lunedì 12 febbraio 2018

Il sapore delle fragole






"E insomma, bambini, ci sono posti dove le fragole proprio non crescono, potete fare quello che volete, niente, non vengono fuori."

"Maestro, che sapore hanno le fragole?" 

Mi giro per guardare chi avesse parlato. Samira, undici anni, una bambina più sveglia del demonio. Non mi sorprenderebbe trovarla presidentessa della repubblica, tra cinquant'anni. Ma beh, io sarò morto e sepolto tra cinquant'anni, probabilmente molto prima.

"Beh, hai presente quelle cose rosse, che hanno il colore delle fragole? Hanno anche il sapore delle fragole. Non le hai ma provate, davvero?"

"No maestro, perché, ti sembra strano?"
E sorride.  Mi ha appena detto che non ha mai assaggiato le fragole. E sorride. A me invece mi si schianta il cuore per terra e mi devo girare un secondo, perché non posso rovinare l'immagine di maestro duro, accuratamente coltivata negli anni facendomi vedere frignare per una roba del genere. Quei piccoli criminali mi avrebbero preso per il culo fino alla fine del mondo.

Mi sono rigirato verso la classe, di nuovo presente e composto, come vuole il ruolo.

"Samira, vedrai che un giorno le proverai le fragole"

"Ma come sono, sono buone?"

"No, tranquilla, non ti perdi granché" ho mentito. Non le potevo mica dire che le fragole sono una delle cose più buone dell'universo e che il governo dovrebbe darne dieci chili a famiglia. Una scelta del genere avrebbe effetti eccezionali sull'ordine pubblico, chi volete che pensi alle rivolte, se ha chili di fragole in fresco?

"Maestà, il popolo si ribella, vogliono il pane!" 

"Dategli le fragole" 

Avremmo ancora l'ancien régime se fossero stati appena appena più svegli.

Il giorno dopo mi sono presentato con un cestello di fragole che dovevano bastare per tutti. La verità è che avrei voluto darne uno solo a lei, per dirle: Tieni, strafogatici, mangiane quante te ne pare, fattici un tuffo, nelle fragole. E quando ti avranno rotto i coglioni, okay, allora saprai come sono, ste fragole.

Ma non potevo farlo, perché non è che gli altri siano proprio messi bene, molti non hanno detto niente perché si vergognavano, ma posso scommetterci, le uniche fragole che hanno visto sono quelle della pubblicità della Müller. Conoscono le fragole come io conosco il culo di Eva Longoria, lo ho visto, ma non ne ho esperienza diretta.

Uno di loro, facciamo che si chiama Mustàfa, con l'accento sulla à, è arrivato quest'anno, non parlava una parola d'italiano, adesso ciancia così tanto che è difficile farlo tacere senza dargli qualcosa da mangiare. Qualche giorno fa ha tirato fuori dei biscotti, erano quelli ricoperti di carta argentata con su scritto: "Fondo Europeo Rifugiati" tipo, qualcosa del genere. Potevano anche scriverci: "Cibo per i poveri" che era la stessa cosa.

"Ne vuoi uno maestro?"
Cazzo lo avrei mangiato anche se fosse stato impastato nella merda di cane, quel biscotto. Ne ho preso uno e l'ho addentato, ho fatto la stessa faccia che ti aspetteresti da uno che mangia una fetta di torta sacher preparata dalla regina Elisabetta in persona.

"Ti piacciono?"  Mi ha chiesto, Mustàfa. 

"Mai mangiato una roba più buona in vita mia, dammene un altro, che mica te li vorrai mangiare tutti da solo" . Che poi erano delle gallette semplicissime, quelle che mangiavamo anche noi la mattina, assieme al latte, ma non potevo aspettarmi gli dessero di meglio. Ai poveri è bene ricordargli da che parte della barricata stanno. Comunque l'ho accompagnato di sotto, Mustàfa, gli ho dato due biscotti che tenevano in aula insegnanti per le emergenze, al cioccolato stavolta. E gli ho anche dato una tazza di cioccolata, già che c'ero. Vedrai mai che mi manda in fallimento una roba del genere.

Mustàfa lo mandano a scuola anche quando ha la febbre.

Non ha i soldi per la gita, undicieuro tra biglietto dell'autobus ed entrata a teatro. Allora quei quattro soldi li mettiamo con i colleghi, perché col cazzo che lo lascio a scuola da solo mentre tutti i compagni vanno, per la prima volta, a teatro.  Tanto questa cosa che è povero, mica passa facilmente, glielo ricorderanno spesso, ma non ancora, lasciamogli ancora un po' di tempo.

Ve le racconto queste cose, perché mi hanno parlato delle polemiche su un monologo di Savino a Sanremo. E Savino manco lo conoscevo,  so però che quelli che vogliono mandare via a calci nel culo i poveracci, sono poveri pure loro, di solito.

Solo che sbagliano bersaglio, si sono convinti che il nemico siano quelli più poveri di loro, mentre quelli che sono i loro nemici, cari miei, di solito sono quelli più ricchi, di loro. Così possono pensare a queste persone, che si fanno un viaggio in mare, in inverno, rischiando di creparci, come a persone che non esistono. Lo possono fare perché non ci stanno a contatto. Io non potrei mai, ci ho vissuto da quelle parti, lo so come funziona. E sono stato straniero, per tutta la mia vita. Lo sono ancora adesso, uno straniero, dev'essere una condizione permanente, quella di non avere casa.

E alla mattina io ho l'occasione di abbracciarli, questi "immigrati" e boh, mica la vedo la differenza con tutti gli altri, sono bambini, sono morbidi uguale, ridono, cadono, rompono i coglioni come tutti i bambini. Hanno il senso dell'equilibrio di un alcolizzato. Sono bambini.

E non voglio che si sentano stranieri un'altra volta. Ci penserà qualcun'altro a farlo, ci potete scommettere. Per oggi però, siete a scuola. Per oggi siete a casa. 

Kurdt
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