sabato 15 ottobre 2011

Babele II



Come avrete capito l'incapacitá di comunicare é uno dei problemi che considero centrale.

Per lunghi periodi sono esistite zone in cui una lingua comune univa decine di sottoculture diverse, basti pensare all'impero romano, al Celeste Impero, o piú recentemente, al Commonwealth britannico.
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Il latino è stato la lingua comune da Cartagine a Bisanzio, da Londra a Roma, essere cittadini romani era segno distintivo e positivo (Civis Romanus Sum) e tutti i cittadini parlavano la lingua ufficiale (con il greco, prevalente nei territori orientali).
I dialetti locali ovviamente non venivano esclusi, ma il latino rimaneva la lingua di tutte le transazioni commerciali, e permetteva ai membri dell'impero di interagire senza troppe difficoltá.

Quindi, come mai se un impero come quello romano ha avuto una durata cosí lunga, non esiste piú una lingua comune? Perchè la gente è tornata ai dialetti locali in luogo di una COMODA lingua comune?
L'impero romano dopo aver raggiunto un punto di massima espansione attorno all'anno 70 con la conquista delle provincie della britannia, inizió un processo di maturitá e decadimento.

Come un corpo vivo venne attaccato da invasori esterni i "Barbari" (166-476 invasioni barbariche). 
Unni Vigoti, Ostrogoti, popoli che in altri tempi sarebbero state ricacciate a calci nel culo da dove venivano, ma Roma non era piú quella di un tempo.
L'impero romano cadde, questo peró non significó che le tradizioni secolari impiantate dai romani siano sparite in poco tempo, Carlo Magno chiamó il suo impero "Sacro e Romano", e il latino rimase la lingua della chiesa e delle istituzioni "alte" per molto tempo.
Perchè allora non si parla piú latino?
Esistono sicuramente varie ragioni che hanno portato alla sparizione del latino come lingua, e queste ragioni valgono per tutte le lingue *.
Intanto dopo il crollo dell'impero si ridussero le occasioni di utilizzo del latino, gli interessi da nazionali divennero locali, il tessuto sociale si sfilacció, le provincie granaio perdetteró lo sbocco per i loro prodotti, e lo stesso accadde con tutte le altre provincie´"specializzate" in breve tempo il latino perdette la sua utilitá diventando una lingua "colta" che era conosciuta solo da una parte della struttura sociale, quella piú ricca (ancora adesso al liceo si studiano Latino e Greco, e i licei vengono considerati scuole "alte).
Il latino in questo momento non era ancora sparito dal background culturale delle classi contadine e meno agiate, ma si stava mescolando (piú di quanto giá non lo fosse) con le lingue ed i dialetti locali, dando origine ad ibridi che si allontanavano sempre di piú rispetto all'originale, rendendo piú complicato capirsi fra le varie provincie.
Questo è a grandi linee la situazione storica nella quale si trovava l'impero romano al tramonto, ma la vera ragione per cui il latino, lingua ricca e duttile, è sparito, è l'ignoranza.
Si, l'ignoranza.
Intanto per quanto il latino fosse codificato e possedesse delle regole precise, queste regole non erano conosciute dalla maggior parte della popolazione, che non aveva accesso ad un istruzione, quindi lentamente "Ego sum" si è trasformato in "Yeo sum" (magari attraverso successive dominazioni) che sono andate ad intaccare la tradizione linguistica orale (l'unica alla portata della maggioranza) fino a rendere il latino una lingua cadaverica e putrefatta, sopraffatta da lingue moderne ed innovative, la lingua dei rutti, ad esempio.

Quindi se l'educazione fosse stata universale si sarebbe riusciti a conservare una lingua comune?

Francamente non credo. Ogni generazione apporta dei cambiamenti alla propria lingua, cambi che per quanto "inutili" sono fisiologici, come l'uso della "K" al posto della Ch", modifiche piú utili a marcare la propria identitá generazionale che a sopperire ad una reale necessitá.

E ovviamente non è un fenomeno limitato solo all'italia, Spagna ed Inghilterra ne soffrono nella stessa maniera

Es:
"Tonite" "K tal" "K fai?",

E credo di poter generalizzare per tutte le lingue alfabetiche, mentre non ho idea di come si siano modificate nel tempo lingue ideografiche come il cinese, so che ci sono state delle variazioni nella maniera di dipingere l'ideogramma, ma forse sono state meno incisive (se qualcuno di voi ne sa di piú a riguardo, apra la bocca, saró felice di modificare).
Le modifiche che la nuova generazione apporta alla lingua si stratificano e dopo un periodo in cui vengono osteggiate dalla vecchia guardia, entrano nell'uso comune (Il pneumantico è un errore comunemente accettato, oramai anche la Crusca lo ammette).

Esistono enti come l'accademia della Crusca, dedicati alla preservazione della purezza della lingua,
ma possono fare poco anche loro. Cosa potrebbero fare del resto contro orde di adolescenti armati di cellulare? Certo, una soluzione potrebbe essere impedire di utilizzare Social network/Blog/Strumenti di comunicazione a chiunque non sia capace di parlare e scrivere correttamente la lingua, istituire un reato di "insulto alla lingua ufficiale" punibile con tre/sei anni di reclusione, ma altrimenti, la guerra è persa.

Dobbiamo rassegnarci ad un futuro dove skrivero' Kosi.

Poi dovrem rasgnarc ad un Futur dov si skriv Ksy.

E anche li ci saranno quelli che romperanno i coglioni, ricordandoví che dopo la y ci va l'apostrofo.

Ma tanto non li ascolterá nessuno.


Kurdty' 

6 commenti:

Maroc ha detto...

"Quindi, come mai se un impero come
quello romano ha avuto una durata cosí lunga, non esiste piú una
lingua comune? Perchè la gente è tornata ai dialetti locali in
luogo di una COMODA lingua comune?"

Secondo la mia teoria, per un semplice fatto socio-politico-culturale.
Prendiamo una terra X dove si parla una lingua Y.
Arrivano i Romani e conquistano tutto. Viene introdotto il latino.
man mano che la terra X viene integrata eliminando le eventuali sacche di resistenza (beninteso, anche quelle culturali), la maggior parte dei cittadini di livello medio-alto noterà che è comodo avere una lingua comune che evita fastidiosi fraintendimenti e lenta comprensione col nucleo centrale dell'Impero, quindi si da il via, per quelli che se lo possono permettere, a un tipo di educazione che veda i futuri cittadini già forniti della lingua latina.
Inutile dire però che al povero contadinaccio tagliato fuori dal mondo il latino interessa relativamente poco, per cui la sua lingua sarà nel migliore dei casi un misto di Y e latino, che si imbastardirà diventando alla fine un risultato lontano dall'uno e dall'altro.

La situazione perdura sino al perdurare dell'Impero.
Una volta che crolla l'impero, le radici culturali della terra X tornano alla luce grazie ai pincopallino linguisti di turno che nonostante l'apprendimento del latino hanno sempre coltivato la loro propria lingua.
Morto (o imbastardito, o trasformato, fate voi) il latino, beh, quel che rimane altro non è che quella lingua originaria oppure la sua versione volgare Y+latino.

E' lo stesso discorso per il quale i miei nonni capiscono al volo se parlo in sardo con loro, ma dell'italiano c'azzeccano relativamente poco. Eravamo una terra X con la lingua Y (sardo). Poi è arrivato l'italiano e abbiamo creato un Y+italiano. Non a caso molti ragazzi oggi rendono in sardo un sacco di parole che non esistono, prendendole in prestito dall'italiano.
Dovesse morire l'italiano, torna il sardo vero o la lingua deforme ed italianizzata. Va tuttavia considerato che essendo un'isola alquanto... isolata, il paragone con l'impero romano è da prendere relativamente alla leggera.

Tu che ne dici?

Maroc

kurdt ha detto...

Esiste ovviamente anche il fenomeno di "ritorno al passato" in inghilterra le vecchie tradizioni linguistiche si sono mescolate con le nuove, ma altrove, ad esempio spagna, francia, italia e portogallo, le "vecchie" tradizioni" erano state completamente o quasi sostituite dal latino.

Pensa agli stati uniti, se domani crollassero, nessuno tornerebbe alla lingua indiana.

kurdt ha detto...

Riguardo al sardo, sai che? è una lingua bastardizzata già da millenni, "domo" viene dal latino, "cadira" dal portoghese, "Mesa" dallo spagnolo, ed è quasi tutto così, abbiamo preso da tutte le dominazioni un po', rimangono addirittura un po' di parole legate direttamente ai fenici :)

Maroc ha detto...

Pardon, mi devo essere espresso male io.
Certo, il sardo altro non è che un melting pot di decine e decine di linguaggi passati al centro del mediterraneo, e di sicuro molte parole appartengono a radici diverse.
Il sardo bastardizzato come lo intendevo io è quello storpiato dalle giovani generazioni d'oggi, che lo parlano giusto per insultarsi a vicenda. Poi quando incontrano termini che esulano dalle loro conoscenze, come "porta" ---> "janna", o "ecca" qui in Campidano, allora si trasporta impunemente dall'italiano il termine corrispondente, facendo così diventare "s'ecca" "sa porta".
Se penso che perfino a mio nonno un paio di volte è sfuggito un "sa porta" mi vengono i brividi.
Conseguenze dell'ignoranza, come tu hai giustamente specificato.
Ignoranza, pigrizia, e disinteresse per le proprie radici culturali.

Poi è anche vero che per fortuna/sfortuna (dipende dai punti di vista) questo fenomeno si verifica sempre più spesso nell'hinterland delle città più "progredite". Di certo basta fare un salto all'interno dell'isola (Tonara, Seui, o anche solo Senorbì e Siurgus) per vedere che la lingua sarda è tutt'altro che morta.
Più che altro rimangono sempre i soliti dibatitti su QUALE variante della lingua sarda sia quella originale, ma a parlar di questo si finisce off topic, per cui chiudo qui.
Intanto sono abbastanza sicuro che il sardo non morirà almeno per i prossimi 300-350 anni, dal momento che ora è insegnato perfino nelle scuole elementari. Incrociamo le dita.

P.s: per quanto riguarda gli Stati Uniti, credo non tornerebbero alla lingua indiana neanche potendo: volenti o nolenti, i coloni erano inglesi, francesi e spagnoli. Gli USA sono solo un prolungamento della vecchia Europa, i pellirosse (specialmente nelle condizioni attuali) una minoranza risibile senza potere ed importanza.

Maroc

kurdt ha detto...

Lo scadimento della lingua sarda è terribile, quando ero piccolo ancora si parlava un qualcosa di simile al "sardo" ovvero una lingua completa con delle differenze molto marcate rispetto all' "italiano", oramai no, sento come dici tu, "sa potta" in luogo di "sa Genna" o "su vidru" in luogo di "su cidru" e l'elenco è lungo.

La variante della lingua sarda da adottare? quella di lunamatrona. Perchè? mi piace il nome.

Riguardo gli indiani, l'esempio è calzante perchè benchè gli usa siano come dici tu, un "prolungamento" della vecchia inghilterra, questa era la situazione che si verificava ad ogni conquista, solo pochi imperi sono stati capaci di non disintegrare le radici culturali dei paesi che conquistavano.

(O massacrarne gli abitanti)

Maroc ha detto...

No io opterei per la variante di Gonnosfanadiga.
Il nome è più bello xD

"Solo pochi imperi sono stati capaci di non disintegrare le radici culturali dei paesi che conquistavano". Hmmmm... purtroppo la tolleranza non è tra le virtù del genere umano, checchè se ne dica. Anche la tolleranza per le lingue, evidentemente.

Maroc