Non è così difficile perché lo si dice a chi si ama. Qualcuno che, di lì a poco potrebbe spezzarci il cuore, ma in fondo, potrebbe anche andarci bene no? Altri sono convinti che urlare in faccia tutto quello che ci passa per la testa sia coraggioso. Io non credo. Qualunque testa di cazzo è capace di farlo, non mi sembrano molto coraggiose, le teste di cazzo.
Immagino che alcuni costruiscano la propria personalità sull'assunto di avere sempre ragione, sempre. Anche solo un errore potrebbe distruggere il castello, ecco quindi che non possono mai ammettere di avere torto.
Se ci pensate, chi è che vuole sempre avere ragione? I bambini molto piccoli, che non hanno ancora sviluppato una teoria della mente e riescono a ragionare solo partendo dal loro punto di vista. Per un bambino piccolo, gli altri non esistono, al massimo sono strumenti per massimizzare il proprio piacere, e se vogliono fargli fare qualcosa che a lui non piace, allora fanculo, morissero pure.
Un tizio come Donald Trump, per dire, è sicuramente un esponente della categoria. Quando gli chiesero come mai avesse fatto bancarotta per cinque volte di seguito, invece di ammettere l'errore, la risposta del tizio è stata:
«Era una saggia mossa commerciale!»
Non mi stupisce che ne abbia fatte cinque di bancarotte, uno così. Non imparerà mai dai propri errori.
«Mi sono sbagliato» in fondo significa ammettere una sconfitta, da qualche parte, in qualche momento della mia vita, sono stato sconfitto. Non importa come, potrei aver tradito la fiducia di una persona cara, aver detto una cazzata su internet o magari aver detto una balla ed essere stato scoperto.
E se quando si discute di persona è ancora possibile riuscire a riconoscere l'umanità dell'altro ed evitare di passare dall'esposizione degli argomenti agli insulti alle rispettive genitrici, pare che quelle barriere che ci hanno resi capaci di collaborare per milioni di anni, su internet, crollino.
Immagino sia perché non si vede l'altra persona, forse perché non si rischia di beccare un cazzotto nei denti a dare del coglione a quello che sta parlando, eppure, diciamoci la verità, quanti di noi hanno dato del coglione ad uno sconosciuto negli ultimi dieci anni,
per strada? Pochi eh? E sono sicuro che su internet lo avrete fatto molte più volte.
Per dire, probabilmente litigherei lo stesso con un antivaccinista, anche nella vita reale, ma difficilmente lo prenderei a male parole, se il mio obbiettivo è quello di convincerlo per aiutare i suoi figli (e i bambini in generale) prenderlo ad insulti servirà solamente a convincerlo ancora di più del grande conflitto giudaico massonico che vuole spruzzare morgellone sulle nostre case utilizzando i grandi Tanker volanti nascosti nell'area 51 da Elvis che non è morto, aiutato da Kennedy, che pure lui non è morto e vive nella porsche di James Dean. Anche se okay, James Dean invece è morto.
Ed è proprio su internet, che è più difficile ammettere di avere torto.
Faccio ammenda, io per primo sono stato una testa di cazzo innumerevoli volte, ho litigato con persone che non conoscevo su argomenti che conoscevo poco, solo perché mi divertiva l'idea di rompere i coglioni. Molte volte durante una discussione ho capito che la mia tesi non reggeva, difficilmente ho ammesso di avere torto.
Non è facile, durante una discussione fermarsi, guardare a quello che stai dicendo, prenderne le distanze e giudicarlo come se non l'avessi detto tu. In fondo ci affezioniamo alle cose che pensiamo, ci fanno compagnia. Alcune ci fanno compagnia da così tanto tempo che anche solo pensare di abbandonarle è una minaccia di distruzione per il nostro io. Se uno crede ferventemente in Allah, anche solo il pensiero che Allah non esista è una minaccia non solo ad una credenza, ma ad un mattone fondamentale della sua personalità. E questo vale, chiaramente per tutte le divinità, comprese alcune che non vi aspettereste.
Quando ero un pischello, utilizzavo la scienza come se fosse un martello da dare in testa a quelli che non la pensavano come me. Okay, lo sapete, non me ne vanto, però ecco, con il tempo ho capito che «la scienza» non era una roba che dava la verità assoluta, ma solo un metodo d'indagine che mi permetteva di avvicinarmi ad una spiegazione, un metodo d'indagine che aveva i suoi problemi che, con fatica, si cerca di risolvere.
Tra duecento anni probabilmente ammireremo ancora la Relatività di Einstein, la utilizzeremo ancora per alcuni scopi precisi (come ancora usiamo Newton!) ma avremo scoperto qualcosa che renderà questa teoria meravigliosa, antiquata e fallibile.
A queste persone potresti far credere qualsiasi cosa, mascherandola da «scienza». Perché hanno sostituito una credenza con un altra, convincendosi che una delle due, quella che piace a loro, è infallibile. Mica come le divinità azteche.
Certo, le divinità, in generale, non c'azzeccano mai, non ricordo una previsione fatta da un profeta realizzatasi, mentre posso prevedere il prossimo passaggio della cometa di Halley (che poi manco l'aveva scoperta lui quella cazzo di cometa) con precisione.
Ecco perché sarebbe meglio farlo diventare un mantra.
MI SONO SBAGLIATO.
MI SONO SBAGLIATO.
Sbagliero ancora. E ancora. E dopo aver detto qualche altro milione di stronzate, creperò. Non che avessero tutta questa importanza quelle stronzate, in fondo.
Magari se me ne accorgo in tempo, riuscirò a correggerne qualcuna. Mah. Facciamocelo bastare.