mercoledì 16 marzo 2011

Istruzioni per vincere sempre al lotto

Al mondo ci sono due grandi categorie di persone,  quelli che vincono, e quelli che perdono.

Poi possiamo discutere su quali principio decidere chi vince o chi perde, diciamo però che nella società attuale vince chi fa soldi e si accasa con il/la più bella/o.
 Cosa che generalmente li fa salire nella gerarchia sociale e dare ordini ad altri, che ancora non sono riusciti a fare soldi.
Poi esistono anche altri tipi di società, o quantomeno, esistevano, in un lontano passato, prima che tutto l'occidente diventasse una sola cosa, ed usi e costumi diventassero simili per tutti.

In quel lontano passato mio nonno faceva il formaggio con le sue mani.
Le quali erano sempre sporche da far ribrezzo, tanto che quel cazzo di formaggio lo mangiava solo lui, e pensate che preparava quindici chili di formaggio al mese!

Ok, lo ammetto, non ho nessun nonno, i miei genitori si sono replicati per mitosi da dei funghi allucinogeni.

In ogni caso, appurato che non esiste un idea vera e propria di "Vincere" esistono sicuramente varie maniere di "vincere", qualunque cosa questo significhi nella vostra stupida cultura.

Ad esempio per i cattolici l'ideale è vivere tutta la vita con una sola donna, circondati da decine di figli, che ovviamente dovranno essere sfamati, quindi toccherà pure lavorare sodo per mantenerli.
Per i mussulmani vale esattamante la stessa cosa, con la differenza che, invece che una, le donne possono essere N tendente ad infinito, l'importante è che l'uomo abbia abbastanza soldi da mantenerle tutte.

Vedete come tutto si riduce a fica e soldi?

Per ottenere la fica ci vogliono i soldi, se invece avete già la fica, significa che

1) Avete già i soldi.

O

2) Siete voi la fica, in tal caso i soldi arriveranno, in un modo o nell'altro.

Ora mettiamo che voi vogliate raggiungere un qualche obbiettivo, qualunque esso sia, potete seguire due strade, una è quella che seguono tutti, e l'altra invece, è la vostra, personalissima, strada.

Ora, chiediamo a cento persone quale delle due preferiscono, su cento, 99 risponderanno che ovviamente preferiscono la strada meno battuta, la loro strada "personale".

Ma allora come mai quando mi guardo attorno siete tutti uguali?
Perchè quando mi guardo attorno vedo che fate tutti le stesse cose nello stesso modo?

La parola "strada individuale" vi piace eh? effettivamente suona bene, richiama già al successo, voglio dire, sicuramente uno che ha seguito "le sue aspirazioni" riuscirà a combinare qualcosa di grandioso!

E allora perchè cazzo siete sempre tutti intruppati come pecore?

Avete paura, ecco cosa.

Avete paura di perdere, qualsiasi cosa significhi.
Ecco perchè fate tutti le stesse cose, mangiate le stesse schifezze, fate gli stessi sport, cercate lo stesso tipo di donna (o uomo, non sono certo maschilista quando c'è da insultare).

Se siete alternativi allora fate tutto quello che fanno quelli che chiamano alternativi, e allora vi tingete i capelli fucsia e prendete per il culo quelli "normali" , senz'accorgervi che siete solo delle pecore di colore diverso.

Il problema è che se il vostro obbiettivo è "Vincere" e volete massimizzare le possibilità di successo, non potete certo affidarvi a qualcosa di imperscrutabile e insicuro come la vostra indole, o il vostro talento, o capire quello che vi piace fare a prescindere da questa parola "Vincere".

Ok potremmo anche dire che quello che vi piace è "Vincere", in tal caso ho una pessima notizia in serbo per voi:

NON VINCERETE MAI. 


Anche per vincere ci vuole dedizione e tempo, e per quanto uno possa dedicarsi ad una causa, se quello che fa non gli piace, può rimediare al massimo un esaurimento nervoso, altro che successo e gloria; schizofrenia e calci nel culo, qualsiasi cosa facciate. 

Una breve lista di gente che non voleva vincere (o almeno non solo):

Albert Einstein,  michail Tal',Pablo Neruda, Charles Buckowski,  Antoine de saint-exupèry, Gesù gristo, allah budda e Manitù.

Come potete vedere la casistica include un numero sufficiente di esempi che mi danno ragione. 

In conclusione possiamo riassumere così la faccenda:

"Per vincere non devi voler vincere"

Che Dio vi abbia in gloria.

domenica 13 marzo 2011

Giapponucleari de noartri

Partendo dal presupposto che a me, di Giapponese, piacciono solo i fumetti e il ristorante, e che non andrei a vivere a Tokio nemmeno se fosse l'unica città rimasta dopo un olocausto nucleare(*1) devo ammettere che provo una certa stima per questo popolo di sgrana sashimi.

Stima per il fatto che si siano rialzati dopo DUE bombe atomiche ed una guerra mondiale persa, stima perchè convivono in ottanta milioni con il territorio a più grande sismicità del mondo, territorio piccolo e poco agevole, tralaltro.
Per sopravvivere in un ambiente simile, i Giapponesi hanno sviluppato un attitudine sociale da formicaio, dove nessuno è mai solo se stesso, ma tutti sono anche parte del grande gruppo sociale che li distingue  dai "Gajiin" (stranieri).

Il termine Gaijin non significa però solo "straniero", ma è un vero e proprio muro divisorio fra i "giapponesi" e tutti gli altri "barbari" che venivano (e vengono ancora) considerati incapaci di comprendere la cultura giapponese.

E non hanno tutti i torti, se consideriamo che il Giappone che ha mantenuto un incredibile distanza da tutto il resto del mondo, conservando tutte le tradizioni più tribali della loro cultura, (basti pensare ai libri di Yukio Mishima, che tralaltro decise di suicidarsi insieme al suo più fidato discepolo facendo seppuku, giapponese fino alla fine).

Fu dopo la sconfitta durante la prima guerra mondiale che il Giappone decise di avvicinarsi all'occidente, copiandone alla perfezione i metodi di produzione, anzi, migliorandoli grazie all'incredibile dedizione al lavoro di cui era (ed è) capace il popolo Giapponese.

Insomma i giapponesi si rialzano e diventano ancora più forti dopo la prima guerra mondiale, partecipano alla seconda e sono l'unico paese ad aver assaggiato non una, ma ben due bombe nucleari su due città diverse.

Ma il popolo giapponese prende e si rialza un altra volta, quindi  diventa la capitale dell'alta tecnologia, dando origine a realtà come sony-Nintendo-Nissan- Honda, leader nel loro settore.

Questo grazie alla fortissima coesione sociale che contraddistingue i Nipponici, una caratteristica che ha permesso di costruire delle centrali nucleari in un paese ad elevatissima sismicità.

Ora voglio farvi una domanda,  se dopo un terremoto, per quanto disastroso, le centrali giapponesi, gestite da GIAPPONESI, non hanno retto e stanno dando problemi, avete idea di cosa sarebbe potuto succedere in un paese come l'italia, dove probabilmente l'addetto alla sicurezza è sciopero durante il terremoto?

In un paese dove anche un terremoto del settimo grado della richter butta giù una citta intera?

In Italia sarebbero sopravvissuto solo gli scarafaggi,( e i sardi, ovviamente, visto che la Sardegna è notoriamente antisismica).
 Durante il terremoto le centrali italiane non subirebbero nessun danno, semplicemente esploderebbero all'unisono, annicchilendo in un colpo solo Italia San Marino, e , grazie a dio, Città Del Vaticano (so che vi piacerebbe).

Ma vogliamo ricordarci chi siamo? la scossa dell'Aquila aveva fatto segnare solo il SESTO grado della scala Richter, roba che in Giappone nemmeno si alzano dal tavolo se stanno mangiando, mentre in Italia ha provocato centinaia di morti foto del disastro eccetera eccetera.

Ma immaginiamo che miracolosamente noi si aquisti dal giappone tecnologia e tecnici, per le centrali (spendendo una barca di soldi) i problemi del nucleare sarebbero finiti li?

NEMMENO PER IL CAZZO.

Le centrali giapponesi hanno ammortizzato il costo di creazione visto che sono state create negli anni 50, quando ancora l'uranio costava un decimo di quello attuale, se iniziassimo domani mattina a costruire le centrali, ci vorrebbero almeno dieci anni per fare funzionare la prima,  cosa cazzo facciamo nel frattempo? facciamo funzionare le fabbriche montando gigantesche biciclette? ci mettiamo dei grossi tubi in culo e riutilizziamo il metano autoprodotto? ( L lobby dei borlotti spingerebbe per questa soluzione).

E le scorie radiattive suppongo dovremmo infilarcele su per il culo noi sardi, lontano dagli occhi, lontano dal cuore (ma su per il culo).

Il governo ha tolto le sovvenzioni per il fotovoltaico, sostenendo che il mercato deve diventare efficace, BENISSIMO, sono sicuro che il mercato del fotovoltaico rallenterà ma non scomparirà, ma voglio che anche per le centrali nucleari si faccia la stessa cosa, lo stato non deve metterci una lira, ci pensino i privati al ciclo di smaltimento, alla messa in sicurezza e tutte queste belle cose, e ci pensino i privati a pagare se qualcosa va storto (Già li vedo scalpitare! uhhh quanti!).

Se il nucleare non venisse sovvenzionato dallo stato nessuno ci investirebbe una lira, perchè il costo è immensamente superiore ai guadagni.

E non mi addentro in troppi dettagli, che so che le vostre testoline possono reggere solo un certo numero d'informazioni alla volta.

Kurdt

Ci tengo a precisare che non sono contro l'opzione nucleare Tout Court, sono contro QUESTA opzione nucleare (la terza generazione) in questo momento ( momento in cui è molto più ragionevole puntare su progetti innovativi ed economici come il Kitegen 

E ora provate a chiamarmi ambientalista su, che vi prendo a calci sugli stinchi.

1)* I giapponesi hanno sempre avuto un ottimo feeling con l'atomo.

Kurdt

giovedì 10 marzo 2011

Giochi

Einstein: Dio non gioca a dadi!

Niels Bhor: non dire a dio quel che deve o non deve fare!

Com'è noto I due geni erano anche amici,insomma, dimmi con chi vai, e ti dirò se riceverai un nobel per la fisica.

L'uomo ha sempre avuto una sana passione per I giochi, gli scacchi, ad esempio, di cui sono un accanito giocatore, esistono sin dal sesto d.c.,ed a quanto pare furono inventati in india per compiacere un annoiato principe.

Il go invece è un gioco maggiormente diffuso in Cina, Korea e Giappone, ha regole semplici ma una complessità straordinaria, tanto da rimanere ancora praticamente intoccato dai vari software, ancora incapaci di confrontarsi con la duttilitá cerebrale umana.

Ancora esistono giochi di squadra, come il calcio, o il football, e giochi cooperativi, come il sesso, praticabile anche a squadre nella sua variante, definita orgia.

Giochi di ruolo, alla Doungeons and dragons, e giochi di societá come lo splendido Risiko.
Ancora! esistono I videogiochi, tanto acclamati dagli utenti quanto disprezzati dai quotidiani, che li accusano di tutte le stragi possibili, comprese quelle del sabato sera.

Insomma esistono giochi per tutti I gusti e per soddisfare tutte le voglie, ora la domanda che voglio porvi è :

COS'È UN GIOCO?

Voglio dire, è facile fare un elenco di giochi, meno facile è descrivere in poche parole cosa sia IL gioco.

Proviamo a partire dal concetto che il gioco è un sistema naturale di “esercitare” determinate caratteristiche, che possono essere fisiche e di coordinazione (calcio, pallavolo, basket) o intellettuali e strategiche , (scacchi,dama, go, krieg) o ancora mnemoniche ( memory) o spaziali (Nascondino, cos'avevate capito?).

Il gioco poi è un attivitá PIACEVOLE che soddisfa un qualche bisogno.

Vedendola sotto quest'ottica possiamo dire che sono un ottimo modo di tenere a freno l'aggressivitá, permettendo di incanalarla e dirigerla nel gioco, e per mettere in gioco la propria abilitá e destrezza senza dover per forza danneggiare qualcun altro

Ora qualcuno particolarmente intelligente fra di voi avrà giá formulato un pensiero che suonerá piú o meno così:

“Ma allora sport come I cento metri sono giochi o sport?ª

La mia personale risposta (che quindi non vale come prova in un processo) è che quasi tutta l'atletica leggera, il canottaggio e roba del genere, non vengono praticati “per divertimento” ovvero l'aspetto competitivo o salutistico predomina grandemente su quello ludico, possono  essere visti
ANCHE come “ un gioco”, ma `per il tipo d'analisi che intendo fare, francamente, non ce ne frega un cazzo e amen.

Ora arrivo al punto, o almeno ad uno dei punti che intendevo analizzare.

Partiamo da J.nash e il suo contributo alla teoria dei giochi.

John Nash è un matematico americano, universalmente noto per il film, “A beautiful Mind” (che in italiano tradurremmo con “ Na bella capoccia” ) che racconta per filo e per segno la storia della schizzofrenia del tizio, senza ovviamente dire nulla riguardo all' opera (contributo) piú importante del nostro, ovvero la teoria del punto di equilibrio, un addendum alla teoria dei giochi.*(2)

Non sia mai che il pubblico possa anche capire anche PERCHÉ il tizio sia diventato famoso, oltre a sapere che adesso è un povero rincoglionito che si piscia addosso e strilla contro gli alberi credendoli agenti del grande complotto alieno.

I giochi, secondo la teoria base di Von neumann, si dividono in  grandi categorie fondamentali:

I giochi a somma 0, ovvero I giochi dove quello che viene perso da un giocatore viene guadagnato dall'altro giocatore/ squadra .
Ed I giochi a somma diversa da zero:, nei quali quello che viene guadagnato da un giocatore non verrà per forza perso dall'altro, in questo caso il gioco non deve finire
necessariamente con la sconfitta di uno dei giocatori.

Quindi possiamo dire che giochi come gli scacchi o la dama sono a somma zero, cosi come la maggior parte dei “giochi” che ho descritto poc'anzi, è molto difficile trovare un “gioco” ce non sia a somma 0, ovvero dove sia necessario sconfiggere uno o piú giocatori per “vincere”.

Ma il nostro buon Nash cercava di descrivere situazioni ben piú complesse di quelle che si creano in un ambiente “artificiale” come una scacchiera, Nash tentava di schematizzare anche I rapporti fra esseri umani e gruppi sociali, tant'è che venne addirittura contrattato dal dipartimento della difesa americano per cercare di trovare una soluzione alla tensione venutasi a creare tra Urss e Usa durante il periodo della guerra fredda.

Esistono altre due categorie importanti di “giochi” ovvero quelli Cooperativi/non cooperativi.

Nemmeno sto a spiegarvi il significato delle due categorie, perchè immagino lo intuiate da soli.

In ogni caso la formula
è questa:

Dove "i" sono i giocatori; S sono le strategie dei diversi giocatori e U è l'insieme delle funzioni.

(Sti cazzo di matematici dei miei coglioni, sempre a codificare tutto in numeri)

In ogni caso in pratica Nash ha codificato il modo in cui due entità giocano un "gioco" competitivo ad informazione completa e con giocatori razionali, tanto da essere applicato, con alterni risultati, all'escalation nucleare Usa-Russia.

Scoprendo inaspettatamente che non si sarebbe mai dovuto cominciare quel determinato gioco.(*3)
La situazione di tensione fra Urss e Usa è un perfetto esempio di gioco non cooperativo a somma diversa da zero.

Insomma I giochi con Nash erano diventati qualcosa di veramente serio, con cui si cercava addirittura di dirigere e capire il destino di una nazione.

Ed ora ho finito la premessa e posso iniziare il post.

Purtroppo non potevo spiegarvi quello che pensavo senza questa lunga (ed interessante, quantomeno per me) divagazione.

La vita di tutti I giorni è un gioco a somma diversa da zero, per quanto ci ostiniamo a giocarlo in maniera cosí stupidamente competitiva, isolandoci dal resto delle persone, cercando di sconfiggerle in questo gioco chiamato “vita” che ha come prima regola :“ La vita non è un gioco” *(1).

E con questo ho finito.

*1 Non puoi vincere, non puoi perdere, ma puoi abbandonare.

2* Teoria Dei giochi :

3* Sto mentendo spudoratamente per non ferire la vostra sensibilità pacifista,  in realtà il punto d'equilibrio della guerra fredda si raggiunse quando le due superpotenze, oramai piene di testate nucleari, non avrebbero mai potuto attaccarsi senza scatenare un apocalisse nucleare anche sul loro territorio, preso atto di questo, (e con la caduta dell'urss...) iniziarono gli accordi denominati "start" per la smobilitazione degli arsenali atomici.

Quindi non rose ma testate nucleari.

P.s. mi sono spaccato la caviglia, ho molto tempo per non lavorare, se qualcuno di voi volesse giocare a scacchi contro di me, mi contatti ;)

sabato 5 marzo 2011

Scacco al Re

Due vecchietti sono seduti uno di fronte all'altro, tra loro un piccolo tavolino ed una scacchiera, con i pezzi bianchi e neri pronti a darsi battaglia, oramai giunti alla fase culminante del gioco.

Quando due buoni giocatori si affrontano, c'è sempre un momento in cui tutto sembra ancora in equilibrio, quando ancora non si è lanciato il primo attacco, mentre i giocatori si studiano, piazzando sul campo di battaglia le loro forze.
I nostri vecchietti stavano esattamente in quella fase, e si poteva dedurre dalle espressioni che non doveva essere una partita facile, per nessuno dei due.

Mario giocava con i neri, era pelato, ma con una folta barba nera, che torturava strappandosi pelucchi, per allentare la tensione. Gettava rapidamente lo sguardo sulla scacchiera, saltando da un pezzo all'altro controllando che tutte le sue truppe fossero esattamente dove lui desiderava.

Franco invece sembrava dei due il più anziano, con una lunga barba bianca e capelli lisci che coprivano in parte la faccia, lasciando trasparire però due occhi vispi e sorridenti.
 "Scacco" Disse Franco, sorridendo soddisfatto.
 "Mpf" Sbuffò mario, preoccupato. , La situazione era oramai compromessa, e lui non era mai stato bravo a perdere.

 Afferrò il re d'ebano, e lo distese, in segno di resa.
"Ma non credere che sia finita qui! quant'è vero iddio, un giorno conoscerò questo gioco così bene, in tutti i più piccoli dettagli, che nessuno! NESSUNO! potrà più battermi!" e si alzò, facendo cadere la sedia tanto era lo slancio,e afferrando alla svelta la sua tabacchiera accanto alla scacchiera.

Franco continuava a sorridere, era abituato a questa scena, che si ripeteva ad ogni sconfitta, ma stavolta si mise a fantasticare sulla possibilità che veramente qualcuno potesse arrivare a conoscere quel gioco alla perfezione, in modo da non poter essere mai più sconfitto.

Essere capaci di giocare la partita perfetta.

"Mah, certo che sarebbe proprio noioso, a quel punto" concluse, riflettendo tra se e se.

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Reykjavik, islanda 20**.

Ansa: Coglie di sorpresa tutti gli appassionati di scacchi, l'annuncio  dato stamane dal dottor Bishop, rettore della facoltà di matematica della capitale islandese:

"Oggi è un grande giorno per gli scacchi! abbiamo analizzato tutte le 10^43 posizioni possibili, sviluppando tutte le possibili combinazioni, ebbene, ora siamo orgogliosi di annunciare che la partita "perfetta" è stata ricreata, scoprendo così che il bianco, giocando perfettamente vince sempre, senza possibilità di  ripresa da parte del nero.

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Decine di appassionati di scacchi si sono presentati di fronte alla regia università di reykjavik con le loro scacchiere in mano, alla testa l'ex campione del mondo, Boris Spasskj, che spiega alla stampa presente le ragioni della protesta:

"I computer hanno ucciso gli scacchi,questa protesta è la resa dell'umanità alle macchine, bruceremo le nostre scacchiere qui di fronte, ed io, io...  non giocherò mai più, mai".

Al centro della piazza un rogo s'innalzava, alimentato da pedoni, dame, alfieri e  torri, illuminando tristi e smunte facce, che vedevano in quel rogo la fine di un arte, la nascita di una scienza.

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 Il dottor Bishop e il dottor RockCastle nel frattempo si trovavano al piano terra dell'università, nella biblioteca, il dottor B, premette un libro, la cui copertina recitava "B.Fisher le mie 60 migliori partite" ed una libreria scorse lateralmente, mostrando un passaggio segreto.

I due seguirono il passaggio fino ad arrivare ad una spaziosa stanza illuminata da una finestrona ovale sul tetto, che faceva entrare uno spiraglio di luce esattamente al centro della stanza, dove sopra un tavolino quadrato stava una splendida scacchiera d'ebano.

I due si sedettero, Bishop di fronte al nero, RockCastle, al bianco.

 "Abbiamo dovuto farlo" disse Bishop.
"Si, certo, ma hai pensato a quanta delusione abbiamo creato? a quante persone non giocheranno mai più?

"Abbiamo dovuto farlo, se ci pensi, sai che è stato giusto, annunciare di aver risolto il gioco...SENZA AVERLO RISOLTO.
 Impedirà che qualcun'altro ci provi, almeno nel breve termine"

"E così avremo un pò di tempo per le nostre partite, senza che nessuno ci disturbi con un inutile soluzione.."

E così continuarono la loro partita.





A volte l'ignoranza è un bene.


Kurdt

venerdì 25 febbraio 2011

Forse un pò in ritardo

Buffo come quando una persona muore si corra immediatamente a ricoprirla di aggettivi di ogni tipo, tutti con una connotazione positiva, in modo che da morti tutti diventano gentili, comprensivi, ottimi padri di famiglia, grandi lavoratori, ottime sorelle,o almeno amanti degli animali.

La veritá è che la maggior parte delle persone non conosce quella che é morta, o la conosceva cosí poco da preoccuparsi che qualcuno possa pensare che voglia sfottere.

E cosi abbiamo sfilze di corone di fiori con su scritte le stesse cose in poche sfumature linguistiche :

“Ci mancherai”
“Sei sempre stato il migliore”
“Ti voglio bene ”

E un sacco di cose simili che trasformano Il morto da essere umano normale a divinità assoluta ed intoccabile, cosí gente che picchiava la moglie con lo spiedo diventa “bravo padre di famiglia”, assassini diventano “coscienziosi riduttori della popolazione” e ladri diventano “socialisti”.

Per dire.

Quanti amici si possono avere in una vita intera? Intendo amici veri, quelli che ti lasciano nel bene e nel male un segno, quelli che magari ti hanno anche tradito, ferito, fatto ridere fino alle lacrime, fatto incazzare fino a urlargli di andare a fare in culo.
Gente a cui magari hai infilato le dita in gola per farla vomitare, visto che non riusciva a farlo da sola, con cui vi siete fatti la tinta fucsia nel vostro periodo punk, ma poi lui si vergognava come un negro durante l'apartheid allora e per un mese girava con un ridicolo cappellino da baseball, o che ti ha salvato la vita, una volta.

Gente fatta come uno di quei vecchi maglioni che tenete nell'armadio, quelli che se sono vecchi e sdruciti, hanno un buco su un fianco, ma cazzo, non lo cambiereste con nessun altro, perchè quello è il vostro maglione preferito, e puzza di vostro.

Le persone vere non sono perfette, ne da vive ne da morte, e non si riducono ad elenchi di aggettivi determinativi.

Al mio funerale vorrei che le corone funebri recassero intestazioni fantasiose tipo :

“Ricordo la volta che ti riportammo dentro sbronzo duro, ancora mi spiace per averti buttato nella piscina, ma era per il tuo bene”
“sei sempre il solito stronzo”
“Negro” (era uno dei miei tanti soprannomi)
“Scusa di averti trombato la ragazza, beh, tanto ora lo dovresti essere venuto a sapere”
“Scusa per essertmi trombata il tuo amico,ma tanto adesso dovresti essere venuto a saperlo”

Roba scritta da gente che sapeva di cosa parlava e che non inventava un cazzo,.perchè mi conosceva.

E poi non vorrei un funerale con un sacco di persone, perché tanto non potró ricambiare, e non mi piace essere in debito.

E poi tanto, le persone che veramente contano saranno in tutto, a voler essere larghi di manica, una ventina.
Tutto il resto sono persone di sottofondo, riempitivi per non rendere il tutto troppo noioso.
Se ci facessero nascere in gruppetti di venti persone giá pronte eviteremmo di sbatterci a cercarle, quelle venti persone.

E quelle persone potrebbero permettersi di dire quello che gli pare per salutarti, tanto te lo dicevano già in vita.
Tutti gli altri potrebbero continuare a utilizzare I soliti tre aggettivi in croce, gli altri invece si riconoscerebbero dal fatto di essere ubriachi e di pisciarti sulla bara, gridando al prete

“ E tu che cazzo ti guardi? Era pure ateo!”

Quando avevo diciotto anni uscimmo insieme ai miei compagni di stanza, ci ubriacammo violentemente a furia di birra e crema al Wiskey, e chiacchera chiacchera giurammo solennemente che quando qualcuno di noi fosse morto gli altri sarebbero andati sulla sua tomba e gli sarebbero scoppiati a ridere in faccia, gridandogli “Coglione” perché si era fatto fottere.

Non che credessimo davvero che qualcuno di noi sarebbe potuto morire, a diciotto anni non puoi mica morire, si muore da vecchi, se non ti sparano.

Stai tranquillo che non me ne sono dimenticato.



Poi c'è un fenomeno strano per cui, anche se I miei amici si contano sulle dita di una mano amputata, andrei molto volentieri al funerale di parecchie altre persone.

mercoledì 23 febbraio 2011

C'est la vie C'est la mort

Che figo essere cinici.

Una vera figata, essere cinici,sopratutto quando il tuo migliore amico crepa, e tu stronzo non sai un cazzo, perchè sei in culo a quel porco di dio.

E puoi fare finta di essere un figo insensibile.

Figata essere cinici.

Ti chiamano nella notte per dirti che a qualche migliaio di chilometri di distanza, qualcuno che ami, ha tirato le quoia.
Figata!
L'ideale per un post.


Un amico tira le cuoia (o quoia?)  e tu t'interroghi se sia corretta l'ortografia di cuoia.
 Certo che ci vuole coraggio, eh.

La verità è che di fronte al dolore ci vuole coraggio, ci vuole pazienza, per non arrendersi, e ci vuole, pensate un pò, pazienza per arrendersi!

Mannaggia a quel porco di dio, cosa cazzo mi chiamate alle quattro di mattina per le brutte notizie?
Chiamatemi a mezzogiorno che è uguale, ed in più ho il vantaggio cronologico, cosa credete, che vi paghi per il tempismo?

Tanto prima o poi schiatteremo tutti, a prescindere, lo sapevo già.

Magari non mi aspettavo che i miei amici inziassero a schiattare già da adesso, ma sapevo che c'era qualche probabilità statistica che succedesse.

Eh adesso come ti sembra l'universo, eh? lurido figlio di puttana, rabbino di merda bastardo?
 Non hai più nessuna voglia di regalare nutelle ai tuoi poveri compagni di stanza, eh, sporco rabbino, pure un pò negro.

Niente da fare, non mi fai pena, sappilo, la tua vita l'hai vissuta con pienezza, e non verrò al tuo stupidissimo funerale, che oltretutto so essere finto, e organizzato solo per aiutare le multinazionali del farmaco che sostenevi.
Tralaltro tifavi inter, quindi non avevi nessuna scusa per esserti preso quella gran figata di tumore.

Hai fatto bene a non avvertirmi che stavi per schiattare fino al giorno in cui sei schiattato.

Sappilo io non ho pianto per niente, perchè nei rapporti umani bilaterali, non ci credo, e tu eri comunque uno stronzo,*

Ti voglio bene Ale.

*Sto piangendo dalle tre di mattina.