venerdì 25 febbraio 2011

Forse un pò in ritardo

Buffo come quando una persona muore si corra immediatamente a ricoprirla di aggettivi di ogni tipo, tutti con una connotazione positiva, in modo che da morti tutti diventano gentili, comprensivi, ottimi padri di famiglia, grandi lavoratori, ottime sorelle,o almeno amanti degli animali.

La veritá è che la maggior parte delle persone non conosce quella che é morta, o la conosceva cosí poco da preoccuparsi che qualcuno possa pensare che voglia sfottere.

E cosi abbiamo sfilze di corone di fiori con su scritte le stesse cose in poche sfumature linguistiche :

“Ci mancherai”
“Sei sempre stato il migliore”
“Ti voglio bene ”

E un sacco di cose simili che trasformano Il morto da essere umano normale a divinità assoluta ed intoccabile, cosí gente che picchiava la moglie con lo spiedo diventa “bravo padre di famiglia”, assassini diventano “coscienziosi riduttori della popolazione” e ladri diventano “socialisti”.

Per dire.

Quanti amici si possono avere in una vita intera? Intendo amici veri, quelli che ti lasciano nel bene e nel male un segno, quelli che magari ti hanno anche tradito, ferito, fatto ridere fino alle lacrime, fatto incazzare fino a urlargli di andare a fare in culo.
Gente a cui magari hai infilato le dita in gola per farla vomitare, visto che non riusciva a farlo da sola, con cui vi siete fatti la tinta fucsia nel vostro periodo punk, ma poi lui si vergognava come un negro durante l'apartheid allora e per un mese girava con un ridicolo cappellino da baseball, o che ti ha salvato la vita, una volta.

Gente fatta come uno di quei vecchi maglioni che tenete nell'armadio, quelli che se sono vecchi e sdruciti, hanno un buco su un fianco, ma cazzo, non lo cambiereste con nessun altro, perchè quello è il vostro maglione preferito, e puzza di vostro.

Le persone vere non sono perfette, ne da vive ne da morte, e non si riducono ad elenchi di aggettivi determinativi.

Al mio funerale vorrei che le corone funebri recassero intestazioni fantasiose tipo :

“Ricordo la volta che ti riportammo dentro sbronzo duro, ancora mi spiace per averti buttato nella piscina, ma era per il tuo bene”
“sei sempre il solito stronzo”
“Negro” (era uno dei miei tanti soprannomi)
“Scusa di averti trombato la ragazza, beh, tanto ora lo dovresti essere venuto a sapere”
“Scusa per essertmi trombata il tuo amico,ma tanto adesso dovresti essere venuto a saperlo”

Roba scritta da gente che sapeva di cosa parlava e che non inventava un cazzo,.perchè mi conosceva.

E poi non vorrei un funerale con un sacco di persone, perché tanto non potró ricambiare, e non mi piace essere in debito.

E poi tanto, le persone che veramente contano saranno in tutto, a voler essere larghi di manica, una ventina.
Tutto il resto sono persone di sottofondo, riempitivi per non rendere il tutto troppo noioso.
Se ci facessero nascere in gruppetti di venti persone giá pronte eviteremmo di sbatterci a cercarle, quelle venti persone.

E quelle persone potrebbero permettersi di dire quello che gli pare per salutarti, tanto te lo dicevano già in vita.
Tutti gli altri potrebbero continuare a utilizzare I soliti tre aggettivi in croce, gli altri invece si riconoscerebbero dal fatto di essere ubriachi e di pisciarti sulla bara, gridando al prete

“ E tu che cazzo ti guardi? Era pure ateo!”

Quando avevo diciotto anni uscimmo insieme ai miei compagni di stanza, ci ubriacammo violentemente a furia di birra e crema al Wiskey, e chiacchera chiacchera giurammo solennemente che quando qualcuno di noi fosse morto gli altri sarebbero andati sulla sua tomba e gli sarebbero scoppiati a ridere in faccia, gridandogli “Coglione” perché si era fatto fottere.

Non che credessimo davvero che qualcuno di noi sarebbe potuto morire, a diciotto anni non puoi mica morire, si muore da vecchi, se non ti sparano.

Stai tranquillo che non me ne sono dimenticato.



Poi c'è un fenomeno strano per cui, anche se I miei amici si contano sulle dita di una mano amputata, andrei molto volentieri al funerale di parecchie altre persone.
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