mercoledì 9 febbraio 2011

L'omino triste. (Favola triste)



C'era una volta, in un villaggio lontano lontano, in direzione della grande foresta di Merdor, un omino triste triste, che era famoso su tutto il cubo terraqueo per la sua incredibile tristezza, che gli era valsa tre volte di fila la corona di “Mr tristezza” che veniva assegnata nella capitale chiamata Scoglionia.

Il suo villaggio si chiamava Fonteallegra; si chiamava cosí perché tutti, dallo spazzino al sindaco, erano sempre felici, qualsiasi cosa accadesse.
Una fontana di marmo bianchissimo torreggiava al centro della piazza principale del paese, un incisione era appesa in cima.

“Un sorso un sorriso”

Era facile spiegare il perchè, l'acqua era fatata, bastava un solo sorso per restituire il sorriso a chiunque.
Malati da tutte le parti del paese arrivavano nel piccolo villaggio per avere, non una cura, ma una morte allegra e divertente.
Malati di tumore terminale bevevano e scoppiavano a ridere, cardiopatici bevevano, scoppiavano a ridere, ed infine scoppiavano e basta, il cuore non reggeva tanta felicitá.

Il nostro omino triste triste invece rifiutava di bere dalla fontana, nessuno ne sapeva il motivo.

“Non posso” diceva “perchè sono allergico alla felicitá, e anche un solo sorso sarebbe fatale”.

Viveva in una casetta scavata sottoterra, dove non batteva mai il sole, quando usciva per fare la spesa tutti I vicini lo apostrofavano

“Signor tristino, non si abbatta! Guardi che bella giornata! Come puó essere triste!?”
“Signor tristino, su con la vita!”

Al che il signor tristino sollevava leggermente le sopracciglia, spalancava gli occhietti neri e osservava con compassione l'interlocutore, rispondeva inesorabilmente:

“se lei sapesse signor mio”.

La cosa singolare era che la famiglia del signor tristino era quella che da generazioni gestiva la manutenzione della acqua, la cui fonte sgorgava proprio in casa del signor tristino, nel sotterraneo.
Si poteva dire che il tetto della sua casa fosse proprio la famosa fontana.

Un giorno il sindaco del villaggio decise di convocare una riunione di tutta la popolazione per decidere cosa si poteva fare per l'omino, e alla sera si ritrovarono nella grande sala , il titolo della riunione era:

“Possiamo essere felici se qualcuno di noi non lo `?”

Il responso del popolo fu unanime, “No!” Gridarono tutti assieme, sorridendo,.
“non possiamo essere pienamente felici se qualcuno di noi non lo è!” andiamo a parlare con tristino!” e tutti assieme si diressero verso la sua casa.

La porta si apri con un sinistro cigolio e il naso adunco di tristino fece capolino.

“Che volete?”

Il sindaco si porto avanti,togliendosi il cappello in segno di rispetto ed esprimendosi a nome di tutti:

“Tristino, volevamo solo dirti che non possiamo essere pienamente felici, se non lo sei anche tu, e vorremmo chiederti se fosse possibile fare qualcosa per farti felice”

“Siete sicuri di quello che dite?volete veramente fare qualcosa per me?”, mormoró tristino, con un filo di voce.

“SIIII!!” Urló la folla.

Tristino allora spalanco la porticina di legno e fece cenno alla folla di seguirlo attraverso la scalinata che portava al piano di sotto.

La scalinata si snodava in decine di piccoli tunnel, infilato il piú grande e umido dei quali, si trovarono esattamente sotto la grande fontana.

L'omino triste indicó alla folla un grande alambicco collegato al tetto della caverna e disse:

“Questo alambicco purifica giornalmente l'acqua, filtrando la tristezza, e versandola in questa ampolla”

E sollevó una piccola bottiglia.

“OHHHHH fece la folla, inorridita, I visi, illuminati dalle fiaccole, erano diventati cerulei.

“E non potresti semplicemente non berla?” gridó un vecchietto dall'ultima fila.

“Purtroppo per filtrare la tristezza non basta estrarla, occorre anche che qualcuno la beva, sicuramete conoscete il detto che fa :“ L'infelicitá di uno è la felicitá di un altro, bene, è esattamente cosí che funziona”.

“Eh, va bene, ma cosa vorresti che facessimo allora?” disse il sindaco, sempre sorridendo, ma un pó meno del solito.

“Io vorrei che ciascuno di voi bevesse una volta alla settimana un sorso di quest'ampolla, se dividessimo l'amaro calice tutti assieme, nessuno sarebbe triste,o al massimo qualche lacrimuccia, ogni tanto, ma proprio al massimo eh!” un timido sorriso era nato su un angolo della bocca del nostro omino.

Un mormorio di disapprovazione si sollevó istantaneamente dalle bocche degli astanti.

“Beh dopotutto è il suo lavoro da generazioni, perchè dovremmo intrometterci” disse uno
“mah non mi convince questa cosa, magari quell'ampolla è avvelenata!” disse un altro
“E poi sicuramente se la sono meritata, lui e la sua famiglia, questa storia” pensarono tutti quanti, e se ne andarono sbattendo la porta, ma senza sorridere, stavolta.

“Mi spiace”, disse il sindaco, “ma il popolo ha deciso” e levó le tende anche lui.

Quella notte l'omino triste morí di crepacuore, la speranza delusa lo aveva stroncato, non aveva avuto figli.

da quel giorno nessuno piú sorrise nel piccolo villaggio del cazzo.

Kurdt