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domenica 4 dicembre 2011

Don't try



Ehi tu.

Si proprio tu. Lo so che stai leggendo, testa di cazzo.

Ti ho visto scrivere l'altro giorno, sul tuo macbook, al bar. Scommetto che ti sentivi come Hemingway alle corride, un genio all'opera. Mancava solo un cartello.
Sono bravo a leggere nel pensiero della gente, vuoi che te lo dimostri? ma non sprecare il fiato, non me ne frega un cazzo di sapere quel che credi di volere, te lo dirò lo stesso.

Ti vedo seduto con il tuo macbook al tavolo del bar, sorseggiando un tè, quando ti senti come T,s, Elliot, o una birra a casa, da solo, quando ti senti più J, Fante. A volte ti vedo sul treno, mentre torni a casa, torni al tuo paesello dove sei acclamato come un genio da mandrie di mamme impazzite affamate di letteratura e Harmony.
E ti porti dietro la tua  moleskine, che solo dio sa che differenza ci sia tra una moleskine e un block notes. Immagino la stessa che pass a tra un Mac e un portatile.
Ti vedo scrivere sul tuo block notes e leggo di sguincio, anche se tu non te ne accorgi, tutte le stronzate che scrivi.
Scrivi poesie vedo,bravo! e nelle poesie parli di treni, di treni e viaggi. Che fantasia! un genio quasi! sei un fottuto genio della letteratura!
Ti guardo in faccia mentre scrivi tutto preso dalla tua grandeur letteraria, le labbra chiuse a buco-di-culo e le sopracciglia ben curate dall'estetista,  cerchi di mettere su carta quelle quattro stronzate che sono venute fuori dalla palude maleodorante del tuo cervello.
Ti guardo come si guarda una fogna, un topo o un cadavere putrescente. Va ancora peggio quando ti accorgi che ti stanno guardando, allora permetti di scrutare nella fogna ancora più a fondo.

Quando t'accorgi che qualcuno ti guarda corrucci la fronte, giochicchi con la penna arrotolandola tra indice e pollice, guardi fuori dalla finestra, cacci un bel sospiro e scrivi un altra parola, come se in quella pausa stessi pensando alla prossima riga da scrivere.
Invece stai pensando : " Ma quanto sono figo? Il treno, la mia moleskine sulle cosce, la penna. Oh cristo, la PENNA! cazzo sono uno scrittore, pure il tizio qua davanti mi guarda. Penserà che sto scrivendo.Penserà che sono un  genio, Magari vuole parlarmi"

Preferirei bere il vomito del mio gatto piuttosto.

Ti osservo con lo stesso interesse di un naturalista che scrosta una muffa da uno scoglio.

Certo cegli con cura le parole da inserire nel tuo manoscritto, scrivi uscio invece che porta, indossi calzature  per scarpe, e i tuoi racconti iniziano con una variante di: "era una notte buia e tempestosa".

Ma non ci provare con me. Potrai convincere quelle troiette delle tue amiche sedute adoranti attorno a te nelle letture pubbliche dei tuoi aborti, mentre sperano di rifarsi una verginità artistica dopo aver passato la vita a sfogliare Cioè prima e Cosmopolitan poi.
Potrai fregare i tuoi amici, infilandogli alla chetichella un po' del tuo letame sotto la porta.
Potrai anche fregare qualche editore ritardato che si fa impressionare dalla tua bella faccetta pulita.

Ma non me. Ho letto troppa merda, riconosco il tanfo anche senza assaggiarla.

Frequenti i corsi di scrittura creativa e l'estate scorsa sei andato ad un campus meraviglioso sul lago di Garda, dove avevi uno stand tutto per te per parlare delle differenza tra scapigliatura e beat generation.


Scommetto il mio stipendio che leggi il blog di Gamberetta, e ti convinci che scrittori si diventa. povero stronzo.

Non ci provare a impressionarmi, se non vuoi che ti prenda a calci nel culo.

Scendi dal treno e ti seguo. Ti vedo aprire la porta di casa tua, toglierti le scarpe per non sporcare e  abbandonare il block notes sul comodino fianco all'appendiabiti.

Sei irrecuperabile.

Si scrive sempre in un posto comodo.  nel ventre della madre, nella cuccia o nel proprio studio; non nella tana del lupo; non in treno. Ci si raccoglie e si lascia vagare e dispiegare la mente il tanto che basta, poi con un retino a trama sottile si riacchiappano r e si colano su carta.

Tu ti siedi sul divano e accendi la televisione.

Non ci provare.

Kurdt

Dedicato a tutti gli scribacchini del cazzo.

E, certo, quasi dimenticavo, ai poeti. sopratutto ai poeti.


martedì 8 novembre 2011

Poesie&Poeti

Già in passato vi ho parlato (male) di una delle categorie di scrittori che odio di più, i poeti.

Eppure tra i tanti scheletri che tengo nell'armadio se n'è ripresentato uno proprio in forma di poeta, uno scheletro bello antico e bello impolverato.

E ora, qui, di fronte a voi miei cari quattro o cinque lettori, devo ammettere la verità, poeta, o qualcosa che cercava di avvicinarcisi, lo sono stato anch'io.

Immagino che non sia qualcosa di cui vantarsi, ma giusto l'altro giorno mi sono ritrovato per le mani una raccolta di poesie, in parte pubblicate, in parte no, che dovrebbe avere una decina di anni.

Ho deciso di passarvele perchè alcune, rileggendole, non le ho trovate così male, e credo che una decina d'anni di tempo siano sufficienti per mantenere uno sguardo (sufficientemente) neutrale.

Le poesie le trovate qui e in alto a destra sulle pagine del blog la raccolta si chiamava "Il gioco delle maschere".

Per indorare la pillola vi racconto cosa successe ad un reading a Spoleto, in occasione della pubblicazione della raccolta "giovani poeti Spoletini".

Fui invitato perchè un bel po' delle poesie della raccolta erano state scritte da me, il reading si svolgeva alla rocca Albornoziana, a Spoleto, all'inizio avevo deciso di non andare, in quanto NON ero spoletino, e non volevo avere niente a che fare con il resto di quelli che là avevano pubblicato qualche rigurgito pseudo-poetico.

Poi decisi di andare, ma a modo mio.

Salì sul palco e mi trovai di fronte qualche centinaio di signori e signore anziani, che avevano tutta l'aria demodè di masticatori di tabacco professionisti con a capo l'assessore e il sindaco,  ed iniziai a leggere, dandogli quello che volevano, la possibilità di giudicare dei ragazzini, dei "poeti".

Finì di leggere una poesia, poi presi il microfono e dissi (leggendo da un foglio preparato poco prima di salire, per non confondermi)

"Comunque signori e signore seduti li, c'è ancora qualcosa che vorrei dire.Un ultima poesia.

E iniziai a leggere.

"A lei, sindaco, e a lei, assessore, venuti qui a sentire poesie di merda con le vostre facce paffutelle e soddisfatte.


Arrivati qui a giudicare, col dito puntato come un artiglio
A guardare la mejo gioventù che cresce malgrado le vostre sordide riunioni


Quello che voglio dirvi e che, a guardarvi da quassù sembrate proprio quello che siete,


Paffutelli.

Stupidi.


E stronzi-"

Ci furono un paio di secondi di silenzio assoluto, durante i quali gli organizzatori mi guardavano inorriditi sghignazzare e restituire il microfono.

Poi arrivarono gli applausi, all'inizio solo di un paio di persone che erano venute apposta, sapendo cosa avrei fatto, poi anche il resto del gregge-

Era divertente, e mi insegnò che puoi insultare le persone senza nessun rischio se sei su un palco.

Non mi chiesero più di partecipare a nessun reading.

Kurdt.