall'oscurità era apparsa una mano che aveva afferrato la sua e lo aveva trascinato in salvo.
Quell'uomo grassottello era stato la sua unica famiglia, pensò Hopkins mentre guidava, e avrebbe fatto qualsiasi cosa per fargli vincere quella scommessa, aveva in mente un buon piano, ma per
realizzarlo aveva bisogno che i tasselli andassero tutti al loro posto, e per farlo aveva bisogno dell'aiuto di una persona, e quella persona era Jamie Reed e lavorava al New York news.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
                                         Capitolo 2
                                        Good news

Continuò a guidare verso sud lungo la Roosvelt Drive, gli ci volle un ora per arrivare finalmente al “palazzo delle notizie” come lo chiamavano quelli che ci lavoravano, posteggiò nei posti riservati al personale e mise sul parabrezza il permesso speciale che gli aveva regalato Jamie in casi di bisogno, c'era scritto : “Ny news special guest”.
Il palazzo era costruito completamente di vetro. Di vetro erano anche le ampie porte a scorrimento automatico all'entrata, raggiunse la reception dove stava un ragazzo biondo, dai lineamenti irlandesi, era la prima volta che lo vedeva da quelle parti, doveva essere nuovo.

“Salve con chi ho il piacere di parlare?” disse il ragazzo, continuando a scrivere su un pezzo di carta che aveva sotto gli occhi. i ragazzi della reception venivano assunti dall'esercito di tirocinanti che si riversava presso il daily news ogni anno come uno stormo di cavallette, nella speranza di essere i nuovi vincitori del pulitzer.

“Salve,mi chiamo Bernard Hopkins, e mi piacerebbe parlare con Jamie Reed, dovrebbe stare in ufficio, puoi avvisarlo che sto salendo?”

Il ragazzo sollevò gli occhi da quello che stava facendo e li inchiodò su di lui. “Bernard Hopkins..quel Bernard Hopkins? il pugile?” Il ragazzo sgranò gli occhi e allungo la mano nella sua direzione, poi
afferrò il telefono e compose il numero interno “1119”, che corrispondeva all'interno di Jamie.
“Pronto sig.Reed? si, c'è qui il signor Hopkins che chiede di poter salire, cosa devo dirgli? Ah bene! Cioè meglio, ora lo avverto. Arrivederci sig Reed” e riattaccò.
"Sig Hopkins può salire, il sig. reed la sta aspettando di sopra, prenda l'ascensore,sa è l'undicesimo piano ” “Grazie ragazzo” disse Bernard e si allontanò in direzione dell'ascensore.

“Jamie Reed Sport Director” diceva la targhetta dorata fuori dalla porta dell'ufficio di Jamie. La porta era di legno e non fece nessun rumore quando la spinse. Il pavimento era una morbida moquette verde, un piccolo corridoio con una segretaria bionda con gambe lunghe come autostrade conduceva all'ufficio vero e proprio dove jamie stava seduto dietro uno scrittorio largo come un transatlantico.
Jamie era sposato, ma non aveva mai disdegnato le belle donne e se ne circondava ogni volta che poteva, con sommo disappunto di sua moglie Sally.
“come stai vecchio bastardo?è un piacere vederti” salutò jamie “Ciao jamie, sto benone”rispose Bernard.
Jamie aveva cinquant'anni e i tratti del viso squadrati di un pitbull, solcati da rughe profonde e simmetriche,  stava spaparanzato su una poltrona di pelle. Era a capo di una decina di reporter che sguinzagliava per la città tutte le mattine; Marc di maggio era dedicato al baseball, Jules Buckowski alle corse dei cavalli, Smith patkins al football e Pat Gasol per il Basket, oltre a parecchi altri che Bernard non conosceva personalmente. Della boxe si occupava direttamente , senza intermediari. aveva fatto carriera ottenendo interviste con i pugili più in vista del mondo nel loro momento migliore, era stato anche l'unico americano ad ottenere di intervistare i pugili Cubani durante la guerra fredda. L'ufficio era tappezzato di sue foto con grandi pugili, sul tetto svettava una gigantografia di Sam Langford, “il più grande degli sconosciuti” diceva la scritta , Sam langford detto “lo spaccaossa di Boston” non era mai riuscito a vincere il campionato mondiale, perchè il campione dell'epoca, Jack Johnson rifiutò di concedergli la rivincita.
“Non credo tu sia venuto fin qui per concedermi l'ultima intervista prima dell'incontro, anche se devo ammettere che mi piacerebbe”,disse Jamie appoggiando i gomiti sulla scrivania e accarezzandosi la barba. “Quindi sputa il rospo e dimmi per quale ragione ti trovi qui invece che in quel buco di palestra che Marco si ostina a tenere aperta. Un giorno mi spiegherai anche perchè non mette un po' della valanga di soldi che gli hai fatto vincere per costruirne una decente” 
“Credo che abbia a che fare con l'amore. Quella palestra è come la sua prima fidanzata, non è facile mollarla. Marco è un tipo fedele, a differenza di te. e per l'intervista, beh, te la concederò sicuramente, ma prima dovresti farmi un favore”. “Fedele uh, buon per lui, non sa cosa si perde, dal canto mio farò qualsiasi cosa in mio potere per aiutarti, anche se non riesco ad immaginare cosa”. Jamie era un pò scocciato dalla frecciata di Bernard, ma al momento quello non era un problema.
Bernard fece cenno con la testa alla segretaria seduta nel corridio. “Tranquillo Bernard, Magdalene è una ragazza magnifica, sa farsi i fatti suoi” disse jamie. “No jamie, è una cosa personale” disse bernard incrociando le braccia.
Jamie si alzò a chiudere la porta che separava l'ufficio dal corridoio e attaccò : “ Ok ragazzo, ora dimmi cosa c'è di così segreto che non possa sentire anche quella sventola bionda che chiamo segretaria, hai ucciso qualcuno? rapinato una banca? Cristo ragazzo non mi fare preoccupare” disse Jamie guardando fuori dalla finestra “E dimmi cosa cazzo ti serve”.