A volte penso a cosa significhi scrivere.
Altre volte invece mi gratto sotto le ascelle.
È una cosa che mi chiedo solo nei momenti in cui non sto scrivendo,ad esempio quando lavoro, o quando parlo con la gente, ma sopratutto quando mi trovo da solo davanti ad un foglio bianco.
In generale la cosa migliore da fare con un foglio bianco è bruciarlo, oppure iniziare a scrivere cazzate, in modo da non lasciarlo mai completamente vuoto. Anche una lettera puó bastare.
"A" Dopo la prima lettera è tutto facile, da una A puoi creare un Animale Antropomorfo, per dire.
O un Babbuino brutto e pieno di bolle sul Culo, e questo essere schifoso potrebbe incontrare, in Congo, un Dromediario Disturbato e con la Diarrea, .
E via discorrendo. La parte piú importante è sempre iniziare a scrivere.
Perchè quando hai giá scritto qualcosa, il foglio bianco non è piú quell'oceano infinito in cui tutto è possibile e le tue idee sono mescolate e disperse; quando hai iniziato a scrivere le tue idee hanno una direzione, inizi a restringere il campo delle possibilitá perdi in possibilitá ma guadagni in acutezza e precisione.
Se il foglio bianco fosse un arma, sarebbe una bomba nucleare, ma il vostro missile cadrebbe a caso , magari in Giappone, magari nella vostra cucina, mentre fate colazione.
Un foglio scritto, magari non sará perfetto, magari non sará piú una bomba ma solo una piú modesta
doppietta, ma almeno saprete a grandi linee dove state sparando.
Quando il foglio è bianco sei solo un naufrago aggrappato ad una tastiera, od una penna.
Appena scritta la prima parola, ad esempio, "Pinguino" ecco che in quell'oceano sconfinato non sei solo, ma in compagnia di un bell'animale che, guardacaso sa anche nuotare.
E a quel pinguino immaginario dovrete abbracciarvi e fartvi trasportare in direzione della terraferma, se vi lasciate trasportare un pó magari raggiungerete un isoletta verde, con una spiaggia assolata, o magari battuta dal monsone,li ti siederai sotto una palma e rifletterai un secondo.
Ora devi decidere cosa fare, di quel pinguino.
Il mio consiglio sarebbe quello di arrostirlo e mangiarlo, giusto per sapere che gusto ha un pingüino, e finire la storia in maniera rapida e indolore (quantomeno per voi), mentre qualcuno di voi, un pó piú buono, potrebbe legare una piccola cordicella dorata al collo del pingüino e farne un animale da compagnia, dopotutto è un isola deserta.
In ogni caso avete finalmente un punto di partenza, il vostro orizzonte si è ristetto, se guardate bene attraverso la foresta vedrete un piccolo cammino che si dipana tra palme e banani, ve lo stanno aprendo per caso un paio di scimmiette che vi hanno rubato il cappello.
(Tutti sti cazzo di animali ci sono su un isola?Ma non era deserta?)
Il cappello, ricordate? Quello che vi ha regalato vostra zia, prima di cadere preda di quella terribile depressione che l'ha spinta ad ammazzarsi.
Ed ecco che avete una svolta drammatica.
S'é ammazzata bevendo una bottiglia intera di Viakal, una casalinga disperata.
Giá non è piú tanto drammatico.
a se volete, questa storia potete continuarla voi; potete decidere di andare ad infilarvi nel bel mezzo della foresta e vedere quanto è profonda la tana del pingüino, (cosa che potrebbe darvi qualche altro problema con la protezione animali), e scoprirete che all'interno dell'isola si nasconde una capanna di pirati, e che questi pirati hanno organizzato un giro di scommesse clandestino facendo combattere i loro animali da compagnia in un torneo chiamato
"ANIMAL CARNAGE"Pappagalli, scimmiette e ovviamente, Orsi bianchi si sfideranno fino a quando ne rimarrá soltanto uno, guardacaso le ultime tre edizioni sono state vinte sempre dallo stesso partecipante, l'orso soprannominato amichevolmente "STRACCIABUDELLA".
Ma voi, con il vostro ferocissimo Torquemada potreste essere la mina vagante del torneo.
Insomma questo è quello che dico quando devo rispondere a domande stupide come "Cosa significa scrivere?"
Se invece e sono a casa con il mio gatto, beh, allora è diverso, sono piú tranquillo, non devo fare colpo su di nessuno.
E allora capisco che scrivere non significa proprio niente, scrivere significa solo scrivere.
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giovedì 6 ottobre 2011
lunedì 17 maggio 2010
Avventura alla previdenza sociale:Stefano Mattei inedito.
Pubblico un racconto del caro vecchio ste,giusto perchè mi piace.
E poi non ho voglia di scrivere un cazzo sui militari che schiattano in Rapunzistan.
La prima volta che entri all'IMPS capisci un sacco di cose. Entri e vedi tanta gente in silenzio che fa la fila. Vicino al primo sportello c'è una televisione senza volume sintonizzata su “Forum”. Due persone in silenzio, attori pagati dall'emittente televisiva si stanno scannando per un problema futile, che il giudice nella sua immensa saggezza risolve rimettendo le cose a posto e rassicurando tutti. Automaticamente mi metto nella fila per lo sportello, per chiedere informazioni. Dalla potente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, mi hanno mandato a registrare certe autocertificazioni di invalidità, ma non ho assolutamente idea di dove cazzo devo andare. Guardo Forum, in silenzio e sto in fila. Vecchie parlano con altre vecchie dei loro problemi, artriti leggendarie, tumori parlanti, ricoveri eterni. Tutti stanno in fila e aspettano da decenni la pensione, o la grazia.
Ogni tanto il numero luminoso che definisce e regola le file suona con un ronzio fastidioso lampeggiamdo. Finalmente riesco ad arrivare allo sportello. C'è un impiegato sulla cinquantina, brizzolato e sorridente. Sta a due metri da me. A terra c'è una riga bianca e la scritta. “Non superare la riga”. Appena arrivo alla riga bianca l'impiegato si alza e comincia a telefonare ridendo esageratamente. Riesco solo a capire.. “..ma davvero??? ahahaha” “Non mi prendi in giro...ahahaha”..”..Che troia”..Rimango fermo sulla riga. Guardo “Forum” sulla televisione in alto a destra. Il pubblico, anch'esso pagato, ride. Fisso le loro facce, le loro bocche che si aprono, col volume abbassato mi mettono quasi paura. Mi viene da fissargli le orecchie. Sembrano gli orchi del Signore degli Anelli in cerca di sangue di Hobbit. L'impiegato ritorna si mette seduto e improvvisamente diventa serio. Il cambiamento della sua espressione è immediato.
<>.
<>.
L'impiegato serissimo mi interrompe.
<>.
Si rialza riprende il telefono..”.. quella zoccola di Luana.. ma insomma te la sei fatta l'altra sera..ahahahah.. un grande..”
Esco prendo il biglietto e mi metto a fare la seconda fila. Non parla nessuno. Tutti fissano il alto il numero rosso che cambia con un fischio insopportabile come in attesa del giudizio universale. Un mamma sta seduta su una sedia di plastica giallina cacchetta. Allatta un bambino direttamente dal seno. La madre guarda il bambino con dolcezza, alza lo sguardo ai numeri rossi sconsolata. Poi di nuovo verso il bambino.
Fuori piove. Non lo so con certezza, ma sicuramente fuori piove. Nel silenzio sento un brusio. Le persone si avvicinano alla guardia giurata vicino all'ingresso, gli dicono alcune cose sottovoce e sorridono. Accanto a lui c'è una strana folla. Non ne capisco il motivo. La guardia ha circa 60 anni, la pistola in vista l'uniforme in ordine e la faccia sofferente. “162.. 163..164.. 165”.. I numeri rossi scorrono sul segnalatore. Guardo il bambino che ad occhi chiusi succhia la tetta della mamma. Darei via un braccio per stare al suo posto. “166..”. Tocca a me. Con uno scatto rapido vado verso la porta a vetri scorrevole che porta agli uffici interni. Una signora sui cinquanta anni mi si avvicina. <>. Faccio il servizio civile. Cazzo.
Devo mettere in circolo il mio fottuto amore. <<..Prego signora>>. Passa un altra mezzora, il bambino si stacca dal seno della mamma. Apre gli occhi, si guarda intorno e piange. <<..Su tesoro.. tra poco andiamo>>.
Dopo mezzora suona nuovamente il cartello.. “167”.. Tocca a me. Supero la porta a vetri scorrevole. Vado nell'ufficio sulla sinistra. Un uomo con gli occhiali mi guarda.
Ha un difetto alla mano destra. Le dita poco sviluppate sono attaccate al palmo della mano. Non posso fare a meno di fissarle.
<> <>. Loccioni batte sulla tastiera del computer con la mano sinistra, un tasto alla volta. Nemmeno mi guarda.
<>.
<> Dice sempre senza staccare gli occhi dalla tastiera. <>.
<>. Gli passo i fogli che avevo in mano e lui li guarda. Nel secondo manca la data di nascita e nella terza non capisco è Gemma Consalvi a richiederla o il suo coniuge Matteo Merisi, perché qui a me lui risulta deceduto..>>. <>..
<>. Esco dagli uffici che continua a piovere. Telefono all'Unione. <>. Enza la segretaria, parla velocemente.. <<>. Faccio la fila davanti a un vecchio telefono utilizzato per le chiamate interne. Dopo mezzora tocca a me. Digito 3..2..1.. Improvvisamente una voce dietro di me dice: “Mi scusi signore non deve superare la riga bianca”. A quel punto spontaneamente arretro tendendo il filo del telefono. Poi penso “Come cazzo facevo a telefonare stando a due metri?”. Ma subito risponde una voce al di la del filo. <>. <>.. sono dell'Unione Italiana Ciechi..>>. <> <>. <>. Sempre rimanendo dietro la riga bianca da due metri lancio la cornetta del telefono per rimetterlo a posto. La cornetta rimbalza due volte e il filo si avvolge automaticamente, rimettendosi a posto.
“Fico”. Penso. Sconsolato mi guardo intorno. Non so che cazzo fare. “Forum” alla televisione senza volume continua da ore. Forse è un maratona su qualche canale satellitare o usano una cassetta con il “rewind”. Mi accorgo che una signora sui settanta seduta su una delle solite sedie giallo cacarella in plastica, sta li a fissarlo da quando sono entrato. <<..Magari ci viene apposta>>. Per un attimo penso di rifare la fila allo sportello di “ingresso”, ma l'impiegato sta ancora al telefono e la fila ha raggiunto il chilometro. Poi vengo nuovamente colpito dallo strano brusio e dalla folla che circonda la guardia giurata all'ingresso. Tutti si avvicinano a quell'uomo gli sussurrandogli delle cose all'orecchio e se ne vanno sorridendo. Fermo un signore traccagnotto che ha appena sorriso e con lo stesso tono furtivo gli chiedo <>. Il signore traccagnotto guarda l'impiegato all'ingresso per paura di non essere spiato e mi fa cenno di seguirlo dietro l'angolo. Dietro il muro mi dice <>. A quel punto facendo finta di niente mi accosto alla guardia giurata e sottovoce dico.. <> La guardia nemmeno mi guarda, ma velocemente mi sussurra.. <<..dica che sono da confermare non da registrare..>>. Poi sempre con lo sguardo altrove, un fare palesemente forzato e la voce troppo alta la guardia dice
<>. L'impiegato all'ingresso lo guarda compiaciuto, mentre continua la sua eterna telefonata extralavorativa su Luana. Involontariamente mi esce un sorriso dalle viscere e un soave “grazie” pieno di gratitudine, ma la guardia già sta bisbigliando ad altre orecchie. Faccio una nuova fila. Esce il mio nuovo numero sul tabellone luminoso.. “535”. Esattamente come i miei minuti di permanenza all'Imps, la durata della puntata di Forum e ai minuti di imbattibilità di Sebastiano Rossi, quando nella difesa del Milan giocava Baresi. Torno da Loccioni che continua a battere un tasto alla volta senza guardare.
E poi non ho voglia di scrivere un cazzo sui militari che schiattano in Rapunzistan.
La prima volta che entri all'IMPS capisci un sacco di cose. Entri e vedi tanta gente in silenzio che fa la fila. Vicino al primo sportello c'è una televisione senza volume sintonizzata su “Forum”. Due persone in silenzio, attori pagati dall'emittente televisiva si stanno scannando per un problema futile, che il giudice nella sua immensa saggezza risolve rimettendo le cose a posto e rassicurando tutti. Automaticamente mi metto nella fila per lo sportello, per chiedere informazioni. Dalla potente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, mi hanno mandato a registrare certe autocertificazioni di invalidità, ma non ho assolutamente idea di dove cazzo devo andare. Guardo Forum, in silenzio e sto in fila. Vecchie parlano con altre vecchie dei loro problemi, artriti leggendarie, tumori parlanti, ricoveri eterni. Tutti stanno in fila e aspettano da decenni la pensione, o la grazia.
Ogni tanto il numero luminoso che definisce e regola le file suona con un ronzio fastidioso lampeggiamdo. Finalmente riesco ad arrivare allo sportello. C'è un impiegato sulla cinquantina, brizzolato e sorridente. Sta a due metri da me. A terra c'è una riga bianca e la scritta. “Non superare la riga”. Appena arrivo alla riga bianca l'impiegato si alza e comincia a telefonare ridendo esageratamente. Riesco solo a capire.. “..ma davvero??? ahahaha” “Non mi prendi in giro...ahahaha”..”..Che troia”..Rimango fermo sulla riga. Guardo “Forum” sulla televisione in alto a destra. Il pubblico, anch'esso pagato, ride. Fisso le loro facce, le loro bocche che si aprono, col volume abbassato mi mettono quasi paura. Mi viene da fissargli le orecchie. Sembrano gli orchi del Signore degli Anelli in cerca di sangue di Hobbit. L'impiegato ritorna si mette seduto e improvvisamente diventa serio. Il cambiamento della sua espressione è immediato.
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L'impiegato serissimo mi interrompe.
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Si rialza riprende il telefono..”.. quella zoccola di Luana.. ma insomma te la sei fatta l'altra sera..ahahahah.. un grande..”
Esco prendo il biglietto e mi metto a fare la seconda fila. Non parla nessuno. Tutti fissano il alto il numero rosso che cambia con un fischio insopportabile come in attesa del giudizio universale. Un mamma sta seduta su una sedia di plastica giallina cacchetta. Allatta un bambino direttamente dal seno. La madre guarda il bambino con dolcezza, alza lo sguardo ai numeri rossi sconsolata. Poi di nuovo verso il bambino.
Fuori piove. Non lo so con certezza, ma sicuramente fuori piove. Nel silenzio sento un brusio. Le persone si avvicinano alla guardia giurata vicino all'ingresso, gli dicono alcune cose sottovoce e sorridono. Accanto a lui c'è una strana folla. Non ne capisco il motivo. La guardia ha circa 60 anni, la pistola in vista l'uniforme in ordine e la faccia sofferente. “162.. 163..164.. 165”.. I numeri rossi scorrono sul segnalatore. Guardo il bambino che ad occhi chiusi succhia la tetta della mamma. Darei via un braccio per stare al suo posto. “166..”. Tocca a me. Con uno scatto rapido vado verso la porta a vetri scorrevole che porta agli uffici interni. Una signora sui cinquanta anni mi si avvicina. <
Devo mettere in circolo il mio fottuto amore. <<..Prego signora>>. Passa un altra mezzora, il bambino si stacca dal seno della mamma. Apre gli occhi, si guarda intorno e piange. <<..Su tesoro.. tra poco andiamo>>.
Dopo mezzora suona nuovamente il cartello.. “167”.. Tocca a me. Supero la porta a vetri scorrevole. Vado nell'ufficio sulla sinistra. Un uomo con gli occhiali mi guarda.
Ha un difetto alla mano destra. Le dita poco sviluppate sono attaccate al palmo della mano. Non posso fare a meno di fissarle.
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“Fico”. Penso. Sconsolato mi guardo intorno. Non so che cazzo fare. “Forum” alla televisione senza volume continua da ore. Forse è un maratona su qualche canale satellitare o usano una cassetta con il “rewind”. Mi accorgo che una signora sui settanta seduta su una delle solite sedie giallo cacarella in plastica, sta li a fissarlo da quando sono entrato. <<..Magari ci viene apposta>>. Per un attimo penso di rifare la fila allo sportello di “ingresso”, ma l'impiegato sta ancora al telefono e la fila ha raggiunto il chilometro. Poi vengo nuovamente colpito dallo strano brusio e dalla folla che circonda la guardia giurata all'ingresso. Tutti si avvicinano a quell'uomo gli sussurrandogli delle cose all'orecchio e se ne vanno sorridendo. Fermo un signore traccagnotto che ha appena sorriso e con lo stesso tono furtivo gli chiedo <
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Prende i fogli, con l'unica mano disponibile soleva un timbro e senza guardare dà tre colpi, uno per foglio. SBAM! SBAM! SBAM!. <> <<..Ngiorno..>>. Esco dall'Imps, sulla porta la guardia giurata fuma una sigaretta, con il solito gruppo di discepoli attorno. Prendo una caramella Club dalla tasca e butto la carta a terra. Ha smesso di piovere. Dicono che un tizio traformò l'acqua in vino e che quando mori il giudice Santi Lichieri molte persone piansero.
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Prende i fogli, con l'unica mano disponibile soleva un timbro e senza guardare dà tre colpi, uno per foglio. SBAM! SBAM! SBAM!. <
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