sabato 29 ottobre 2011

Sirco Marconcelli





                             Premete play, stronzi.

Nato a Cattolica, in Emila Romagna, il grande pilota Sorci Marconcelli è morto l'altro ieri, investito da Rossino Volli un altro grande pilota e suo amico.
C'era una volta” iniziano di solito le favole, e c'era una volta un ragazzo che si divertiva ad andare a cavallo. era velocea molto veloce, non lo fermava nessuno, era alto il ragazzo, molto alto, tanto che avevano dovuto cambiare le bardature a tutti i cavalli montati nella sua carriera di fantino.
Aveva cominciato a montare i pony già in tenera età, che ancora aveva dodici anni, e già li aveva dimostrato grandi doti che lo avevano portato a salire in breve tempo di categorie, spingendolo, ancora giovanissimo a sferzare cavalli di ben altra taglia.
Campione del mondo! Sei campione del mondo!”
Gli aveva gridato il padre quando finalmente dopo un anno di gare era riuscito a vincere il campionato di categoria dei cavalli d'acciaio alti due metri e cinquanta al garrese.
Si papà, si papà!”. Sorci era iperattivo, e aveva sempre avuto una criniera di capelli castani e maestosi,
Il papà si chiamava Lapo Marconcelli e lo aveva seguito dall'inizio, incoraggiandolo ad ogni caduta.
Una volta il piccolo Sorci s'era schiantato contro un palo, rimediando una gamba rotta e parecchi graffi su tutto il corpo
Non correrò più papà! Mi Fa male tutto!vara ma què, so tut rot!”
Vuoi veramente mollare adesso?”. Disse papà Lapo accarezzandogli la gamba ferita.
La vita è una burlona sai? mette alla prova i suoi preferiti, a volte, per vedere quanto desiderano veramente quello che fanno, ora di fronte a te ci sono due strade, puoi rialzarti e riprovare, oppure decidere di abbandonare e andare da un altra parte, ma sappilo da adesso, nulla è gratis.”
Cosa vuol dire papà?” E gli occhi del bambino s'erano fatti seri,.Anzi per correttezza dovremmo dire “L'occhio” perchè l'altro era completamente coperto dal cespuglio di capelli che cadevano in ogni dove come un rovo di rampicanti.
Vuol dire figliuolo che anche se deciderai di fare il medico, potrebbe succedere qualcosa che ti farà male”
Un medico non può cadere dal cavallo, però” Ribatte il ragazzo, un po' confuso dal discorso del suo vecchio.
No, pero' un medico può sbagliare e fare male ad un paziente, un operaio può cadere da un impalcatura, e un pittore.. beh un pittore può morire di fame”
Il bambino non rispose, scostò il ciuffo di capelli dal viso e guardò negli occhi il padre, rialzandosi.
Ho capito papà” E risalì in sella al suo destriero, che pure lui zoppicava un po'.
Il tempo era passato in fretta e Sorci Marconcelli dopo aver vinto il campionato di seconda categoria di Galoppo, era stato chiamato da una scuderia famosa, la Grissin che gli aveva offerto di diventare il loro fantino ufficiale nella massima categoria di(gp) Galoppo libero, dove solo i migliori fantini guidavano sulla pista i migliori cavalli. I più grandi e muscolosi.
Ne era entusiasta, il sogno di una vita era diventato realtà, sua madre, una donna grassottella paziente aveva preparato la piadeina civolla e salsecca per tutti, gli amici erano venuti giù dal bar del paese per festeggiarlo.
Pacche sulle spalle,risate e abbracci. Bicchieri di vino rosso venivano riempiti e svuotati, gli amici dello storico bar “VaccaBoia” con la scusa della festa si disfacevano come fogne, sparando brindisi su brindisi, come manco mitragliette partigiane sui colli della seconda guerra.
Lapo, seduto ad un angolo appoggiato alla balaustra sorrideva soddisfatto anche lui, non c'erano nuvole quel giorno, nessuna che si potesse vedere, almeno, anche il proprietario della scuderia “Grissin” era felice, non era facile trovare campioni del calibro di sirco, ma il suo fiuto non l'aveva mai tradito, sarebbe sicuramente diventato il primo vincitore del Gp.
Il Campionato di Gp stava per iniziare, a Sirco era stata affidato il cavallo da corsa più grande della scuderia, il destriero si chiamava “ Tromba Marina” , e nessuno era mai riuscito a domarlo , molti si erano avvicendati alla sua guida, ma ineluttabilmente si erano ritrovati sbattuti a terra, uno dopo l'altro, insieme ai loro sogni di gloria.
Ma Sirco era un lottatore, il primo giorno entro nella stalla, fece uscire tutti e chiuse la pesante porta di mogano con su incise in oro le iniziali “M&g”, squadrò da lontano il cavallo ancora rinchiuso nella sua gabbia, e si sedette su una panca accanto a lui.
Il cavallo sbuffava dalle gigantesche frogie, orientandogli contro un respiro puzzolente di fieno e umido come la foresta amazzonica. Sirco lo guardò e parlò.
Io non ho paura di te, sai? So già che non sei cattivo, e non voglio nemmeno domarti, se è questo quello che credi”
Il cavallo smise di sbuffare e abbassò la testa, portando i propri occhi neri, scuri come il carbone e profondi come galassie all'altezza della chioma riccioluta di Sirco.
Io so che hai paura. Anche io l'avevo, una volta. So che hai paura di cadere e spezzarti una zampa, e di conseguenza diventare una fettina alla brace, ecco perchè non vuoi farti montare da nessuno, e non permetti a nessuno di entrare nella tua gabbia senza morderlo. Hai paura, e ti rispetto."
Ma volevo dirti che io non tenterò di salirti in groppa, se tu non vuoi, non ti forzerò, so però che l'unica maniera per non avere più paura è affrontarla, e vincerla."
"So che anche tu odi stare tutto il tempo rinchiuso, prendendo staffilate di quando in quando solo perchè la gente non ti capisce. Pensa agli onori che avremo quando vinceremo il Gp! Nessuno oserà più toccarti, se non per accarezzarti, diverrai il cavallo più famoso del pianeta, e nessuno, nessuno, vorrà fare bistecche di te."
All'udire queste parole il cavallo sollevò la testona e si girò. Per un attimo Sirco temette che stesse per scalciarlo via, poi Tromba Marina si abbasso sulle ginocchia di fronte , e aspettò.
Sirco aprì la gabbia, camminando come su un tappeti di fieno e letame, e passo sul lato sinistro del cavallo, per non infastidirlo, lentamente avvicinò la mano al muso dell'animale, che non lo aveva mai perso di vista, e lo toccò.
Uscirono insieme e trionfanti dalla stalla, i fattori sgranavano gli occhi, le fattrici vestite di bianco si portavano le mani alla bocca, estasiate da quello strano incontro di capelli e cavalli.
Tromba marina manteneva comunque un caratteraccio, rifiutava orgogliosamente qualsiasi sella, Sirco aveva tentato a convincerlo per qualche tempo, ma alla fine aveva accettato la cosa come una parte dell'accordo fra uomo e cavallo, e s'era adattato a cavalcare a pelo, cosa che rendeva ancora più stretto e profondo il legame fra i due.
E arrivò il giorno del Gp-

Ogni scuderia aveva costruito nell'ippodromo una stalla smontabile, tutte a parte quella di Sirco, che era arrivato nell'ippodromo giusto dieci minuti prima dell'ora della partenza, in sella a Tromba Marina.
Quella notte aveva dormito con il cavallo, sdraiato ad un lato della stalla, appoggiando la testa sopra un cumulo di trucioli di legno, preparandosi alla sfida del giorno dopo.
Ce la faremo, vedrai, e non ti succederà niente, perchè io sono con te. Anzi! Io sono te, in qualche modo, sento quello che senti, vedo quello che vedi, e spero esattamente in quello che speri tu.”
Il traguardo vedo, e vedo noi che lo tagliamo, primi e solitari, in barba a tutti quei lord inglesi e i loro purosangue, io sono il miglior fantino, e tu il miglior cavallo, non temere”.
Al via stavano tutti i più famosi cavallerizzi del mondo, c'era il grande Corr Tant un fantino Norvegese alto due metri e mezzo, in cima al suo destriero Tutstort, che sudava per lo sforzo, c'era il grande Cavallo Vabenn, che a causa del suo caratteraccio era l'unico cavallo senza fantino, e c'era anche il più grande di tutti, il famosissimo Rossino Volli in sella al suo cavallo, Granducato.
Volli aveva vinto nove volte il gp, era riconosciuto come il migliore di tutti, ma aveva pochi amici, perchè chi sale molto in alto trova sempre poca compagnia.
Ma Volli era nato nella stessa contea di Sirco e s'erano incontrati per caso, ad un abbeveratoio mentre si concedevano una pausa dagli allenamenti e s'erano subito messi d'accordo per una corsa lungo i colli della contea, una corsa amichevole, che s'era conclusa a casa di Volli, come si diceva in quella contea, a tarallucci e vino.
Erano amici fuori dall'ippodromo pero', in pista era un altra storia, e quando si videro
alla partenza s'abbracciarono, ma i loro occhi promettevano battaglia e spallate, nessuno dei due avrebbe fatto sconti.
Al via c'era anche il più temuto di tutti i fantini, non certo il migliore, ma il più aggressivo e duro, si chiamava Piedra Ferrosa, ed era nato in Messico, e si raccontava in giro che avesse imparato a cavalcare sui Coyote prima di riuscire a rubare il suo primo cavallo. Attualmente stava fieramente eretto sopra il suo “Malnacido” un Anglo-Arabo-Bastardo nero nero nero.

Ma ovviamente non c'erano solo i più grandi, fantini di ogni nazione e ogni colore erano venuti a difendere l'onore della loro scuderia e cercare un posto al sole della gloria, Edmondo Colica a in sella a “Sudore Freddo” ; Maccatto Lateca originario il fantino collezionista, in sella a “Tutankamon” il cavallo più vecchio del gp, e c'era persino Matu Salemme il Fantino più vecchio del Circus con il suo “Mosè”, e tanti altri ancora.

Sulla linea del via, tutti affiancati, possiamo riconoscere Volli, Marconcelli e Piedrosa, già pronti a scannarsi, Piedrosa è noto per le sue tecniche a, pi limiti del regolamento, roverà anche oggi ad avvantaggiarsi in maniera illecita?

Ma attenzione, vediamo Marconcelli avvicinarsi al Piedrosa, forse stiamo per assistere ad una rissa in diretta signori! Rimanete collegati, non possiamo certo perderci uno spettacolo simile, qui su Italia Channel! ma.. ma.. Marconcelli allunga la mano a Piedrosa, vuole salutarlo! Non s'era mai vista una cosa del genere, Piedrosa è noto per non avere amici, e nessuno ha mai desiderato stringergli la mano per paura di qualche strano imbroglio architettato dal sudamericano.

Piedrosa restituisce la stretta di mano, beh, non avevo mai visto una cosa del genere in vent'anni di telecronache del Gp, ma è anche vero che nessuno era mai andato a stringere la mano al Piedrosa!.

Tutti i cavalli sono allineati sulla linea di partenza, sbuffano e pitano dalle frogie e sbattono gli zoccoli per terra, come tamburi di guerra, i fantini guardano avanti, le orecchie tese a sentire la pistolettata dello starter.
“Tre, due, uno..”


BANG!”

E repentino un mulinio di zampe, polvere e fantini si solleva  e nasconde alla vista tutto quanto.
Polvere, polvere e polvere.Aolo polvere circondava i nostri attori.Personaggi di quella che avrete intuito essere una tragedia.
Usciti dal polverone usciva lentamente al trotto il gruppo dei cavalieri tutti ma non  più niente si muoveva, nel tempo nulla si muoveva.
Al centro della pista un corpo, immobile, stava.
Il suo cavallo, docile, aspettava si rialzasse, leccandogli il volto misericordioso.
Il papà lapo era arrivato più veloce del lampo, accanto al corpo del figlio, steso come una coperta sul selciato.
Nessuno si muoveva dagli spalti.
Sirco immobile stava al centro della pista.
Gli spalti erano silenziosi. Ed in silenzio dovremmo stare anche noi.
La morte è uguale per tutti.


Kurdt.